“Bella Fra”

Grest e Cred 2026

Il giullare di Dio, l’infinita-mente piccolo, il primo italiano, un santo “sporco di mondo” e un “meraviglioso conduttore di Gioia” con la G maiuscola: in due parole… BELLA FRA!
Per la prima volta il tema del Cre-Grest sarà una persona: San Francesco d’Assisi. Nella ricorrenza dell’ottavo centenario dalla sua morte, ad accompagnare l’estate sarà proprio la sua figura, caratterizzata da quella felicità che viene dal Vangelo, ca-pace di segnare la storia di ragazzi, giovani, adulti, della Chiesa e del mondo con la sua umiltà e la sua indole rivoluzionaria. San Francesco è innanzitutto un uomo con sentimenti, fragilità, dubbi, emozioni e desideri che, una volta incontrato il Signore, ha scelto di conformare la sua vita a lui, con scelte radicali. Famosa è la chiamata che riceve da Dio, di fronte al Crocifisso di andare e riparare la sua casa, da cui tutta la sua missione prende avvio e forza. San Francesco sceglie di restare nella Chiesa per convertire le sue logiche di potere per avvicinarla alla gente, sceglie parole disarmate per portare a tutti il suo amore per il Vangelo. BELLA FRA! prende spunto dal saluto dei più giovani, da un modo fraterno di battersi il pugno, di darsi la mano che dice di una gioia nel rivedersi, nel ritrovarsi, nello stare insieme. E questo è quello che vogliamo dirci tra noi al Grest o al Cred, contenti di vivere un’esperienza di fraternità e desiderosi di dire an-che a San Francesco, facendolo diventare compagno di avventura, fratello! “Guardate a lui e sarete raggianti”, invece, è un versetto del Salmo 34 che si fa augurio per i nostri Oratori perché guardandoci, possano vederci raggianti perché capaci di essere Luce di Dio nel mondo.


Grest a Corno Giovine per le medie e a S. Stefano per le elementari dal 9 giugno al 24 luglio.
Grest San Fiorano per Elementari e Medie dal 9 giugno al 3 luglio.
Cred a San Fiorano, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, (anche per Bambini della Scuola dell’Infanzia) dal 6 luglio al 7 agosto; dal 24 agosto fino a ripresa anno scolastico.


Per informazioni e iscrizioni contattare i responsabili degli Oratori entro domenica 7 giugno.

Il credo dei Cresimandi

Noi crediamo che lo Spirito è l’Amore che unisce il Padre e il Figlio, amore eterno e stabile, amore di dolcezza e forza.
Crediamo che lo Spirito è con il Padre e il Figlio autore del-la creazione, e protagonista della storia umana perché sia per tutti storia di salvezza.
Crediamo che nella pienezza dei tempi per opera del-lo Spirito santo il Figlio del Padre, Parola eterna di Dio, si è fatto uomo nel grembo della Verine Maria ed è diventato nostro fratello.
Crediamo che lo Spirito Santo ha consacrato Gesù di Nazareth come Messia e lo ha guidato nella sua vita e mis-sione.
Crediamo che Gesù, morente in croce e apparso vivo dal sepolcro, ha effuso sui suoi discepoli lo Spirito.
Crediamo che lo Spirito è sceso su tutti i credenti nel giorno della Pentecoste.
Crediamo che lo Spirito anima la Chiesa, è presente e opera in tutti i battezzati e rende ciascuno capace di vive-re al meglio la sua vocazione, unica chiamata alla santità che si raggiunge percorrendo strade diverse.
Crediamo che lo Spirito in noi agisce già e sempre agirà perché la nostra vita sia spesa a lode di Dio e per aiutarci ad accogliere e realizzare il progetto del suo Regno di amore, pace e giustizia.
Vieni, Spirito di Cristo, dono del Padre, e accompagnaci nel cammino verso la conferma di questo dono nella Pentecoste, oggi e ogni giorno della nostra vita.

Iscrizioni Grest 2026

Le iscrizioni saranno raccolte dalle ore 16.00 alle ore 18.00 nelle seguenti domeniche: 17, 24 e 31 maggio 2026.

Si invita a scaricare e compilare preventivamente i moduli editabili qui allegati (il modulo è formato da 4 pagine si prega di scaricare e compilare tutte le pagine del modulo di iscrizione) . È preferibile effettuare il pagamento tramite bonifico bancario.

L’iscrizione si intende perfezionata esclusivamente a seguito della:

  • consegna della distinta di pagamento del bonifico (oppure del saldo in contanti);
  • consegna del modulo di iscrizione compilato in tutte le sue parti.

Per i/le ragazzi/e che presentano allergie e/o intolleranze alimentari è obbligatoria la compilazione dell’apposito modulo, che dovrà essere consegnato in busta chiusa al momento dell’iscrizione.

Vieni Santo Spirito

Per la Pentecoste la liturgia pone sulle nostre labbra la splendida sequenza Veni sancte Spiritus, attribuita all’arcivescovo di Canterbury Stefano Langton (1150-1228 circa). È stata definita “Sequenza d’oro”, certamente per i suoi versi luminosi e trasparenti, che, evocando le prerogative molteplici dello Spirito, ne implorano con ardente fervore l’effusione. Fin dalla supplica iniziale: “Vieni, San-to Spirito, / e manda dal cielo/ un raggio della tua luce”. L’invocazione è ripetuta, perché le grazie implorate sono numerose e variegate, quali riflessi dell’intima e multiforme ricchezza dello Spirito. Così, ne sollecitiamo con insistenza la venuta. “Vieni”, replichiamo, decorandolo dei titoli più nobili e più elogiativi, che via via scorrono e si al-lacciano come un’armoniosa e incontenibile litania: “Padre dei poveri, / dispensatore di doni, / luce dei cuori”; “Consolatore perfetto, / dolce ospite dell’anima, / soave refrigerio”. E ancora: “Riposo nella fatica, / freschezza negli ardori, / conforto nelle lacrime”. Ecco perciò il rin-novarsi della preghiera: “O luce, fonte d’immensa gioia, / colma nel loro intimo / i cuori dei tuoi fedeli”. Essi, infatti, sono ben coscienti che, se sono privi dello Spirito, “mancano di tutto, / e nulla si ritrova in loro di innocente”: solo lo Spirito li può liberare dalla sozzura, dall’aridità e dalle lacerazioni; e, ancora, dalla durezza, dal gelo e dal travia-mento. Le nostre terzine elencano, in questo caso con una triste sequela di umilianti evocazioni, quello che c’è nel fondo dell’uomo non trasformato dall’azione dello Spirito. Ritorna allora l’accorato e confidente appello: “Lava in noi quello che è sudicio, / irrora quello che è riarso, / risana quello che è ferito”; “Piega ciò che è rigido, / riscalda ciò che è freddo, / raddrizza quel che è distorto”. È chiesto, infine, lo Spirito nella pienezza dei suoi do-ni – il “Sacro Settenario” – perché conceda il premio alle virtù, guidi al traguardo della salvezza eterna ed elargisca la beatitudine senza tramonto. In versi rapidi e concisi si trova delineata così una limpida teologia dello Spirito San-to, che, riversato con divina sovrabbondanza nella vita del cristiano, immiserita e segnata dal peccato, la ricrea e la impreziosisce. Lo Spirito è il dono promesso da Gesù ai suoi discepoli, maturato sulla sua croce gloriosa e copiosamente effuso nel giorno di Pentecoste: un giorno che non declina mai. Infatti, dal Signore assiso alla destra del Padre lo Spirito non cessa di sgorgare per infondere la carità nelle anime, per illuminarle e irrobustirle – poiché egli è “la Forza” che viene dall’alto (cfr. Luca, 24, 49). Lo Spiri-to suscita in esse, potentemente e silenziosamente, poi-ché lo Spirito Santo non ama lo strepito esteriore, il gusto e la familiarità di Dio. In virtù del suo “istinto” – possiamo condurre una vita “spirituale”. In particolare, lo Spirito è l’anima della Chiesa, da lui dotata dei suoi doni, iniziata alla comprensione dei misteri divini, rinvigorita per la testimonianza e l’annuncio perseverante del Vangelo e soprattutto da lui purificata e abbellita, per cui nel Credo la proclamiamo santa: “Credo la Chiesa santa”. Né potrebbe esse-re altrimenti, dal momento che la Chiesa è il Corpo stesso di Cristo e la sua Sposa.

Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri, vieni; datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo, nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.
O luce beatissima, invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza, nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido,
raddrizza ciò ch’è sviato.
Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio, dona morte santa,
dona gioia eterna. Amen.

L’Eucarestia per diventare Grandi

Ai bambini della 1 Comunione

Il Signore Gesù è salito al cielo ed è un evento straordinario. «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo». Il Figlio è Dio da sempre ed ha scelto di diventare uomo, è sceso sulla nostra terra per condividere tutta la nostra vita: ha cominciato da piccolo, ha voluto nascere in una famiglia, crescere giorno dopo giorno, diventare uomo, dedicare la sua vita all’insegnamento del ve-ro Dio e ha dato la vita per la nostra salvezza. È morto ed è risorto ed è salito al cielo.
Nel nostro linguaggio popolare spesso banalizziamo questo. Sembra che tutti i morti vadano in cielo automaticamente, basta che muoiano. È una espressione banale, perché appiattisce l’evento, sembra una cosa normale e naturale … ma non lo è! È invece un evento straordinario e unico: solo Gesù è salito al cielo! Riconosciamo che è un fatto straordinario e noi, in quanto suoi amici e legati a lui, possiamo sperare di arrivare in cielo. Arriviamo in alto, con Dio, grazie a Gesù! Possiamo salire fino alla pienezza della vita grazie a lui che è disceso. Abbiamo davanti agli occhi un principio fondamentale della nostra vita cristiana, che è strano: per sa-lire bisogna scendere, per salire nella vita bisogna avere il coraggio di scendere e di abbassarsi.
Voi bambini avete davanti la vita, state crescendo per diventare grandi e state sognando la vostra vita futura … state pensando che cosa farete da grandi e i genitori sognano con voi grandi prospettive. Diventerete grandi nel fisico e noi vi auguriamo che diventiate anche grandi come persone: uomini e donne maturi. Ma che cosa vuol dire “di-ventare grandi”? Salire ad alti livelli e diventare importanti? Spesso i ragazzi sognano di diventare grandi sportivi, campioni di calcio, cantanti, perso-ne ricche famose potenti; e spesso anche i genitori mettono in testa ai ragazzi idee di questo genere: “Cerca un mestiere dove si guadagna tanto, cerca di diventare importante, di fare carriera” … non è questo l’obiettivo autentico. Non realizziamo la nostra vita, non andiamo in alto quando abbiamo tanti soldi, quando diventiamo famosi, neanche quando siamo potenti: non è questa la grandezza che riempie la vita e dà soddisfazione. Per diventa-re grandi davvero bisogna scendere, bisogna avere il coraggio di abbassarsi, di vivere bene le piccole cose di tutti i giorni.
L’obiettivo della vita è diventare grandi nell’amore! Non grandi nei soldi, non grandi nel potere, non grandi nel successo … grandi nell’amore.
Se saprete scendere, cioè andare incontro all’altro con affetto, con disponibilità, come persone sincere, oneste, disponibili, generose, allora sarete grandi e la vostra vita diventerà importante, anche se non la conosceranno, anche se i giornali non parleranno di voi, anche se non sarete ricchi. Il Signore Gesù è l’unico che è salito in cielo, perché è stato capace di scendere, ed è l’unico che può farci salire, può realizzare la nostra vita, può darci davvero contentezza. Non ci rende contenti la ricchezza, il potere, il successo, la fama; la generosità e l’amore autentico ci rendono contenti, realizzano la nostra vita.
Per poter salire al cielo, dobbiamo essere amici di Gesù, ma non di nome, di fatto. «Io sono con voi tutti i giorni» – è l’ultima parola che Gesù ha detto prima di salire al cielo – “Non me ne vado, sono con voi, dentro di voi, ogni giorno per aiutarvi a vivere come me”. E voi fate la comunione proprio per imparare a vivere come Gesù, perché volete salire in alto come lui. Gesù vi dà la capacità di scendere, di servire, di amare: così realizzerete la vostra vita. Vi auguriamo di tutto cuore che diventiate davvero grandi, ma non basta aspettare che passi il tempo: grandi nell’amore si diventa con impegno e soprattutto per grazia, grazie a Gesù. Per questo facciamo la comunione: per diventare come lui, grandi nell’amore, per salire veramente insieme con lui.

La fede senza la speranza

C’è nell’essere di ogni uomo un sentimento che gli appartiene in modo specifico ed è la speranza che gli fornisce l’orienta-mento indispensabile per una esistenza creativa e resiliente. È molto significativo che nella Bibbia la speranza appaia per la prima volta nel Libro della Genesi, quando Enoch, il terzo figlio di Adamo ed Eva, “sperò invocando il nome del Signore” (Gen 4,26). La spe-ranza genera l’invocazione, la preghiera, e ci inizia ad avere una fede che spera. Così questa energia posta nell’uomo con l’immagine di Dio diventa virtù donata da Dio, virtù teologale, diventa capacità di discernere che Gesù Cristo è la nostra spe-ranza. Non dimentichiamo che Paolo nella lettera ai Colossesi ci annuncia che Cristo è in noi, la nostra speranza, ci testimonia che la morte è stata vinta e che noi risorgeremo per essere sempre con lui. Questo è l’unico debito che noi abbiamo verso gli altri uomini: dire loro che Cristo è risorto e che la Vita ha vinto la morte. Se avessimo speranza solo in questo mondo saremmo i più miserabili della terra, e perciò, cristiano, se non credi alla re-surrezione tu non sei cristiano: sarai un uomo religioso ma non sei cristiano e non hai il dono della speranza. Se i cristiani speras-sero veramente, se sapessero sperare non in modo egoistico e individualistico ma sperare per gli altri, la Venuta del Signore sa-rebbe accelerata e il Regno sarebbe aperto per accogliere l’umanità in un cielo nuovo e una terra nuova perché anche il cosmo sarà salvato. Cristiano, la speranza è una passione per il possibile, è il pane dei poveri davanti a Dio, è il tuo pane da spez-zare con gli altri se tu sei cristiano.