Giovedì Eucaristico

L’Adorazione Eucaristica è un tempo trascorso in preghiera davanti all’Eucaristia esposta.
È l’intrinseco rapporto tra l’uomo e Dio. Gli uomini e gli angeli devono adorare Dio. Ogni volta che adoriamo ci uniamo al cielo e portiamo il nostro piccolo cielo sulla terra. L’adorazione è l’ unico culto dovuto solo a Dio. Quando Satana cercò di tentare Gesù nel deserto gli offrì tutti i regni, tutto il potere di questo mondo se lo avesse adorato. Satana, nel suo orgoglio di follia, pretendeva l’adorazione dovuta a Dio. Gesù gli rispose con la Scrittura: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”. È l’atto più alto di una creatura umana nei confronti del suo Creatore mettersi ai suoi piedi in atteggiamento di filiale ascolto e di lode, riverenza e accoglienza di tutto quanto proviene da Lui, nella consapevolezza che solo Lui basta e solo Lui conta. Chi adora pone al centro della sua attenzione e del suo cuore il Dio altissimo, Creatore e Salvatore di tutto l’universo. Adorare è lasciarsi amare da Dio per imparare ad amare gli altri. Adorare è entrare nell’esperienza del Paradiso, per essere più concreti nella storia.

Adorare significa contemplare

Venire ad adorare il Signore, significa contemplare e meditare il volto della santità.
I miei occhi sono rivolti verso Gesù e già ora posso contemplare lo splendore dell’Amore che nasce dalla santità del suo cuore. Nell’adorazione eucaristica posso percorre la strada che mi conduce per vivere e rispondere a questa chiamata: “Essere santi, come Lui è Santo.”
Mi abbandono nelle sue mani, mi distacco da ogni affanno o pensiero che può ostacolare questo momento di preghiera e mi apro all’ascolto della sua Parola.
È bello ritrovarmi davanti al Signore ed in dialogo con Lui, scoprire che l’immagine e somiglianza con il nostro creatore ha il suo centro nella carità.
La presenza del cristiano nel mondo ha significato e valore quando sa farsi strumento e presenza dell’amore di Dio. È questa la luce che arde sulla lucerna del cristiano.

L’Eucaristia è il sacrificio che riconcilia con Dio e tra noi

Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne (Ef 2,14).
Scrive San Giovanni Paolo II in Ecclesia de Eucharistia: La Chiesa vive continuamente del sacrificio redentore, e ad esso accede non soltanto per mezzo di un ricordo pieno di fede, ma anche in un contatto attuale, poiché questo sacrificio ritorna presente, perpetuandosi sacramentalmente, in ogni comunità che lo offre per mano del ministro consacrato. In questo modo l’Eucaristia applica agli uomini d’oggi la riconciliazione ottenuta una volta per tutte da Cristo per l’umanità di ogni tempo (n. 12).
Il sacrificio di Gesù riconcilia con Dio e con i fratelli e le sorelle tutti, poiché siamo realmente suoi figli. È il sacrificio del perdono che riavvicina a Dio e all’intera famiglia umana. Tutto ciò che si frappone o ci allontana da Dio e dagli altri viene superato e vinto dall’amore che guarisce ogni ferita.
L’Eucaristia alimenta il nostro essere “uno” in Cristo nell’unica fede e nell’unico amore. È il pane del perdono, che chiama al sacramento della riconciliazione. È il sostegno necessario alla fatica del nostro ascoltarci, capirci e camminare insieme. È il dono che ricolma ogni mancanza d’amore, rammenda ogni strappo, recupera qualsiasi offesa o affronto subito e procurato. E’ sorgente inesauribile di carità, che irrora nuova vita nei deserti delle solitudini e dei risentimenti umani.

L’Eucaristia unisce intimamente a Cristo

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla (Gv 15,4-5).
Scrive San Giovanni Paolo II in Ecclesia de Eucharistia: L’incorporazione a Cristo, realizzata attraverso il Battesimo, si rinnova e si consolida continuamente con la partecipazione al Sacrificio eucaristico, soprattutto con la piena partecipazione ad esso che si ha nella comunione sacramentale.
Possiamo dire che non soltanto ciascuno di noi riceve Cristo, ma che anche Cristo riceve ciascuno di noi. Egli stringe la sua amicizia con noi: «Voi siete miei amici». Noi, anzi, viviamo grazie a Lui: «Colui che mangia di me vivrà per me». Nella comunione eucaristica si realizza in modo sublime il «dimorare» l’uno nell’altro di Cristo e del discepolo: «Rimanete in me e io in voi»  (n. 22).
La comunione con Cristo è piena nel dono eucaristico.
Uniti nell’offerta d’amore, mangiandone la carne e bevendone il sangue facciamo corpo con Lui. La sua vita diventa nostra e noi siamo il suo tabernacolo vivente. Il Signore, amico fedele, non si accontenta di camminare al nostro fianco, ma viene a noi per rimanere sempre con noi.

L’Eucaristia è il memoriale della Pasqua

Poi prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me» (Lc 22,19).
Scrive San Giovanni Paolo II in Ecclesia de Eucharistia: «Mistero della fede!». Quando il sacerdote pronuncia o canta queste parole, i presenti acclamano: «Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo
la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta». In queste o simili parole la Chiesa, mentre addita il Cristo nel mistero della sua Passione, rivela anche il suo proprio mistero: Ecclesia de Eucharistia. In questo dono Gesù Cristo consegnava alla Chiesa l’attualizzazione perenne del mistero pasquale. (n. 5).
L’Eucaristia è il sacramento che rende presente la Pasqua di Gesù, donandoci la possibilità di riviverla in ogni tempo e in ogni luogo per riceverne i frutti e condividere la novità di vita del Risorto. La Chiesa considera l’Eucaristia il tesoro più prezioso lasciatole da Cristo a nutrimento, sostegno, unità per l’intero corpo ecclesiale, che viene assimilato al Signore nella condivisione del dono di sé e della vita senza fine che scaturisce da questo amore. Siamo tutti riportati al Calvario per cogliere dall’albero della croce il frutto della redenzione. L’Eucaristia ci pone di fronte alla tomba vuota per risorgere con Cristo, diventando popolo sacerdotale, profetico, regale inviato a rendergli testimonianza.

L’Eucaristia edifica la Chiesa

Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane (1Cor 10,16-17).
Scrive San Giovanni Paolo II in Ecclesia de Eucharistia: Con la comunione eucaristica la Chiesa è parimenti consolidata nella sua unità di corpo di Cristo. San Paolo si riferisce a questa efficacia unificante della partecipazione al banchetto eucaristico quando scrive ai Corinzi. Puntuale e profondo il commento di san Giovanni Crisostomo: «Che cos’è infatti il pane? È il corpo di Cristo. Cosa diventano quelli che lo ricevono? Corpo di Cristo; ma non molti corpi, bensì un solo corpo. Infatti, come il pane è tutt’uno, pur essendo costituito di molti grani, e questi, pur non vedendosi, comunque si trovano in esso, sì che la loro differenza scompare in ragione della loro reciproca perfetta fusione; alla stessa maniera anche noi siamo uniti reciprocamente fra noi e tutti insieme con Cristo». L’argomentazione è stringente: la nostra unione con Cristo, che è dono e grazia per ciascuno, fa sì che in Lui siamo anche associati all’unità del suo corpo che è la Chiesa. L’Eucaristia rinsalda l’incorporazione a Cristo, stabilita nel Battesimo mediante il dono dello Spirito(n. 23).
Siamo “convocati” attorno alla mensa eucaristica per essere Chiesa: ascoltiamo la Parola del Signore, professiamo la fede, ci alimentiamo alla sorgente dell’amore, cresciamo nella fraternità. La comunione con il Corpo e il Sangue di Cristo rende i molti un solo Corpo, poiché tutti partecipiamo di un solo Pane.
La celebrazione eucaristica rappresenta e realizza visibilmente l’appartenenza al Corpo di Cristo e la coappartenenza tra i cristiani in Lui.

Messa di Prima Comunione

“Lasciate che i bambini vengano a me”, così ha detto Gesù agli Apostoli, e noi, comunità parrocchiale, domenica 7 maggio durante la celebrazione eucaristica, facciamo nostro questo invito di Gesù per 13 ragazzi e ragazze che riceveranno per la prima volta il sacramento dell’Eucaristia. 
Verranno chiamati per nome, perché il Signore li conosce e li ama da sempre, ed essi con il loro “eccomi” dichiareranno di essere pronti, davanti alla comunità parrocchiale, a ricevere Gesù Eucaristia. La Chiesa addobbata a festa, gremita di familiari, parenti ed amici manifesterà la gioia a questi ragazzi emozionati.
La prima comunione rappresenta un momento fondamentale nella vita di un credente perché, riprendendo le parole di Papa Francesco, “da questo sacramento dell’amore, scaturisce ogni autentico cammino di fede, di comunione e di testimonianza”.
La prima raccomandazione che facciamo a loro è quella di “mantenere il legame di comunione con Gesù” con la partecipazione sempre alla messa domenicale e continuare il cammino di crescita umana e spirituale svolto sino a questo momento.
Per le catechiste, condurre per mano questi ragazzi a questo incontro speciale, è stato ed è un dono grande anche per loro: “è dando che si riceve”.
Ai loro genitori dico di accompagnare i loro figli in chiesa e fermarsi con loro, facendo festa con loro ogni domenica. Gesù ci aspetta! Fate ai vostri figli il dono più grande, donategli Gesù, fateli crescere con la presenza costante di Gesù nella loro vita, insegnate loro a rivolgersi a Gesù come ad un amico.
I figli vi sono stati affidati perché li aiutate a crescere per Lui e in Lui.
Cari ragazzi, conservate sempre nel vostro cuore la purezza e il candore di questo giorno perché tanto più pura sarà la vostra anima tanto più luminoso sarà il vostro cammino verso Gesù. Siate sempre luce riflessa dell’Amore di Dio da portare alle persone che incontrerete nella vostra vita.
Questo momento di festa deve essere l’occasione per la comunità cristiana di ritrovare la freschezza e il vigore autentico di una fede che magari si è un po’ assopita, ma anche motivo per vivere in forma semplice ed essenziale, l’importanza della fede condivisa per un cammino di crescita e di testimonianza, che sappia accompagnare ogni età della vita.

Giovedì Eucaristico

L’adorazione è l’unico culto dovuto solo a Dio. Quando Satana cercò di tentare Gesù nel deserto gli offrì tutti i regni, tutto il potere di questo mondo se lo avesse adorato. Satana, nel suo orgoglio di follia, pretende l’adorazione dovuta a Dio. Gesù gli rispose con la Scrittura: «Solo Dio adorerai e a Lui solo renderai culto.
Che cos’ è l’adorazione eucaristica?
È adorare alla Presenza reale e divina di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, nell’Eucaristia.
Nell’Eucaristia adoriamo Dio in Gesù Cristo, e Dio è Uno e Trino, perché in Dio non ci sono divisioni. Gesù Cristo è uno con il Padre e lo Spirito Santo, e come insegna il Concilio di Trento, è veramente, realmente, sostanzialmente presente nell’Eucaristia.
L’Eucaristia è il più grande tesoro della Chiesa offerto a tutti affinché tutti possano ricevere attraverso essa abbondanti grazie e benedizioni. L’Eucaristia è il sacramento del sacrificio di Cristo, del quale facciamo memoria e che rendiamo attuale in ogni Santa Messa ed è anche la sua Presenza viva in mezzo a noi. Adorare è entrare in relazione intima con il Signore presente nel Santissimo
Sacramento. Chi adora da testimonianza d’ amore, dell’amore ricevuto e dell’amore ricambiato, e molto di più da testimonianza della propria fede.
Davanti al mistero ineffabile non ci sono parole, solo silenzio adorante, solo presenza che parla ad un’altra presenza. Solo l’essere creato davanti all’ Essere, davanti all’ unico Io sono, da dove viene la sua vita. È lo stupore di chi sa che Dio è qui! Veramente qui!

Giovedì Eucaristico

Adorare Gesù nel Santissimo Sacramento è la risposta di fede e di amore a Colui che essendo Dio, si è fatto uomo, si fece nostro Salvatore , ci ha amati fino a donare la sua vita per noi e continua ad amarci di amore eterno. È il riconoscimento della misericordia e della maestà del Signore, che ha scelto il Santissimo Sacramento per rimanere con noi fino alla fine del mondo.
Il cristiano adorando Cristo riconosce che Egli è Dio, adorandolo davanti al Santissimo Sacramento testimonia la sua Presenza reale , vera e sostanziale nell’Eucaristia. Coloro che adorano non solo compiono un atto sublime di devozione, ma anche danno testimonianza del più grande tesoro che ha la Chiesa , il dono di Dio stesso, il dono che fa il Padre del Figlio, il dono di Cristo di se stesso, il dono che proviene dallo Spirito: l’Eucaristia. Se la comunione sacramentale è prima di tutto un incontro con la Persona del mio Salvatore e Creatore, l’adorazione eucaristica è una estensione di tale riunione. Adorare è un modo sublime per rimanere nell’amore del Signore.
Chi adora da testimonianza d’ amore, dell’amore ricevuto e dell’ amore ricambiato, e molto di più da testimonianza della propria fede. È lo stupore di chi sa che Dio è qui.

Giovedì eucaristico

Gesù ci dice di adorare

L’Adorazione Eucaristica è un culto, vero e proprio, dovuto solo a Dio.
È Gesù stesso a testimoniare che solo a Dio si deve adorazione quando, alle tentazioni di satana nel deserto, rifiutò di adorare il demonio. “Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai”. Ma Gesù gli rispose: “Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto”.
Gesù Cristo Dio, nella sua ultima Cena con gli Apostoli, rivelò che il pane dell’altare sarebbe diventato il suo Corpo, il cibo per i credenti che avessero voluto professare quel mistero.
Così, ogni volta che il sacerdote pronuncia le parole della consacrazione dell’ostia, permette che Cristo Dio sia presente realmente nel Santissimo Sacramento.
Essendo Gesù Cristo, vero Dio (e vero uomo), presente nell’Eucaristia, gli si deve adorazione.
Allora, il pane consacrato nell’Eucarestia, il Corpo vivo del Cristo, viene esposto nell’ostensorio, sull’altare. Dinanzi ad esso, non possiamo che rendere devotamente omaggio.
Gli occhi fissi a quel Pane che ci rende miti e sereni, ci proietta e ci trasporta nella dimensione spirituale che ci collega, in comunione, al Signore.
Portiamo davanti a Lui tutto il nostro essere, il nostro vissuto, la nostra quotidianità, le gioie, piccole o grandi, le soddisfazioni, gli impegni, i sacrifici, i propositi e le nostre angustie, fragilità, cadute, insuccessi, delusioni e tutte le avversioni che ci confondono il cuore.
Sentiamo che, nel silenzio dell’ascolto, il Signore fa pulizia nella nostra anima; la libera da tutto quello che non è necessario alla nostra salvezza, alla comprensione di chi dovremmo essere, per volere del Creatore. Così, riusciamo a permettere che quello spazio sia riempito da Cristo, che vive in noi e per noi. Assaporiamo la pace che tanto cercavamo perché rimanere, li, in adorazione è già sufficiente a capire il mistero del Dio presente e annuire al suo messaggio.