Rimanendo in Cristo, sorgente di ogni amore cresce il frutto della comunione

La comunione in Cristo richiede la comunione con gli altri. Doroteo di Gaza, un monaco della Palestina del VI secolo, lo esprime con queste parole: “Immaginate un cerchio disegnato per terra, cioè una linea tracciata come un cerchio, con un compasso e un centro. Immaginate che il cerchio sia il mondo, il centro sia Dio e i raggi siano le diverse strade che le persone percorrono. Quando i santi, desiderando avvicinarsi a Dio, camminano verso il centro del cerchio, nella misura in cui penetrano al suo interno, si avvicinano l’un l’altro e più si avvicinano l’uno all’altro più si avvicinano a Dio. Comprendete che la stessa cosa accade al contrario, quando ci allontaniamo da Dio e ci dirigiamo verso l’esterno. Appare chiaro, quindi, che più ci allontaniamo da Dio, più ci allontaniamo gli uni dagli altri e che più ci allontaniamo gli uni dagli altri, più ci allontaniamo da Dio”.

Avvicinarci agli altri, vivere insieme in comunità con altre persone, a volte molto diverse da noi, costituisce una sfida. Non vi è amicizia senza sofferenza purificatrice, non vi è amore per il prossimo senza la croce. Solo la croce ci permette di conoscere l’imperscrutabile profondità dell’amore”. Le divisioni tra i cristiani, il loro allontanamento gli uni dagli altri, è uno scandalo perché significa anche allontanarsi ancor di più da Dio. Molti cristiani, mossi dal dolore per questa situazione, pregano ferventemente Dio per il ristabilimento dell’unità per la quale Gesù ha pregato. La sua preghiera per l’unità è un invito a tornare a lui e, conseguentemente, a riavvicinarci gli uni gli altri, rallegrandoci della nostra diversità.

Come impariamo dalla vita comunitaria, gli sforzi per la riconciliazione costano e richiedono sacrifici. Siamo sostenuti, però, dalla preghiera di Cristo che desidera che noi siamo una cosa sola, come lui è con il Padre, perché il mondo creda.

Rimanere in Cristo per produrre frutto

“La gloria del Padre mio risplende quando voi portate molto frutto” (Gv 15, 8). Non possiamo portare frutti da noi stessi. Non possiamo produrre frutto separati dalla vigna. È la linfa, la vita di Gesù che scorre in noi, che produce frutto. Rimanere nell’amore di Gesù, rimanere un tralcio della vite, è ciò che permette alla sua vita di scorrere in noi. Quando ascoltiamo Gesù, la sua vita scorre in noi; Egli ci invita a lasciare che la sua parola dimori in noi e allora qualsiasi nostra richiesta sarà esaudita. Per la sua parola portiamo frutto. Come persone, come comunità, come Chiesa desideriamo unirci a Cristo per il conservare il suo comandamento di amarci gli uni gli altri come lui ci ha amati.

Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto

(cfr. Gv 15,5-9)

Gesù disse ai suoi discepoli: “Rimanete nel mio amore”. Egli rimane nell’amore del Padre e non desidera altro che condividere questo amore con noi: “Vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto sapere tutto quel che ho udito dal Padre mio”. Innestati nella vite, che è Gesù stesso, il Padre diviene il vignaiolo che ci pota per farci crescere. È la descrizione di quanto avviene nella preghiera: il Padre è il centro della nostra vita, Colui che ci ricentra, ci pota e ci rende un tutt’uno, e un’umanità resa tutt’uno rende gloria al Padre. Rimanere in Cristo è un atteggiamento interiore che mette radici in noi nel tempo, che richiede uno spazio per crescere e che può essere sopraffatto dalla quotidiana lotta per le necessità della vita, e minacciato dalle distrazioni, dal rumore, dalle troppe attività e dalle sfide della vita.

Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto

(cfr. Gv 15,5-9)

Anche quest’anno, dal 18 al 25 gennaio, si celebra la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani.                   Si tratta di un tempo di grazia nel quale le diverse  Confessioni cristiane pregano per realizzare l’unità voluta da Cristo per la sua Chiesa e riflettono sui passi di riconciliazione compiuti finora, rinnovando la consapevolezza di essere tutte in cammino verso Cristo, “via, verità e vita”. Il Cristo, infatti, è l’unica “Vite” dalla quale traggono forza e nutrimento i numerosi tralci ed è proprio questa immagine evangelica che ha ispirato il tema guida dell’edizione 2021 della Settimana di preghiera: «Rimanete nel mio  amore: produrrete molto frutto» (Gv 15, 5-9). I frutti del dialogo tra le Confessioni hanno portato a ripensare nel corso della sua storia secolare questo appuntamento spirituale, inizialmente noto, fin dalla sua origine nel 1908, come Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani, affinché fosse sempre più occasione ed espressione del cammino comune verso l’unità. Il Sussidio è stato redatto dalla Comunità Monastica femminile di Granchamp, nata in Svizzera negli anni Trenta del secolo scorso da un gruppo di donne di tradizione riformata e che oggi conta una cinquantina di membri, tutte diverse per età, provenienza e tradizione ecclesiale. Le caratteristiche costitutive di questa Comunità – preghiera, vita comunitaria e ospitalità – sono la base delle riflessioni che proposte per la Settimana di preghiera di quest’anno, offrono una chiave di lettura originale ed ecumenicamente condivisa del sofferto e  complicato momento storico che stiamo attraversando e che coinvolge direttamente tutte le Confessioni cristiane. La preghiera, infatti, che ritma la vita monastica è mezzo e segno dell’unità, illumina la vita comunitaria e apre all’ospitalità. L’ascolto della Parola di Dio apre alla comunione d’intenti tra le Confessioni cristiane, getta luce sulle relazioni umane, facendo desiderare «di conservare il suo comandamento di amarci gli uni gli altri come lui ci ha amati». Ma quanto accade tra le mura del monastero diviene via e possibilità per tutti i discepoli di Cristo.