La geografia dei vizi: l’ira

 L’Ira è un vizio provocato dall’incapacità di padroneggiare alcuni aspetti del proprio carattere, che dovrebbero invece essere correttamente incanalati verso il bene. Come tale, essa non va confusa con la giusta indignazione nei confronti del male, che è un nobile sentimento attribuito nella Bibbia anche a Dio. Altra cosa è l’ira, che rivela ostilità e intolleranza verso la persona tendendo a colpirla o attraverso espressioni di violenza verbale, improntate a giudizi affrettati e offensivi, o attraverso gesti fuori misura, frutto cioè di esasperante e sproporzionate reazioni. L’ira è cieca.

1. Condanna dell’Ira

Dio condanna la reazione violenta dell’uomo che si adira contro un altro,

– sia egli geloso come Caino: “Il Signore non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto” (Gen 4,5);

– sia furioso come Esaù: “Fuggi finché l’ira di tuo fratello si sarà placata. Quando la collera di tuo fratello contro di te si sarà placata e si sarà dimenticato di quello che gli hai fatto, allora io manderò a prenderti di là” (Gen. 27,44ss.);

– o come Simeone e Levi: “ Simeone e Levi sono fratelli, strumenti di violenza sono i loro coltelli. Nel loro conciliabolo non entri l’anima mia, al loro convegno non si unisca il mio cuore, perché nella loro ira hanno ucciso gli uomini, e nella loro passione hanno mutilato i tori. Maledetta la loro ira, perché violenta, e la loro collera, perché crudele!” (Gen 49,5 ss.)

Gesù si è mostrato ancor più radicale, assimilando l’Ira al suo effetto abituale, l’omicidio: “Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio”  (Mt 5,22). Paolo la giudica incompatibile con la carità: “La carità non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto” (1Cor 13,5); è un male puro e semplice: “Ora invece gettate via anche voi tutte queste cose: ira, animosità, cattiveria, insulti e discorsi osceni”  (Col 3,8) da cui bisogna guardarsi, soprattutto a motivo della prossimità di Dio: “Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche” (1Tim 2,8).

2. L’Ira di Dio

È un fatto, Dio si adira. “Ecco il nome del Signore venire da lontano, ardente è la sua ira e gravoso il suo divampare” (Is 30,27). Il risultato di quest’ira è la morte con le sue ausiliarie: carestia, sconfitta o peste, tra cui David deve scegliere (2Sam 24,15ss); altrove sono le pi aghe (Num 17,11), la lebbra (Num 12,9ss), la morte (1Sam 6,19). Quest’ira si abbatte su tutti i colpevoli ostinati; in primo luogo su Israele, perché è più vicino al Dio Santo (Es 19; 32; Deut 1,34; Num 25,7-13), sia sulla comunità (2Re 23,26; Ger 21,5) che sugli individui; poi anche sulle nazioni (1Sam 6,9).

Gesù stesso scaccia con violenza i mercanti che hanno profanato il tempio. Nella manifestazione della sua Ira, Dio non si comporta come un uomo. L’uomo sperimenta sempre meglio che Dio non è un Dio dell’Ira, ma il Dio della misericordia (Es 34,6; Is 48,9; Salmo 103,8; Ger 3,12; Os 11,9). Punendo a suo tempo Dio manifesta all’uomo la portata educativa dei castighi causati dalla sua ira (Am 4,6-11).