Adorazione Eucaristica

Adorare l’eucaristia è accettare un appuntamento con il cielo, 
accorrere al luogo dell’incontro più desiderato, ricevere
la dichiarazione d’amore più intensa, sperimentare la vicinanza più intima del mistero di Dio

Nell’eucaristia è offerta la possibilità di relazionarci con Gesù Cristo.
Contemplando il mistero dell’eucaristia si riceve lo stimolo per vivere alla maniera del Signore in donazione totale e discreta in favore dei fratelli e di amorosa relazione con Dio. La presenza di Cristo nell’eucaristia consente il ristoro nel cammino, la sosta nella giornata, la conversazione amica, lo sfogo dell’anima, l’esercizio di comunione, l’intuizione missionaria.
La presenza eucaristica è una scuola permanente di dedizione silenziosa, in modo di amare gratuito e costante, senza imposizioni, senza evasione.

L’Eucaristia è…

─  L’Eucaristia è il sacramento che rinnova e accresce l’unione profonda con Cristo maturata nel Battesimo e alimenta la comunione con la Trinità;
─  È pegno d’immortalità: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.
─  È nutrimento che ci rende capaci di vivere d’amore e di compiere le opere di bene delle quali il Maestro ci ha dato testimonianza.
─ È presenza costante e silenziosa, garanzia che non siamo mai soli, occasione per ravvivare il nostro personale rapporto di amicizia e di amore.

Il Sacramento e la sacralità del matrimonio

Nelll’anno dedicato alla “Famiglia Amoris Laetitia”

Il matrimonio si presenta come palestra dell’amore e come scuola di bellezza perché l’amore è la bellezza delle anime. Senza un’educazione alla concretezza dell’amore, la vita della fa miglia rimane un’operazione ad alto rischio. Se non si cresce nella capacità di amore, la coppia implode o esplode. Una prima concretezza dell’amore, definendola
come santa patrona, si potrebbe dire, con un pizzico di umorismo, che sia la pazienza. Essere pazienti non significa lasciare che ci maltrattino continuamente, o tollerare aggressioni, o permettere che ci trattino come oggetti. La pazienza è richiesta e cruciale dinanzi all’illusione che le relazioni debbano essere sempre rosee e idilliache o che le persone siano perfette, o quando ci collochiamo al centro e aspettiamo unicamente che si faccia la nostra volontà. La pazienza si acquisisce quando si riconosce che anche l’altro possiede il diritto a vivere su questa terra insieme a me, così com’è. Non importa se è un fastidio per me, se altera i miei piani, se mi molesta con il suo modo di essere e le sue idee, se non è in tutto come mi aspettavo. L’amore comporta sempre un senso di profonda compassione, che porta ad accettare l’altro come parte di questo mondo, anche quando agisce in un modo diverso da quello che io avrei desiderato.

Con cuore di Padre

Breve riflessione nell’anno di San Giuseppe

La povertà ci santifica solo se la scegliamo. Quando la subiamo, invece, rischia di esasperarci. Il Vangelo ci aiuta a capire che, in fondo, la povertà non è semplicemente non avere, ma non far dipendere la vita da ciò che si ha. I veri poveri sono quelli che sanno che il vero miracolo è la condivisione, è essere insieme, è tenere il cuore aperto. Giuseppe è definito dalla devozione popolare “padre dei poveri”. Forse questo viene anche dal fatto che Gesù venendo al mondo si è fatto povero, indifeso, fragile, bambino e Giuseppe ha avuto cura di lui. Ogni uomo e ogni donna che vengono al mondo nascono nudi. È forse l’immagine più simbolica della radicale povertà che ci contraddistingue. Siamo tutti bisognosi, non di cose, però, ma di amore. I ricchi non sono quelli che hanno, ma quelli che sono amati. E chi è amato può vivere anche la povertà senza soccombervi. L’amore consiste nel provvedere, nell’aver cura. Giuseppe è un uomo della provvidenza che sa tirare fuori provvidenza e cura anche dalle situazioni più difficili.