La fede non va in vacanza (1)

Ricordo benissimo che alla vigilia delle vacanze estive, quanto terminata la sessione degli esami di giugno si concludeva la vita comunitaria in seminario, il rettore raccomandava sempre a noi seminaristi che anche fuori dai ritmi della vita in seminario non potevamo mancare ai nostri doveri della preghiera e della meditazione personale.
“Gesù non va in vacanza”, ci diceva per ribadire che ogni momento della vita, in qualsiasi situazione ci trovavamo, la vita spirituale rimane sempre. Mi è rimasta sempre nella mente questa raccomandazione, e lo slogan “Gesù non va in vacanza”, come espressione l’ho avvertita stimolante per mantenere viva la mia vita cristiana.
Il riposo ha un valore fondamentale proprio dal punto di vista divino.
La Bibbia stessa ci racconta come Dio stesso al settimo giorno della creazione si riposa.
Gesù vede i suoi discepoli stanchi e allora li invita a riposare, perché ama i suoi discepoli.
Gesù non va in vacanza, quindi continua ad insegnarci e testimoniarci (nel suo Vangelo) che il vero tempo ben speso della vita non sarà mai quello del guadagno fine a sé stesso, ma il tempo che ci ha portato a crescere nell’amore per noi stessi e per il prossimo, il tempo speso per la riconciliazione e la pace, il tempo nel quale ci prendiamo cura gli uni degli altri. Se diventiamo schiavi del lavoro e facciamo diventare schiavi del lavoro gli altri, se ci dimentichiamo del bene del prossimo e alla fine anche del nostro vero bene, allora si che abbiamo mandato in vacanza Gesù dal nostro cuore, e allora si che il riposo, quello vero del cuore, è finito.

Allentamento delle misure di prevenzione della pandemia

All’inizio del periodo estivo il Governo ha ancora allentato le misure di prevenzione della pandemia.
Alla luce del nuovo quadro, riteniamo opportuno condividere i seguenti consigli e suggerimenti:

  • sintomi influenzali: è importante ribadire che non partecipi alle celebrazioni chi ha sintomi influenzali e chi è sottoposto a isolamento perché positivo al SARSCoV-2;
  • utilizzo delle mascherine: in occasione delle celebrazioni non è obbligatorio ma è raccomandato; igienizzazione: si continui a osservare l’indicazione di igienizzare le mani all’ingresso dei luoghi di culto;
  • acquasantiere: è possibile tornare nuovamente a usarle;
  • processioni offertoriali: è possibile svolgerle;
  • distribuzione della Comunione: si consiglia ai Ministri di indossare la mascherina e a igienizzare le mani prima di distribuire la Comunione.

La presidenza CEI

Grest: serata finale ore 21 in Oratorio

L’esperienza del grest parrocchiale, volge vero la fine. Vivremo, in compagnia di tutti coloro che hanno partecipato a questa proposta, una serata all’insegna della gioia, del canto, di balletti e di immagini ricordo.
Vorrei, di cuore, ringraziare tutti coloro, non faccio un elenco di nomi che sarebbe infinito, che hanno fatto parte di questo momento. I tanti volti che sono stati una ricchezza con la loro presenza. Dei molti che sono stati una risorsa grazie alla loro ammirevole disponibilità. Ognuno una storia importante.
La straordinaria bellezza è stata volerla condividere con tanti altri.
Speriamo che ciascuno, soprattutto i più giovani, abbiano raccolto dall’abbondanza di queste testimonianze.
Le loro giovani vite cresceranno e cammineranno sulle strade della storia, ciascuno secondo la propria vocazione. Mi auguro che quanto hanno ricevuto nelle calde giornate di giugno all’oratorio possa essere un tesoro da cui attingere in tanti momenti e aiutarli a raggiungere la piena felicità della vita.

Emozione e “sentire”: essere empatici

L’uomo percepisce le emozioni e impara a nominarle perché incontra qualcosa o qualcuno che gli fa da specchio e permette il processo di riconoscimento. Chiamiamo questa dinamica “empatia”, che non significa semplicemente “essere nei panni dell’altro”, ma più profondamente scoprire che io sento l’emozione dell’altro perché è come la mia e, reciprocamente, codifico la mia perché la percepisco nell’altro.
Tale processo, inoltre, è veramente maturo quando passa attraverso il riconoscimento, la riflessività e la consapevolezza cognitiva. Tramite l’empatia è possibile percepire l’esperienza e il vissuto dell’altro pur restando all’interno della propria prospettiva personale. Allo stesso tempo, mentre si impara a sentire come sente l’altro, si scopre la sua trascendenza, irriducibile nella sua alterità, al punto che sarà sempre impossibile sostituirsi realmente al suo vissuto. È come se, attraverso l’atto empatico, il soggetto avesse la possibilità di assumere il punto di vista dell’altro, senza però confondersi in lui. È fondamentale, quindi, ricordarsi che l’alterità è necessaria proprio per la costruzione e riconoscimento della propria identità: l’Io si dà sempre con un Tu. L’altro è misura e condizione di giudicabilità, non come atto negativo, ma come occasione di confronto e riflessione. Questa consapevolezza ha sempre orientato la spiritualità cristiana, soprattutto l’approccio mistico al mistero di Dio: la forma d’amore che unisce il Creatore alla creatura, infatti, non è mai di tipo fusionale. Ciò significa che il prezzo del rapporto con Dio, per un cristiano, non è mai l’annullamento di sé, come invece avveniva in altre forme di misticismo antico o avviene oggi in alcune proposte spirituali. La forma del legame cristiano di carità è sempre un’«unione nella (non oltre la) differenza».