In piena estate e al culmine di quel movimento che si definisce “esodo” di ferragosto verso il refrigerio delle vacanze al mare, ai monti, ai laghi, alle isole lontane… la Chiesa celebra la più grande e antica festa mariana: l’Assunzione o “Dormizione” – come dicono i cristiani d’Oriente – della Beata Vergine Maria.
Attraverso la liturgia viene così offerta la possibilità di ascendere alle più alte vette dello spirito per respirare l’aria purissima della vita soprannaturale e contemplare la bellezza spirituale che è la santità.
L’aspirazione al riposo, alla serena distensione e alla pura gioia non potrebbe trovare altrove un così pieno appagamento.
Ma per tantissima gente questa festa è soltanto “ferie di agosto”, riveste un carattere unicamente profano e si consuma nella banalità, spesso anche in uno stress consumistico e logorante, come e più che nei giorni di lavoro. La solennità dell’Assunta, per chi voglia riflettere, è un forte richiamo al vero riposo e alla vera felicità a cui siamo chiamati. Il clima della liturgia è tutto pervaso di stupore e di gioia pasquale.
Maria è infatti la primizia dell’umanità nuova e glorificata, la creatura già totalmente riscattata dalla morte e trasferita in anima e corpo nel regno della Vita immortale. Ciò che il Signore Gesù Cristo ha operato con la sua incarnazione, morte – risurrezione, in Maria sua Madre ha già avuto il suo pieno effetto; partecipe della gloria del Figlio Risorto, Maria costituisce per noi un segno di sicura speranza.
Veramente questa solennità mariana ci fa sollevare lo sguardo verso il Cielo. Non un cielo atmosferico più o meno terso, non un cielo astratto, di idee, e nemmeno un cielo poetico e immaginario, ma il cielo della “vera realtà” che è Dio stesso con tutti i suoi angeli e l’immensa comunione dei santi di cui Maria è la più fulgida luce. Contempliamo, dunque, la nostra eterna dimora, il nostro destino di figli di Dio.
Maria non è emigrata, ma rimpatriata, e noi esuli in questo mondo e pellegrini sui sentieri del tempo, aneliamo a raggiungere la patria dove il nostro cuore sente di avere le primizie della sua gioia. Se abbiamo fede, il nostro vivere quotidiano diventa una continua e dolce esperienza di questo trans-ire, andare oltre. Non è un morire che ci annienta, ma un lasciare ciò che è limitato per entrare in ciò che è infinito; è diventare da terrestri, celesti. E questo avviene perché il Cristo risorto ha trasferito nella sfera divina la nostra natura umana e tutta la realtà cosmica cui siamo intimamente legati. Mentre sembra che tutto si logori, si consumi e sparisca, in realtà tutto si trasfigura e passa dalla caducità al regno dell’incorruttibilità. Nascono così «i cieli nuovi e la terra nuova» in cui non vi sarà più né pianto, né lamento, perché non vi sarà più la morte. La vittoria sulla morte è stata riportata dal Cristo in forza dell’amore che lo ha spinto a morire per noi. Solo l’Amore fa entrare nel regno della Vita. Maria vi è entrata dietro il Figlio, con un impeto incontenibile e dopo di Lei la via è rimasta aperta davanti a tutti gli uomini.
Non sono però i ragionamenti a farci capire queste cose; è la fede, la fede semplice e schietta, che ci pone umilmente in ginocchio e che ci mette in silenzio di adorazione davanti al mistero che ci trascende.
Chi crede vive già nella dimensione del trascendente, perciò non si lascia afferrare dalla vana nostalgia del tempo che passa. No, perché il tempo non fugge all’indietro; la nostra esistenza non è una fuga e una caduta nel passato, ma un dinamismo proteso in avanti. La vita umana scorre come un fiume verso l’oceano divino, verso la sua pienezza. Perciò sentiamo che il nostro morire è un nascere altrove.
Davanti al triste spettacolo di tanta falsa gioia e, contemporaneamente, di tanto angosciato dolore che dilaga nel mondo, il cristiano di oggi – se è tale di nome e di fatto – diventa lui pure un segno di speranza
e di consolazione. Egli infatti è l’uomo che con il suo stile di vita seriamente impegnato nel temporale ma proteso all’eterno, annuncia la Risurrezione. È segno di speranza e di consolazione anche perché, tutti raccogliendo nel suo cuore, in uno slancio di umana empatia e di amore oblativo, tutti affida al cuore di Colei che è la “fulgida porta del Cielo” perché è la Madre della Misericordia, la fonte attraverso la quale è scaturita la nostra Vita e la nostra Gioia: Cristo Gesù.