Mi viene sempre in mente l’immagine dell’ostrica e della perla che ci regala nei suoi testi Gustave Flaubert. Il grande scrittore francese aveva comparato il dolore alla perla dell’ostrica. E memorabili sono state le sue parole: “La perla è una malattia dell’ostrica eppure è una realtà infinitamente preziosa; il dolore è come un raffinamento di noi stessi, una più intensa e completa penetrazione nella nostra anima e nella realtà”. Penso che queste parole ci aiutino a comprendere come la sofferenza ci possa aiutare a crescere e ad “affinarci”».
Un appuntamento che ogni hanno ci vede riuniti come comunità cristiana celebrando l’Eucaristia al cimitero che può simboleggiare anche qualcosa di più.
Proprio come ci raccontano gli epitaffi de “L’antologia di Spoon River” dello scrittore statunitense Edgar Lee Masters. «Sostando di fronte alle tombe dei nostri conoscenti guardando le foto e leggendo la data di nascita e di morte ci dovremmo chiedere cosa dicono a noi oggi e quanto l’esempio delle loro esistenze – è la riflessione finale – ci possa aiutare ad essere dei cristiani migliori, ad essere meno incattiviti e distratti verso lo cose che veramente contano. Può rappresentare un buon esame di coscienza per la vita di ogni giorno. E così come direbbero gli antichi possiamo imparare a “morire a noi stessi” al nostro amor proprio e sostare in preghiera pensando solo all’essenziale».
Che tu vada al cimitero per pregare, riflettere o semplicemente onorare la memoria dei tuoi cari, ricorda che questo è un gesto di amore e gratitudine che non solo ci unisce a coloro che sono passati oltre, ma che ci ricorda anche la bellezza e la preziosità della vita umana.