C’è nell’essere di ogni uomo un sentimento che gli appartiene in modo specifico ed è la speranza che gli fornisce l’orienta-mento indispensabile per una esistenza creativa e resiliente. È molto significativo che nella Bibbia la speranza appaia per la prima volta nel Libro della Genesi, quando Enoch, il terzo figlio di Adamo ed Eva, “sperò invocando il nome del Signore” (Gen 4,26). La spe-ranza genera l’invocazione, la preghiera, e ci inizia ad avere una fede che spera. Così questa energia posta nell’uomo con l’immagine di Dio diventa virtù donata da Dio, virtù teologale, diventa capacità di discernere che Gesù Cristo è la nostra spe-ranza. Non dimentichiamo che Paolo nella lettera ai Colossesi ci annuncia che Cristo è in noi, la nostra speranza, ci testimonia che la morte è stata vinta e che noi risorgeremo per essere sempre con lui. Questo è l’unico debito che noi abbiamo verso gli altri uomini: dire loro che Cristo è risorto e che la Vita ha vinto la morte. Se avessimo speranza solo in questo mondo saremmo i più miserabili della terra, e perciò, cristiano, se non credi alla re-surrezione tu non sei cristiano: sarai un uomo religioso ma non sei cristiano e non hai il dono della speranza. Se i cristiani speras-sero veramente, se sapessero sperare non in modo egoistico e individualistico ma sperare per gli altri, la Venuta del Signore sa-rebbe accelerata e il Regno sarebbe aperto per accogliere l’umanità in un cielo nuovo e una terra nuova perché anche il cosmo sarà salvato. Cristiano, la speranza è una passione per il possibile, è il pane dei poveri davanti a Dio, è il tuo pane da spez-zare con gli altri se tu sei cristiano.