Ripresa del catechismo

Domenica 25 ottobre prenderà il via il cammino di catechesi per le classi terza e quarta elementare. L’appuntamento sarà alle 9.20 in chiesa per partecipare alla Santa Messa delle 9.30. Il bambino dovrà essere accompagnato da un genitore. Le classi si sposteranno poi nelle aule di catechesi. L’incontro della terza elementare si terrà nell’aula video della Casa della Parola e della Carità, mentre quello della quarta elementare sarà nel salone dell’oratorio. I genitori potranno venire a prendere i bambini alle 11.30. Vi ricordiamo di portare con voi la necessaria autocertificazione. Grazie.

Enciclica “Fratelli tutti”: La chiave di volta della fraternità universale (2)

La nuova enciclica sociale di papa Francesco, firmata ad Assisi,  per superare i mali e le ombre del mondo.

Sulla scia dell’adagio terenziano ripreso da Paolo VI nella sua enciclica programmatica Ecclesiam Suam, papa Francesco ricorda nell’incipit stesso della sua lettera enciclica quanto «tutto ciò che è umano ci riguardi» e che «dovunque i consessi dei popoli si riuniscono per stabilire i diritti e i doveri dell’uomo, noi siamo onorati, quando ce lo consentono, di assiderci fra loro». La Chiesa del resto, affermava Paolo VI, «chiamata a incarnarsi in ogni situazione e ad essere presente attraverso i secoli in ogni luogo della terra – questo significa “cattolica” –, può comprendere, a partire dalla propria esperienza di grazia e di peccato, la bellezza dell’invito all’amore universale».

Francesco spiega poi che le questioni legate alla fraternità e all’amicizia sociale sono sempre state tra le sue preoccupazioni e che negli ultimi anni ha fatto riferimento ad esse più volte. L’enciclica raccoglie molti di questi interventi collocandoli in un contesto più ampio di riflessione. E se la redazione della Laudato si’ ha avuto una fonte di ispirazione dal suo fratello ortodosso Bartolomeo, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli che ha proposto con molta forza la cura del creato, in questo caso si è sentito stimolato in modo speciale dal Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, con il quale il Papa si è incontrato nel febbraio del 2019 ad Abu Dhabi per ricordare che Dio «ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro».

Papa Francesco ricorda che quello non è stato «un mero atto diplomatico, bensì il frutto di una riflessione compiuta nel dialogo e di un impegno congiunto». E che questa enciclica, pertanto, raccoglie e sviluppa i grandi temi esposti in quel Documento firmato insieme e recepisce, nel suo linguaggio, «numerosi documenti e lettere ricevute da tante persone e gruppi di tutto il mondo». La genesi della lettera tuttavia è stata accelerata da un’emergenza: l’irruzione inattesa della pandemia del Covid-19, «che – come scrive Francesco – ha messo in luce le nostre false sicurezze, e al di là delle varie risposte che hanno dato i diversi Paesi, è apparsa evidente l’incapacità di agire insieme». Perché «malgrado si sia iper-connessi – spiega ancora il Papa – si è verificata una frammentazione che ha reso più difficile risolvere i problemi che ci toccano tutti». E adesso «se qualcuno pensa che si tratti solo di far funzionare meglio quello che già facevamo, o che l’unico messaggio sia che dobbiamo migliorare i sistemi e le regole già esistenti, sta negando la realtà».

Enciclica “Fratelli tutti”: La chiave di volta della fraternità universale (1)

La nuova enciclica sociale di papa Francesco, firmata ad Assisi,  per superare i mali e le ombre del mondo.

Un manifesto per i nostri tempi. Con l’intento di «far rinascere un’aspirazione mondiale alla fraternità». La nuova lettera enciclica di papa Francesco che si rivolge «a tutti i fratelli e le sorelle», «a tutte le persone di buona volontà, al di là delle loro convinzioni religiose» è «uno spazio di riflessione sulla fraternità universale». Necessaria, nel solco della dottrina sociale della Chiesa, per un futuro «modellato dall’interdipendenza e dalla corresponsabilità nell’intera famiglia umana». Per «agire insieme e guarire dalla chiusura del consumismo, l’individualismo radicale e l’auto-protezione egoistica».

Per superare «le ombre di un mondo chiuso» e conflittuale e «rendere possibile lo sviluppo di una comunità mondiale che viva l’amicizia sociale». Per la crescita di società eque e senza frontiere. Perché l’economia e la politica siano poste «al servizio del vero bene comune e non siano ostacolo al cammino verso un mondo diverso». Perché quanto stiamo attraversando con la pandemia «non sia l’ennesimo grave evento storico da cui non siamo stati capaci di imparare». Perché le religioni possono offrire «un prezioso apporto per la costruzione della fraternità e per la difesa della giustizia nella società».

La fonte d’ispirazione per questa nuova pagina di dottrina sociale della Chiesa viene ancora una volta dal Santo dell’amore fraterno, il Povero d’Assisi «che – afferma il Papa – mi ha ispirato a scrivere       l’enciclica Laudato si’, e nuovamente mi motiva a dedicare questa nuova enciclica alla fraternità e all’amicizia sociale».

Giornata Mondiale del Turismo

“Turismo e sviluppo rurale”

La 41ma Giornata Mondiale del Turismo ricorre quest’anno nel contesto incerto segnato dagli sviluppi della pandemia COVID-19, di cui ancora non si vede la fine. Ne deriva una drastica riduzione della mobilità umana e del turismo, sia internazionale che nazionale, collocandosi ai minimi storici. La sospensione dei voli internazionali, la chiusura degli aeroporti e dei confini, l’adozione delle severe restrizioni ai viaggi, anche interni, sta causando una crisi senza precedenti in molti settori connessi all’industria turistica. Si teme che nella peggiore delle ipotesi, a fine 2020 si assisterà ad una diminuzione di circa un miliardo di turisti internazionali, con una perdita economica globale di circa 1.200 miliardi di dollari.                                         Ne conseguirebbe una perdita enorme di posti di lavoro nell’intero settore turistico.  Secondo il Segretario Generale dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, Zurab Pololikashvili, «il turismo è stato tra tutti il settore maggiormente colpito dal lockdown globale, con milioni di posti di lavoro a rischio in uno dei settori più ad alta intensità di lavoro dell’economia».

Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato

Le offerte che verranno deposte nella bussola, all’ingresso della Chiesa,saranno consegnate secondo questa intenzione.

La Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato dal 1914. È sempre stata un’occasione per dimostrare la preoccupazione per le diverse categorie di persone vulnerabili in movimento, per pregare per loro mentre affrontano molte sfide, e per aumentare la consapevolezza sulle opportunità offerte dalla migrazione.

«Le conflittualità e le emergenze umanitarie, aggravate dagli sconvolgimenti climatici, aumentano il numero di sfollati e si ripercuotono sulle persone che già vivono in stato di grave povertà. Molti dei Paesi colpiti da queste situazioni mancano di strutture adeguate che consentano di venire incontro ai bisogni di quanti sono stati sfollati» (Papa Francesco  –  9 gennaio 2020).

Ho deciso di dedicare questo Messaggio al dramma degli sfollati interni, un dramma spesso invisibile, che la crisi mondiale causata dalla pandemia COVID-19 ha esasperato. Questa crisi, infatti, per la sua veemenza, gravità ed estensione geografica, ha ridimensionato tante altre emergenze umanitarie che affliggono milioni di persone, relegando iniziative e aiuti internazionali, essenziali e urgenti per salvare vite umane, in fondo alle agende politiche nazionali. Ma «non è questo il tempo della dimenticanza. La crisi che stiamo affrontando non ci faccia dimenticare tante altre emergenze che portano con sé i patimenti di molte persone» (Papa Francesco: Messaggio Urbi et Orbi, 12 aprile 2020).

Vorrei partire dall’icona che ispirò Papa Pio XII nel redigere la Costituzione Apostolica Exsul Familia (1 agosto 1952). Nella fuga in Egitto il piccolo Gesù sperimenta, assieme ai suoi genitori, la tragica condizione di sfollato e profugo «segnata da paura, incertezza, disagi (cfr Mt 2,13-15.19-23). Purtroppo, ai nostri giorni, milioni di famiglie possono riconoscersi in questa triste realtà. Quasi ogni giorno la televisione e i giornali danno notizie di profughi che fuggono dalla fame, dalla guerra, da altri pericoli gravi, alla ricerca di sicurezza e di una vita dignitosa per sé e per le proprie famiglie» (Angelus, 29 dicembre 2013).

In ciascuno di loro è presente Gesù, costretto, come ai tempi di Erode, a fuggire per salvarsi. Nei loro volti siamo chiamati a riconoscere il volto del Cristo affamato, assetato, nudo, malato, forestiero e carcerato che ci interpella (cfr Mt 25,31-46). Se lo riconosciamo, saremo noi a ringraziarlo per averlo potuto incontrare, amare e servire. Le persone sfollate ci offrono questa opportunità di incontro con il Signore, «anche se i nostri occhi fanno fatica a riconoscerlo: coi vestiti rotti, con i piedi sporchi, col volto deformato, il corpo piagato, incapace di parlare la nostra lingua» (Omelia, 15 febbraio 2019).

Si tratta di una sfida pastorale alla quale siamo chiamati a rispondere con i quattro verbi che ho indicato nel Messaggio per questa stessa Giornata nel 2018: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ad essi vorrei ora aggiungere sei coppie di verbi che corrispondono ad azioni molto concrete, legate tra loro in una relazione di causa-effetto.

Bisogna conoscere per comprendere.       È necessario farsi prossimo per servire.

Per riconciliarsi bisogna ascoltare.          Per crescere è necessario condividere.

Bisogna coinvolgere per promuovere.      È necessario collaborare per costruire.

Una nuova riapertura

Don Giuseppe e i Consigli Parrocchiali stanno lavorando insieme per pensare una riapertura degli spazi dell’oratorio, la cui chiusura si è protratta per diversi mesi a causa dell’emergenza sanitaria. Purtroppo, le norme da seguire per ricominciare a usufruire della struttura sono molto rigide, addirittura in misura maggiore rispetto a quelle utilizzate per gli altri locali con frequenza del pubblico. Proprio per questo ci sono limiti oggettivi che momentaneamente limitano l’utilizzo degli spazi alle attività sportive organizzate. Per pensare insieme al futuro e, soprattutto, per trovare nuovi volontari, indispensabili in questa fase, vi invitiamo a una riunione fissata per domenica 27 settembre, alle 17, in chiesa. Il fatto di costituire un gruppo di persone che possa gestire in sicurezza l’oratorio è condizione indispensabile per la riapertura. 

Alleati per il futuro

96° Giornata per l’Università Cattolica

Stiamo vivendo una stagione difficile e incerta. L’urto della realtà, misteriosa e sconcertante, ha provocato la nostra vita riportando a galla le domande che tante volte preferiamo evitare: perché e per chi accade quel che accade? Come vivere il dolore? Che senso hanno avuto tante morti a motivo della pandemia? Oggi tutti parlano di “ripartenza” e noi, la comunità dei credenti, abbiamo un grande e originale contributo da dare. Ricominciare può coincidere con la chiusura di una parentesi, ma non crediamo che possiamo darci l’obiettivo di ritornare a dove ci siamo fermati, scommettendo sul tempo che lenisce le ferite e richiudendo nel cassetto dei ricordi la sfida esistenziale di questi mesi. Riflettere su quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, su ciò che stiamo imparando alla dura scuola della realtà. Nel biennio 2020/2021 l’Istituto Toniolo e l’Università Cattolica compiono 10 anni.  “Pensare alla cultura superiore mentre l’Italia nostra è in preda a convulsioni, mentre imperversa una bufera che potrà forse tutto sommergere, può sembrare iniziativa di gente che vive fuori dal mondo, non a contatto con la tremenda realtà dell’oggi!”. Così scriveva il Comitato Promotore dell’Università Cattolica nel 1920. quello era un tempo cupo di rivoluzioni, di violenze, di incognite, di poteri opachi, di rovine ancora fumanti per gli incendi della Grande Guerra. Occorreva dare risposte, ma quali sarebbero state all’altezza? La risposta fu totalmente controcorrente, totalmente innovativa: la cultura. La risposta fu la formazione,  l’educazione ecco come germogliarono il Toniolo e l’Università. Oggi, alla luce del dramma che ci è accaduto, quell’insegnamento torna a vibrare per investire tutta la nostra ansia di ripartenza e ripresa.  Pensare alla cultura non è altro che pensare alla vita, oggi come un secolo fa, sospinti dalla stessa urgenza di contribuire alla costruzione del bene comune.  La Giornata per l’Università cattolica che si celebra il 20 settembre è stata intitolata: “Alleati per il futuro”.

Domenica 20 settembre: Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Le offerte che verranno deposte nella bussola, all’ingresso della Chiesa, saranno consegnate secondo questa intenzione.

Scuola: ripartire in tempo di virus

Nelle celebrazioni eucaristiche di domenica 13 settembre avremo un ricordo per tutti gli insegnanti, studenti e personale di servizio.

A settembre si torna in classe. Quest’anno lo si farà in un clima di incertezza e comprensibile preoccupazione. Non sarà semplice per nessuno: sia per gli studenti, ma anche per i professori e tutti i collaboratori. Tanti pensieri accompagnano questi giorni di attesa. Con le giuste e doverose precauzioni si parte. Saranno necessari anche i primi tempi per capire i giusti atteggiamenti e comportamenti. Ci sarà evidentemente tanta pazienza, comprensione e calma da parte di tutti.

In questo contesto vorrei prendere in considerazione un tipo di senso, di cui tutti siamo dotati: il senso critico. Senso critico. In apparenza un parolone come tanti: suona come qualcosa di grosso, forse ci è anche un po’ difficile capire di che si tratta. Proviamo a scomporre il “parolone” e vediamo se la cosa ci sarà d’aiuto.

Senso: che cosa mi dice questo termine? Da vocabolario si tratta della capacità di avvertire l’azione prodotta da uno stimolo esterno. Una reazione, dunque, a qualcosa che la nostra esperienza quotidiana ci trasmette.

Critico: che ha a che fare con la critica, dunque in qualche modo con il giudizio, con una lettura ‘ragionata’ della realtà.

Se vogliamo tentare una definizione “a spanne”, senso critico è l’esercizio di una critica, nel senso positivo del termine, verso quanto viviamo nel nostro quotidiano. Vivere il quotidiano con attenzione, con gli occhi aperti, sapendo discernere ciò che è buono e quello che non va o potrebbe migliorare. Credo che, oltre alle lezioni, la scuola sarà un ulteriore opportunità per aiutare i ragazzi a sviluppare questo senso critico e a capire cosa potrebbe insegnare di positivo e costruttivo questo tempo che stiamo attraversando. Nelle difficoltà, nelle ristrettezze, forse la vita giovane, come quella adulta, potrebbe trarne beneficio se saprà raccogliere i valori presenti.

“Perché studiare?”.

Una possibile risposta – apparentemente banale –  a questa domanda di senso è: dobbiamo studiare perché siamo studenti. È’ il nostro dovere. È il posto dove stiamo qui e adesso. È quello a cui siamo chiamati. In questo tempo. Ma perché? Se è questo il nostro compito, dobbiamo studiare e studiare bene, nel modo più coscienzioso ed intelligente possibile, cioè esercitandoci a “leggere nelle cose” (intelligenza, in latino, vuol dire proprio questo!). Perché studio è anche ricerca della verità: studiamo per dare una risposta a quella sete di verità che ogni uomo porta dentro di sè. Lo studio a scuola ci aiuta in questo senso, anche se a volte non capiamo perché dobbiamo studiare certe materie.

Questa ricerca della verità assume un valore tutto speciale per gli studenti cristiani. Noi cerchiamo la verità, come in fondo tutti gli uomini. Ma Gesù stesso ha detto: “Io sono la Verità”. Per noi, allora, cercare la verità è, in un certo senso, cercare Gesù stesso! Chi ama Gesù, ama anche lo studio come mezzo per arrivare a Lui.

Lo studio, allora, serve per imparare a riconoscere il Signore all’opera tra le pieghe della Storia, per contemplarlo nella bellezza dell’arte e nella perfezione del Creato e dell’opera dell’intelligenza umana. Per servirlo nei fratelli in maniera competente, dove Lui vorrà.

Racconto per riflettere in questo anno dedicato alla “Laudato Sii” e alla cura del creato

Un padre ricco, volendo che suo figlio sapesse che significa essere povero, gli fece passare alcuni giorni con una famiglia di contadini. Il bambino passò tre giorni e tre notti nei campi.

Di ritorno in città, ancora in macchina, il padre gli chiese:

Che mi dici della tua esperienza? Bene, rispose il bambino …. Hai appreso qualcosa? insistette il padre.

1. Che abbiamo un cane e loro ne hanno quattro.

2. Che abbiamo una piscina con acqua trattata, che arriva in fondo al giardino. Loro hanno un fiume, con acqua cristallina, pesci e altre belle cose.

3. Che abbiamo la luce elettrica nel nostro giardino ma loro hanno le stelle e la luna per illuminarli.

4. Che il nostro giardino arriva fino al muro. Il loro, fino all’orizzonte.

5. Che noi compriamo il nostro cibo; loro lo coltivano, lo raccolgono e lo cucinano.

6. Che noi ascoltiamo CD … Loro ascoltano una sinfonia continua di pappagalli, grilli e altri animali … tutto ciò, qualche volta accompagnato dal canti di un vicino che lavora la terra.

7. Che noi utilizziamo il microonde. Ciò che cucinano loro, ha il sapore del fuoco lento.

8. Che noi per proteggerci viviamo circondati da recinti con allarme… Loro vivono con le porte aperte, protetti dall’amicizia dei loro vicini.

9. Che noi viviamo collegati al cellulare, al computer, alla televisione. Loro sono collegati alla vita, al cielo, al sole, all’acqua, ai campi, agli animali, alle loro ombre e alle loro famiglie.

Il padre rimase molto impressionato dai sentimenti del figlio. Alla fine il figlio concluse: Grazie per avermi insegnato quanto siamo poveri!

XV giornata per la custodia del creato

Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà

“Per nuovi stili di vita” (Tt 2,12)

Celebriamo questa 15ª Giornata nazionale per la custodia del Creato sotto la sferza della realtà della pandemia in cui ci siamo trovati smarriti e ci siamo interrogati. Soprattutto ci ha ferito il passaggio della morte, che ha colpito in modo lacerante per il dolore di quanti privati di ogni segno di conforto sono morti in estrema solitudine. La normale distrazione almeno per un momento è stata scossa ed ha fatto nascere la domanda non sulla vita in genere, ma sulla nostra vita. E con la grande domanda siamo stati provocati alla ricerca di un perché.

I volti degli ammalati soffocati e dei morti ci hanno fatto riflettere sul nostro volto e sulla sua fragilità. E sul volto del creato, profondamente ferito anch’esso. L’abituale distrazione e l’“orgoglio tecnologico” sono profondamente provati. Sono bloccate le scappatoie. Nella sua drammaticità questa provocazione è salutare perché blocca ogni scorciatoia almeno per un po’ di tempo. Inoltre, mai come in questa circostanza, scopriamo di essere tutti connessi, tutti accomunati da una sofferenza, da un destino comune, dall’incertezza e infine dalla paura.

A partire dalla fase 2 si sono riprese le attività, ma non è stata eliminata la possibilità di essere nuovamente contagiati. E la paura permane. E la domanda sul futuro si fa più grave. Quando ci è passata accanto la devastazione della nostra vita ci è parsa più vicina anche la devastazione del pianeta in cui viviamo. In queste circostanze affiorano le domande fondamentali della ragione e del cuore sul nostro destino e sul pianeta in cui abitiamo.

Ma come cristiani possiamo dire solamente questo? E di fronte all’enigma della morte possiamo solo aspettare che la pandemia passi? E noi non abbiamo incontrato chi ci dona una speranza oltre la morte?

In questo percorso di domande e risposte ci guida la Laudato si’ di Papa Francesco, di cui celebriamo il V anniversario, e lui, molto appassionato alle sorti del Pianeta, ha il coraggio di affermare: “La domenica è il giorno della risurrezione, il primo giorno della nuova creazione, la cui primizia è l’umanità risorta del Signore, garanzia della trasfigurazione finale di tutta la realtà creata” (LS 237).

Anche l’Esortazione Apostolica Querida Amazonia lo afferma quando, di fronte agli immensi problemi sociali e ambientali di questo territorio proclama come un profeta la forza dell’annuncio cristiano.

“È l’annuncio di un Dio che ama infinitamente ogni essere umano, che ha manifestato pienamente questo amore in Cristo crocifisso per noi e risorto nella nostra vita. (…) Senza questo annuncio appassionato, ogni struttura ecclesiale diventerà un’altra ONG, e quindi non risponderemo alla richiesta di Gesù Cristo:  ‘Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura’ (Mc 16,15)” (QA 64). Il Papa affronta tutte le problematiche ambientali e sociali che valgono per l’Amazzonia e l’intero pianeta e le illumina con la sapienza del Vangelo. “Il kerygma e l’amore fraterno costituiscono la grande sintesi dell’intero contenuto del Vangelo che non si può fare a meno di proporre in Amazzonia” (QA 65).

Da questo nucleo infiammato scaturisce l’originalità della proposta cristiana e anche una prospettiva originale nella questione ambientale. L’enciclica Laudato si’, mediante la proposta di una “ecologia integrale”, indica una direzione nuova dal punto di vista culturale, scientifico ed operativo per il futuro del nostro pianeta.

Da questa enciclica nasce l’invito ad un cambiamento di paradigma per cui la sostenibilità ambientale giova alla sostenibilità economica e questo è un bene condiviso anche in campo ecumenico per abbattere ogni barriera che impedisce un giusto rapporto tra le persone e con la casa comune.