Dal Messaggio di papa Francesco per la Giornata della Pace

All’alba di questo nuovo anno donatoci dal Padre celeste, tempo Giubilare dedicato alla speranza, rivolgo il mio più sincero augurio di pace ad ogni donna e uomo, in particolare a chi si sente prostrato dalla propria condizione esistenziale, condannato dai propri errori, schiacciato dal giudizio altrui e non riesce a scorgere più alcuna prospettiva per la propria vita. A tutti voi speranza e pace, perché questo è un Anno di Grazia, che proviene dal Cuore del Redentore! Che il 2025 sia un anno in cui cresca la pace!
Quella pace vera e duratura, che non si ferma ai cavilli dei contratti o ai tavoli dei compromessi umani.
Cerchiamo la pace vera, che viene donata da Dio a un cuore disarmato: un cuore che non si impunta a calcolare ciò che è mio e ciò che è tuo; un cuore che scioglie l’egoismo nella prontezza ad andare incontro agli altri; un cuore che non esita a riconoscersi debitore nei confronti di Dio e per questo è pronto a rimettere i debiti che opprimono il prossimo; un cuore che supera lo sconforto per il futuro con la speranza che ogni persona è una risorsa per questo mondo.

Il disarmo del cuore è un gesto che coinvolge tutti, dai primi agli ultimi, dai piccoli ai grandi, dai ricchi ai poveri. A volte, basta qualcosa di semplice come «un sorriso, un gesto di amicizia, uno sguardo fraterno, un ascolto sincero, un servizio gratuito». Con questi piccoli-grandi gesti, ci avviciniamo alla meta della pace e vi arriveremo più in fretta, quanto più, lungo il cammino accanto ai fratelli e sorelle ritrovati, ci scopriremo già cambiati rispetto a come eravamo partiti.
Infatti, la pace non giunge solo con la fine della guerra, ma con l’inizio di un nuovo mondo, un mondo in cui ci scopriamo diversi, più uniti e più fratelli rispetto a quanto avremmo immaginato.

Concedici, la tua pace, Signore! È questa la preghiera che elevo a Dio, mentre rivolgo gli auguri per il nuovo anno ai Capi di Stato e di Governo, ai Responsabili delle Organizzazioni internazionali, ai Leader delle diverse religioni, ad ogni persona di buona volontà.

Pace

Come trovare la pace? Nella navigazione della nostra esistenza ci imbattiamo in alcuni scogli consistenti che si parano davanti a noi: il peso della vita quotidiana, i conflitti che lacerano, la sofferenza che ci schiaccia… Non sono gli unici a mettere seriamente in pericolo la nostra pace, la nostra serenità. Come ignorare, per esempio, il senso di colpa che paralizza la coscienza, la cattiva fede che impedisce ogni dialogo, la volgarità che sporca il clima sociale. Ma proprio dalla navigazione ci viene un’idea che a prima vista sembra paradossale: per sapere dove siamo dobbiamo guardare il cielo. Una pace che viene dall’alto e chiede il contributo di ciascuno. Questa pace è un dono di Dio, dono messianico perché destinato a cambiare la faccia della terra. E tuttavia non si tratta di una realtà magica: essa è affidata anche alle nostre mani, perché portiamo il nostro contributo. Ci vogliono cristiani attenti ai segni della presenza dello Spirito nei nostri tempi che genera speranza. È vero: la speranza è fragile ma è proprio lei a prenderci per mano e a trascinarci verso il futuro di Dio. Il suo sguardo ci aiuta a cogliere le tracce di un mondo nuovo, anche se queste appaiono coperte da tanti segni contrari, che indurrebbero alla disillusione e al disincanto. La sua bocca pronuncia parole che incoraggiano anche quando solo la tristezza e l’angoscia sembrano realistiche. Le sue mani, tenere e delicate, sono fatte apposta per ricucire strappi considerati ineluttabili, per lanciare ponti arditi sui baratri della terra, per stringere in una catena di solidarietà mani che hanno conosciuto solo il metallo spietato delle armi. È nel segno della speranza che siamo invitati a cominciare questo nuovo anno. Non una speranza generica, di chi si accontenta di un sogno qualsiasi. La nostra speranza ha un volto e un nome. Il volto di un uomo che è il Figlio di Dio.
Il suo nome è Gesù e annuncia a tutti un Dio che salva, che strappa l’umanità da ogni schiavitù e da ogni paura, per farle conoscere un’esistenza nuova.

Giornata della pace

Dal 1° gennaio 1968, la Chiesa cattolica celebra anche la Giornata mondiale della pace.
Lo scopo della Giornata è dedicare il giorno di Capodanno alla riflessione ed alla preghiera per la pace. La ricorrenza è stata istituita da papa Paolo VI con un messaggio datato 8 dicembre 1967 ed è stata celebrata per la prima volta il 1º gennaio 1968. Da quell’anno il Pontefice della Chiesa cattolica invia ai capi delle nazioni e a tutti gli uomini di buona volontà un messaggio che invita alla riflessione sul tema della pace.

«Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace» (Is 52,7).
Le parole del profeta Isaia esprimono la consolazione, il sospiro di sollievo di un popolo esiliato, sfinito dalle violenze e dai soprusi, esposto all’indegnità e alla morte.
Su di esso il profeta Baruc si interrogava: «Perché ti trovi in terra nemica e sei diventato vecchio in terra straniera? Perché ti sei contaminato con i morti e sei nel numero di quelli che scendono negli inferi?» (3,10-11). Per questa gente, l’avvento del messaggero di pace significava la speranza di una rinascita dalle macerie della storia, l’inizio di un futuro luminoso.
Ancora oggi, il cammino della pace rimane purtroppo lontano dalla vita reale di tanti uomini e donne e, dunque, della famiglia umana, che è ormai del tutto interconnessa.
Nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti, mentre avanzano malattie di proporzioni pandemiche, peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, si aggrava il dramma della fame e della sete e continua a dominare un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione solidale. Come ai tempi degli antichi profeti, anche oggi il grido dei poveri e della terra non cessa di levarsi per implorare giustizia e pace.
In ogni epoca, la pace è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso.
C’è, infatti, una “architettura” della pace, dove intervengono le diverse istituzioni della società, e c’è un “artigianato” della pace che coinvolge ognuno di noi in prima persona. 

La cultura della cura come percorso di pace

E’ ormai consolidata tradizione che il primo giorno dell’anno la Chiesa si riunisca in preghiera per invocare la pace. E’ bene iniziare l’anno sulla via della pace. Vogliamo raccogliere il grido di tanti uomini, donne, bambini e anziani che soffrono per la guerra. E la guerra vuol dire condanna a morte per tanti, uomini e donne, bambini ed anziani. La guerra è il volto più mostruoso e violento della storia. E’ lascia il mondo peggiore di prima.
Noi oggi preghiamo perché la pace che gli angeli hanno annunciato agli uomini la notte di Natale possa giungere su tutte le terre. Non possiamo rinunciare alla pace. Per questo, almeno con la nostra preghiera, vogliamo aiutare ogni uomo e ogni donna, chi ha responsabilità di governo, a camminare sulla via della pace. Oggi, 1° gennaio 2021, iniziamo questo nuovo anno con il passo della pace. Sì, la pace non è impossibile. Essa dipende in primo luogo dall’atteggiamento del cuore. “La persona umana è il cuore della pace”. È a dire anche che pace inizia dal cuore di ogni uomo.
Ciascuno è costruttore della pace se ha a cuore ogni uomo e ogni donna. Per questo dobbiamo impegnarci ogni giorno a compiere quei gesti di pace che sono necessari per difendere la dignità di ogni uomo, per rafforzare la convivenza umana, per ricomporre i rapporti lacerati. Insomma, non ci lasciamo vincere dal male, ma vinciamo il male con il bene. La nostra preghiera all’alba del 2021 riprenderà l’antico inno del “Veni, creator Spiritus” perché venga nel cuore degli uomini e “rinnovi la faccia della terra”. Sì, venga lo Spirito del Signore e trasformi i cuori dei credenti, perché sciolgano la loro durezza s’inteneriscano davanti alla debolezza del Bambino; trasformi i cuori delle nostre città e dei nostri paesi perché l’odio, l’invidia, la maldicenza, la sopraffazione, il disinteresse siano allontanati e cresca la solidarietà; trasformi il cuore del nostro paese perché non sia più traversato dall’individualismo, dall’interesse di singoli gruppi e abbondino il perdono, la misericordia e il senso del bene comune; trasformi il cuore delle nazioni e dei popoli in guerra perché siano disarmati gli spiriti violenti e si rafforzino gli operatori di pace; trasformi il cuore dei popoli ricchi perché non siano ciechi di fronte ai bisogni dei popoli poveri e gareggino piuttosto nella generosità; trasformi il cuore delle nazioni e dei popoli poveri perché abbandonino le vie della violenza e intraprendano quelle dello sviluppo; trasformi il cuore di ogni uomo e di ogni donna perché riscoprano il volto dell’unico Dio, Padre di tutti.