Un coraggio inaspettato

Nella domenica delle Palme detta anche della Passione, la chiesa avvia la lettura dei cantici del misterioso Servo del Signore. Nella rilettura cristiana di questi carmi drammatici si è sempre visto un primo abbozzo del profilo di Cristo.
Quello che colpisce è la sofferenza alla quale il Servo va incontro coscientemente: è il coraggio della fedeltà e della coerenza, nel dono di sé.

L’ingresso a Gerusalemme, tra profezia e compimento

«Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme».
Le parole di Luca evocano l’immagine di una guida in montagna. Gesù cammina «davanti» come il primo di una cordata. «Sale» a Gerusalemme, ovvero si reca al Tempio, si avvicina a Dio.
Il salmista esprimeva la gioia del pellegrino: «Quale gioia, quando mi dissero: Andremo alla casa del Signore!». Alla testa dei discepoli, Gesù compie, ancora una volta, questa salita.
L’aveva compiuta, la prima volta, a dodici anni: era l’annuncio lontano di questa ultima salita.

Il cammino di Gesù secondo Luca, completamente immerso nella nostra umanità, lo conduce a Gerusalemme. È un itinerario in salita, fino alla croce, per poter offrire misericordia e salvezza a tutti gli uomini e aprir loro le porte della nuova Gerusalemme, il paradiso. Il dialogo tra Gesù e il buon ladrone non è che il culmine di tante parole e gesti di salvezza: un «oggi» di grazia che parte dalla notte del Natale («Oggi è nato per voi il Salvatore»), approda all’annuncio messianico nella sinagoga di Nazaret («Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete ascoltato»), percorre le molteplici strade degli uomini per risanare e offrire misericordia («Oggi la salvezza è entrata in questa casa», dirà a Zaccheo) e raggiunge il compimento nell’offerta del paradiso al buon ladrone («Oggi con me sarai nel paradiso»). La salvezza non è un’esperienza rimandata al futuro: essa è una realtà presente, dono da accogliere con semplicità e gratitudine, con il cuore di poveri.

La lettura della Passione di Marco

Come è noto, la domenica delle Palme è dominata dalla solenne lettura della Passione, quest’anno secondo la relazione offertaci da Marco (cc. 14-15).
Davanti a questa sequenza di eventi che oggi sentiamo narrare con commozione sono possibili infinite considerazioni. Ne scegliamo tre desumendole dagli stessi dati marciani. Innanzitutto la passione con le sue sofferenze e la morte è il momento più profondo di fratellanza di Dio con l’uomo che soffre e muore: dolore e morte sono infatti qualità specifiche della creatura ed assenti in Dio. E per questo che Marco è attento a segnalare tutti i tratti dell’incarnazione divina nel Cristo non solo attraverso la puntuale annotazione delle date e delle ore ma anche con la precisa indicazione dei luoghi, da Betania al Golgota. Dio entra, quindi, nelle nostre coordinate tragiche e quotidiane, modeste e terribili per seminare la scintilla dell’infinito e della salvezza.
Una seconda suggestione emerge da una specie di atmosfera continua che accompagna la via della sofferenza di Gesù. Essa, infatti, si rivela come un viaggio nella solitudine più insopportabile. Tutti lo abbandonano: da Giuda il traditore a Pietro il discepolo caro, fino a tutti gli altri discepoli, dai membri più qualificati del suo popolo fino alla folla più povera e semplice. Ma il vertice è in quel misterioso silenzio del Padre, sperimentato da tutti i sofferenti della terra ma unico e sconvolgente in Cristo, il Figlio. L’odio degli uomini si scatena, la paura degli amici prevale, il silenzio di Dio sconcerta. In Gesù si ritrova, quindi, tutta la vicenda del dolore umano. Egli raccoglie in sé tutte le lacrime e tutte le lacerazioni fisiche ed interiori per portarle a Dio e dar loro un senso che solo Dio può trovare. Infine, in queste pagine troviamo quello che per tutta la trama del Vangelo di Marco era il vertice dell’itinerario spirituale proposto al discepolo. Sul Calvario, davanti al Cristo morto ma anche di fronte a segni straordinari del suo mistero, un pagano, il centurione romano, proclama la perfetta definizione di Gesù, superiore a quella pur grande pronunziata da Pietro, «Cristo messia»: «Veramente costui è Figlio di Dio!». Nella morte in croce di Gesù, senza fraintendimenti,
si svela in pienezza il suo segreto: egli non era un messia politico trionfatore ma è il Figlio di Dio che donandosi salva. Ed è a questa professione di fede che siamo oggi condotti dalla liturgia attraverso la proclamazione della passione secondo Marco.

La Domenica delle Palme

Con la Domenica delle Palme, con cui si ricorda l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme per andare incontro alla morte, inizia la Settimana Santa durante la quale si rievocano gli ultimi giorni della vita terrena di Cristo. L’episodio rimanda alla celebrazione della festività ebraica di Sukkot, la “festa delle Capanne”, in occasione della quale i fedeli arrivavano in massa in pellegrinaggio a Gerusalemme e salivano al tempio in processione. Ciascuno portava in mano e sventolava il lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre alberi, la palma, simbolo della fede, il mirto, simbolo della preghiera che s’innalza verso il cielo, e il salice, la cui forma delle foglie rimandava alla bocca chiusa dei fedeli, in silenzio di fronte a Dio, legati insieme con un filo d’erba (Lv. 23,40). Spesso attaccato al centro c’era anche una specie di cedro, l’etrog (il buon frutto che Israele unito rappresentava per il mondo). Il cammino era ritmato dalle invocazioni di salvezza (Osanna) in quella che col tempo divenuta una celebrazione corale della liberazione dall’Egitto: dopo il passaggio del mar Rosso, il popolo per quarant’anni era vissuto sotto delle tende, nelle capanne; secondo la tradizione, il Messia atteso si sarebbe manifestato proprio durante questa festa. Gesù, quindi, fa il suo ingresso a Gerusalemme, sede del potere civile e religioso della Palestina, acclamato come si faceva solo con i re però a cavalcioni di un’asina, in segno di umiltà e mitezza. La cavalcatura dei re, solitamente guerrieri, era infatti il cavallo.

S. Messa in “Coena Domini” ore 17.30 – (Giovedì Santo)

Il Giovedì Santo, memoria dell’istituzione dell’Eucarestia, dà inizio alle celebrazioni del Triduo Pasquale. Segui la Messa nella nostra chiesa parrocchiale in diretta streaming, scarica le letture e le proposte per l’adorazione personale che sarà trasmessa al termine della S. Messa.

Puoi seguire tutte le dirette streaming sul canale YouTube



Adorazione Eucaristica (in diretta su YouTube dalle ore 18:45)

Videomessaggio di don Giuseppe

Il nostro parroco, don Giuseppe, ha voluto inviarci un videomessaggio in occasione della Settimana Santa. Internet ci viene in aiuto per farci stare, almeno virtualmente, in ‘comunità’ durante questi giorni che ci avvicinano alla Pasqua. E c’è di più. Le celebrazioni della Settimana Santa presiedute da don Giuseppe, a partire dalla Messa di domani della Domenica delle Palme, saranno trasmesse in diretta sul canale YouTube della Parrocchia. Qui sotto trovate tutto il programma. Vi aspettiamo numerosi.

  • 5 aprile – Domenica delle Palme – S. Messa ore 10.30
  • 9 aprile – Giovedì Santo – S. Messa ore 17.30
  • 10 aprile – Venerdì Santo – Azione Liturgica ore 17.30
  • 11 aprile – Sabato Santo – Veglia Pasquale ore 21.00
  • 12 aprile – Domenica Pasqua di Resurrezione – S. Messa ore 10.30

Canale YouTube della nostra parrocchia