Carissime famiglie, cari bambine e bambini, ragazze e ragazzi e giovani, è con grande gioia che vi invito a partecipare alla festa di San Giovanni Bosco presso la nostra Parrocchia e Oratorio. La giornata speciale si svolgerà Domenica 2 Febbraio. Inizieremo con la santa Messa.
Appuntamento alle ore 10.20, presso il cortile della Canonica, dove c’è la Grotta della Madonna di Lourdes, perché è la domenica della Presentazione di Gesù al Tempio. Processione verso la Chiesa dove celebreremo la messa pregando e invocando la protezione di san Giovanni Bosco per tutta la gioventù, per i genitori, gli educatori e il nostro oratorio.
È anche la Giornata Nazionale per la vita.
Subito dopo la messa, la Catechesi nelle aule per tutti i bambini e ragazzi.
Di seguito ci sarà una Pizzata in oratorio e al termine il gioco della Tombola.
Vi incoraggio ad essere presenti a questo momento di condivisione e fraternità.
“Che la carità e la dolcezza di Francesco di Sales mi guidino in ogni cosa”.
Questa fu la risoluzione che Don Bosco prese all’inizio della sua vita di sacerdote educatore.
Ed è in questo riferimento a san Francesco di Sales che la pedagogia salesiana prende il suo nome.
«Chi si sente amato, amerà» diceva Don Bosco. Ma la gentilezza e la bontà non sono mai state virtù spontanee. Anche per Don Bosco la dolcezza non era una dote naturale. Egli affermava di essersi svegliato dal «sogno» dei suoi nove anni con i pugni doloranti per i colpi menati a dei giovani bestemmiatori. Da adolescente difese con irruenza l’amico Luigi Comollo.
Racconta lui stesso: «Chi dice ancora una parolaccia, dovrà fare i conti con me. I più alti e sfacciati fecero muro davanti a me, mentre due ceffoni volavano sulla faccia di Luigi. Persi il lume degli occhi, mi lasciai trasportare dalla rabbia. Non potendo avere tra mano un bastone o una sedia, con le mani strinsi uno di quei giovanotti per le spalle, e servendomene come di una clava cominciai a menare botte agli altri. Quattro caddero a terra, gli altri se la diedero a gambe urlando».
Più tardi, il buon Luigi lo rimproverò per quella veemente esibizione di forza: «Basta. La tua forza mi spaventa. Dio non te l’ha data per massacrare i tuoi compagni. Perdona e restituisci bene per male, per favore». Quasi un’eco al personaggio del sogno che aveva detto: «Non è con i colpi, ma con la dolcezza e l’amore che devi mantenere la loro amicizia».
Giovanni imparò così non solo come si perdona, ma quanto sia importante dominare se stessi.
Non lo dimenticherà mai. Porterà sempre dovunque il soffio del mite e nessuno saprà quanto gli costerà sempre, ma per questo, secondo le parole di Gesù “possederà la terra”.
Secondo il suo Testamento spirituale, s’impose come quarto proposito dell’ordinazione sacerdotale la formula: «La carità e la dolcezza di S. Francesco di Sales mi guidino in ogni cosa».
Dolce non è sinonimo di mellifluo e dolciastro, che sono le sue subdoli caricature.
Dolcezza non è affatto debolezza. La violenza incontrollata è debolezza.
La gentilezza è forza pacifica, paziente e umile.
Don Bosco univa, nel suo governo, la dolcezza e la fermezza.