33° Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri

Lo Slogan scelto in vista della 33esima edizione della Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri – appuntamento istituito nel 1993 dal Movimento Giovanile Missionario della direzione nazionale italiana delle Pontificie Opere Missionarie – è “Andate e invitate”.
Nella parabola raccontata da Gesù, nel Vangelo di Matteo, si parla di un comando che il re dà ai suoi servi nel momento in cui gli invitati non si presentano al banchetto e quindi decide di invitare tutti, anche coloro che stanno ai crocicchi delle strade. In particolare, la sottolineatura dei due verbi “andate” e “invitate” ci ricorda che, sull’esempio dei missionari, “la missione è un andare instancabile verso tutta l’umanità per invitarla all’incontro e alla comunione con Dio. 
Instancabile! Dio, grande nell’amore e ricco di misericordia, è sempre in uscita verso ogni uomo per chiamarlo alla felicità del suo Regno, malgrado l’indifferenza o il rifiuto.
In questo giorno vogliamo ricordare in particolare tutte le missionarie e i missionari che hanno donato la propria vita nell’annuncio del Vangelo e nel servizio ai prossimi. 
L’esempio dei tanti missionari ci incoraggia nel rinnovare il nostro impegno nell’aiuto ai più bisognosi, nella lotta alle ingiustizie e nel prendere posizione davanti a atti di prepotenza, ricordandoci che anche nelle situazioni umane più drammatiche può accendersi una luce di Speranza.
I Martiri, sono i testimoni della speranza che non delude. Esiste una relazione vitale tra il tema del “martirio” e il tema della “speranza”: possiamo dire senz’ombra di dubbio che non è possibile pensare al martirio, senza che questo sia sostenuto dalla forza vitale della Speranza.

Cuore che arde

Il 24 marzo 2024 segna la trentaduesima Giornata dei Missionari Martiri.
L’evento ha origine nella commemorazione di Sant’Oscar Romero, ucciso nella stessa data nel 1980.
Questo giorno, scelto in coincidenza con l’uccisione dell’Arcivescovo di San Salvador, è un’occasione per riflettere sul significato dell’eredità che ha lasciato e per onorare quanti, come lui, hanno sacrificato la propria vita nel servizio.
La data del 24 marzo fu scelta in modo simbolico, per sottolineare la fedeltà al Vangelo dimostrata da coloro che hanno sacrificato la propria esistenza nell’annuncio della Buona Novella, in condizioni spesso ostili e ingiuste, proprio come Romero. In quest’occasione, la comunità è invitata a commemorare non solo i missionari caduti, ma anche a riflettere sul significato del loro sacrificio. Il loro esempio ci spinge a un impegno rinnovato nell’assistenza ai più bisognosi e nel combattere le ingiustizie sociali, ricordandoci che anche nei luoghi più remoti e dimenticati, il messaggio di speranza del Vangelo resta vitale e trasformativo. Per questa edizione, è stato scelto il titolo “Un cuore che arde”, un riferimento al brano dei discepoli di Emmaus. Richiama la forza della testimonianza dei martiri che, come Gesù attraverso la condivisione della Parola e il pane spezzato, con il loro sacrificio accendono una luce e riscaldano i cuori di intere comunità cristiane, ispirando una nuova conversione, dedizione al prossimo e al bene comune. Durante questa Giornata, che cade la Domenica delle Palme e nel corso di tutta la Settimana Santa, uniamoci nella preghiera per tutti i missionari, soprattutto per coloro che hanno perso la vita nel servizio.

Ogni creatura è un immenso tempio di Dio

I missionari martiri sono il faro che spinge le comunità cristiane a rivolgere lo sguardo verso gli insegnamenti di Gesù di Nazareth. Nella sua vita terrena, infatti, il Figlio di Dio ha incarnato un’esistenza priva di mezze misure: nel suo messaggio non troviamo posizioni intermedie tra l’indifferenza e la difesa dei poveri ma una scelta netta verso questi ultimi. 2000 anni fa come oggi la sequela del Maestro rimane un fatto di coerenza. Abbracciare la fede in Dio, lasciarsi guidare da essa, significa fare della fraternità il senso stesso della vita. Sembra difficile di questi tempi essere convinti che la nostra salvezza possa trovarsi proprio in coloro che incontriamo lungo la strada, davanti la porta di casa o nel luogo più sperduto della Terra, eppure non c’è esperienza umana più significativa che lasciarsi guarire da un incontro. Quando incrociamo uno sguardo, quando entriamo in contatto con gli altri, una dimensione naturale sembra emergere dal nostro inconscio: la prova tangibile che siamo fatti per essere fratelli. In quell’istante scorgiamo un confine posto poco al di là della nostra pelle: solcarlo è il più grande atto di fede che si possa compiere. La testimonianza di coloro che hanno consacrato la propria vita al Vangelo fino ad essere disposti a perderla pur di non tradirlo, giunge fino a noi e ci parla di una fedeltà a Dio sempre corrisposta, ad un amore capace di sconfiggere le tenebre, di attraversare la morte e far risuonare i loro nomi e la loro storia nel nostro tempo. Ciò che i missionari martiri ci lasciano in eredità è l’invito a riscoprire la bellezza che abita questo mondo. Ogni creatura è un immenso tempio di Dio sulla Terra, capace di accogliere, ascoltare e sanare le ferite. Entrarvi significa coglierne la ricchezza e farsene custodi.

Giornata dei missionari martiri

Al principio di ogni missione c’è una vocazione che giunge alle orecchie di chi è pronto ad ascoltare, di chi ha un cuore pronto ad accogliere. La voce del Signore ci raggiunge insieme a quella di tutti i popoli che subiscono soprusi e ingiustizie. È la chiamata ad una vita di prossimità che celebriamo in questa occasione, il mandato che Cristo ci ha consegnato: annunciare in tutto il mondo la Buona Notizia. Il sacrificio dei martiri è il segno tangibile che la propagazione della fede non è una crociata ma un abbraccio di culture, popoli e religioni, la totale disponibilità di sé verso l’ascolto e lo scambio reciproco, il soccorso verso chi è nel bisogno. Quando in queste dinamiche subentra l’odio, ecco che il martire fa la sua comparsa nella storia. Il martirio in odium fidei è l’estrema conseguenza di una fede vera, umana e tangibile. Se scrutiamo le vite dei missionari martiri spesso non troviamo imprese eroiche ma scopriamo gesti grondanti di speranza vissuti nella quotidianità ordinaria con parole che consolano il cuore e una vicinanza che sostiene.

Vite intrecciate

Il 24 marzo 2021 celebriamo la ventinovesima Giornata dei missionari martiri. Nella stessa data, 41 anni fa, mons. Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, veniva assassinato durante la celebrazione della messa, punito per le sue denunce contro le violenze della dittatura militare nel Paese. Come il Santo de America ogni anno centinaia di donne e uomini sparsi per il globo rimangono fedeli al messaggio evangelico di pace e giustizia fino all’ultimo istante di vita. Di fronte al loro sacrificio una grande certezza ci raggiunge: ciò che accomuna mons. Romero ai martiri e a tutti i missionari è una scelta, un “Eccomi, manda me” rivolto al Padre del quale tutta la Chiesa si fa testimone.