Beata Vergine del Rosario (2)

Preghiera tradizionalmente semplice e popolare, ma profondamente teologica, il Rosario è da sempre preghiera della famiglia e per la famiglia. La famiglia che prega unita, resta unita.
Riprendere a recitare il Rosario in famiglia significa immettere nella vita quotidiana ben altre immagini, quelle del mistero che salva: l’immagine del Redentore, l’immagine della sua Madre Santissima: due immagini che non possono mancare nelle case dei cristiani.
Mi auguro, pertanto, che nelle famiglie si torni a pregare col Rosario per i figli e ancor più con i figli.
Le nuove generazioni, se verranno iniziate a questa preghiera con opportuni accorgimenti simbolici e pratici che ne favoriscano la comprensione e la valorizzazione, saranno capaci di sorprendere ancora una volta noi adulti, nel far propria questa preghiera e nel recitarla con l’entusiasmo tipico della loro età.

Beata Vergine del Rosario (1)

Giovedì 7 ottobre celebreremo la Memoria della B.V. Maria del Rosario. Questa festa dà l’opportunità, alle comunità cristiane, come ad ogni fedele, di valorizzare, nel mese di ottobre, questa preghiera mariana.
Il Rosario ci mette alla scuola di Gesù, il nostro unico Maestro: non solo per imparare le cose che Egli ha insegnato, ma per ‘imparare Lui’. Maestra impareggiabile di questo apprendimento è Maria: nessuno tra gli esseri umani conosce meglio di lei Gesù, nessuno come lei può introdurci a una conoscenza profonda del suo mistero, per capirne il messaggio, per conformarci a lui.
Conformarci sempre più pienamente al nostro Maestro è il principale impegno di noi cristiani.
Il Rosario, immettendoci nella vita di Cristo e facendoci come respirare i suoi sentimenti, ci aiuta a crescere nel cammino di assimilazione a Lui, sorretti dall’azione materna di Maria. Madre di Gesù e madre nostra, icona perfetta della maternità della Chiesa, Maria, attraverso il Rosario, ci accompagna in questo cammino con la stessa sollecitudine materna con cui seguì la crescita umana di Gesù.
Maria ci sostiene sempre con la sua intercessione e, come a Cana, si fa portavoce presso Gesù delle nostre necessità. Ciò appare in modo particolare nella recita del S. Rosario: ‘mentre è supplicata da noi, Maria si pone per noi davanti al Padre che l’ha colmata di grazia e al Figlio nato dal suo grembo, pregando con noi e per noi’. Scuola di preghiera, il Rosario è anche un percorso di annuncio e di approfondimento del mistero di Cristo e offre una significativa opportunità catechetica attraverso la ripresentazione orante e contemplativa dei suoi misteri.
Questa preghiera è stata utilizzata dai Domenicani in un momento difficile della Chiesa a causa della diffusione delle eresie. Oggi deve essere utilizzata da noi, come comunità parrocchiale, insieme prima delle sante Messe e in casa con i nostri familiari, in un momento nel quale vogliamo ripartire con la consapevolezza di dover crescere nella centralità di Cristo e della sua Parola a fondamento di tutto il nostro essere ed agire. Il Rosario, se riscoperto nel suo pieno significato, riaccende nel cuore dei cristiani l’impegno di annunciare il Vangelo contemplato nei misteri.

Nella Memoria della B.V. Maria del Rosario, alle ore 17.30 reciteremo il santo Rosario in maniera più solenne, con canti e con testi meditativi che ci aiuteranno a comprendere meglio ogni mistero proclamato.

Perché l’ottobre Mariano (1)

Per fare chiarezza, mi sembra opportuno richiamare quanto insegna San Giovanni Paolo II nella Rosarium Virginis Mariae, vedendo nel Rosario una “sintassi del Regno” : l’ enunciazione del mistero trinitario, cristologico e storico-salvifico a cui è stata associata per divina provvidenza Maria; l’ ascolto della Parola di Dio nella consapevolezza ch’ essa è data, donata per l’ oggi della Chiesa e del mondo e “per me”; il silenzio come nutrimento dell’ ascolto e della meditazione dell’ evento contemplato; la recita del Padre Nostro che, mentre innalza l’ orante verso il Padre di Cristo e il Padre di tutti nella comunione dello Spirito, anche quando tale recitazione è personale, o è compiuta in solitudine, è resa esperienza ecclesiale; la ripetizione delle dieci Ave Maria, che pone l’ orante “sull’ onda dell’ incanto di Dio: è giubilo, stupore, riconoscimento del più grande miracolo della storia”, recitazione che esprime la fede cristologica, fa ripetere il santo e salvifico nome del Redentore, declina l’ affidamento nella vita e nell’ ora della nostra morte, del discepolo di Gesù, alla materna intercessione di sua Madre; la dossologia trinitaria del Gloria è la meta della contemplazione credente, anticipazione della contemplazione escatologica che porta e pregustare come per gli Apostoli sul Tabor, la bellezza dello stare per sempre con Dio; la possibile recitazione della giaculatoria finale o la preferibile orazione a conclusione di ciascun mistero, avente lo scopo di ottenere i frutti specifici della meditazione del mistero enunciato; lo strumento  della Corona, che mentre risulta utile per conteggiare il succedersi delle salutazioni evangeliche, simboleggia plasticamente come la stessa Corona converga verso il Crocifisso, in quanto in  Cristo è incentrata ogni preghiera cristiana e, per usare la bella espressione del beato Bartolo Longo, essa può essere considerata come una “catena dolce che ci rannoda a Dio”, simbolo non ultimo del vincolo di comunione e di fraternità che lega tutti al Figlio di Dio e di Maria, vera e amabile mater viventium.
Forse saremo nella condizione non solo di “recuperare” il significato e il valore del Rosario, ma l’importanza della stessa preghiera e quindi sapere “insegnare” e fare “amare” il Rosario.

Perché l’ottobre Mariano (1)

La devozione del “mese di Ottobre” in onore della Beata Vergine Maria del Rosario è da attribuirsi al frate domenicano spagnolo p. Giuseppe Moran (+ 1884) che si fece zelante promotore presso i vescovi spagnoli di istituire nelle chiese cattedrali e nelle parrocchie tale devozione perché si affermasse il Rosario come “mezzo” di evangelizzazione per meditare gli episodi principali del Vangelo che richiamano le verità della nostra fede cristiana. Dopo la Spagna, tale devozione si diffuse anche in Francia e in Italia, tanto che Leone XIII la raccomandò nel 1883 alla Chiesa universale.
La volontà di estendere la celebrazione della preghiera del Rosario ad un mese intero nasce soprattutto dalla grande affermazione che la stessa ebbe dopo la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) ottenuta, secondo San Pio V, per l’ intercessione della Madonna invocata con il Rosario. Secondo la tradizione il Papa, diede l’ ordine di suonare le campane in segno di vittoria, prima ancora che l’esito della battaglia giungesse a Roma.

Ci sono cristiani che vedono nel Rosario una preghiera “per vecchi, ripetitiva e noiosa” e quindi da mettere da parte. E ci sono i “ferventi e veri devoti” che, rimproverano alla Chiesa di essere “poco devota” al Rosario e quindi per rilanciare il ruolo della Vergine Maria nella vita della Chiesa propongono nuove devozioni.
Bisogna conoscere e venerare la Madre di Dio, attraverso la Sacra Scrittura e le devozioni che ad essa, direttamente si richiamano. Così insegna anche il Vaticano II e il Magistero della Chiesa.

Beata Vergine Maria Addolorata

La Vergine Addolorata ha avuto sempre nella Chiesa una venerazione particolare; sempre infatti si è vista la Madre sotto la croce, associata alla passione del Figlio. Della memoria liturgica si trova traccia, già alla fine dell’XI secolo, negli scritti di sant’Anselmo e di molti monaci benedettini e cistercensi.
Si diffuse poi nei secoli XII e XIII ad opera degli stessi cistercensi e dei serviti, un ordine dedicato – come i sette fondatori avevano indicato istituendo la “Compagnia di Maria Addolorata” – alla devozione della Madonna. Nel 1667 i Serviti ottennero l’approvazione della celebrazione liturgica dei “Sette dolori della Vergine”, che corrispondono ad altrettanti episodi narrati nel vangelo: la profezia di Simeone, la fuga in Egitto, lo smarrimento di Gesù a 12 anni nel Tempio, la salita al Calvario, la crocifissione, la deposizione dalla croce, la sepoltura. Durante il pontificato di Pio VII, nel 1814, la festa venne accolta nel Calendario Romano alla terza domenica di settembre; Pio X, nel 1913, fissò la data definitiva al 15 settembre.
Celebrata dopo la festa dell’Esaltazione della Croce, questa memoria riceve così un ricentramento cristologico, passando dalla contemplazione dei sette dolori della Vergine, al dolore della Madre, che sul Calvario assume dimensioni universali generando alla vita tutti coloro che Gesù salva. Maria sta in piedi sotto la croce, sostenuta dalla speranza e dalla fede, per sostenere i credenti nelle loro prove e insegnare loro a stare presso le infinite croci dei nostri fratelli.

Santissimo nome di Maria

L’interpretazione del nome Maria

Maria è uno dei nomi più diffusi nel mondo ebraico e diverse sono le interpretazioni date al suo significato. Una delle prime si deve al fatto che Anna ringraziò molto dopo aver avuto la bambina, perciò l’avrebbe chiamata “dono ricevuto da Dio”. Comunissima, inoltre, l’interpretazione che fa discendere il nome Myriam da “mrr”, cioè “essere amaro”. Questo ben si collegherebbe alla tradizione di Maria, Madre del dolore. Tra le ipotesi più accreditate, Maria si fa risalire anche alle radici “or”, luce, più “yam”, mare, e quindi vorrebbe dire “illuminatrice” ma anche ”stella del mare”, con probabilità di equivoco tra “stella” e “stilla” e quindi anche “goccia del mare”. Come la stella, infatti, indica il sereno dopo la tempesta, così la Madonna, entrando nell’anima, allontana il peccato e fa tornare il Signore nel cuore dell’uomo. In Maria, poi, è raccolto “un mare di grazie” e tutte vivono in lei. Direttamente collegata a questa, è data un’altra interpretazione, di derivazione dall’ebraico con significato di “prima pioggia stagionale”, quindi Maria è colei che è “pioggia di grazie”, che manderà sulla Terra una “pioggia di missionari”. Ed ecco anche la radice “moreh” in base alla quale Maria significherebbe “signora e padrona”; ma anche “marom”, “altezza”, e infatti Cristo è il sole che sorge dall’alto. Qual è l’interpretazione corretta? Non ci è dato saperlo, ma il fatto che Maria è nome pronunciato da Dio, tanto basta per renderlo bello e ricco di significato.

La diffusione della festa

Nel 1513 per la prima volta, da Roma, Papa Giulio II concede alla diocesi di Cuenca, in Spagna, di festeggiare il Santo Nome di Maria, come erano già abituati a fare, il 12 settembre di ogni anno. Soppressa, viene poi ripristinata da Sisto V e nel 1622, estesa da Gregorio XV ad altre diocesi locali e quindi all’intera Spagna. Nel 1671 viene festeggiata anche nelle diocesi di Napoli e Milano. Nel 1683, poi, in onore della vittoria a Vienna dei polacchi sui turchi che minacciavano la cristianità, Papa Innocenzo XI, come segno di rendimento di grazie, estende la festa a tutta la Chiesa universale, fissandola però alla domenica compresa nell’Ottava della Natività. A riportala alla data tradizionale del 12 settembre sarà Pio X.

Ecco perché festeggiamo la regalità della Madre di Dio (3)

Nella celebrazione della Beata Vergine Maria Regina si contempla colei che, assisa accanto al re dei secoli, splende come regina e intercede come madre.
La figura della regina madre resta in moltissime culture popolari come prototipo di solennità, signorilità, cordialità, benevolenza. La liturgia rimarca siffatta icona di Maria quale madre e regina. La liturgia legge il collegamento di Maria serva con il Signore Iddio come partecipazione alla regalità di Cristo: regalità che è servizio, perché il Signore ha portato all’umanità la salvezza, alla quale la madre di lui ha collaborato.
Il servizio di Gesù, figlio di Maria, è costato il passaggio sulla croce, accanto alla quale fu presente e partecipe la madre. La regalità di Cristo fu pagata a caro prezzo; la regalità configura Maria anche come regina addolorata.

Ecco perché festeggiamo la regalità della Madre di Dio (2)

Dal punto di vista umano è difficile attribuire alla Vergine un ruolo di dominio e regalità, lei che si è proclamata serva del Signore. 
Per gli Atti degli apostoli Maria dopo l’Ascensione si trova in mezzo agli Undici raccolta con essi in preghiera; ma non è lei che impartisce ordini, bensì Pietro. 
E tuttavia proprio in quella circostanza ella costituisce l’anello di congiunzione che tiene uniti al Risorto quegli uomini non ancora irrobustiti dai doni dello Spirito Santo. 
Maria è Regina perché è madre di Cristo, il Re, e distribuisce regalmente e maternamente quanto ha ricevuto dal Re poiché lo stesso Cristo ha disposto che ogni grazia passi per le sue mani di Regina. Per questo la Chiesa invita i fedeli a invocarla non solo col dolce nome di madre, ma anche con quello ossequioso di regina.

Ecco perché festeggiamo la regalità della Madre di Dio (1)

Dovuta a papa Pio XII che la istituì con la lettera Enciclica Ad caeli Reginam nel 1954, la festa della Regalità di Maria Vergine nel calendario liturgico era inizialmente prevista il 31 maggio, a conclusione del mese mariano per eccellenza. Oggi, si celebra sette giorni dopo il 15 agosto e questa collocazione va letta come uno speciale prolungamento della celebrazione dell’Assunzione, con cui si contempla Colei che, assisa accanto al Re, splende come Regina. La data del 22 di agosto è dovuta a papa Paolo VI che, con l’attuazione delle norme generali per l’Anno Liturgico e il nuovo Calendario Romano, ha felicemente collocato la regalità di Maria a breve distanza dalla sua Assunzione in Cielo, facendola diventare una logica conseguenza del dogma promulgato da papa Pio XII nel 1950.

Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

La memoria della B. Vergine Maria del Monte Carmelo è una delle feste mariane che ha una diffusione veramente universale. Nel calendario romano è entrata nel 1726 come acquisizione di una festa già celebrata da secoli nell’Ordine carmelitano, legata alle sue stesse origini. Ufficialmente la commemorazione fu stabilita verso il 1380, in ricordo dell’approvazione della regola dell’ordine da parte di Onorio III, dettata per i carmelitani dal patriarca Alberto di Gerusalemme a un eremita calabrese e ai suoi compagni che avevano eretto, sui ruderi di una cappella anteriore, una chiesetta alla Vergine sul Monte Carmelo (XI sec.). Il giorno della festa – secondo una tradizione carmelitana tardiva – corrisponde a quello di un’apparizione della Vergine a san Simone Stock (1251), prima eremita e poi Superiore generale dell’Ordine, che nel sec. XIII dette un grande impulso all’Ordine promuovendone, insieme all’orientamento contemplativo, anche quello attivo.

Alle ore 21.00 sarà celebrata una santa Messa al “Lazzaretto”