Movimento e riposo

È vero che la strada è il nostro progetto per questo anno pastorale. Però l’equilibrio è saggezza. Diventa necessario saper equilibrare movimento e riposo.
Le proposte liturgiche, celebrative, catechistiche dobbiamo accoglierle dentro questa prospettiva.
Gesù ha inviato i suoi discepoli “sulla strada” ma li ha anche sollecitati a staccarsi dalla folla, dal loro lavoro e ritirarsi con Lui in un “luogo solitario”.
Insegna loro a fare quello che faceva lui: a equilibrare azione e contemplazione, a passare dal contatto con la gente al dialogo segreto e rigenerante con se stessi e con Dio.
Prospettiva di grande importanza e attualità. Le persone sono quotidianamente sulla strada, ma i ritmi della vita hanno preso una velocità che supera le nostre capacità di adattamento.
“Affrettati lentamente”, dicevano i latini. Oggi si è cancellato l’avverbio, lentamente, e si ubbidisce solo al verbo: affrettati, corri, sbrigati. Il correre è diventato spesso una frenesia e una malattia. Si dice: “Chi si ferma è perduto”, ma perduto è anche chi non si ferma mai.
Succede che invece di integrare le cose dentro di sé, sono le persone a consegnarsi alle cose.
Si diventa come ingranaggi di una macchina che non si ferma mai.
Ricordate la scena di Charlot alle prese con la catena di montaggio in Tempi moderni? La vita, allora, non è più un viaggio, ma un semplice trasferimento. Non si ha tempo di capire e di gioire di ciò che la vita offre giorno per giorno. È come viaggiare su un’autostrada con la sola preoccupazione di superare la distanza nel minor tempo possibile, senza nulla godere del paesaggio che si attraversa. Uno può trovarsi dall’altro capo dell’esistenza, senza neppure accorgersi di avere vissuto.
Questa esigenza di tempi di solitudine e di ascolto si pone in modo speciale per gli annunciatori del Vangelo e gli animatori della comunità parrocchiale che devono tenersi costantemente in contatto con la sorgente della vita e della Parola che devono trasmettere.
Ecco il mio personale invito a non sottovalutare o lasciar cadere in uno stile di indifferenza la proposta di un “Tempo di preghiera davanti a Gesù Eucaristia”.