Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

La memoria della B. Vergine Maria del Monte Carmelo è una delle feste mariane che ha una diffusione veramente universale. Nel calendario romano è entrata nel 1726 come acquisizione di una festa già celebrata da secoli nell’Ordine carmelitano, legata alle sue stesse origini. Ufficialmente la commemorazione fu stabilita verso il 1380, in ricordo dell’approvazione della regola dell’ordine da parte di Onorio III, dettata per i carmelitani dal patriarca Alberto di Gerusalemme a un eremita calabrese e ai suoi compagni che avevano eretto, sui ruderi di una cappella anteriore, una chiesetta alla Vergine sul Monte Carmelo (XI sec.). Il giorno della festa – secondo una tradizione carmelitana tardiva – corrisponde a quello di un’apparizione della Vergine a san Simone Stock (1251), prima eremita e poi Superiore generale dell’Ordine, che nel sec. XIII dette un grande impulso all’Ordine promuovendone, insieme all’orientamento contemplativo, anche quello attivo.

Alle ore 21.00 sarà celebrata una santa Messa al “Lazzaretto”

Maestro insegnaci a pregare

Si potrebbe dire che nella preghiera comandano tre pulsanti.
Impara a pregare chi è capace di maneggiare i tre pulsanti.
Il primo pulsante è l’umiltà, che vorrei descrivere così: far la verità in noi come primo atto della preghiera.
Mettersi davanti a Dio come si è, non come si vorrebbe essere: fare la verità, fare il punto della nostra
situazione con molta concretezza, con molta sincerità anche rude, profonda, senza mezze misure, toglierci le maschere, presentandoci a Dio come siamo… Non aver paura di perdere tempo in questa operazione di avviamento… non è avviamento è già vera preghiera, infatti è già amore.
Gli altri due pulsanti sono: aprirsi all’amore di Dio e amare.
Accorgersi dell’amore di Dio per te. Direi che è il pulsante decisivo: se è forte la convinzione che Dio ti ama personalmente, sinceramente, costantemente, fedelmente; se è forte la convinzione che Dio ti ama
anche se tu non rispondi (ma bada dev’essere una convinzione profonda, non un’idea peregrina che ti passa in testa); se tu sei proprio persuaso dell’amore di Dio per te, allora la preghiera parte sola senza sforzi.
Dio mi ama! Ecco il punto di fuoco della preghiera, ma deve essere un punto di fuoco che cambi in fuoco il tuo rapporto con lui. Le persone con la preghiera fiacca o malata non hanno ancora capito che Dio le ama…
Dovete lottare con tutte le forze per costruire in voi questa convinzione.
Non bastano pochi sforzi. Capire che Dio ci ama è come entrare nel profondo di Dio, nel cuore di Dio. Ogni pagina della scrittura è una scuola dell’amore di Dio, ma chi non impara a leggere nell’amore rimane analfabeta dell’amore. Chi non fa questo sforzo rimane solo un turista dell’amore.
Poi viene il terzo pulsante: amare! Come si ama nella preghiera? E’ difficile dirlo. Forse tutto sta in una cosa semplicissima, tutto sta nell’imparare a offrirci a Dio.
Il cammino della preghiera dovrebbe consistere in questi tre passaggi: Parlare  (preghiera vocale)
Ascoltare (preghiera di ascolto). Rispondere  (preghiera di amore).
“La preghiera è un bene sommo, è una comunione intima con Dio, deve venire dal cuore, deve fiorire
continuamente, giorno e notte. E’ luce dell’anima, vera conoscenza di Dio, mediatrice tra Dio e l’uomo;
è un desiderare Dio, è un amore ineffabile prodotto dalla grazia divina”.

(San Giovanni Crisostomo)

Campo-scuola: si riparte

Da lunedì 12 a venerdì 16 luglio, dopo un anno di stop forzato causa pandemia, ricomincia l’esperienza del Camposcuola che vede coinvolti direttamente ragazzi e ragazze delle comunità parrocchiali di Corno Giovine, Corno Vecchio, Santo Stefano e San Fiorano.
Grati a coloro che hanno pensato, organizzato e condotto la proposta con grande sacrificio, dedizione e passione. Pur dovendo affrontare difficoltà legate alla situazione presente e le adesioni non corrispondenti all’attesa, la macchina organizzativa è ripartita. Cosa buona.
Nella preghiera personale ciascuno accompagni e sostenga spiritualmente questa attività e tutti coloro che ad essa prenderanno parte.

Con cuore di Padre

Breve riflessione nell’anno di San Giuseppe

Il rito della Circoncisione era per ogni israelita il gesto fisico dell’alleanza. Proprio attraverso di esso si sanciva un’appartenenza più grande. Giuseppe e Maria fanno circoncidere Gesù che non solo entra così nella grande storia dell’alleanza con Israele, ma segna anche il gesto di espropriazione che dovrebbe essere tipico di ogni vero amore. Infatti, se da una parte l’amore è aver cura appassionatamente di qualcuno, allo stesso tempo dobbiamo sempre ricordarci di non essere mai i proprietari degli altri, specie dei nostri figli.
Ricordarsi che essi sono liberi perché appartengono innanzitutto a Dio ci aiuta a coltivare anche quella giusta distanza che rende possibile la vita dell’altro. Tutto questo è evidente nel gesto con cui i genitori insegnano ai figli a camminare. Se da una parte vigilano su di loro e li rialzano se cadono, allo stesso tempo cercano di diminuire quanto più possibile il loro aiuto, affinché il bambino prenda fiducia e cominci a camminare da solo. Se invece prendesse il sopravvento un amore eccessivamente protettivo, quel figlio non riuscirebbe mai a imparare a camminare da solo. Ecco allora che il gesto di espropriazione che viene compiuto da Giuseppe e da Maria nel giorno della circoncisione coincide con il coraggio di fare un passo indietro affinché Gesù faccia un passo in avanti. Ancora una volta Giuseppe ci insegna che la scelta della marginalità è in funzione dell’amore. Chi ama sa farsi da parte.

La famiglia: prima scuola

Nell’anno dedicato alla “Famiglia Amoris Laetitia”

Il compito educativo dei genitori è così fondamentale e primario che non può essere delegato del tutto ad altre istanze come la scuola. “Anche se i genitori hanno bisogno della scuola per assicurare un’istruzione di base ai propri figli, non possono mai delegare completamente la loro formazione morale”. I genitori, però, possono essere educatori attendibili soltanto se si mostrano degni di fiducia agli occhi dei loro figli. La responsabilità educativa passa attraverso il generare fiducia nei figli e l’ispirar loro un amorevole rispetto. La fiducia e il rispetto sono nutriti dal dialogo e consolidati dalla coerenza tra parola e vita. Attraverso un sano rapporto tra figli e genitori si costituiscono abitudini virtuose che diventano una seconda natura.
In contesti così, anche la sanzione e il rimprovero acquisiscono un valore positivo perché “un bambino corretto con amore si sente considerato, percepisce che è qualcuno, avverte che i suoi genitori riconoscono le sue potenzialità”. La famiglia si configura così come “la prima scuola dei valori umani, dove si impara il buon uso della libertà”. In essa si imparano a discernere i messaggi della società circostante.

La famiglia: prima Chiesa

In questo contesto ricco si inserisce l’educazione alla fede, compito reso più difficile ai nostri giorni, ed è proprio per questo che risulta ancora più indispensabile. La famiglia “deve continuare ad essere il luogo dove si insegna a cogliere le ragioni e la bellezza della fede, a pregare e a servire il prossimo”.
La fede va trasmessa con la gestualità e con una sensibilità narrativa e non solo con i concetti e i precetti.
Non si deve dimenticare, soprattutto, che la fede è dono di Dio. Bisogna parlare di Dio ai figli, ma bisogna altrettanto e soprattutto parlare dei figli a Dio. Le famiglie devono assumersi a pieno il loro ruolo, non come clienti, ma come credenti, come soggetto dell’azione pastorale dell’annuncio del Vangelo.

Prendersi cura

Non c’è nessuno che, in un modo o nell’altro, non sia stato colpito da questa ondata pandemica: ci siamo tutti scoperti più fragili e vulnerabili.
Oscilliamo tra fragilità e resilienza, tra pessimismo e speranza, tra solitudine e prossimità.
E prendiamo sempre più coscienza che ci vuole coraggio per non rimanere travolti da una crisi di queste dimensioni. Viviamo un tempo in cui osare prendersi cura non è più una fra le tante opzioni, ma è divenuta la scelta indispensabile.
È in questa ottica che si è svolta l’attività estiva della Parrocchia denominata Grest 2021.
Questa esperienza che ha coinvolto tante persone, è una storia di grande intenzionalità educativa, che nel corso del tempo si è distinta per l’originalità dei contenuti proposti e la mentalità progettuale fortemente voluta nei materiali progettati.
Siamo tutti consapevoli dell’importanza del contesto di Oratorio per la crescita e formazione dei ragazzi, soprattutto, in questo tempo di Pandemia, dell’urgenza e della necessità che le nuove generazioni ritrovino spazi di socialità, di gioco, di svago, di amicizia, di relazioni e di vita, grazie all’incontro fisico tra le persone: vere protagoniste di ogni attività.
La scelta di questa iniziativa ha voluto proprio significare tutto questo.
Più di un marchio di fabbrica o di un bollino di qualità, è stato un tratto distintivo di una comunità che continua la scelta di prendersi cura delle giovani generazioni!
Nel contesto attuale, già dall’estate scorsa, ci si è resi conto come sarà sempre più necessaria e urgente una collaborazione con le molteplici e diverse agenzie educative.
Ecco allora che l’opera educativa diventa azione comunitaria in cui ci si incontra, si collabora per compenetrarsi e sostenersi vicendevolmente: ambiti in cui costruire relazioni efficaci.
Impegnarsi nella costruzione del “Noi” organizzando luoghi caldi e strategie di prossimità in cui si possano sperimentare relazioni positive onde stimolare il potenziale delle persone a beneficio delle nuove generazioni.
In questa ottica diventerà sempre più importante pensare attività che richiedano l’ausilio di Agenzie educative per una presenza di adulti specializzati.

Trasformare la società attraverso i valori cristiani

Senza nulla togliere alla “missione propria del vescovo, primo catechista nella sua diocesi”, né alla “responsabilità peculiare dei genitori” riguardo alla formazione cristiana dei loro figli, dunque, il Papa esorta a valorizzare i laici che collaborano al servizio della catechesi, andando incontro “ai tanti che attendono di conoscere la bellezza, la bontà e la verità della fede cristiana”.
Spetta ai Pastori – sottolinea ancora Francesco – riconoscere “ministeri laicali capaci di contribuire alla trasformazione della società attraverso la penetrazione dei valori cristiani nel mondo sociale, politico ed economico”. 

Un ministero nuovo dalle origini antiche

Il nuovo ministero ha origine molto antiche che risalgono al Nuovo Testamento: in forma germinale, ne parlano ad esempio il Vangelo di Luca e le Lettere di San Paolo Apostolo ai Corinzi e ai Galati. Ma “l’intera storia dell’evangelizzazione in questi due millenni – scrive il Papa – mostra con grande evidenza quanto sia stata efficace la missione dei catechisti”, i quali hanno fatto sì che “la fede fosse un valido sostegno per l’esistenza personale di ogni essere umano”, giungendo “perfino a donare la loro vita” a questo scopo. A partire dal Concilio Vaticano II, poi, è cresciuta la consapevolezza del fatto che “il compito del catechista è della massima importanza”, nonché necessario allo “sviluppo della comunità cristiana”. Anche oggi, prosegue il Motu proprio, “tanti catechisti capaci e tenaci” svolgono “una missione insostituibile nella trasmissione e nell’approfondimento della fede”, mentre una “lunga schiera” di beati, santi e martiri catechisti “ha segnato la missione della Chiesa”, costituendo “una feconda sorgente per l’intera storia della spiritualità cristiana”. 

Il Papa istituisce il ministero del catechista

Pubblicato il 10 maggio il Motu proprio “Antiquum ministerium”
firmato il 10 maggio, memoria liturgica di San Giovanni d’Avila,
presbitero e dottore della Chiesa
con cui Francesco stabilisce il ministero laicale di catechista:
un’urgenza per l’evangelizzazione nel mondo contemporaneo.

“Fedeltà al passato e responsabilità per il presente” sono “le condizioni indispensabili perché la Chiesa possa svolgere la sua missione nel mondo”: lo scrive Papa Francesco nel Motu proprio “Antiquum ministerium” con cui istituisce il ministero laicale di catechista. Nel contesto dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo e di fronte a “l’imporsi di una cultura globalizzata”, infatti, “è necessario riconoscere la presenza di laici e laiche che, in forza del proprio battesimo, si sentono chiamati a collaborare nel servizio della catechesi”. Non solo: il Pontefice sottolinea l’importanza di “un incontro autentico con le giovani generazioni”, nonché “l’esigenza di metodologie e strumenti creativi che rendano l’annuncio del Vangelo coerente con la trasformazione missionaria della Chiesa”.

Grazie di cuore

È una parola tanto breve, tanto piccola ma sempre vera, profonda e piena di grandi significati.
È la più semplice e magica parola che illumina qualsiasi anima e sa valorizzare pienamente tutto quello che ogni persona compie.
Grazie è uno sguardo attento, apprezzando naturalmente quello che merita di esserlo.
È tutto questo perché nasce dal luogo più intimo di una persona: il suo cuore.
Grazie è tutto ciò che vogliamo dirci al termine delle tre intense settimane del Grest.
Grazie ad ogni volto, ad ogni persona che ha partecipato a questa attività.
Come spesso ci ricordiamo, ciascuno è una ricchezza per tutti: sia per le cose belle che doniamo, sia anche per le nostre fragilità e i nostri limiti. Grazie per tutto quello che si è e si dona.
Grazie perché una persona cresce e impara anche dagli sbagli propri e altrui.
Grazie a tutti coloro che hanno dedicato il loro tempo, la loro disponibilità.
La Parola di Dio ci ricorda che il “Signore ama chi dona con gioia”.
Ciascuno è stato un dono di gioia, un sorriso per tanti altri. Grazie