I monti di Dio: Sinai-Oreb

1 Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?

Salmo 121

In questo mese la nostra riflessione sarà a questo primo  Monte. Cosa scopriamo fermandoci su questo monte?

Dio ci incoraggia

Tante volte nella nostra vita di credenti realizziamo l’esperienza dello scoraggiamento. Nessuno di noi può dire che non ha fatto questa esperienza. Studiando la vita degli uomini di Dio, scopriamo che tutti hanno realizzato lo scoraggiamento. Ma Dio è sempre stato il risolutore delle nostre crisi. Un profondo scoraggiamento colpì la vita di Elia. Chiamato il profeta del fuoco, perché più volte Dio gli aveva risposto mandando il fuoco dal cielo, egli scoprì la realtà dello scoraggiamento che lo portò addirittura a desiderare la morte; ma sul monte Oreb il suo scoraggiamento terminò: “Egli si alzò, mangiò e bevve; e per la forza che quel cibo gli aveva dato, camminò quaranta giorni e quaranta notti fino a Oreb, il monte di Dio. Lassù entrò in una spelonca, e vi passò la notte. E gli fu rivolta la parola del Signore, in questi termini: “Che fai qui, Elia?” Egli rispose: “Io sono stato mosso da una grande gelosia per il Signore, per il Dio degli eserciti, perché i figli d’Israele hanno abbandonato il tuo patto, hanno demolito i tuoi altari, e hanno ucciso con la spada i tuoi profeti; sono rimasto io solo, e cercano di togliermi la vita”. Dio gli disse: “Va’ fuori e fermati sul monte, davanti al Signore”. E il Signore passò. Un vento forte, impetuoso, schiantava i monti e spezzava le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. E, dopo il vento, un terremoto; ma il Signore non era nel terremoto. E, dopo il terremoto, un fuoco; ma il Signore non era nel fuoco. E, dopo il fuoco, un suono dolce e sommesso. Quando Elia lo udì, si coprì la faccia con il mantello, andò fuori, e si fermò all’ingresso della spelonca; e una voce giunse fino a lui, e disse: “Che fai qui, Elia?” Egli rispose: “Io sono stato mosso da una grande gelosia per il Signore, per il Dio degli eserciti, perché i figli d’Israele hanno abbandonato il tuo patto, hanno demolito i tuoi altari, e hanno ucciso con la spada i tuoi profeti; sono rimasto io solo, e cercano di togliermi la vita” (1Re19:8-14).

Santa Cecilia: patrona della musica e del canto

La vitalità di una comunità si riconosce anche dal canto. Cantare richiede l’impegno totale della persona. In particolare nelle festività e nelle solennità, i canti spronano a esprimere la propria gioia per la festa in tonalità alte. Ci sono persone che credono di non saper cantare. Ma se sto in silenzio in una comunità che canta, interiormente mi autoescludo. E questo non fa bene alla mia anima.

Nelle celebrazioni si dovrebbe dare peso a una buona cultura del canto e a una buona musica sacra. In questo compito deve esserci senz’altro varietà… E bisogna prestare la massima attenzione affinché i canti siano convincenti sul piano del testo e commuovano i cuori su quello della melodia.

I canti della messa non devono essere solo qualcosa di puramente cerebrale, ma non toccavano i cuori delle persone.  È importante che i canti esprimano la fede e l’anelito. Cantando è bello anche entrare in contatto con la fede di coloro che ci hanno preceduto, con una generazione di padri e madri.

Ciò rafforza la fede e da la sensazione di partecipare, nel canto, della forza della fede degli antenati. Con il nostro canto, ci uniamo anche al canto di lode degli angeli e dei santi. Mentre noi cantiamo qui sulla terra da credenti, coloro che ci hanno preceduto nella morte cantano da contemplanti.

Per una decorosa messa c’è bisogno di tutto: di riti celebrati in maniera credibile, della sensibilità per la situazione concreta delle persone e di buona musica. La bellezza è un aspetto essenziale del sacro. La bellezza vuole essere contemplata, ma anche ascoltata. La liturgia è un’opera d’arte totale, in cui tutti i sensi vogliono essere toccati, in particolare anche l’udito, affinché, nell’ascoltare, diamo sempre più ascolto a Dio.

Gesù Cristo Re dell’universo

Gesù sarà il nostro re se sapremo accettare la sua autorità, ascoltare la sua Parola, praticare i suoi precetti. Fedeltà a Cristo Re dell’universo è ascoltare la sua voce, vivere le sue parole, attuare il suo progetto d’amore. La nostra sudditanza è scandita dalla gioiosa adesione al suo Vangelo, da una incondizionata fedeltà, da una convinta comunione con lui. Anche noi regneremo con Cristo se saremo capaci di assimilare Lui come colui che serve, che riconcilia e perdona e se saremo capaci di accogliere con gioia il dono stesso del Regno nel servizio ai fratelli.

L’appartenenza al Regno di Dio e il riconoscimento della sua sovranità su di noi e sull’Universo ci obbliga a lavorare per l’estensione di questo Regno, della sovranità di Dio e di Cristo poiché Egli sia conosciuto e riconosciuto come Re e Signore e l’umanità intera si costituisca come una sola famiglia che ha come Padre il Padre di Gesù Cristo e un solo corpo che ha come Capo Cristo Gesù nostro Dio e Signore e Re dell’universo.

Grati al Signore per averci fatto dono di un altro anno liturgico all’insegna dell’ascolto della sua Parola e nella partecipazione alla sua mensa eucaristica, rinnoviamo il nostro impegno di vita cristiana nella fedeltà totale alla fede e agli insegnamenti del Maestro, pronti a seguire il nostro Re con coerente entusiasmo, per testimoniare il suo Regno “eterno e universale: regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace”. (Prefazio)

Preghiera liturgica

Quando una comunità si raduna per meditare la Parola, per celebrare un Sacramento, sente l’esigenza di innalzare la propria preghiera collettiva, comunitaria, rivolgendosi al Padre nel nome del Figlio, come egli stesso ha chiesto nel vangelo. Lo fa il celebrante durante l’Eucaristia, prima dell’ascolto della Parola (colletta), sulle offerte e dopo la Comunione, concludendo ogni invocazione con le parole: “Te lo chiediamo per Cristo … e come sarebbe bello prestare attenzione a quello che chiede per nostro conto!

Lo fa la comunità, dopo le letture, pregando per la Chiesa, per il Papa e i Vescovi, per tutti gli uomini, per le situazioni particolari che si stanno vivendo o celebrando, per i defunti …

La qualità della celebrazione dipende dal clima che si viene a creare, dalla consapevolezza dell’Assemblea di quello che sta succedendo. Curare la Celebrazione dell’Eucaristia, delle veglie di preghiera, delle adorazioni, delle novene, diventa per noi e per chi si unisce la possibilità di sperimentare che Dio è presente in mezzo alla sua comunità che si raduna per pregarlo.

La recita comunitaria del rosario, prima della Celebrazione Eucaristica (modalità di preghiera che abbiamo migliorato strada facendo) è un ulteriore segnale ci quanto ci stia a cuore la preghiera comunitaria.

Giornata del Seminario

In questa domenica la Comunità del Seminario desidera farsi vicina ad ogni comunità parrocchiale per invitarci a vivere la Giornata del Seminario. Viviamo questa giornata pregando per tutti coloro che si stanno preparando a diventare Ministri Ordinati e per tutti coloro che il Signore sta chiamando a seguirlo per questa via, facendo appello alla generosità di giovani e meno giovani, affinché riescano a trovare la forza per rispondergli di sì.

In questa occasione vogliamo mettere in evidenza un altro elemento della dinamica vocazionale: il ruolo della comunità che prepara e cura le vocazioni ai diversi ministeri.

La cooperazione della comunità non può essere bypassata perché Dio chiama sempre in modo umano: per questo il processo vocazionale rimane connotato da tutta una serie di mediazioni umane indispensabili e insostituibili. Solo successivamente la persona, chiamata a ricevere il sacramento dell’ordine nel dono dello Spirito, verrà configurata in modo specifico a Cristo per svolgere il ministero ordinato. Pertanto, essendo la comunità cristiana parte attiva nel processo vocazionale, è legittimo domandarci: nel contesto socio-culturale-ecclesiale attuale, totalmente diverso da quello di alcuni anni fa, come la Comunità può svolgere questo compito, con quali attenzioni, mezzi, percorsi?

Oltre alla preghiera comunitaria, le offerte che raccoglieremo durante le celebrazioni eucaristiche, saranno consegnate al nostro Seminario

Gesù Cristo Re dell’universo

Si conclude, con la XXXIV domenica, l’anno liturgico. Domenica prossima sarà la prima di Avvento e cominceremo un nuovo cammino liturgico.

Un  anno si chiude perché un altro se ne riapra. L’anno liturgico ci ha aiutato a conoscere Gesù per essere suoi discepoli. Tutta la storia è segnata dall’evento Cristo. Tutta la liturgia ruota attorno ai misteri della incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù. E, a conclusione di tutto ciò che è stato proclamato, la Chiesa dichiara che Gesù il Signore è re dell’universo. La liturgia ci fa comprendere che il Signore, Re e Messia non è solo il punto a cui converge tutto l’Anno liturgico, ma Cristo Re è la meta del nostro pellegrinaggio terreno. Infatti la solennità odierna costituisce il coronamento delle feste della Chiesa, orientando e centrando l’attenzione del cristiano su Gesù redentore e Salvatore dell’uomo, che siede nella gloria alla destra del Padre, Re dei re e Signore dei signori. Ma la regalità di Cristo è una regalità di servizio e di dono, oblazione; il suo è un regno non di potere, ma di verità e non di ipocrisia, di bontà e di giustizia. Il Re Messia offre la sua vita per i suoi fino a versare tutto il sangue per la salvezza e la redenzione di tutti gli uomini. La sua origine è eterna, perché la sua origine è nella sovranità stessa di Dio, quel Dio che il Cristo è venuto a rivelare: un Dio d’amore, un Dio che salva. E’ questa la verità che Gesù, l’Uomo di Nazareth e il Cristo della fede è venuto a portare e a testimoniare; una verità che si incarna nella Sua persona; una verità che è tutt’uno con l’amore, che si rivelerà pienamente nel dono estremo di sé sulla Croce, per la redenzione di tutti gli uomini.

Preghiera personale, preghiera comunitaria

La preghiera personale, quotidiana, centrata sulla Parola di Dio, e la preghiera comunitaria, che sia l’Eucaristia Festiva o Feriale, la celebrazione dei Sacramenti, l’adorazione, le veglie, le Novene … sono le due rotaie su cui viaggia il treno della nostra fede. Una preghiera che resta solo personale diventa solitaria. Una preghiera che si riduce a essere solo comunitaria, che non sia seguita da alcun momento di riflessione personale lungo la settimana, rischia di essere una parentesi nella vita che non incide veramente sulle scelte quotidiane.

Una preghiera che si fa voce

Quando i cristiani sono diventati comunità sentono il bisogno di esprimere la propria fede con una preghiera comunitaria. Se non sci fosse questo desiderio, se non si reagisce positivamente di fronte ad un eventuale invito alla preghiera comunitaria, se ci fosse disinteresse, assenza, necessita una seria domanda sul vissuto della comunità. È altrettanto evidente che non basterebbe solo una presenza. Se si prega comunitariamente, è bene imparare a pregare tutti insieme, senza urlare, senza frettolosità o lungaggini, perché anche la preghiera diventi corale, fatta da un unico cuore, manifestando l’unità delle diverse persone che trovano, in Cristo, lo stesso ritmo per lodare Dio con un cuor solo e un’anima sola.

Quando celebriamo l’Eucaristia ci accorgiamo subito se chi prega pensa e crede alle parole che sta pronunciando!

La preghiera comunitaria, la preghiera liturgica

Con questi due ritmi complementari i cristiani si rivolgono al Padre, nella certezza che Gesù risorto accoglie le nostre richieste.

Se la preghiera personale è importante, lo è altrettanto quella comunitaria, soprattutto  l’Eucaristia. Gesù ci ha insegnato che il Padre ascolta senza indugio la preghiera dei figli, realizzando ciò che essi chiedono nel nome del suo Figlio.

Se viviamo nell’unità, se, come comunità, abbiamo sperimentato l’amore che viene dal Padre e  vogliamo che ogni uomo lo conosca, se ci siamo trovati coinvolti in un grande progetto e decidiamo  di collaborare, diventa spontaneo rivolgersi al Padre per chiedergli un aiuto nel nostro cammino. La preghiera, anche quella comunitaria, non cambia Dio, ma il nostro modo di vedere le cose. Lo stare insieme per pregare diventa uno strumento potente per crescere nella fede.

I monti di Dio: Sinai-Oreb

1 Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?

Salmo 121

In questo mese la nostra riflessione sarà a questo primo  Monte. Cosa scopriamo fermandoci su questo monte?

Dio provvede

Come credenti “nati di nuovo”, viviamo realizzando ogni giorno in noi il fuoco della presenza di Dio, sperimentando del continuo l’intervento di Dio, il Suo incoraggiamento e il Suo perdono camminando in santità, lasciando ogni giorno il vecchio uomo: “Siccome non vedeste nessuna figura il giorno che il Signore vi parlò in Oreb dal fuoco, badate bene a voi stessi”…

Ricordati del giorno che comparisti davanti al Signore, al tuo Dio, in Oreb, quando il Signore mi disse: “Radunami il popolo e io farò loro udire le mie parole, perché essi imparino a temermi tutto il tempo che vivranno sulla terra e le insegnino ai loro figli” (Deuteronomio 4,10.15)