Se viviamo dello Spirito, camminiamo secondo lo Spirito

Lo Spirito è uno solo e produce un solo ‘frutto’ e questo frutto è l’«amore», l’ascolto, l’ospitalità reciproca. Paolo dice che questo unico frutto, che è l’amore, si moltiplica in mille opere, in mille ricchezze: nei frutti dell’unica lingua. Paolo descrive in modo poetico e insuperabile la ricchezza e la molteplicità dell’unico amore: «gioia, pace, magnanimità», e cioè pazienza, «benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé». Sono tutte virtù silenziose, non particolarmente appariscenti, direi umili, quasi nascoste, ma proprio per questo ben visibili.
In questo stile di vita riconosciamo «il frutto» dello Spirito, l’opera di Dio nella Chiesa.

Degna dimora dello Spirito Santo

Sono tre i momenti nei quali, in modo tutto particolare, lo Spirito Santo scende con la sua potenza divina d’amore sulla Madonna e compie in Lei le sue meraviglie: l’Immacolata Concezione, l’Annunciazione e la Pentecoste.
Lo Spirito Santo agisce in Maria fin dal primo istante della sua concezione nel seno materno: la libertà dal peccato originale, la redime in modo sublime in vista dei meriti del mistero pasquale di Gesù e la colma della sovrabbondanza dei suoi doni. La Madonna diviene “degna dimora dello Spirito Santo” che regna in Lei nella maniera più perfetta e la rende “Immacolata”: non solo assenza di peccato, ma pienezza di grazia. «La Madonna è plasmata e formata come nuova creatura» dallo Spirito Santo. Quando l’Angelo Gabriele le appare la saluta senz’altro: «Ave, o Maria, piena di grazia». La Potenza dello Spirito Santo rende la Madonna capace di un abbandono totale alla parola di Dio ed Ella pronuncia il suo “Eccomi”, il suo “Fiat”. La Chiesa ha raccolto questo momento essenziale della nostra salvezza e nel simbolo della fede ci fa pregare: «Per opera dello Spirito Santo, [Gesù] si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo» (Credo). Nel giorno della Pentecoste troviamo Maria con gli Apostoli nel cenacolo, implorante con le sue
preghiere il dono dello Spirito Santo. Anche Maria riceve la sovrabbondanza dello Spirito Santo e diviene un miracolo di grazia e di amore: la sua santità tocca le soglie dell’infinito.

Sotto il segno dello Spirito Santo

Tutta la vita della Madonna, come la vita terrena di Gesù, è posta sotto il segno dello Spirito Santo.
È lo Spirito che infiamma il cuore di Maria e lo fa traboccare nel canto del Magnificat. È ancora lo Spirito Santo che spinge Maria a sollecitare amabilmente dal Figlio suo il primo miracolo alle nozze di Cana. Fu certamente lo Spirito Santo che sostenne Maria ai piedi della Croce e che dilatò il suo cuore per accogliere tutti noi come figli nella persona dell’apostolo Giovanni. Fu infine «lo Spirito Santo che, divampando con supremo ardore nell’animo di Maria pellegrina sulla terra, la rese bramosissima di riunirsi al Figlio glorioso e la dispose a conseguire degnamente, a coronamento dei suoi privilegi, quello dell’Assunzione in anima e corpo al cielo».

Sposa dello Spirito Santo

Il Concilio Vaticano II, nel capitolo VIII della Lumen Gentium afferma che la Madonna, in quanto scelta ad essere la madre di Dio e del Redentore, è la figlia prediletta del Padre e il tempio dello Spirito Santo.
Nell’opera della nostra salvezza, Maria è la collaboratrice della Trinità e, in particolare è il capolavoro dello Spirito Santo. Tutta la vita della Madonna infatti è permeata, pervasa e plasmata dallo Spirito Santo.
Maria è legata allo Spirito Santo da un vincolo così profondo e personale che qualche Padre della Chiesa e diversi santi, l’hanno chiamata “Sposa dello Spirito Santo”

Con cuore di Padre

Breve riflessione nell’anno di San Giuseppe

Non basta essere capaci di ascolto della realtà che c’è intorno a noi, c’è bisogno anche di saper ascoltare la realtà che è in ognuno di noi. E tutto questo è quanto di più complicato possa esserci, perché nella nostra interiorità abitano molte cose. Abitano pensieri, emozioni, traumi, ricordi di luce, insicurezze, tentazioni, ispirazioni, voci dello Spirito e voci del male. Come si fa a capire di chi è la voce che ci portiamo dentro? Anche in questo Giuseppe è un maestro. Ce lo suggeriscono i Vangeli quando ci parlano di lui come di un uomo capace di sognare e di ascoltare i sogni. Ora, tutti noi sogniamo, e sappiamo per certo che molte cose dei nostri sogni sono frutto del nostro inconscio. Come può Dio farsi spazio in una sfera così intima come quella dell’inconscio? E come faccio a sapere se è veramente Lui o una mia fantasia? La stessa cosa potremmo domandarcela rispetto ad alcune emozioni che proviamo: come facciamo a sapere che è Dio a ispirarci attraverso quel particolare sentire, oppure invece magari è il maligno o semplicemente la nostra
psiche? È proprio davanti a simili domande che ci rendiamo conto di avere bisogno di discernimento. Gesù nel Vangelo ci dà come indicazione un criterio che non dobbiamo mai perdere di vista: l’albero lo si riconosce dal frutto. Se ciò che ci accade interiormente aumenta la gioia, la luce, la libertà allora viene da Dio, diversamente o è frutto della nostra storia o è una tentazione del maligno, specie quando suscita paura, giudizio e chiusura. Giuseppe è l’uomo del discernimento.

L’oratorio riapre sabato 22 maggio

Sono lieto di annunciare che è stata decisa la riapertura dell’oratorio. Una decisione naturalmente supportata dal miglioramento della situazione pandemica e che deve sottostare a una serie di norme di prevenzione. Sarà necessario sottoporsi alla misurazione delle temperatura, indossare la mascherina, igienizzarsi le mani e mantenere le distanze. Fino al prossimo 31 maggio, sarà possibile utilizzare solo gli spazi esterni. La riapertura è diventata realtà anche grazie alla disponibilità di coloro che hanno deciso di impegnarsi a donare parte del proprio tempo per il servizio alla comunità. Per ora l’oratorio resterà aperto solo il sabato e la domenica dalle 15.30 alle 19.  Contiamo di poter presto rendere fruibile la struttura anche durante la settimana. 

Avvenga di me secondo la tua parola

Da notare che Maria non risponde: “va bene, d’accordo, lo faccio”; oppure “accetto”; o anche: “d’accordo, se proprio lo devo fare”. Non c’è nella sua risposta alcun accenno di doverismo. Il termine greco esprime un auspicio, qualcosa per cui non si vede l’ora che accada. Maria risponde con entusiasmo. La fede cerca il gusto dello straordinario.
Si dice che “un santo triste è un triste santo”, ed è vero: la fede cerca quella parte di noi che è aperta alla bellezza, che si basa sul gusto, su un piacere, su qualche cosa di luminoso, di bello; non è fondamentalmente basata sul dovere. Che tristezza e che contro testimonianza quella di quei cristiani che fanno le cose per dovere. Maria ha capito: “io sono la serva del Signore, voglio questa cosa qui!”. Nell’assenso della fede c’è l’aprirsi ad una bellezza, ad un gusto, ad una sorpresa, a qualcosa di splendido. Questa ragazza ha capito: è meraviglioso passare dalla parte di Dio, è meraviglioso lasciarsi guidare da lui, è splendido entrare nell’avventura di Dio, è splendido credere! Noi lo diciamo, lo vogliamo dire: “Avvenga la tua Parola. Che bello, Signore”.
Dobbiamo cercare quella parte profonda di noi che risponde con gioia a Dio. Non vuol dire che non ci sia fatica e sofferenza nel dire certi sì a Dio. Certamente ci sono spade dentro il nostro cuore. ma nel profondo di noi stessi deve esserci qualcosa che si illumina. Se tutto è oscurità e ribellione, prepariamoci al disastro. “Avvenga di me secondo la tua parola”: entriamo in questa avventura, entriamo in questa grandezza, entriamo in questa bellezza.
Non lasciamoci paralizzare dall’ovvietà, dalle comodità, dall’abitudinario.
È lo straordinario, è l’inaspettato, è la novità di Dio che ci apre alla bellezza.

Cosa significa salito al cielo?

Che significa dire che Gesù è salito al cielo? La risposta è nello stesso Vangelo: Fu assunto in cielo, cioè sedette alla destra di Dio. Gesù non entra in un «luogo», ma in una « dimensione » nuova, dove non hanno più senso le nostre espressioni « sopra », « sotto », « davanti », « dietro ». Andare in cielo, significa andare a Dio; essere in cielo, significa essere presso Dio. Il cielo non c’è, ma si forma nel momento stesso in cui la prima creatura giunge definitivamente a Dio; il cielo si forma, dunque, con la risurrezione e l’esaltazione di Cristo. Gesù non è asceso a un cielo già esistente, ma è andato a formare il cielo: “Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi porterò con me, perché siate anche voi dove sono io”. Il cielo è, dunque, il corpo del Cristo risorto con il quale andranno a ricongiungersi e a fare massa, per formare un solo Spirito con lui, tutti i salvati.
Il cielo è quel «tempio» misterioso di cui si parla nell’Apocalisse, che è l’Agnello stesso ucciso e in piedi, il tempio distrutto e ricostruito.

Ma l’Ascensione attesta anche che egli è con noi. Egli è andato al Padre ed egli tornerà (allo stesso modo che è salito, dice l’angelo agli apostoli); ma egli è ancora e già con noi (« ancora », rispetto alla prima venuta dell’Incarnazione, « già », rispetto alla seconda venuta, perché l’escatologia e già Iniziata con la risurrezione). Resta con noi, lo pregarono i due discepoli di Emmaus, ed egli è rimasto davvero: Io sono con voi tutti i giorni, lino alla fine del mondo. Certo, non è la presenza di prima; Cristo è morto nella carne, ma vive nello Spirito: la sua non è più, dunque, una presenza secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Questa nuova presenza è addirittura preferibile alla prima, tanto che Gesù può dire: E’ bene che io me ne vada, perché lo Spirito venga a voi. In questa nuova condizione, egli infatti può farsi presente a ogni uomo, in ogni punto della terra e della storia, non solo ai suoi contemporanei giudei; egli è il contemporaneo di ogni uomo e di ogni generazione; è nostro contemporaneo! La festa dell’Ascensione ci dà modo di riaccendere ogni anno di nuova luce la più grande certezza della nostra vita: Gesù è vivente ed è ancora con noi! E la nostra più grande speranza: Noi andremo a stare con lui presso il Padre! Chiunque ha questa speranza in lui – scrive l’apostolo san Giovanni – purifica se stesso Non solo purifica se stesso, ma chiunque ha questa speranza non resta a guardare verso il cielo, come fecero quel giorno gli apostoli; traduce piuttosto questa speranza in impegno e in testimonianza: “Allora essi partirono si legge a conclusione del Vangelo di Marco e predicarono dappertutto”.
Andiamo anche noi con umiltà, sapendo in che vasi portiamo questa speranza, ma andiamo con coraggio.

Celebrazione del sacramento della Cresima

Oggi, alle 17.30, sarà amministrata la Cresima alle classi prima e seconda media della nostra parrocchia. I ragazzi riceveranno il Sacramento dal Vescovo, Maurizio Malvestiti. Per ragioni di spazio e per ottemperare alle norme antiCovid la celebrazione si terrà nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano Lodigiano e sarà riservata esclusivamente e senza deroghe solo allo stretto nucleo familiare di ogni cresimando. Sarà però possibile seguire la Messa su YouTube al seguente link: https://www.youtube.com/channel/UCRhl2Jwga4PkOiD7ylChvtQ

La Cresima: un dono indispensabile

La Cresima o confermazione è il sacramento che sigilla e rafforza la nostra fede in Cristo Gesù. 
In quanto Comunità cristiana, siamo consapevoli di celebrare un avvenimento straordinario e il valore in esso presente: il dono lo Spirito Santo.
Sentiamo anche l’urgenza di pregare per le famiglie coinvolte in questo Sacramento perché ne apprezzino e ne colgano il significato di questo. Pregare affinché la Cresima sia veramente considerata il sacramento del dono dello Spirito, dato in pienezza, per illuminare e sostenere la scelta di un progetto di vita fondato sui valori vissuti da Cristo e non “un certificato” che è bene garantirsi.
Per fare un po’ più di chiarezza, prendiamo alcuni spunti da ciò che è scritto nella introduzione al rito
della Cresima: “Con il Sacramento della Confermazione i battezzati proseguono il cammino dell’iniziazione cristiana. In forza di questo sacramento, essi ricevono l’effusione dello Spirito Santo, dono che rende i fedeli in modo più perfetto conformi a Cristo e comunica loro la forza di rendere testimonianza per l’edificazione del suo corpo nella fede e nella carità. Essi ricevono inoltre il carattere o segno indelebile del Signore”.
La Cresima segna quindi l’inizio di un nuovo cammino, in cui Cristo deve essere sempre più presente come persona viva, capace di rispondere alle domande più profonde che salgono dalla vita concreta, capace di indicare l’unico e autentico criterio che aiuta a discernere ciò che è veramente bene o male per l’umano che è in noi e in ogni altra persona.
La Confermazione completa il Battesimo, perfeziona il cristiano. L’imposizione delle mani e l’unzione con il sacro crisma – l’olio santo di Cristo – sono i segni efficaci del dono dello Spirito Santo.
Prima di segnare la fronte dei ragazzi col sacro crisma, il Vescovo stenderà le mani su tutti i cresimandi. È il gesto che ci viene da Gesù mediante gli apostoli. Con questo gesto è il Signore che prende possesso di queste giovani vite, che le protegge con la sua mano; è lui che guida, che manda in missione, come se dicesse: Non aver paura, Io sono con te. E per ciascuno ragazzo che Lui pronuncerà le parole: “Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono”. Ogni ragazzo partecipa alla grazia di Gesù che a Nazaret diceva: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione. Lo Spirito è dato perché tutto l’essere cristiano sia illuminato e fortificato.
Sì, lo Spirito completa la somiglianza con Cristo: segna profondamente con la sua impronta (con il segno della croce) come il bambino porta la somiglianza dei suoi genitori e la croce è il segno di Cristo.
Esso (lo Spirito) diventa il maestro interiore che apporta costantemente la luce di Cristo per guidare verso la verità tutta intera”. Tutto questo non avviene passivamente, ma richieste la fede, la partecipazione sentita del cresimando. Per questo la nostra comunità cristiana pregherà per questi ragazzi perché, secondo la capacità data a loro dalla giovane età, possano accogliere questo dono e permettere che possa portare frutto abbondante nella loro vita.