Tu x Tutti (1)

Che bello vedere bambini e ragazzi esercitarsi nel prendersi cura e nel riconoscere che è nella cura di altre persone che sono nati e stanno crescendo.
Durante l’Oratorio estivo dal titolo «TuXTutti – e chi è mio prossimo?», la cura reciproca, data e ricevuta,
è la spinta che ci farà andare incontro agli altri – a tutti gli altri – con un invito costante a metterci in gioco in prima persona.
Capire il bisogno dell’altro, sapersi spendere per gli altri con responsabilità e gratuità, avere lo slancio a farsi vicini a tutti con rispetto e stima, provare il coraggio di chi rompe gli schemi per poter mettere in pratica il comandamento dell’amore sono le sfide costanti di giornate intense vissute in oratorio nelle tre settimane di giugno.
Un’estate in cui ciascuno si sentirà fiero di mettersi a disposizione degli altri, anzi di prendersene cura, con le proprie qualità, le proprie scelte e il proprio agire. Un’estate in cui ciascuno si sente interpellato in prima persona e si sente dire: «TuXTutti!».

Obolo di San Pietro

Cos’è l’Obolo?
È un’offerta che può essere di piccola entità, ma è di grande valore simbolico: manifesta il senso di appartenenza alla Chiesa e amore e fiducia per il Santo Padre. È un segno concreto di comunione con Lui, come successore di Pietro, e anche di attenzione alle necessità dei più bisognosi, di cui il Papa ha sempre cura.
Finalità dell’Obolo.
Sostenere la missione del Santo Padre che si estende al mondo intero dall’annuncio del Vangelo alla promozione dello sviluppo umano integrale, dell’educazione, della pace, della fratellanza tra i popoli; grazie anche alle tante attività di servizio svolte dai dicasteri, enti e organismi della Santa Sede che lo assistono ogni giorno.
Sostenere le numerose opere caritative in favore delle persone e famiglie in difficoltà, popolazioni colpite da calamità naturali, da guerre o che necessitano di assistenza umanitaria o sostegno allo sviluppo.
Come sostenere il Papa?
Nella “Giornata dell’Obolo di San Pietro” – detta anche “Giornata della Carità del Papa” – che si celebra quest’anno nella domenica del 25 giugno, siamo tutti invitati a pregare in modo particolare per il Papa e ad offrire il nostro contributo nella chiesa dove partecipiamo alla Messa.

Covid-19: ritorno alla normalità

Come è ormai noto, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, condividendo l’indicazione dell’apposito Comitato tecnico, ha annunciato lo scorso 5 maggio che il Covid-19 non costituisce più un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale.
La Conferenza Episcopale Italiana, con lettera dell’8 maggio successivo, ha segnalato che tutte le attività ecclesiali, liturgiche e pie devozioni possono tornare a essere vissute nelle modalità consuete precedenti all’emergenza sanitaria.
Tutto ciò premesso, atteso che nessuna porzione del territorio diocesano è al momento
caratterizzata da un particolare rischio epidemiologico, il nostro vescovo Maurizio, stabilisce quanto segue:
Tutti i fedeli siano richiamati al dovere della partecipazione alla Messa domenicale e festiva;
L’ingresso in un luogo sacro non sia impedito a chi non indossa la mascherina;
Non sono esclusi e quindi non è possibile escludere dalla Comunione Eucaristica i fedeli che non indossino la mascherina e/o vogliano ricevere la Comunione sulla lingua o in ginocchio;
Il ministro ordinato inviterà allo scambio della pace, attenendosi alle indicazioni del messale; i fedeli possono continuare a scambiarsi il gesto di pace senza alcun contatto fisico; tuttavia, chi lo desidera può esprimere il segno di pace con la consueta stretta di mano;
È consentito raccogliere le offerte durante la celebrazione, al momento dell’offertorio e
distribuire sussidi liturgici in formato cartaceo;
Siano riempite le acquasantiere.

60° Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (2)

Le vocazioni nella Chiesa, – la vita consacrata, il ministero ordinato, il matrimonio e il laicato vissuto a servizio del Vangelo – non demarcano territori esclusivi ma sottolineano aspetti complementari dell’unica vita cristiana che è la vita di Cristo donata per il mondo. Cristo, infatti, è forse diviso? «L’intima vocazione della Chiesa» e la sua opera a servizio del mondo non si realizza attraverso una distinzione di compiti ma ciascuna vocazione, occupandosi di un aspetto particolare della vita cristiana senza tralasciare l’insieme, ne richiama l’importanza e la bellezza alle altre vocazioni e porta un annuncio di salvezza ad ogni uomo, come in un meraviglioso poliedro.

La vita consacrata, che fa della professione dei consigli evangelici il nodo portante che dà forma alla vita, ne annuncia la ricchezza per la vita di ciascuno: castità, povertà e obbedienza, infatti, sono il modo di vivere di Cristo, riguardano ciascun battezzato e sono annuncio di vita piena per ogni uomo. L’amore sponsale che riguarda in maniera specifica la particolare vocazione matrimoniale annuncia alla vita dei celibi la gioiosa e drammatica concretezza dell’amore che dona la vita nel concreto della storia, orienta ad una fedeltà che è chiamata ad attraversare la buona e la cattiva sorte in tutti i giorni della vita e annuncia ai celibi l’esigenza di un amore concreto, che si realizza nei fatti più che nelle parole. Viceversa, la coppia riceve dal celibe l’annuncio riguardo la destinazione ultima della vita, la possibilità di affidare a Dio il frutto dei propri gesti e invita a mantenere ampio l’orizzonte dell’amore. La vita missionaria marca in maniera insistente la spinta intrinseca della Parola ad essere lasciata correre fino agli estremi confini della terra perché anche i confini più ristretti della propria casa, del proprio ambiente lavorativo, della propria quotidiana realtà possano essere riconosciuti come terreno nel quale disperdere il seme buono di Dio che attecchisce nel dialogo feriale, da persona a persona. C’è un inter-esse (qualcosa di importante, che mi preme, che conta: letteralmente ‘ciò che si trova nel mezzo’) reciproco tra le vocazioni, ancora tutto da riconoscere e da osservare attentamente per imparare ad ascoltarne il racconto, la narrazione di quel meraviglioso poliedro che la vita dello Spirito intende continuare a tessere lungo i tempi della storia e della Chiesa.

60° Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

Quando lo sguardo amorevole e creativo di Dio ci raggiunge in modo del tutto singolare in Gesù la nostra vita cambia.
E nella misura in cui lo accogliamo tutto diventa un dialogo vocazionale, tra noi e il Signore ma anche tra noi e gli altri. Un dialogo che, vissuto in profondità, ci fa diventare sempre più quelli che siamo: nella vocazione al sacerdozio ordinato, per essere strumento della grazia e della misericordia di Cristo; nella vocazione alla vita consacrata, per essere lode di Dio e profezia di una nuova umanità; nella vocazione al matrimonio, per essere dono reciproco e generatori ed educatori della vita.

La pastorale non può che essere sinodale, vale a dire capace di dar forma a un ‘camminare insieme’ che implica una valorizzazione dei carismi che lo Spirito dona secondo la vocazione e il ruolo di ciascuno dei membri della Chiesa attraverso un dinamismo di corresponsabilità.
In questo modo, imparando gli uni dagli altri, potremo riflettere meglio quel meraviglioso poliedro che dev’essere la Chiesa di Gesù Cristo.
Essa può attrarre proprio perché non è un’unità monolitica, ma una rete di svariati doni che lo Spirito riversa incessantemente in essa, rendendola sempre nuova nonostante le sue miserie.

Eucaristia, splendore del Risorto

La celebrazione eucaristica che «fa salire verso l’alto un rendimento di grazie» orienta oggi il nostro sguardo. La Pasqua del Signore fa risuonare in noi quello stupore da primi discepoli, attoniti davanti a ciò che li superava e ai quali verrà chiesto: «Uomini di Galilea perché guardate il Cielo?». Interpellati sul nostro guardare in alto, verso i cieli, siamo attratti da quel mistero a noi svelato nella Risurrezione e che, in situazioni di prova, è l’unico a sostenere la nostra speranza. Cristo è nei cieli per ricongiungersi al Padre suo e Padre nostro, portando con sé tutti noi. Gesù che aveva già consegnato se stesso nelle mani del traditore nell’ultima Cena, in realtà ribadiva già lì il senso del suo sedersi a mensa con noi. Privandosi della sua vita per il Padre e i discepoli, suoi commensali, ci ha lasciato la più grande eredità: «Fate questo in memoria di me». Ora siede alle nostre mense e ripropone a noi lo stesso memoriale attualizzandolo: solo nell’eucaristia celebrata possiamo unirci a lui nella sua Pasqua-passaggio dalla morte alla vita, ritrovando il dinamismo della nostra esistenza credente! È qui il fulcro della nostra fede, è qui il perno attorno al quale ruota il senso della nostra sequela. I quattro Vangeli, senza distinzione, ci mostrano che il banchetto al quale Dio ci invita è per tutti. È il povero delle beatitudini che attira il dono gratuito di Dio,
il povero di sé che nulla pretende e che, stupìto, si interroga, come i discepoli di Èmmaus, su quel viandante che si fa compagno nel cammino. È chi vede finalmente cadere le proprie perplessità «allo spezzare del pane». Lì, ogni povero in spirito, tra cui anche noi, comprende chi, sottratto alla vista, permane come vivente nei nostri cuori, certi di non essere mai abbandonati. Nell’Eucaristia permane il bagliore del Risorto!

Una delle conseguenze più drammatiche del post-Pandemia è il calo vistoso di presenze di cristiani alla Celebrazione Eucaristica. Dalla Pasqua che abbiamo celebrato auguriamoci che in un numero maggiore, anche nella nostra comunità parrocchiale, rinasca la consapevolezza dell’importanza della Messa e il proposito per una partecipazione più frequente. È auspicabile che molti si impegnino per far rinascere il desiderio e la bellezza di celebrare l’Eucaristia ogni domenica nella propria comunità cristiana.

Campo Scuola 2023 – (dalla 3 media alla 4 superiore)

Quest’anno il campo scuola dedicato ai ragazzi che hanno frequentato dalla classe 3 media fino alla classe 4 superiore sarà organizzato in questo modo:

Da domenica 23 luglio a domenica 30 luglio:

Il costo di partecipazione compreso di trasporto, alloggio con trattamento di pensione completa (comprese lenzuola ed esclusa biancheria da bagno) è di 400 € il primo figlio/a, per il secondo fratello/sorella  il costo è di 350 €

I posti disponibili sono 35, farà fede la data e l’ora di iscrizione registrate dal sistema; la caparra di 100 €, da versare in contanti presso le parrocchie entro il 15 Aprile, non verrà restituita in caso di rinuncia.

Per quanto riguarda il saldo si chiede di fare un versamento sull’IBAN : IT51Z0832432950000000036085,  che sarà attivo dal 20 Aprile, entro il 30 Giugno specificando nella CAUSALE  “NOME E COGNOME DEL BAMBINO – SALDO CAMPO SCUOLA”

L’invio del modulo è da ritenersi a tutti gli effetti un’iscrizione.

Clicca qui per iscriverti

Campo Scuola 2023 – (dalla 4 elementare alla 2 media)

Quest’anno il campo scuola dedicato ai ragazzi che hanno frequentato dalla classe 4 elementare fino alla classe 2 media sarà organizzato in questo modo:

Da domenica 16 luglio a domenica 23 luglio:

Il costo di partecipazione compreso di trasporto, alloggio con trattamento di pensione completa (comprese lenzuola ed esclusa biancheria da bagno) è di 400 € il primo figlio/a, per il secondo fratello/sorella  il costo è di 350 €

I posti disponibili sono 35, farà fede la data e l’ora di iscrizione registrate dal sistema; la caparra di 100 €, da versare in contanti presso le parrocchie entro il 15 Aprile, non verrà restituita in caso di rinuncia.

Per quanto riguarda il saldo si chiede di fare un versamento sull’IBAN : IT51Z0832432950000000036085,  che sarà attivo dal 20 Aprile, entro il 30 Giugno specificando nella CAUSALE  “NOME E COGNOME DEL BAMBINO – SALDO CAMPO SCUOLA”

L’invio del modulo è da ritenersi a tutti gli effetti un’iscrizione.

Clicca qui per iscriverti

8 Marzo: il senso di una festa

In occasione della “Festa della donna” ho trovato particolarmente bello, profondo e ricco di riflessioni il commento di una suora di clausura.
Non riguarda solo la dignità della donna in generale, bensì parla del fatto che tale dignità deve essere prima di tutto riconosciuta e rispettata dalla donna stessa. La donna deve assumersi in prima persona la responsabilità di far emergere e rispettare la propria dignità. La donna deve diventare sempre più protagonista e artefice della sua vita e del suo futuro creando una convivenza equilibrata e armoniosa, portatrice ed educatrice di valori profondi per sé e poi per la società in cui vive.

Così scrive la claustrale: «Che le donne facciano sentire la loro voce e richiamino l’attenzione su quanto di loro si pensa, si dice e soprattutto si propaganda, per manifestare il loro dissenso e le loro ragioni, lo ritengo legittimo, ma nello stesso tempo spererei vivamente che la donna stessa abbia giusta consapevolezza della dignità che vuole affermare e idee chiare sulla sua identità e capacità di progettazione della propria vita. Cosa che, francamente, non mi sembra essere sempre certa nel nostro contesto sociale.
Mi sembra infatti che essere donna, e donna emancipata, attualmente si identifichi il più delle volte con l’equiparazione di ruoli e poteri rispetto all’uomo. Tanto che non è raro sentire parlare di cifre sulla partecipazione femminile agli incarichi di rappresentanza o di alto livello a dimostrazione della sua posizione culturale ancora minoritaria. Ma il problema è a monte: se anche la donna giungesse ai vertici delle più brillanti carriere – cosa che cordialmente le auguro e talora, di fatto, già avviene – desidererei comunque che il suo modo di essere e di porsi fosse di timbro diverso, femminile appunto (il che non vuol dire inferiore, ma di altra qualità), arricchendo ogni ambito culturale, politico e sociale della sua specifica forma di umanità e sensibilità. Per il suo profondo rapporto con la vita, il suo intuito e la sua capacità di osservazione, per l’attenzione all’umano e le connaturali doti di generosità, la donna è infatti, a mio avviso, portatrice privilegiata di originalità, di innovazione e creatività, nonché di bellezza nel senso più filosofico ed estensivo del termine.
In tutta sincerità non trovo convincenti né interessanti le donne che imitano la figura maschile mostrando una sicurezza talora aggressiva che indurisce il loro tratto, oppure ostentando una spregiudicatezza di comportamenti e di toni che le omologa a un modello quanto mai dissonante dal loro fondamento antropologico. Perché, tra l’altro, una delle questioni connesse al valore, o disvalore della donna oggi, è quella dello smantellamento di quella compostezza, o meglio pudore (parola obsoleta nella nostra cultura, se non all’indice) che custodisca ma anche sveli in certo senso il mistero profondo della persona».

A tutte le donne che festeggeranno l’8 marzo l’augurio di sperimentare la bellezza e la grandezza del proprio essere donne e madri di nuove generazioni di uomini e donne, che in piena sintonia vivono nel rispetto e apprezzamento reciproco per la costruzione di una nuova umanità così come è stata pensata e voluta dal Creatore.

“Invitiamo le comunità a pregare per la pace”

Pubblichiamo una nota della Presidenza della Cei, a un anno dall’invasione russa dell’Ucraina.

Il grido accorato di Papa Francesco scuote le coscienze e chiede un impegno forte a favore della pace: è tempo di trovare spazi di dialogo per porre fine a una crisi internazionale aggravata dalla minaccia nucleare. Ad un anno dall’invasione russa di uno Stato indipendente, l’Ucraina, vogliamo tornare a ripetere il nostro “no” deciso a tutte le forme di violenza e di sopraffazione, il nostro “mai più” alla guerra. Per questo, invitiamo le comunità ecclesiali ad unirsi in preghiera per invocare il dono della pace nel mondo.
In Ucraina, così come in tanti (troppi) angoli della terra risuona infatti l’assordante rumore delle armi che soffoca gli aneliti di speranza e di sviluppo, causando sofferenza, morte e distruzione e negando alle popolazioni ogni possibilità di futuro. Sentiamo come attuale l’appello lanciato sessant’anni fa da san Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris: «Al criterio della pace che si regge sull’equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si può ricostruire nella vicendevole fiducia» (n. 39).
Se da una parte è urgente un’azione diplomatica capace di spezzare la sterile logica della contrapposizione, dall’altra tutti i credenti devono sentirsi coinvolti nella costruzione di un mondo pacificato, giusto e solidale. Il tempo di Quaresima ci ricorda il valore della preghiera, del digiuno e della carità, le uniche vere armi capaci di trasformare i cuori delle persone e di renderci “fratelli tutti”.
Aderendo all’iniziativa del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, invitiamo a celebrare venerdì 10 marzo una Santa Messa per le vittime della guerra in Ucraina e per la pace in questo Paese. Sarà un’occasione per rinnovare la nostra vicinanza alla popolazione e per affidare al Signore il nostro desiderio di pace. Chiedere la conversione del cuore, affinché si costruisca una rinnovata cultura di pace, sarà il modo in cui porteremo nel mondo quei germogli della Pasqua a cui ci prepariamo.