A Betlemme: casa del pane…

Giuseppe, con Maria sua sposa, salì «alla città di Davide chiamata Betlemme». Anche noi, durante il tempo di Avvento, siamo saliti a Betlemme per scoprirvi il mistero del Natale.
Betlemme: il nome significa casa del pane. In questa “casa” il Signore dà oggi appuntamento all’umanità. Egli sa che abbiamo bisogno di cibo per vivere. Ma sa anche che i nutrimenti del mondo non saziano il cuore. Nella Scrittura, il peccato originale dell’umanità è associato proprio col prendere cibo: «prese del frutto e ne mangiò», dice il libro della Genesi. Prese e mangiò.
L’uomo è diventato avido e vorace. Avere, riempirsi di cose pare a tanti il senso della vita.
Un’insaziabile ingordigia attraversa la storia umana, fino ai paradossi di oggi.
Betlemme è la svolta per cambiare il corso della storia. Lì Dio, nella casa del pane, nasce in una mangiatoia. Come a dirci: eccomi a voi, come vostro cibo. Non prende, offre da mangiare; non dà qualcosa, ma sé stesso. A Betlemme scopriamo che Dio non è qualcuno che prende la vita, ma Colui che dona la vita. All’uomo, abituato dalle origini a prendere e mangiare, Gesù comincia a dire: «Prendete, mangiate. Questo è il mio corpo». Il corpicino del Bambino di Betlemme lancia un nuovo modello di vita: non divorare e accaparrare, ma condividere e donare.
Dio si fa piccolo per essere nostro cibo. Nutrendoci di Lui, Pane di vita, possiamo rinascere nell’amore e spezzare la spirale dell’avidità e dell’ingordigia. Dalla “casa del pane”, Gesù riporta l’uomo a casa, perché diventi familiare del suo Dio e fratello del suo prossimo.
Davanti alla mangiatoia, capiamo che ad alimentare la vita non sono i beni, ma l’amore; non la voracità, ma la carità; non l’abbondanza da ostentare, ma la semplicità da custodire.

I pastori di Betlemme ci dicono…

I pastori di Betlemme ci dicono anche come andare incontro al Signore.
Essi vegliano nella notte: non dormono, ma fanno quello che Gesù più volte chiederà: vegliare. Restano vigili, attendono svegli nel buio; e Dio «li avvolse di luce» Vale anche per noi.
La nostra vita può essere un’attesa, che anche nelle notti dei problemi si affida al Signore e lo desidera; allora riceverà la sua luce. Oppure una pretesa, dove contano solo le proprie forze e i propri mezzi; ma in questo caso il cuore rimane chiuso alla luce di Dio.
Il Signore ama essere atteso e non lo si può attendere sul divano, dormendo. Infatti i pastori si muovono: «andarono senza indugio», dice il testo. Non stanno fermi come chi si sente arrivato e non ha bisogno di nulla, ma vanno, lasciano il gregge incustodito, rischiano per Dio.
E dopo aver visto Gesù, pur non essendo esperti nel parlare, vanno ad annunciarlo, tanto che «tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori».
Attendere svegli, andare, rischiare, raccontare la bellezza: sono gesti di amore.

«Andiamo dunque fino a Betlemme»: così dissero e fecero i pastori. Pure noi, Signore, vogliamo venire a Betlemme. La strada, anche oggi, è in salita: va superata la vetta dell’egoismo, non bisogna scivolare nei burroni della mondanità e del consumismo. Voglio arrivare a Betlemme, Signore, perché è lì che mi attendi. E accorgermi che Tu, deposto in una mangiatoia, sei il pane della mia vita.
Ho bisogno della fragranza tenera del tuo amore per essere, a mia volta, pane spezzato per il mondo.
Prendimi sulle tue spalle, buon Pastore: da Te amato, potrò anch’io amare e prendere per mano i fratelli. Allora sarà Natale, quando potrò dirti: “Signore, tu sai tutto, tu sai che io ti amo”.

Torniamo al gusto del pane…

Nel cammino di Avvento ci siamo incamminati insieme come comunità parrocchiale verso Betlemme. Ora, a Natale, siamo giunti a Betlemme la casa del Pane e della Carne.
Da queta casa vorrei dirvi: ritorniamo a Gesù, ritorniamo all’Eucaristia.
Torniamo al gusto del pane, perché mentre siamo affamati di amore e di speranza, o siamo spezzati dai travagli e dalle sofferenze della vita, Gesù si fa cibo che ci sfama e ci guarisce. Torniamo al gusto del pane, perché mentre nel mondo continuano a consumarsi ingiustizie e discriminazioni, Gesù ci dona il Pane della condivisione e ci manda ogni giorno come apostoli di fraternità, apostoli di giustizia, apostoli di pace.
Torniamo al gusto del pane per essere Comunità eucaristica, che mette Gesù al centro e si fa pane di tenerezza, pane di misericordia per tutti.
Torniamo al gusto del pane per ricordare che, mentre questa nostra esistenza terrena va consumandosi, l’Eucaristia ci anticipa la promessa della risurrezione e ci guida verso la vita nuova che vince la morte.
E quando la speranza si spegne e sentiamo in noi la solitudine del cuore, la stanchezza interiore, il tormento del peccato, la paura di non farcela, torniamo ancora al gusto del pane. Tutti siamo peccatori: ognuno di noi porta i propri peccati.
Ma, peccatori, torniamo al gusto dell’Eucaristia, al gusto del pane.
Torniamo a Gesù, adoriamo Gesù, accogliamo Gesù.
Perché Lui è l’unico che vince la morte e sempre rinnova la nostra vita!

Novena in preparazione al Natale

L’attesa del Natale del Signore si fa sempre più intensa e il nostro sguardo è orientato a Betlemme, a quella casa che odora della fragranza del pane.
Betlemme ci ricorda che Gesù è il Pane disceso dal cielo come dono del Padre perché gli uomini e le donne abbiano la Vita in abbondanza e la condividano nella fraternità.
La novena, insieme a tutta la liturgia di questi giorni, vuole scaldare i nostri cuori con il fuoco dello Spirito Santo aprendoli al dono: Cristo, sole che sorge, porterà ancora amore e speranza a quanti lo accoglieranno.

Da lunedì 19 a venerdì 23 dicembre alle ore 18.00 in Chiesa

Le parole dell’attesa: RICONOSCERE

Il brano di Vangelo che ascolteremo domenica prossima alla Messa ci proietta direttamente nel Natale e ci fa riflettere sulla collaborazione di Giuseppe. Egli era giusto e per obbedire alla legge avrebbe dovuto allontanare la sua sposa che si trovava incinta prima che andassero a vivere insieme.
Dio non vuole fare a meno di Giuseppe e attraverso l’angelo gli chiede di riconoscere il Signore anche se, dai tetti in giù, riconoscerlo è veramente un’impresa. La fede lo aiuta a riconoscere in quel bambino umanamente illegittimo, l’Emmanuele.

Dal vangelo di Matteo

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Accogliamo nel cuore il Signore (4)

In questo tempo impegniamoci dunque a coltivare nel nostro cuore sentimenti di desiderio e di speranza, nella consapevolezza che la nostra vita è tutta protesa verso qualcosa di grande, di bello, di buono, verso ciò che ci renderà più felici di quanto possiamo esserlo adesso. Sappiamo però anche che fin d’ora ci troviamo nella condizione beata, propria di coloro che vivono alla presenza del Signore; siamo protesi verso il termine ultimo della storia, ma nello stesso tempo intensamente impegnati a vivere ciò che è avvenuto e a viverlo ora. Gesù è con noi e Gesù è atteso nella gloria, ma noi viviamo già della sua vita e siamo chiamati a vivere in pienezza la sua vita nella gloria.

Accogliamo nel cuore il Signore (3)

Questo ultimo periodo di Avvento è un’occasione meravigliosa per renderci conto di quanto sia importante nella nostra vita fermarci e fare silenzio per accogliere dal più profondo del cuore il significato della nascita di Gesù. Non lasciamoci portare via la “grande gioia” annunciata dagli angeli nella Notte Santa, quella gioia che scaturisce dall’accogliere il Salvatore, che è Cristo Signore.
Continuiamo a preparare il Natale vivendo l’Avvento nell’attesa vigilante, continuando a crescere nella preghiera, nell’ascolto della Parola di Dio, nelle celebrazioni liturgiche, chiedendo perdono e aiuto al Signore per le nostre fragilità, compiendo gesti di carità, guardando il bene che c’è in ogni persona piuttosto che evidenziare il male, bene-dire, per costruire un mondo e una società nuova dove regni l’amore e il rispetto per tutti e non l’odio e la prepotenza.
Dobbiamo essere pronti a ricevere Colui che ci ha dato la vita, a riceverLo nel nostro cuore.

Accogliamo nel cuore il Signore (2)

Il nostro cammino di Avvento inizia a intravedere il mistero del Natale. È ora di svegliarsi, di rientrare in noi stessi, di vigilare, di alzare lo sguardo verso il Signore, di avere la mente e il cuore aperti all’orizzonte di Dio. È questa la conversione che ci ha chiesto e ci chiede il Signore in questo cammino spirituale, in questo tempo di attesa e di speranza che precede il Natale, la venuta di Gesù nel tempo e nella storia per salvare l’uomo. L’incontro con il Bambino avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia ci renderà più umani e illuminerà la nostra vita. Dio, l’infinitamente grande, l’onnipotente che si rende piccolo e fragile assumendo il corpo di un neonato, che ha bisogno di tutto e dipende da tutti, ci insegnerà che cosa significa l’amore vero, quello che si dona senza riserve, fino ad offrire la vita sulla croce. La scelta di Dio di abitare nella fragilità ci farà capire che cosa significa prendersi cura della fragilità dell’altro: diventando fasce di amore che abbraccia e accoglie.
L’immersione nel mistero del Natale, nella logica di Dio, farà uscire l’uomo dai suoi egoismi, dal ripiegarsi su se stesso, dall’odio, dalla violenza, dalla ricerca dell’apparenza, del potere.

Accogliamo nel cuore il Signore (1)

Dobbiamo continuare ad accogliere questo tempo di grazia che è l’Avvento non guardando a noi stessi, ma a Lui, non preoccupandoci di noi stessi, ma di entrare nella presenza del Signore che si dona. Cerchiamo di vivere ogni giorno nell’atteggiamento di chi attende vigilando nella preghiera, come sentinelle notturne che attendono il sorgere dell’aurora e del vero sole: Cristo. In questo tempo di attesa è indispensabile in modo particolare il silenzio, per essere simili alle sentinelle che tendono l’orecchio per ascoltare il rumore dei passi quando chi è atteso è ancora lontano, ma si avvicina. Occorre quindi vegliare pregando, meditando e scrutando nella notte quasi per affrettare il mattino, attendendo la manifestazione dell’amore di Dio nel Cristo che viene per farci conoscere il Padre e renderci figli e partecipi della vita divina…

Pensiamo…

La prima lettura della Messa della domenica che precede il Natale è un bellissimo brano del profeta Isaia nel quale, tra l’altro, si legge: “Il Signore stesso vi darà un segno.
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele: Dio con noi”.
Dio stesso ci manda un segno. La nostra vita è piena di segni, il Signore trova mille modi per farsi sentire presente, vicino, ma troppo spesso siamo incapaci di riconoscerlo. La superficialità è la più grande nemica di questa possibilità di riconoscere il Signore. Invece la capacità di attenzione e di interiorità ci permetterà, come è successo a Giuseppe, di riconoscere il Signore. Inoltre il nostro impegno nel mettere in pratica il Vangelo farà sì che chi ci vive accanto riconosca anche in noi, proprio in noi, l’Emmanuele!