Adorare in Spirito e Verità
Il palazzo del Laterano, proprietà della famiglia imperiale, diventò nel IV secolo abitazione privata del papa; la basilica adiacente, dedicata a Gesù Salvatore, fu la prima cattedrale del mondo; dedicata poi anche ai due santi Giovanni, il Battista e l’Evangelista, per molto tempo fu considerata la chiesa-madre di Roma e ospitò anche i lavori di cinque grandi concili ecumenici. Questa festa la troviamo inserita nel calendario universale a parti-re dal 1565; all’inizio fu una festa della sola città di Roma, poi la celebrazione fu estesa alle chiese di rito romano per onorare la «chiesa-madre di tutte le chiese» e come segno di amore e di unione con la cattedra di Pietro. Unendosi alla Chiesa romana, le Chiese di tutto il mondo oggi le riconoscono la «presidenza della carità», di cui parlava sant’Ignazio di Antiochia. Lo stesso avviene per la festa della dedicazione della chiesa cattedrale di ogni diocesi, alla quale sono «legate» tutte le parrocchie che ne dipendono.
Ogni chiesa è dedicata a Dio, e intende esaltarlo; la sigla DOM (Deo Optimo Maximo, A Dio, il più buono, il più grande) campeggia sui frontoni degli edifici sacri. Quella di oggi è una festa del Figlio di Dio che si è fatto uomo, ha messo la sua tenda tra noi; Gesù risorto è presente nella sua Chiesa: ne è il capo. Le chiese di pietra sono un segno di questa presenza di Gesù: è lui che vi parla, dà se stesso in cibo, presiede la comunità raccolta in preghiera. Nella festa della dedicazione della Basilica Lateranense, ogni comunità locale di rito latino, oltre a esprimere la propria comunione con la Sede di Pietro, ricorda e celebra anche la dedicazione della propria chiesa locale, piccola o grande che sia. Gesù insegna che il tempio di Dio è, primariamente, il cuore dell’uomo che ha accolto la sua Parola. Parlando di sé e del Padre dice: «Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23), e san Paolo scrive ai cristiani di Corinto: «Non sapete che voi siete tempio di Dio?» (1 Cor 3,16). A che titolo, allora, noi cristiani diamo tanta importanza alla chiesa, se ognuno di noi può adorare il Padre «in spirito e verità» nel proprio cuore? Perché questo obbligo di recarci in chiesa ogni domenica? La ri-sposta è che Gesù Cristo non ci salva separatamente gli uni dagli altri; egli è venuto a formarsi un popolo, una comunità di persone, in comunione con lui e tra di loro.
Di questa realtà universale e invisibile, l’edificio sacro è segno visibile. Esso è il luogo privilegiato del nostro incontro con Dio perché è il luogo dove si realizza e si rende visibile la comunità cristiana. Il nome ecclesia (che significa «convoco») gli viene proprio da questo fatto: dall’essere il luogo dove si riuniscono «i chiamati» da Dio in Gesù Cristo. La chiesa è il luogo privilegiato dell’incontro con Dio, soprattutto perché è il luogo dove risuona la paro-la di Cristo e dove si celebra il suo memoriale che è l’eucaristia. L’edificio ecclesiale è il luogo privilegiato in cui poter fare anche oggi l’esperienza del sacro. Quante persone hanno incontrato Dio semplicemente entrando un giorno in una chiesa! Una di queste è il poeta Paul Claudel che ritrovò la fede, entrando una sera, mentre si celebravano i vespri, nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi: «Tutta la fede della Chiesa», disse egli più tardi, «entrò in quel momento dentro di me». Per questo è necessario preservare, o restituire, alle nostre chiese il clima di silenzio, di rispetto e di compostezza che si ad-dice loro. Quello che Gesù diceva del tempio di Gerusalemme vale ancor più per i templi cristiani: «La mia casa è casa di preghiera». Bisogna stare attenti a non «profanare» la chiesa. Ogni parola inutile, detta ad alta voce come se si fosse sulla pubblica piazza, specie durante le funzioni, è un’offesa alla santità del luogo, e diminuisce la capacità che esso ha di favorire l’incontro con Dio. Un profondo silenzio al momento della consacrazione parla, a volte, più eloquentemente che non tutte le parole. C’è un bel salmo, scritto per celebrare la gioia di ritrovarsi nella casa del Signore, ospiti nel tempio santo di Dio: «Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi. Un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove» (Sal 84,2).