Torniamo al gusto del pane…

Nel cammino di Avvento ci siamo incamminati insieme come comunità parrocchiale verso Betlemme. Ora, a Natale, siamo giunti a Betlemme la casa del Pane e della Carne.
Da queta casa vorrei dirvi: ritorniamo a Gesù, ritorniamo all’Eucaristia.
Torniamo al gusto del pane, perché mentre siamo affamati di amore e di speranza, o siamo spezzati dai travagli e dalle sofferenze della vita, Gesù si fa cibo che ci sfama e ci guarisce. Torniamo al gusto del pane, perché mentre nel mondo continuano a consumarsi ingiustizie e discriminazioni, Gesù ci dona il Pane della condivisione e ci manda ogni giorno come apostoli di fraternità, apostoli di giustizia, apostoli di pace.
Torniamo al gusto del pane per essere Comunità eucaristica, che mette Gesù al centro e si fa pane di tenerezza, pane di misericordia per tutti.
Torniamo al gusto del pane per ricordare che, mentre questa nostra esistenza terrena va consumandosi, l’Eucaristia ci anticipa la promessa della risurrezione e ci guida verso la vita nuova che vince la morte.
E quando la speranza si spegne e sentiamo in noi la solitudine del cuore, la stanchezza interiore, il tormento del peccato, la paura di non farcela, torniamo ancora al gusto del pane. Tutti siamo peccatori: ognuno di noi porta i propri peccati.
Ma, peccatori, torniamo al gusto dell’Eucaristia, al gusto del pane.
Torniamo a Gesù, adoriamo Gesù, accogliamo Gesù.
Perché Lui è l’unico che vince la morte e sempre rinnova la nostra vita!

Novena in preparazione al Natale

L’attesa del Natale del Signore si fa sempre più intensa e il nostro sguardo è orientato a Betlemme, a quella casa che odora della fragranza del pane.
Betlemme ci ricorda che Gesù è il Pane disceso dal cielo come dono del Padre perché gli uomini e le donne abbiano la Vita in abbondanza e la condividano nella fraternità.
La novena, insieme a tutta la liturgia di questi giorni, vuole scaldare i nostri cuori con il fuoco dello Spirito Santo aprendoli al dono: Cristo, sole che sorge, porterà ancora amore e speranza a quanti lo accoglieranno.

Da lunedì 19 a venerdì 23 dicembre alle ore 18.00 in Chiesa

Le parole dell’attesa: RICONOSCERE

Il brano di Vangelo che ascolteremo domenica prossima alla Messa ci proietta direttamente nel Natale e ci fa riflettere sulla collaborazione di Giuseppe. Egli era giusto e per obbedire alla legge avrebbe dovuto allontanare la sua sposa che si trovava incinta prima che andassero a vivere insieme.
Dio non vuole fare a meno di Giuseppe e attraverso l’angelo gli chiede di riconoscere il Signore anche se, dai tetti in giù, riconoscerlo è veramente un’impresa. La fede lo aiuta a riconoscere in quel bambino umanamente illegittimo, l’Emmanuele.

Dal vangelo di Matteo

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Accogliamo nel cuore il Signore (4)

In questo tempo impegniamoci dunque a coltivare nel nostro cuore sentimenti di desiderio e di speranza, nella consapevolezza che la nostra vita è tutta protesa verso qualcosa di grande, di bello, di buono, verso ciò che ci renderà più felici di quanto possiamo esserlo adesso. Sappiamo però anche che fin d’ora ci troviamo nella condizione beata, propria di coloro che vivono alla presenza del Signore; siamo protesi verso il termine ultimo della storia, ma nello stesso tempo intensamente impegnati a vivere ciò che è avvenuto e a viverlo ora. Gesù è con noi e Gesù è atteso nella gloria, ma noi viviamo già della sua vita e siamo chiamati a vivere in pienezza la sua vita nella gloria.

Accogliamo nel cuore il Signore (3)

Questo ultimo periodo di Avvento è un’occasione meravigliosa per renderci conto di quanto sia importante nella nostra vita fermarci e fare silenzio per accogliere dal più profondo del cuore il significato della nascita di Gesù. Non lasciamoci portare via la “grande gioia” annunciata dagli angeli nella Notte Santa, quella gioia che scaturisce dall’accogliere il Salvatore, che è Cristo Signore.
Continuiamo a preparare il Natale vivendo l’Avvento nell’attesa vigilante, continuando a crescere nella preghiera, nell’ascolto della Parola di Dio, nelle celebrazioni liturgiche, chiedendo perdono e aiuto al Signore per le nostre fragilità, compiendo gesti di carità, guardando il bene che c’è in ogni persona piuttosto che evidenziare il male, bene-dire, per costruire un mondo e una società nuova dove regni l’amore e il rispetto per tutti e non l’odio e la prepotenza.
Dobbiamo essere pronti a ricevere Colui che ci ha dato la vita, a riceverLo nel nostro cuore.

Accogliamo nel cuore il Signore (2)

Il nostro cammino di Avvento inizia a intravedere il mistero del Natale. È ora di svegliarsi, di rientrare in noi stessi, di vigilare, di alzare lo sguardo verso il Signore, di avere la mente e il cuore aperti all’orizzonte di Dio. È questa la conversione che ci ha chiesto e ci chiede il Signore in questo cammino spirituale, in questo tempo di attesa e di speranza che precede il Natale, la venuta di Gesù nel tempo e nella storia per salvare l’uomo. L’incontro con il Bambino avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia ci renderà più umani e illuminerà la nostra vita. Dio, l’infinitamente grande, l’onnipotente che si rende piccolo e fragile assumendo il corpo di un neonato, che ha bisogno di tutto e dipende da tutti, ci insegnerà che cosa significa l’amore vero, quello che si dona senza riserve, fino ad offrire la vita sulla croce. La scelta di Dio di abitare nella fragilità ci farà capire che cosa significa prendersi cura della fragilità dell’altro: diventando fasce di amore che abbraccia e accoglie.
L’immersione nel mistero del Natale, nella logica di Dio, farà uscire l’uomo dai suoi egoismi, dal ripiegarsi su se stesso, dall’odio, dalla violenza, dalla ricerca dell’apparenza, del potere.

Accogliamo nel cuore il Signore (1)

Dobbiamo continuare ad accogliere questo tempo di grazia che è l’Avvento non guardando a noi stessi, ma a Lui, non preoccupandoci di noi stessi, ma di entrare nella presenza del Signore che si dona. Cerchiamo di vivere ogni giorno nell’atteggiamento di chi attende vigilando nella preghiera, come sentinelle notturne che attendono il sorgere dell’aurora e del vero sole: Cristo. In questo tempo di attesa è indispensabile in modo particolare il silenzio, per essere simili alle sentinelle che tendono l’orecchio per ascoltare il rumore dei passi quando chi è atteso è ancora lontano, ma si avvicina. Occorre quindi vegliare pregando, meditando e scrutando nella notte quasi per affrettare il mattino, attendendo la manifestazione dell’amore di Dio nel Cristo che viene per farci conoscere il Padre e renderci figli e partecipi della vita divina…

Pensiamo…

La prima lettura della Messa della domenica che precede il Natale è un bellissimo brano del profeta Isaia nel quale, tra l’altro, si legge: “Il Signore stesso vi darà un segno.
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele: Dio con noi”.
Dio stesso ci manda un segno. La nostra vita è piena di segni, il Signore trova mille modi per farsi sentire presente, vicino, ma troppo spesso siamo incapaci di riconoscerlo. La superficialità è la più grande nemica di questa possibilità di riconoscere il Signore. Invece la capacità di attenzione e di interiorità ci permetterà, come è successo a Giuseppe, di riconoscere il Signore. Inoltre il nostro impegno nel mettere in pratica il Vangelo farà sì che chi ci vive accanto riconosca anche in noi, proprio in noi, l’Emmanuele!

Vedo

Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d’ospedale. A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un’ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo. Il suo letto era vicino all’unica finestra della stanza. L’altro uomo doveva restare sempre sdraiato. Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore. Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.
Ogni pomeriggio l’uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno. La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo.
Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c’era una bella vista della città in lontananza. Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. In un caldo pomeriggio l’uomo della finestra descrisse una parata che stava passando. Sebbene l’altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla. Con gli occhi della sua mente così come l’uomo dalla finestra gliela descriveva. Passarono i giorni e le settimane. Un mattino l’infermiera del turno di giorno portò loro l’acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell’uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L’infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo. Non appena gli sembrò appropriato, l’altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra.
L’infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo. Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto.
Essa si affacciava su un muro bianco. L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra. L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro. “Forse voleva farle coraggio” disse.

Le parole dell’attesa: GIOIRE

Il brano di Vangelo che ascolteremo domenica prossima alla Messa ripropone la figura di Giovanni Battista ma per avvicinare la figura di Gesù. Giovanni manda a chiedere a Gesù se è proprio Lui il messia, perché in realtà si aspettava qualcosa di diverso: si aspettava un giudice, invece Gesù non castiga ma guarisce, non condanna ma ridona la vita. Per questo è una domenica impostata sulla gioia: rallegratevi! Perché il regno di Dio è già qui: i segni sono sotto gli occhi di tutti.

Dal vangelo di Matteo

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”. Gesù rispose: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me”.
Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto: “Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te.” In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.