Solo chi ascolta può annunciare la Parola di Dio

Nella Comunità Cristiana ci sono coloro che sono chiamati (dal Signore) ad essere annunciatori, evangelizzatori e ministri della Parola di Dio. Perché ci si possa fare compagni di viaggio dei fratelli nella meravigliosa esperienza di conoscenza e di sequela del Signore, è necessario che per primi si cresca nell’ascolto della Parola di Dio.

  • La catechesi si pone come percorso di accompagnamento e di educazione alla fede.
  • La catechesi apre alla celebrazione del Mistero attraverso l’esperienza della Liturgia, dei sacramenti e della preghiera.
  • La catechesi aiuta progressivamente i cristiani a illuminare e a interpretare la vita e la storia umana alla luce della fede.
  • La catechesi introduce i figli di Dio nella vita della comunità ecclesiale (che è la propria parrocchia).

In ognuno di questi ambiti la catechesi non può che riferirsi alla Sacra Scrittura, per il peculiare rapporto che questa ha con la Parola di Dio. La Scrittura, che raggiunge in profondità l’animo umano, più di qualsiasi altra parola, è essenziale per progredire nella vita di fede. Per questo motivo la catechesi si adopera per introdurre concretamente i fedeli alla conoscenza delle pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento.
La familiarità col testo sacro, letto e meditato sempre nella fede e nella Tradizione della Chiesa, apre il cuore del battezzato alla conoscenza delle meraviglie di Dio e lo ammaestra a percepire il Signore vivo e operante nel mondo. Il “dimorare” nelle pieghe delle vicende e dei personaggi biblici rende possibile quella lenta trasformazione interiore del discepolo, che, sedotto dalla voce del Maestro e insieme con Lui, fa della sua stessa vita un dono per i fratelli.

Amare la Parola di Dio

Il 30 settembre 2019, giorno in cui la Chiesa celebra la Memoria liturgica di S. Girolamo, e all’inizio del 1600o anniversario della sua morte, Papa Francesco ha stabilito nel Motu proprio “Aperuit illis” che la 3° Domenica del Tempo Ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio. Quest’anno ha luogo il 23 gennaio 2022.

La mia comunità Parrocchiale e la mia famiglia, Chiesa domestica, sono luoghi propizi per ascoltare, meditare e pregare la Parola di Dio. Perché questi due luoghi possano essere da ciascuno valorizzati è necessario rinnovare ogni giorno tre decisioni:

  • Amare la parola di Dio, perché la freschezza dell’amore elimina le tossine del narcisismo;
  • Amare la Parola di Dio, perché l’abbondanza di amore produce energia per affrontare le difficoltà della vita;
  • Amare la Parola di Dio, perché la fragranza dell’amore fa percepire che l’unica persona che deve cambiare siamo noi stessi.

Amando la Parola di Dio le diamo la possibilità di scendere più velocemente negli abissi delle nostre paure (spesso inespresse) e di illuminare di significato pieno le gioie che viviamo.
Amare la Parola di Dio è la scelta più efficace per evitare di essere persone-sughero: individui incapaci di scendere nelle profondità delle grandi domande esistenziali presenti nel nostro cuore, rassegnati a galleggiare sulla superficie del chiacchiericcio quotidiano.
L’amore, invece, scava; l’amore non fugge dalle delusioni e dai fallimenti; al contrario, li penetra per elaborarli e scoprirli come occasione di rinascita e di rilancio. La vanità corre, l’amore scava.

Il “logo” di questa domenica

Il Logo della Domenica dalla Parola di Dio si ispira al passo evangelico dei discepoli di Èmmaus e mette in evidenzia il tema del rapporto tra i viaggiatori, espresso in sguardi, gesti e parole. Gesù appare come colui che «si avvicina e cammina con» l’umanità, «stando in mezzo» .
In lui «non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti siamo uno». Camminando tra i suoi, egli ne rinvigorisce i passi, additando gli orizzonti dell’evangelizzazione raffigurati nel logo dalla stella: «Egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome e le conduce fuori.
E quando ha spinto fuori le pecore, cammina davanti ad esse ed esse lo seguono perché conoscono la sua voce».

Le sue parole sono un tutt’uno con quelle racchiuse nel rotolo che tiene tra le mani: «Chi è degno di aprire il rotolo e di scioglierne i sigilli». Se i due discepoli sono smarriti di fronte ai misteri della storia,
subito vengono rassicurati: «Non piangete; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il rotolo e i suoi sette sigilli». «E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» . La familiarità con la Parola di Dio nasce della relazione, dalla ricerca, nelle Sacre pagine, del volto di Dio. La Scrittura non ci porge concetti ma esperienze, non ci immerge solo in un testo, ma ci apre anche all’incontro con il Verbo della vita, decisivo «per insegnare, convincere,
correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona». Sullo sfondo una grande luce: c’è chi vede un solo al tramonto; a noi piace cogliere il «sole che sorge» e che, nel Risorto, annuncia l’alba di una nuova missione destinata a tutti i popoli: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura».

“Tenendo alta la Parola di Dio” (Fil 2,16)

L’espressione biblica con la quale quest’anno si intende celebrare la Domenica della Parola di Dio è tratta dalla Lettera ai Filippesi. Come si deduce da alcuni riferimenti, l’apostolo scrive la lettera dalla prigionia. Rappresenta certamente uno dei testi più importanti che la Chiesa tiene tra le sue mani. Il brano cristologico con il quale Paolo evidenzia l’abbassamento compiuto dal Figlio di Dio nel farsi uomo permane nel corso di tutta la nostra storia come un punto di riferimento di non ritorno per comprendere il mistero dell’incarnazione.

La liturgia non ha mai cessato di pregare con questo testo. La teologia ne ha fatto uno dei contenuti principali per l’intelligenza della fede. La testimonianza cristiana ha trovato in queste parole il fondamento per costruire il servizio pieno della carità. La lettera mentre esprime i contenuti essenziale della predicazione dell’apostolo, mostra anche quanto sia necessario per la comunità cristiana crescere nella conoscenza del Vangelo. Con il nostro versetto, l’apostolo intende offrire un insegnamento importante alla comunità cristiana per indicarle in quale modo è chiamata a vivere in mezzo al mondo. Richiama anzitutto all’importanza che i cristiani sono tenuti a dare al loro impegno per la salvezza, proprio in forza dell’evento realizzato dal farsi uomo da parte del Figlio di Dio e dall’essersi offerto alla violenza della morte in croce: «Con timore e tremore lavorate alla vostra salvezza» (Fil 2,12).

Nessun cristiano può pensare di vivere nel mondo prescindendo da questo evento di amore che ha trasformato la sua vita e l’intera storia. Certo, Paolo non dimentica che per quanto impegno i cristiani possano mettere nel raggiungere la salvezza, permane sempre il primato dell’azione di Dio: «È Dio che suscita tra voi il volere e l’agire in vista dei suoi amabili disegni». L’insieme di questi due elementi permette di comprendere le parole impegnative che l’apostolo dedica ora ai cristiani di Filippi avendo dinanzi agli  occhi i credenti che nel corso dei secoli saranno discepoli del Signore. Il primo impegno che i credenti  sono tenuti a fare proprio è la coerenza di vita. Il richiamo a essere “irreprensibili” e “integerrimi” in mezzo a un mondo dove predomina spesso la falsità e la furbizia, rimanda alla parola di Gesù quando   invitava i suoi discepoli: «Io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe». Perché questo si possa realizzare, Paolo indica la strada da perseguire: i cristiani hanno l’esigenza di rimanere fedeli e uniti alla Parola di Dio. «Tenendo alta la parola di vita» i discepoli di Cristo «brillano come astri nell’universo». È una bella immagine quella che l’apostolo offre oggi anche a tutti noi. Viviamo un momento drammatico. L’umanità pensava di avere  raggiunto le più solide certezze della scienza e le soluzioni di un’economia per garantire sicurezza di vita. Oggi è costretta a verificare che nessuna delle due le garantisce il futuro. Emerge in maniera forte il disorientamento e la sfiducia a causa dell’incertezza sopraggiunta in maniera inaspettata. I discepoli di Cristo hanno la responsabilità anche in questo frangente di pronunciare una parola di speranza. Lo possono realizzare nella misura in cui rimangono saldamente ancorati alla Parola di Dio che genera vita e si presenta come carica di senso per l’esistenza personale. Forse, l’interpretazione più autorevole di questo versetto può essere quella di Vittorino. Il grande retore romano di cui Agostino descrive nelle Confessioni la conversione, scriveva nel suo Commento ai Filippesi: «Io mi glorio in voi perché possedete la parola di vita, cioè perché conoscete Cristo, che è la Parola di vita, perché quello che è fatto in Cristo è vita. Quindi Cristo è la Parola di vita, da questo percepiamo quanto siano grandi il profitto e la gloria di coloro che reggono le anime degli altri». Nella Domenica della Parola di Dio, riscoprire la responsabilità di operare perché questa Parola cresca nel cuore nei credenti e li animi di gioia per l’evangelizzazione, è un augurio che si fa preghiera.