Santa Messa ore 20.30 in streaming presieduta dal nostro Vescovo Mons. Maurizio Malvestiti

Nel giorno della festa, lunedì 4 maggio, sarà possibile seguire in streaming sul sito parrocchiale la messa solenne, che inizierà alle ore 20.30 e sarà presieduta dal nostro Vescovo, Maurizio Malvestiti e concelebrata da don Andrea Sesini. La celebrazione vedrà, in Chiesa, la presenza del Sindaco, Mario Ghidelli. Siamo grati al Vescovo per aver deciso di trascorrere questo momento importante insieme a a noi.

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Videomessaggio di don Giuseppe per la Sagra Patronale

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Una torta solidale

La sagra è un’occasione di festa, anche nel mezzo di una pandemia, e vogliamo che sia una festa per tutti. La parrocchia ha così accettato di buon grado la proposta di un sanfioranese di sfornare torte per le famiglie più bisognose e le persone sole e in difficoltà. Le torte, che sono così strettamente legate alla tradizione della sagra di San Floriano, saranno distribuite per rendere un po’ più ‘dolce’ questa situazione. 


Il Vangelo inscritto nei nostri cuori

Ma lo Spirito Santo fa vivere in noi la vita vissuta da Gesù in un unico modo: inscrivendo il Vangelo di Cristo nei nostri cuori. Cristo non ha lasciato scritto su carta nessun Vangelo perché lo ha iscritto nel cuore dei discepoli, vivendolo con loro e insegnandolo loro. Di questo Vangelo, gli evangelisti hanno messo per iscritto solo alcune cose, mentre molte altre sono rimaste affidate semplicemente al cuore degli uomini e delle donne di tutti i tempi. Lo Spirito Santo, infatti, non ha mai cessato nella storia, e ancora oggi continua, di inscrivere il Vangelo, che è la vita di Cristo, nel cuore dell’umanità. L’opera dello Spirito è prendere da quel che è di Cristo, cioè dalla sua vita, e insegnarcelo, farcene capire il senso, per guidarci alla verità tutta intera. Lo Spirito Santo è, come dice sant’Agostino, il “maestro interiore”. Sì, maestro in noi della vita di Cristo! Vi è allora un Vangelo mai diventato Scrittura ma che è Vangelo di salvezza tanto quanto lo sono quelli scritti: è il Vangelo che lo Spirito Santo, dal giorno di Pentecoste fino alla fine dei tempi, ha scritto e scriverà nei cuori dei cristiani come nei cuori di tutti i giusti e le giuste della terra. Vivere il tempo pasquale e la sua pienezza, che è la grande festa della Pentecoste, significa credere che il Vangelo non sarà mai concluso, perché è una realtà viva che lo Spirito Santo sta scrivendo, anche in questo momento, nella vita e con la vita di uomini e di donne. Celebrare la Pasqua significa allora confessare che anche oggi lo Spirito Santo sta scrivendo pagine di un Vangelo che vive nella vita delle persone, nei loro gesti, nelle loro scelte, nelle loro umili vicende quotidiane. Nelle situazioni spesso vissute e portate con coraggio, dedizione, sacrificio di sé anche per una vita intera e di cui la storia del mondo di certo non parlerà mai. Pagine vive di Vangelo che noi credenti dovremmo saper discernere nell’opacità dei giorni, nelle pieghe della storia. Pagine vive da leggere, meditare, contemplare e anche pregare come facciamo con le pagine dei Vangeli. Là dove questo avviene, lo Spirito Santo continua a iscrivere il Vangelo nella carne viva di uomini e di donne, anche di quelli che, forse, neppure sanno che uno Spirito Santo esista. Ecco in cosa consiste la spiritualità pasquale: ogni giorno sarà Pasqua fino a quando, per opera dello Spirito Santo, qualcuno vivrà ancora la vita vissuta da Gesù.

Don Giuseppe

3 maggio – Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni

L’immagine scelta è estremamente ricca di riferimenti biblici nascosti nella scena. Il motivo principale è l’annuncio che il «meglio della vita» è Gesù, raffigurato al centro e riconoscibile per due ‘indizi’: l’abito rosso rivestito di blu, colori tipici dell’iconografia per indicare la duplice natura umana e divina di Cristo e la sciarpa con tre righe orizzontali che vuole ‘simboleggiare’ il mantello della preghiera del quale è sufficiente toccare un lembo per essere guariti (Mt 9,20; Mt 14,36).

Appena dopo l’incontro con Gesù i due giovani intuiscono la promessa del loro futuro – la loro vocazione, il meglio di loro stessi – raffigurata dalle loro stesse ombre che, proiettate in avanti, danzano la vita. La felicità, la fecondità, la vocazione è sempre in movimento, in avanti, ‘per’ qualcuno.I due guardano Gesù, forse ancora non lo hanno riconosciuto, ma sono accesi di quella promessa che avvince senza costringere, sempre lascia spazio alla libertà nella sequela (Lc 18,27). All’alba (Mt 20,1; Mt 28,1; Gv 21,4) dell’incontro, il Risorto è già un passo oltre, sempre in cammino.

Il dipinto è ricco di segni che ricordano coloro che dopo l’incontro con il Signore, hanno riconosciuto la loro vocazione: sullo sfondo la casa di Zaccheo con accanto il sicomoro (Lc 19,1-10) e lì accanto la punta della barca di Simone ed Andrea (Mc 1,16); poco più avanti la brocca dimenticata dalla Samaritana (Gv 4,28) e il fuoco di brace ancora acceso dopo il pranzo di pesce arrostito consumato con il Risorto (Lc 24,36-42; Gv 21,1-9). Ancora, sulla sinistra, le monete lasciate da Matteo (Mt 9,9; Lc 5,27) e ai piedi di Gesù, il vaso di nardo, di cui ancora sentiamo il profumo, insieme al Vangelo (Gv 12,3; Mc 14,1.9).

Sulla sinistra alcuni alberi che iniziano a germogliare (Is 61,11) perché c’è un motivo per cui alzarsi (Ct 2,10) e decidersi a spendere la vita: c’è un inverno che sta finendo e qualcosa di nuovo che sorge (Is 43,19) e si impone come la scelta da fare, la via da prendere, qualcuno per cui spendere tutta la propria vita.

San Floriano: festa patronale in tempo di virus

Carissimi tutti, quest’anno è la seconda festa patronale che vivo con voi. Per certi versi sarà “sottotono”, senza i tanti preparativi, festeggiamenti e senza partecipazione fisica di tutto il popolo sanfioranese, ma sarà sicuramente una ricorrenza segnata da intensa spiritualità e fervore devoto nei confronti del nostro patrono san Floriano. 

Nel giorno della festa, lunedì 4 maggio, sarà possibile seguire in streaming sul sito parrocchiale la messa solenne, che inizierà alle ore 20.30 e sarà presieduta dal nostro Vescovo, Maurizio Malvestiti e concelebrata da don Andrea Sesini. La celebrazione vedrà, in Chiesa, la presenza del Sindaco, Mario Ghidelli. Siamo grati al Vescovo per aver deciso di trascorrere questo momento importante insieme a a noi.

Prima della Messa, un altro momento importante. Don Giuseppe e il sindaco Ghidelli, alle ore 17.00, porteranno in processione per tutte le vie del paese la reliquia di San Floriano. Un momento di intensa comunione e partecipazione che segnerà questa sagra decisamente senza precedenti.

Vi invitiamo, nel rispetto delle norme che vietano gli assembramenti, a seguire la processione dai balconi, dalle finestre o dai giardini, senza scendere in strada.

Videomessaggio di don Giuseppe per la Sagra Patronale

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Lo Spirito, l’unico dono del Risorto

“La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo” (Gv. 20,22).

Ecco, il soffio di vita e la parola del Risorto. È il suo Spirito, e nient’altro, che la sera del giorno di Pasqua Gesù risorto dona ai suoi discepoli.

Lo Spirito Santo è l’unico dono del Risorto, non ce ne fa altri.

Per i primi discepoli, come per i cristiani di ogni epoca, così come per noi oggi, il suo Spirito è tutto ciò che ci resta di Gesù Cristo. Di lui non abbiamo altro, semplicemente perché ha voluto che i suoi credenti non avessero altro di lui se non il suo Spirito e questo bastasse loro, e questo ci bastasse.Gesù non ci ha lasciato un testamento spirituale, ma ci ha lasciato lo Spirito Santo come suo testamento. Non ci ha lasciato un’eredità, ma il suo Spirito come unico suo dono. Ciò che di più grande, infatti, una persona può lasciare di sé quando se ne va è il suo spirito. Lascia il suo spirito solo chi desidera lasciare a chi resta la vita vissuta con loro come suo unico e vero bene e non proprietà da tramandare o attività da portare avanti.

A noi comunità di credenti in lui che in questo tempo celebriamo la sua resurrezione, Gesù Cristo non ha lasciato progetti da realizzare e tanto meno istituzioni da mantenere in vita, ma ci ha lasciato una vita da vivere, la sua, e ce l’ha infusa donandoci il suo Spirito. Quando dice “ricevete lo Spirito Santo”, è come se dicesse “quello Spirito che ha animato la mia vita, io lo do a voi. Ricevete la vita che ho vissuto con voi e per voi e che ora può essere anche la vostra vita”. Per questo, lo Spirito Santo, la vita di Cristo in noi, è un dono del Risorto sempre da attendere e da invocare, perché è una vita che noi non possiamo darci.Non è l’esito di sforzi morali, né il risultato di ascesi e disciplina, né il frutto di un’etica raffinata per pochi eletti; ma la vita nello Spirito è l’umanissima vita che Gesù Cristo ha vissuto e che ci insegna a vivere. Quella vita che ci ha salvati e ci ha rivelato chi è Dio. Gesù l’ha vissuta perché ogni essere umano potesse viverla, e ci ha lasciato il suo Spirito perché noi continuassimo a viverla anche dopo di lui.

Se Ireneo di Lione ha scritto che “lo Spirito Santo scese sul Figlio di Dio per abituarsi a dimorare nel genere umano, a riposare sugli uomini, ad abitare nella creatura di Dio”; noi possiamo interpretare che il Figlio di Dio ha vissuto da uomo su questa terra per abituare noi, essere umani, a vivere la sua stessa vita spirituale. Gesù ha vissuto per insegnarci la vita nello Spirito.

Don Giuseppe

La banalità del male

I grandi criminali non appaiono mai con i tratti del “mostro”, ma sembrano uomini normali, ordinari, grigi, senza segni  particolari di riconoscimento. Farebbe comodo vedere i carnefici, gli aguzzini come uomini di un’altra specie, usciti dall’umanità e passati nel campo della mostruosità. In tal modo saremmo in grado di individuarli a colpo sicuro e starne in guardia. Ma non è così. Il criminale estremo appare abitualmente come un individuo banale. E questo fatto risulta sconvolgente per noi, perché sta a dimostrare di quali crimini, atrocità, nefandezze l’uomo normale è capace. Domina una volontà di distruzione, azzeramento di tutte le regole, compresi i principi fondamentali della legalità. Salta quell’equilibrio grazie al quale il sapere produceva il bene, il quale produceva il bello, mentre il sacro illuminava ogni cosa.

Che cos’è la barbarie oggi? Barbarie è ciò che non è ancora o non è più “coltivato”, ciò che rimane o ritorna allo stadio della pura emotività, dell’istinto animale, ciò che degenera e inselvatichisce per mancanza di criteri e di valori che permettano di discernere cosa è bello e buono per il singolo individuo e per l’umanità intera. È la distruzione di quanto costituiva l’umanità, la perdita del senso della dignità dell’altro uomo, di colui che è diverso. La barbarie è la distruzione della relazione con l’altro.

Intendo dire le relazioni quotidiane, i valori, l’educazione. La barbarie può essere compresa in rapporto con la nozione di civiltà. Essa ha una stretta parentela con il male nella sua dimensione collettiva, là dove, attraverso l’azione delle persone, perverte le strutture e priva l’umanità del legame tra gli uomini.

In che modo il male intacca la vita? Si tratta sempre di “piccoli passi”. I piccoli passi sono gesti apparentemente irrilevanti, trascurabili, quelli appunto che compiamo quotidianamente senza starci troppo a pensare, magari per spirito di imitazione e spirito gregario, ma che contribuiscono ad avvelenare la nostra convivenza civile, svuotare di senso e contenuti l’idea di democrazia, pervertire la giustizia, trasformare la libertà, far saltare le più elementari regole morali, abbattere tutti i limiti della comune decenza, rendere, insomma, il mondo immondo. Diceva un bello spirito in tono sarcastico: “Eravamo sull’orlo dell’abisso e abbiamo fatto un deciso passo avanti …”.

Io ritengo, invece, ci sia la possibilità di fare qualche “piccolo passo” indietro. Perché sono convinto sia arrivato il momento in cui dobbiamo renderci conto che solo facendo qualche passo all’indietro abbiamo la possibilità di progredire. Virtù da ritrovare, valori da ricuperare, tesori da mettere in salvo: sensibilità, cortesia, regole di buona creanza, delicatezza, capacità di consolare, concretezza, premura per tutti i viventi, custodia del creato, chiarezza, voglia di pensare in proprio, resistenza, piacere dell’onestà, passione per la giustizia, indignazione, pulizia, rispetto, e altre cose ancora … Insomma, piccoli passi per scampare alla barbarie che minaccia di inghiottirci se ci ostiniamo ancora a procedere con gli occhi bendati verso il baratro. Piccoli passi verso un mondo meno disumano.

Piccoli passi per ritrovare un uomo più umano … Cercando umanità.

Don Giuseppe