Pregare perché?

La preghiera per gli altri è una manifestazione di compassione, anzitutto, e di interesse. Davanti a una persona che vive un momento di crisi, che sprofonda nella sofferenza, che è accecato dalle tenebre e dal peccato, siamo chiamati ad agire, se possibile. Ma, realisticamente, molto spesso non possiamo fare molto. A volte possiamo dare un consiglio, offrire un aiuto concreto, ascoltare uno sfogo. Ma ciò che, senz’altro, possiamo fare, è accompagnare le persone nella preghiera.

Pregare per gli altri, allora, diventa, manifestazione di fede in Dio, di fiducia, di intimità. Parlare dell’amico che sta male, come fanno Marta e Maria, inviando un messaggio a Gesù: “Signore, ecco, colui che tu ami sta male” portare davanti al Signore una situazione di difficile soluzione. La preghiera per gli altri è in piena sintonia con l’atteggiamento di Gesù che, anche nel momento più drammatico della sua vita, non si dimentica di pregare per i suoi discepoli (Giovanni 17), e di pregare per la salvezza dei suoi assassini (Luca 23,24). È una manifestazione concreta di affetto il debordare dell’amore ricevuto da Cristo che si riversa su quanti abbiamo accanto, dopo avere colmato noi.

Pregare per i defunti

La preghiera di suffragio per i defunti non è una sorta di lamentela verso Dio affinché accorci l’eventuale pena di chi, attraversata la soglia, non è ancora in grado di accogliere la pienezza. Come se Dio, sommo ragioniere, tenesse una contabilità dei debiti da saldare e noi pagassimo una rata!

Se esistono dei legami fra le anime, la comunione fra i santi, allora possiamo sostenere il cammino dei nostri fratelli anche se sono già avanti, nel loro cammino di purificazione e di redenzione.

La preghiera per i defunti è la manifestazione del nostro affetto, del nostro riconoscimento, della nostra compassione. Tutto possibile nella logica d’amore di Dio, anche aiutare chi ci sta accanto, nella vita e nella morte, e compiere il suo cammino verso la pienezza della luce divina. La preghiera per i defunti, che si manifesta in particolare nella celebrazione dell’Eucaristia di suffragio, ha un grande valore perché coinvolge l’intera comunità eucaristica nell’incoraggiare i nostri fratelli defunti nel loro percorso di liberazione e di purificazione, per raggiungere, infine, la pienezza dell’Amore.

Commemorazione dei defunti

Oggi noi dobbiamo fare i conti con la morte. Non possiamo ignorarla, nasconderla, cancellarla dal nostro orizzonte. E quindi siamo costretti ad ammettere la sua presenza, la sensazione di freddo e di oscurità che provoca in ognuno di noi. Ma anche lo smarrimento e le lacerazioni che produce quando ci strappa persone care, interrompendo il legame di amicizia, di consuetudine e di affetto che ci univa a loro.

La morte – e l’esperienza drammatica da cui siamo reduci ce lo ha mostrato – ci spaventa, ci fa paura. Ci spaventano i diversi modi in cui arriva: repentina e brutale, oppure dopo un percorso estenuante di dolore e di sofferenza, una situazione spesso altalenante tra possibilità di guarigione e ricadute terribili. Eppure, lo scopo di questa celebrazione non è quello di gettarci nel terrore, di convincerci con la paura.

La fede ci conduce ad affrontare la morte per scoprire il senso, la forza della vita. Non per un insopprimibile bisogno di sperare, in qualsiasi cosa e in qualunque modo. La speranza cristiana non è generica: ha un nome e un volto. Il nome di Gesù Cristo. Il suo volto sfigurato dalla morte, sulla croce, e trasfigurato dalla risurrezione. Ebbene, oggi noi riscopriamo che la morte è stata combattuta e vinta una volta per tutte. Che cosa c’è di più evidente di quella grossa pietra rotolata via dal sepolcro, di quel macigno destinato a ostruire per sempre il passaggio alla vita che viene invece tolto per far uscire il Signore risorto? Oggi, davanti alla morte, siamo invitati a scoprire la vita! E mentre viene ridestata la speranza, sorge in noi il sentimento della gratitudine.

Gratitudine per tutti coloro che la morte ci ha strappati, ma solo per un momento, e che ci hanno trasmesso vita attraverso la dolcezza e il soccorso, la solidarietà e l’amicizia, l’affetto e la tenerezza. Gratitudine per colui nel quale li ritroveremo tutti, per entrare insieme in una vita che ha i tratti dell’eternità, la vita della santità. Ecco perché nella solennità dei Santi celebriamo una Messa al cimitero.

Festa dei Santi – Giorno dei Morti

Quest’anno più che mai siamo chiamati a vivere questi due giorni che viaggiano costantemente in coppia. In effetti essi ci richiamano ad una saggezza che si nutre di atteggiamenti diversi e ci fa considerare la nostra esistenza con gli occhi della fede. Con il suo ottimismo e con il suo realismo, senza nasconderci la realtà della morte.

La festa dei Santi ci offre gli occhiali giusti per leggere la storia. Solitamente la consideriamo come luogo di sciagure, di contrasti, di conflitti. E ci lasciamo impressionare dall’albero che cade, senza accorgerci “della foresta che sta crescendo”. Oggi guardiamo ad essa come a un terreno benedetto in cui fiorisce la santità di tanti uomini e di tante donne. Non vistosamente, ma in modo semplice. Non sfruttando qualche trovata pubblicitaria, ma nel concreto di ogni giorno. Quante persone hanno mostrato il meglio di sé: con la loro generosità e disponibilità, con uno spirito fraterno di condivisione!

Dopo la festa dei Santi viene il giorno dei Morti. Giorno in cui fare i conti con una realtà che è scritta da sempre dentro la nostra vita. Giorno di memoria e di gratitudine verso coloro che ci hanno fatto del bene. Giorno in cui passare ad una considerazione pacata dell’esistenza, illuminata dalla fiducia in Dio, dalla speranza della vita eterna. Forse non è facile viverli, uno così attaccato all’altro, questi due giorni. Ma è senz’altro “salutare” per la nostra fede, perché considerare la vita terrena e il suo sbocco nella vita eterna ci induce a vivere meglio, a lasciar perdere ciò che è futile, a dare importanza a quello che conta veramente.

Tutti i Santi (2)

La Solennità di Tutti i Santi è occasione propizia per elevare lo sguardo dalle realtà terrene, scandite dal tempo, alla dimensione di Dio, la dimensione dell’eternità e della santità. La Liturgia ci ricorda oggi che la santità è l’originaria vocazione di ogni battezzato. Cristo infatti, che col Padre e con lo Spirito è il solo Santo, ha amato la Chiesa come sua sposa e ha dato se stesso per lei, al fine di santificarla.

Per questa ragione tutti i membri del Popolo di Dio sono chiamati a diventare santi, secondo l’affermazione dell’apostolo Paolo: «Questa infatti è la volontà di Dio, la vostra santificazione» (1 Ts 4,3). Siamo dunque invitati a guardare la Chiesa non nel suo aspetto solo temporale ed umano, segnato dalla fragilità, ma come Cristo l’ha voluta, cioè «comunione dei santi». Nel Credo professiamo la Chiesa «santa», santa in quanto è il Corpo di Cristo, è strumento di partecipazione ai santi Misteri – in primo luogo l’Eucaristia – e famiglia dei Santi, alla cui protezione veniamo affidati nel giorno del Battesimo.

La Commemorazione dei fedeli defunti, cui è dedicata la giornata di domani, 2 novembre, ci aiuta a ricordare i nostri cari che ci hanno lasciato, e tutte le anime in cammino verso la pienezza della vita, proprio nell’orizzonte della Chiesa celeste, a cui la Solennità di oggi ci ha elevato. Fin dai primi tempi della fede cristiana, la Chiesa terrena, riconoscendo la comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi. La nostra preghiera per i morti è quindi non solo utile ma necessaria, in quanto essa non solo li può aiutare, ma rende al contempo efficace la loro intercessione in nostro favore. Anche la visita ai cimiteri, mentre custodisce i legami di affetto con chi ci ha amato in questa vita, ci ricorda che tutti tendiamo verso un’altra vita, al di là della morte. Il pianto, dovuto

al distacco terreno, non prevalga perciò sulla certezza della risurrezione, sulla speranza di giungere alla beatitudine dell’eternità, «momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità». Lo ha promesso Gesù ai suoi discepoli, dicendo: «Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia».