Con cuore di Padre

Breve riflessione nell’anno di San Giuseppe

“Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui”. L’evangelista Luca annota lo stupore di Giuseppe e di Maria. Lo stupore è possibile solo a patto che si rinunci ai propri pregiudizi. Quando si è convinti di aver capito tutto, e di sapere tutto, allora il cuore non è più nella posizione dello stupore. Quando invece ci si ricorda che l’altro, per quanto lo amiamo e lo conosciamo, rimane comunque un mistero ai nostri occhi, allora si è disposti a lasciarsi stupire, perché il tesoro che nell’altro è nascosto è visibile agli occhi di chi ama autenticamente. Maria e Giuseppe vivono con Gesù la loro vita e la loro quotidianità, ma ogni tanto accade qualcosa che li stupisce, che ricorda loro che Gesù è sempre molto più di quello che loro credono o capiscono. Troppo spesso le nostre relazioni non funzionano più perché non siamo più disposti allo stupore dell’altro. Viviamo con il pregiudizio presuntuoso di sapere ormai chi è che ci sta accanto. Pensiamo che l’altro sia la somma dei suoi pregi e dei suoi difetti. Ci illudiamo che conoscendo il suo carattere conosciamo davvero lui o lei, ma la verità è che quando pensiamo di racchiudere chi amiamo in una definizione ben precisa, mozziamo in lui o lei la possibilità dell’imprevisto, del mistero che li abita. Essere familiari con qualcuno non deve mai significare di smettere di attenderci una novità da lui. Giuseppe è capace di questo stupore perché ha vissuto accanto a due misteriose bellezze: Gesù e Maria.