Giornata del Seminario

In questa domenica la Comunità del Seminario desidera farsi vicina ad ogni comunità parrocchiale per invitarci a vivere la Giornata del Seminario. Viviamo questa giornata pregando per tutti coloro che si stanno preparando a diventare Ministri Ordinati e per tutti coloro che il Signore sta chiamando a seguirlo per questa via, facendo appello alla generosità di giovani e meno giovani, affinché riescano a trovare la forza per rispondergli di sì.

In questa occasione vogliamo mettere in evidenza un altro elemento della dinamica vocazionale: il ruolo della comunità che prepara e cura le vocazioni ai diversi ministeri.

La cooperazione della comunità non può essere bypassata perché Dio chiama sempre in modo umano: per questo il processo vocazionale rimane connotato da tutta una serie di mediazioni umane indispensabili e insostituibili. Solo successivamente la persona, chiamata a ricevere il sacramento dell’ordine nel dono dello Spirito, verrà configurata in modo specifico a Cristo per svolgere il ministero ordinato. Pertanto, essendo la comunità cristiana parte attiva nel processo vocazionale, è legittimo domandarci: nel contesto socio-culturale-ecclesiale attuale, totalmente diverso da quello di alcuni anni fa, come la Comunità può svolgere questo compito, con quali attenzioni, mezzi, percorsi?

Oltre alla preghiera comunitaria, le offerte che raccoglieremo durante le celebrazioni eucaristiche, saranno consegnate al nostro Seminario

Gesù Cristo Re dell’universo

Si conclude, con la XXXIV domenica, l’anno liturgico. Domenica prossima sarà la prima di Avvento e cominceremo un nuovo cammino liturgico.

Un  anno si chiude perché un altro se ne riapra. L’anno liturgico ci ha aiutato a conoscere Gesù per essere suoi discepoli. Tutta la storia è segnata dall’evento Cristo. Tutta la liturgia ruota attorno ai misteri della incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù. E, a conclusione di tutto ciò che è stato proclamato, la Chiesa dichiara che Gesù il Signore è re dell’universo. La liturgia ci fa comprendere che il Signore, Re e Messia non è solo il punto a cui converge tutto l’Anno liturgico, ma Cristo Re è la meta del nostro pellegrinaggio terreno. Infatti la solennità odierna costituisce il coronamento delle feste della Chiesa, orientando e centrando l’attenzione del cristiano su Gesù redentore e Salvatore dell’uomo, che siede nella gloria alla destra del Padre, Re dei re e Signore dei signori. Ma la regalità di Cristo è una regalità di servizio e di dono, oblazione; il suo è un regno non di potere, ma di verità e non di ipocrisia, di bontà e di giustizia. Il Re Messia offre la sua vita per i suoi fino a versare tutto il sangue per la salvezza e la redenzione di tutti gli uomini. La sua origine è eterna, perché la sua origine è nella sovranità stessa di Dio, quel Dio che il Cristo è venuto a rivelare: un Dio d’amore, un Dio che salva. E’ questa la verità che Gesù, l’Uomo di Nazareth e il Cristo della fede è venuto a portare e a testimoniare; una verità che si incarna nella Sua persona; una verità che è tutt’uno con l’amore, che si rivelerà pienamente nel dono estremo di sé sulla Croce, per la redenzione di tutti gli uomini.

Preghiera personale, preghiera comunitaria

La preghiera personale, quotidiana, centrata sulla Parola di Dio, e la preghiera comunitaria, che sia l’Eucaristia Festiva o Feriale, la celebrazione dei Sacramenti, l’adorazione, le veglie, le Novene … sono le due rotaie su cui viaggia il treno della nostra fede. Una preghiera che resta solo personale diventa solitaria. Una preghiera che si riduce a essere solo comunitaria, che non sia seguita da alcun momento di riflessione personale lungo la settimana, rischia di essere una parentesi nella vita che non incide veramente sulle scelte quotidiane.

Una preghiera che si fa voce

Quando i cristiani sono diventati comunità sentono il bisogno di esprimere la propria fede con una preghiera comunitaria. Se non sci fosse questo desiderio, se non si reagisce positivamente di fronte ad un eventuale invito alla preghiera comunitaria, se ci fosse disinteresse, assenza, necessita una seria domanda sul vissuto della comunità. È altrettanto evidente che non basterebbe solo una presenza. Se si prega comunitariamente, è bene imparare a pregare tutti insieme, senza urlare, senza frettolosità o lungaggini, perché anche la preghiera diventi corale, fatta da un unico cuore, manifestando l’unità delle diverse persone che trovano, in Cristo, lo stesso ritmo per lodare Dio con un cuor solo e un’anima sola.

Quando celebriamo l’Eucaristia ci accorgiamo subito se chi prega pensa e crede alle parole che sta pronunciando!

La preghiera comunitaria, la preghiera liturgica

Con questi due ritmi complementari i cristiani si rivolgono al Padre, nella certezza che Gesù risorto accoglie le nostre richieste.

Se la preghiera personale è importante, lo è altrettanto quella comunitaria, soprattutto  l’Eucaristia. Gesù ci ha insegnato che il Padre ascolta senza indugio la preghiera dei figli, realizzando ciò che essi chiedono nel nome del suo Figlio.

Se viviamo nell’unità, se, come comunità, abbiamo sperimentato l’amore che viene dal Padre e  vogliamo che ogni uomo lo conosca, se ci siamo trovati coinvolti in un grande progetto e decidiamo  di collaborare, diventa spontaneo rivolgersi al Padre per chiedergli un aiuto nel nostro cammino. La preghiera, anche quella comunitaria, non cambia Dio, ma il nostro modo di vedere le cose. Lo stare insieme per pregare diventa uno strumento potente per crescere nella fede.

I monti di Dio: Sinai-Oreb

1 Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?

Salmo 121

In questo mese la nostra riflessione sarà a questo primo  Monte. Cosa scopriamo fermandoci su questo monte?

Dio provvede

Come credenti “nati di nuovo”, viviamo realizzando ogni giorno in noi il fuoco della presenza di Dio, sperimentando del continuo l’intervento di Dio, il Suo incoraggiamento e il Suo perdono camminando in santità, lasciando ogni giorno il vecchio uomo: “Siccome non vedeste nessuna figura il giorno che il Signore vi parlò in Oreb dal fuoco, badate bene a voi stessi”…

Ricordati del giorno che comparisti davanti al Signore, al tuo Dio, in Oreb, quando il Signore mi disse: “Radunami il popolo e io farò loro udire le mie parole, perché essi imparino a temermi tutto il tempo che vivranno sulla terra e le insegnino ai loro figli” (Deuteronomio 4,10.15)

I monti di Dio: Sinai-Oreb

1 Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?

Salmo 121

In questo mese la nostra riflessione sarà a questo primo  Monte. Cosa scopriamo fermandoci su questo monte?

Dio provvede

Dio provvede ai nostri bisogni ed alle nostre necessità nella misura in cui noi restiamo in comunione con Lui e viviamo conformemente alla Sua Parola: “Poi tutta la comunità dei figli d’Israele partì dal deserto di Sin, marciando a tappe secondo gli ordini del Signore. Si accampò a Refidim, ma non c’era acqua da bere per il popolo. Allora il popolo protestò contro Mosè e disse: “Dacci dell’acqua da bere”. Mosè rispose loro: “Perché protestate contro di me? Perché tentate il Signore?” Là il popolo patì la sete e mormorò contro Mosè, dicendo: “Perché ci hai fatto uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?” Mosè gridò al Signore, dicendo: “Che cosa devo fare per questo popolo? Ancora un po’, e mi lapideranno”. Allora il Signore disse a Mosè: “Mettiti di fronte al popolo e prendi con te alcuni degli anziani d’Israele; prendi anche in mano il bastone col quale hai percosso il Fiume e va’. Ecco io starò là davanti a te, sulla roccia che è in Oreb; tu colpirai la roccia: ne scaturirà dell’acqua e il popolo berrà”. Mosè fece così in presenza degli anziani d’Israele” (Esodo 17,1-6).

Se saliamo sulla montagna di Dio, scopriremo che Dio provvederà ad ogni nostra necessità. La comunione con Dio, il realizzare la Sua presenza tangibile, ci porterà a non preoccuparci per il domani (Mt 6,25-34).

Come popolo di Dio noi siamo per il Signore la cosa più importante: “Egli lo trovò in una terra deserta, in una solitudine piena d’urli e di desolazione. Egli lo circondò, ne prese cura, lo custodì come la pupilla dei suoi occhi” (Deuteronomio 32,10). Se Dio è nostro Padre e noi siamo figli Suoi, Lui provvederà ad ogni nostra necessità (Lc 11,9-13).

Il logo e il motto

Tendi la tua mano al povero” (Sir 7,32)

Preghiera a Dio e solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili. Per celebrare un culto che sia gradito al Signore è necessario riconoscere che ogni persona, anche quella più indigente e disprezzata, porta impressa in sé l’immagine di Dio. Pertanto, il tempo da dedicare alla preghiera non può mai diventare un alibi per trascurare il prossimo in difficoltà. Ogni anno, con la Giornata Mondiale dei Poveri, Papa Francesco ritorna su questa realtà fondamentale per la vita della Chiesa, perché i poveri sono e saranno sempre con noi per aiutarci ad accogliere la compagnia di Cristo nell’esistenza quotidiana. “Tendi la mano al povero”, dunque, è un invito alla responsabilità come impegno diretto di chiunque si

sente partecipe della stessa sorte. È un incitamento a farsi carico dei pesi dei più deboli, come ricorda San Paolo: «Mediante l’amore siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Portate i pesi gli uni degli altri» (Gal 5,13-14; 6,2). Non si tratta di un’esortazione facoltativa, ma di una condizione dell’autenticità della fede che professiamo.

IV Giornata Mondiale dei poveri

Tendi la tua mano al povero” (Sir 7,32)

Preghiera a Dio e solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili. Per celebrare un culto che sia gradito al Signore è necessario riconoscere che ogni persona, anche quella più indigente e disprezzata, porta impressa in sé l’immagine di Dio. Pertanto, il tempo da dedicare alla preghiera non può mai diventare un alibi per trascurare il prossimo in difficoltà. Ogni anno, con la Giornata Mondiale dei Poveri, Papa Francesco ritorna su questa realtà fondamentale per la vita della Chiesa, perché i poveri sono e saranno sempre con noi per aiutarci ad accogliere la compagnia di Cristo nell’esistenza quotidiana. “Tendi la mano al povero”, dunque, è un invito alla responsabilità come impegno diretto di chiunque si

sente partecipe della stessa sorte. È un incitamento a farsi carico dei pesi dei più deboli, come ricorda San Paolo: «Mediante l’amore siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Portate i pesi gli uni degli altri» (Gal 5,13-14; 6,2). Non si tratta di un’esortazione facoltativa, ma di una condizione dell’autenticità della fede che professiamo.