Passato e presente a scuola

Un luogo comune troppo spesso usato a sproposito afferma che gli allievi di oggi “non sono più quelli di una volta”, che “sono poco motivati e senza iniziativa”. Su una tavoletta d’argilla di 5000 anni fa un maestro della Mesopotamia scrisse in caratteri cuneiformi: ” La gioventù di oggi è pigra, cattiva e senza scrupoli”. Nell’antica Grecia i giovani che erano ammessi alle scuole imparavano a leggere, scrivere, calcolare, cantare, recitare e a fare dello sport. Secondo il parere di una personalità indiscussa a quei tempi, Aristofane, gli allievi d’allora ” sono fiacchi e senza carattere, mancano sovente alle lezioni, la loro
motivazione è debole e la disciplina durante l’insegnamento lascia a desiderare”.
Nel Medioevo le migliori scuole venivano organizzate nei monasteri dove il latino la faceva da padrone. Poi nacquero le scuole “pubbliche” nelle città: si insegnava lo stretto necessario (leggere, scrivere e far di conto) a chi poteva permetterselo. Un monaco domenicano descrisse i propri allievi come “ridicoli, pieni di problemi comportamentali e difficilmente motivabili”.
Ai giorni nostri la scuola è diventata un’istituzione incaricata dallo Stato di trasmettere alle giovani generazioni una cultura molto complessa. Essa è inoltre il luogo deputato per la maturazione delle future prospettive sociali dei giovani. Il lavoro pedagogico, a differenza del passato, si è fortemente specializzato.
Gli allievi sono osservati attentamente, il linguaggio è cambiato e le difficoltà che possono incontrare sono definite in modo preciso da specialisti. Bisogna quindi evitare l’abuso di giudizi molto imprecisi sui giovani come purtroppo succede, perché sono definizioni generalizzanti, assai comode, che hanno una lunghissima tradizione e, soprattutto, sono ingiuste verso la stragrande maggioranza dei giovani stessi.

Preghiera di affidamento alla Beata Vergine Maria del Divino Amore

O Maria, tu risplendi sempre nel nostro cammino
come segno di salvezza e di speranza.
Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,
che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù,
mantenendo ferma la tua fede.
Tu, Salvezza del popolo,
sai di che cosa abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai
perché, come a Cana di Galilea, possa tornare la gioia e la festa
dopo questo momento di prova.
Aiutaci, Madre del Divino Amore, a conformarci al volere del Padre
e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze
e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce,
alla gioia della risurrezione. Amen.

Festa della Natività della Beata Vergine Maria (2)

La festa della Natività di Maria è stata introdotta da papa Sergio I (sec VII) nel solco della tradizione orientale. La natività della Vergine è strettamente legata alla venuta del Messia, come promessa, preparazione e frutto della salvezza. Aurora che precede il sole di giustizia, Maria preannunzia a tutto il mondo la gioia del Salvatore.
 L’8 settembre, quindi, le chiese d’Oriente e d’Occidente celebrano la nascita della Vergine, madre del Signore. La fonte prima che racconta l’evento è il cosiddetto Protovangelo di Giacomo secondo il quale Maria nacque a Gerusalemme nella casa di Gioacchino ed Anna. Qui nel IV secolo venne edificata la basilica di sant’Anna e nel giorno della sua dedicazione veniva celebrata la natività della Madre di Dio.

UNA FESTA CHE RICHIAMA IL NATALE DI GESÙ
Onorando la natività della Madre di Dio si va al vero significato e il fine di questo evento che è l’incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei secoli, di Dio”. È questo del resto il motivo per cui di Maria soltanto (oltre che di San Giovanni Battista e naturalmente di Cristo) non si festeggia unicamente la “nascita al cielo”, come avviene per gli altri santi, ma anche la venuta in questo mondo. In realtà, il meraviglioso di questa nascita non è in ciò che narrano con dovizia di particolari e con ingenuità gli apocrifi, ma piuttosto nel significativo passo innanzi che Dio fa nell’attuazione del suo eterno disegno d’amore.
«MARIA, TEMPIO DEL VERBO INCARNATO»
Per questo la festa odierna è stata celebrata con lodi magnifiche da molti Padri della Chiesa, che hanno attinto alla loro conoscenza della Bibbia e alla loro sensibilità e ardore poetico. Leggiamo qualche espressione del secondo Sermone sulla Natività di Maria di S. Pier Damiani: “Dio onnipotente, prima che l’uomo cadesse, previde la sua caduta e decise, prima dei secoli, l’umana redenzione. Decise dunque di incarnarsi in Maria”. “Oggi è il giorno in cui Dio comincia a mettere in pratica il suo piano eterno, poiché era necessario che si costruisse la casa, prima che il Re scendesse ad abitarla. Casa bella, poiché, se la Sapienza si costruì una casa con sette colonne lavorate, questo palazzo di Maria poggia sui sette doni dello Spirito Santo. Salomone celebrò in modo solennissimo l’inaugurazione di un tempio di pietra. Come celebreremo la nascita di Maria, tempio del Verbo incarnato? In quel giorno la gloria di Dio scese sul tempio di Gerusalemme sotto forma di nube, che lo oscurò. Il Signore che fa brillare il sole nei cieli, per la sua dimora tra noi ha scelto l’oscurità (1 Re 8,10-12), disse Salomone nella sua orazione a Dio. Questo nuovo tempio si vedrà riempito dallo stesso Dio, che viene per essere la luce delle genti. “Alle tenebre del gentilesimo e alla mancanza di fede dei Giudei, rappresentate dal tempio di Salomone, succede il giorno luminoso nel tempio di Maria.
È giusto, dunque, cantare questo giorno e Colei che nasce in esso”.

Festa della Natività della Beata Vergine Maria (1)

La festa della Natività di Maria è stata introdotta da papa Sergio I (sec VII) nel solco della tradizione orientale. La natività della Vergine è strettamente legata alla venuta del Messia, come promessa, preparazione e frutto della salvezza. Aurora che precede il sole di giustizia, Maria preannunzia a tutto il mondo la gioia del Salvatore.
 L’8 settembre, quindi, le chiese d’Oriente e d’Occidente celebrano la nascita della Vergine, madre del Signore. La fonte prima che racconta l’evento è il cosiddetto Protovangelo di Giacomo secondo il quale Maria nacque a Gerusalemme nella casa di Gioacchino ed Anna. Qui nel IV secolo venne edificata la basilica di sant’Anna e nel giorno della sua dedicazione veniva celebrata la natività della Madre di Dio.

QUAL È IL SIGNIFICATO TEOLOGICO?
Dall’eternità, Il Padre opera per la preparazione della tutta Santa, di Colei che doveva divenire la madre del Figlio suo, il tempio dello Spirito Santo.
La geneaologia di Gesù proposta dal Vangelo di Matteo culmina nell’espressione «Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo». Con Maria, dunque, è venuta l’ora del Davide definitivo, della instaurazione piena del regno di Dio. Con la sua nascita inoltre prende forma il grembo offerto dall’umanità a Dio perché si compia l’incarnazione del Verbo nella storia degli uomini. Maria bambina infine è anche immagine dell’umanità nuova, quella da cui il Figlio suo toglierà il cuore di pietra per donarle un cuore di carne che accolga in docilità i precetti di Dio.

Cambiamenti necessari (13)

La meta è somigliare a Cristo (b)

In fondo, se osserviamo solo la nostra vita e ci confrontiamo fra di noi, rischiamo di dire che andiamo bene, che rispetto a tanti altri siamo decisamente migliori e quindi siamo a posto, stiamo pure seduti e sdraiati, dormiamo sugli allori. Se invece ci confrontiamo con Cristo, se abitualmente teniamo fisso lo sguardo su di lui, è spontaneo riconoscere la nostra inadeguatezza, il nostro limite, la nostra differenza da lui. Non ci confrontiamo con altri più deboli e più limitati di noi, ci confrontiamo con il modello ideale, con il fine ultimo: ci confrontiamo con Gesù Cristo e tendiamo alla somiglianza piena e perfetta.
In paradiso saremo perfettamente configurati a Cristo. Detto in un altro modo: non arriveremo in paradiso senza essere perfettamente configurati a Cristo; non entriamo nella gioia del Signore così come siamo, ma arriveremo alla pienezza della vita quando saremo come dovremo essere.
Il discorso anche ultra terreno del Purgatorio intendeva proprio sottolineare questo cammino di perfezione, di somiglianza piena; come dire ai tempi supplementari, come grazia di Dio. Se non sei riuscito in questa terra ti è concessa ancora un’altra possibilità, ma finché non sei come il Cristo non entrerai.
E non è frutto del tuo sforzo essere come Cristo, ma è docilità alla grazia di Dio che trasforma, che come un sapiente vasaio dà forma alla nostra vita. Il motore principale della nostra conformazione a Cristo è il desiderio; desiderate ardentemente essere come Cristo, desiderate con tutte le forze la configurazione a lui. Non chiede molta fatica, il desiderio è frutto di amore, se amate il Cristo desiderate essere come lui e
non vi costerà fatica cambiare il vostro carattere e le vostre reazioni istintive. Se non amate il Cristo, non desiderate essere come lui e vi costa fatica ogni minimo cambiamento; vi illudete di stare bene come siete, vi accontentate e vi rovinate la vita. La somiglianza con Cristo è risultato di amore, non di sforzo, ma di slancio affettivo. Forse nella nostra vita spirituale manca proprio questo slancio affettivo, questo desiderio di amore, perché è l’amicizia profonda che rende la persona simile all’amico.
Quando si vuole bene a uno, senza nessuna fatica gli si assomiglia, si prendono i modi di dire, gli atteggiamenti, si imita l’amico per amore, non perché qualcuno te lo comanda.
Così è anche la nostra vita spirituale: per amore di Cristo desideriamo essere come lui, ci slanciamo verso di lui e facilmente arriva alla meta chi ama intensamente e desidera questa conformazione.
Trasfigurati per grazia, passo dopo passo ci configuriamo a Cristo e la nostra vita quotidiana, le nostre relazioni, ne guadagnano enormemente. Questo cammino di cambiamento migliora la nostra vita e
quelli che vivono con noi se ne accorgeranno.

Cambiamenti necessari (12)

La meta è somigliare a Cristo (a)

La somiglianza con Cristo è il fine ultimo di ogni nostro cambiamento.
Non cambiamo tanto per cambiare, nel senso che non ci muoviamo a caso.
La nostra vita spirituale è un itinerario che ha come punto di partenza il battesimo e come punto di arrivo la piena somiglianza con Cristo. La trasfigurazione nella nostra vita assume piuttosto i connotati della conformazione; si tratta di formare la nostra vita sul modello di Cristo: uniti a lui per essere come lui, per essere veramente figli che assomigliano veramente al Padre e noi conosciamo il Padre attraverso il Figlio e quindi la nostra imitazione riguarda Cristo.
Non è una imitazione a pappagallo, semplicemente come ripetizione banale di gesti suoi, è molto più fine come discorso: si tratta di dare forma interiore alla nostra personalità perché abbia le caratteristiche di Cristo. Si tratta dunque di conoscere meglio lui, di tenere fisso lo sguardo su Gesù autore e perfezionatore della nostra fede. Egli è il principio, è colui che ha messo in moto la nostra vita spirituale, egli è il fine a cui tendiamo, egli è colui che porta a compimento la nostra vita.
Insistendo sui cambiamenti potremmo correre il rischio di concentrarci su noi stessi, di guardare troppo a noi. Forse non è questo il rischio che corriamo nel senso di fare troppo l’esame di coscienza su di noi; però l’osservazione un po’ più approfondita del nostro stato di salute spirituale ci farebbe bene.
Non è però la concentrazione su di noi la strada corretta, è lo specchio della giustizia che ci aiuta e lo specchio della santità divina è Gesù stesso.
Guardarci nello specchio di Cristo ci permette di avere una giusta idea di noi stessi.

Angolo dell’usato

Nella Casa della Parola e della carità, entrando, nella stanzetta di sinistra, è stata allestito un ANGOLO DELL’USATO.
Per il momento si può accedere alla domenica mattina dalle 9.30 alle 11.30.
Quanto viene recuperato o donato, di qualsiasi genere, si mette in vendita e il ricavato andrà per le opere parrocchiali.

«Prese il pane, rese grazie». Il tutto nel frammento

Quante cose sa dirci un pezzo di pane! Basta saperlo ascoltare. Purtroppo il pane ci sembra scontato: è talmente «quotidiano» da non attirare il nostro sguardo. Non si apprezza, si usa; non si guarda, si mangia. Lo consumiamo automaticamente, senza badarci. Con la 17a Giornata per la Custodia del Creato desideriamo sottolineare alcuni aspetti fondamentali del pane, mettendoci in ascolto del Signore.

Ascolta la voce del creato

Preghiera ispirata dal Messaggio del Santo Padre Francesco per la Celebrazione della Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del Creato (1° settembre 2022)

Padre nostro, il dolce canto del creato Ti loda, rendendoci attenti alla Tua presenza nel mondo naturale.
Ti ringraziamo per averci chiamato all’alleanza con l’ambiente, specchio del Tuo amore creatore,
dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino.
Signore nostro Gesù Cristo, Verbo incarnato, Ti adoriamo e Ti benediciamo,
riconoscendo che tutto è stato fatto per mezzo Tuo e senza di Te nulla è stato fatto di ciò che esiste.
Nella grande cattedrale del creato, fatti voce del grandioso coro cosmico di tutte le creature,
lodiamo il Padre che per mezzo Tuo, nella potenza dello Spirito Santo, fa vivere e santifica l’universo.
Spirito Santo, Tu ci chiami ad unire alla lode l’umile confessione dei nostri peccati ecologici,
facendo risuonare nell’intimo della coscienza l’accorato appello di Gesù:
“Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino”.
Tu ci inviti alla conversione ecologica, a un nuovo rapporto con il Padre, con gli altri e con il creato,
rispondendo con i fatti al grido amaro della terra che geme e ci implora di fermare i nostri abusi;
a quello delle innumerevoli specie che si stanno estinguendo;
a quello dei più poveri che soffrono più fortemente l’impatto di siccità, inondazioni, uragani
e ondate di caldo;
a quello dei nostri fratelli e sorelle di popoli nativi, i cui territori vengono invasi e devastati;
a quello dei nostri figli che ci chiedono di fare tutto il possibile per limitare il collasso degli ecosistemi del nostro pianeta.
Invochiamo i Tuoi santi doni sui vertici, perché possano unire la famiglia umana per affrontare decisamente la doppia crisi del clima- limitando l’aumento della temperatura “convertendo” i modelli di consumo e di produzione, nonché gli stili di vita,
in una direzione più rispettosa nei confronti del creato e dello sviluppo umano integrale di tutti i popoli
e della riduzione della biodiversità, bene comune globale da salvare insieme.
Beata Vergine Maria, Regina di tutto il creato, facci piangere con il grido amaro del creato, perché noi e le generazioni future possiamo gioire con il dolce canto di vita e di speranza delle creature. Amen!

17 Giornata per la Custodia del Creato (2)

 

Reca la data del 24 maggio 2022, settimo anniversario dell’Enciclica Laudato si’, e si intitola «Prese il pane, rese grazie. Il tutto nel frammento» il Messaggio diffuso dalla Commissione episcopale per i Problemi sociali e il Lavoro, la Giustizia e la Pace e la Commissione episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo della CEI per la 17^ Giornata Nazionale per la Custodia del Creato (1° settembre 2022) e per il tempo del Creato (1° settembre – 4 ottobre 2022). Da un termine che «ci sembra scontato» perché «talmente “quotidiano” da non attirare il nostro sguardo» scaturisce una riflessione «in comunione con la Chiesa che è in Italia e che a Matera si prepara a celebrare il Congresso Eucaristico Nazionale dal titolo: “Torniamo al gusto del pane. Per una Chiesa eucaristica e sinodale”».

Come afferma Papa Francesco: “Siamo chiamati a includere nel nostro operare una dimensione ricettiva e gratuita, che è diversa da una semplice inattività. Si tratta di un’altra maniera di agire che fa parte della nostro essere. In questo modo l’azione umana è preservata non solo da un vuoto attivismo, ma anche dalla sfrenata voracità e dall’isolamento della coscienza che porta a inseguire l’esclusivo beneficio personale. La legge del riposo settimanale imponeva di astenersi dal lavoro nel settimo giorno, “perché possano godere quiete il tuo bue e il tuo asino e possano respirare i figli della tua schiava e il forestiero”. Il riposo è un ampliamento dello sguardo che permette di tornare a riconoscere i diritti degli altri. Così, il giorno di riposo, il cui centro è l’Eucaristia, diffonde la sua luce sull’intera settimana e ci incoraggia a fare nostra la cura della natura e dei poveri”». Infine, la condivisione, in quanto «riceviamo dalla terra per condividere, per diventare attenti all’altro, per vivere nella dinamica del dono. Riceviamo vita per diventare capaci di donare vita», conclude il testo ricordando che «la condivisione così può diventare stile di cittadinanza, della politica
nazionale e internazionale, dell’economia: da quel pane donato può prendere forma la civiltà dell’amore. 
Torniamo, dunque, al gusto del pane: spezziamolo con gratitudine e gratuità, più disponibili a restituire e condividere. Così ci è offerta la possibilità di sperimentare una comunione più ampia e più profonda: tra cristiani anzitutto, in un intenso respiro ecumenico; con ogni credente, proteso a riconoscere la voce di quello Spirito di cui la realtà tutta è impastata; con ogni essere umano che cerca di fondare la propria esistenza sul rispetto delle creature, degli ecosistemi e dei popoli».