Gli eventi che accompagnano la nascita di Gesù provocano stupore in tutti coloro che ne ascoltano il racconto. Anche noi nel primo giorno dell’anno, che è ottava di Natale e conclude il grande giorno della Natività, osserviamo e meditiamo con stupore questi eventi che hanno segnato l’inizio della nostra salvezza. Celebriamo la divina maternità di Maria e contempliamo con meraviglia questa giovane donna, semplice e umile, è divenuta la «Madre di Dio». È questa una espressione straordinaria che hanno coniato gli antichi Padri della Chiesa, definendo Maria Theotókos, Colei che ha generato Dio, per sottolineare come nella persona di Gesù sia presente la divinità e l’umanità in modo indissolubile. Maria non ha generato solo l’uomo, ma ha generato la persona di Cristo che e Dio e uomo, quindi si può dire che ha generato Dio. È una affermazione strepitosa, che deve generare stupore. Di fronte a ciò che è straordinario noi possiamo porci in diversi modi: con l’atteggiamento critico di chi sorride, solleva le spalle e dice che non è vero; oppure con l’indifferenza di chi ascolta qualche cosa che è abituato ad ascoltare e quindi lo dà per scontato e lo considera abituale, quasi banale. Invece l’atteggiamento giusto è quello di chi guarda e medita queste cose con stupore: non riusciamo a capire, a spiegare, non rifiutiamo in modo razionalistico, non accettano in modo passivo … accogliamo con stupore. Siamo abituati a cambiare anno, a farci gli auguri immaginando che quello nuovo sia migliore di quelli passati; ma siamo anche un po’ smaliziati, sapendo che le cose non cambiano, che siamo sempre da capo, che la situazione resta quella di prima – cambiando il calendario non cambia la nostra vita – e rischiamo di portare questo atteggiamento disilluso anche nel mondo della fede, passando da una celebrazione all’altra, come banali abitudini che non toccano il nostro cuore né la nostra intelligenza. Vorrei invece invitarvi a fare un esercizio di stupore. Ripensate gli eventi che i pastori hanno udito e visto … essi li hanno raccontati producendo stupore in tutti coloro che ascoltavano. Torniamo a casa anche noi – all’inizio di quest’anno – stupiti per le meraviglie che il Signore ha operato e impariamo a stupirci delle cose belle, che ci sono adesso nella nostra vita, con cui il Signore si fa presente nella nostra esistenza. Impariamo lo stile di Maria che custodiva questa cose meditandole nel suo cuore. È importante custodire la Parola. Maria ha accolto la Parola di Dio e le ha dato carne, ha accolto con tanta profondità quella Parola che in lei la Parola si è fatta carne e l’ha custodita per tutta la vita. Non ha capito tutto all’inizio, ha peregrinato nella fede, comprendendo poco alla volta e custodendo la Parola, meditando nel proprio cuore quello che stava avvenendo. La meditazione di Maria è espressa dall’evangelista con un verbo greco che vuol dire mettere insieme. Luca dice che Maria faceva un’azione “simbolica”, cioè metteva insieme i dettagli. La meditazione è proprio questo: mettere insieme i tasselli per ricomporre il grande mosaico della nostra esistenza. Maria custodiva la Parola, il messaggio fondamentale che le era stato rivolto, e viveva giorno per giorno quei momenti straordinari che suscitavano stupore e li meditava, rifletteva e combinava insieme: mettendo insieme i vari pezzi, ha compreso il progetto di Dio. È quello che dobbiamo fare noi. Non possiamo capire dall’inizio che senso abbia la nostra vita … lo comprendiamo vivendo e col tempo che passa. Guardando indietro, noi possiamo mettere insieme tanti tasselli della nostra esperienza, non solo con la nostra esperienza, ma custodendo la Parola di Dio, quello che il Signore ci ha detto e ci ha promesso, insieme a quello che noi abbiamo vissuto e sperimentato. Mettendo insieme la Parola di Dio e la nostra esperienza, noi maturiamo nella fede, comprendiamo meglio il suo progetto, aderiamo a Lui. Ma l’atteggiamento di fondo che permette questo composizione è lo stupore: né il rifiuto né l’accettazione passiva, ma l’accoglienza meravigliata di qualche cosa che ci supera. Chi sa stupirsi, vede il bello e ne resta meravigliato; perciò si interroga e ricerca il senso, il motivo e la causa, e può così riconoscere la presenza di Dio. Nella nostra vita c’è un mistero più grande di quel che possiamo capire. Oggi torniamo a casa stupiti di quello che è la nostra vita, di quello che sarà il nostro futuro. Non lo prevediamo, non lo possiamo conoscere, ma lo viviamo nello stupore quotidiano di chi si fida del Signore, custodisce la sua Parola e la medita nel proprio cuore ogni giorno dell’anno … e questo dà senso e forza alle nostre opere e ai nostri giorni.