Settimana santa (1)

Con la Celebrazione della “Domenica delle Palme: Passione del Signore”, l’itinerario quaresimale ci introduce in quella settimana i cui giorni vengono chiamati “Santi” e per i quali tutti i giorni vengono santificati. Sono i giorni nei quali si realizza il grande mistero della salvezza: l’uomo Peccatore viene unito alla vita di Cristo, il “Santo” e da lui è redento.
L’uomo è santificato mediante Gesù Cristo e la sua obbedienza al Padre fino alla morte di Croce.
La vita del Figlio offerta e donata ci riporta alla nostra dignità di figli di Padre.
Per partecipare alla gioia della Pasqua incoraggio tutti i cristiani della nostra parrocchia a vivere in tutta la loro pienezza, con una partecipazione reale nella nostra Chiesa e non solo spirituale, i misteri di questi giorni che trovano il culmine nel Triduo del Cristo crocifisso, sepolto e risorto.

Vivere la Quaresima al tempo della guerra (2)

La Quaresima è il tempo in cui risuona la domanda posta al principio della storia dell’umanità tutta: “Adamo, dove sei?”, che è come dire: “Dove stai andando? Verso dove inclina il tuo cuore?”
Se la scontentezza, la delusione ci attanagliano come Adamo, se l’odio verso i fratelli ci impedisce come Caino di levare lo sguardo, se i nostri occhi sono fissi solo sulla terra, sulla nostra terra, allora è segno che dobbiamo metterci sulla strada che porta all’incontro. Siamo fatti per l’incontro. Per la sua luminosità per la sua bellezza. Siamo fatti per lasciare il mondo della morte e dell’egoismo e aprirci alle doglie di un mondo nuovo. Perché anche la creazione geme e attende. Lasciamoci dunque attrarre da Cristo.
Colui che è stato trafitto per amore cerca i nostri occhi. Solo fissando gli occhi del Crocifisso, lì dove “si manifesta l’eros di Dio per noi” scopriremo quanto sia bello sentirsi guardati ed amati.
Guardando a Colui che abbiamo trafitto scopriamo dunque il segreto del nostro essere. Quel corpo morto per amore e condannato ingiustamente continua a comunicarci il senso altissimo dell’umanità.
Essa non si autodistruggerà fin quando guardando quel corpo si ricorderà che la vita si dona nell’amore, che il perdono vince l’offesa, che le braccia aperte verso tutti sono l’unica possibilità per non morire di fame. L’apertura radicale e non la chiusura miope sono l’essenza della nostra vita autentica.
Quel corpo in croce è il punto luce inestinguibile in ogni notte della storia, nella notte della nostra storia. Guardiamo a Gesù. A Lui che da fratello di tutti si è fatto uomo sul serio, fino a sentirsi abbandonato, fino a sentirsi inascoltato dal Padre, ma infine consegnandosi a Lui, morendo fiducioso nel suo abbraccio. Spendiamoci come fraternità cristiana, come chiesa di Cristo, con generosità nella e per la vita del mondo, in una dimensione di memoria, speranza, mistero, accoglienza che narra e introduce all’amore di Dio.
Oggi abbiamo bisogno di uomini e di donne di amore, non di uomini e donne di onore, perché il bene è più forte del male, l’amore è più forte dell’odio.

Vivere la Quaresima al tempo della guerra (1)

Continua il cammino quaresimale anche per la nostra comunità parrocchiale.  
La Quaresima 2022, oltre a continuare a essere segnata dalla pandemia e dalle misure anti-Covid, è funestata dalla guerra in Ucraina che ha scosso anche la vita ecclesiale. Come comunità cristiana non ci stanchiamo, ogni giorno, ad implorare da Dio quella pace che gli uomini da soli non riescono a raggiungere e a costruire.
Continuiamo a usare le «armi della penitenza» e a far sentire «il nostro grido contro la guerra e contro ogni attentato alla vita su tutto il pianeta.

Come dice san Paolo, la Quaresima è «il momento favorevole» per compiere «un cammino di vera conversione» così da «affrontare vittoriosamente il combattimento contro lo spirito del male.
In questo itinerario di quaranta giorni che conduce al Triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, cuore del mistero di Salvezza, «non stanchiamoci di fare il bene» vincendo la tentazione «di chiudersi nel proprio egoismo individualistico e rifugiarsi nell’indifferenza alle sofferenze altrui».

Il cammino quaresimale è come una lunga inchiesta interiore, una via per sentire quanta gioia abbiamo nel cuore, quanta pienezza c’è nella nostra esistenza. È come se fossimo chiamati a domandarci se le strade che stiamo percorrendo portano al centro di noi stessi (e non alla dispersione dietro le cose: ecco il digiuno), alla relazione nutriente con gli altri (aperta e accogliente: l’elemosina), alla fiducia in Dio Padre (la preghiera, che non cerca ricompensa ma gode dell’incontro con la Sorgente stessa della vita). Siamo custodi della genuina felicità, ferita dall’autoreferenzialità generata dalla paura o dall’orgoglio, dalla dipendenza dal possesso e dal potere, dalle preoccupazioni vissute senza uno sguardo al Padre che conta anche ogni capello del nostro capo.

Siamo cresciuti nella preghiera? (3)

Una preghiera che è risposta alla Parola.

Cosa fare per leggere tutto con lo sguardo di Dio?
Solo la Parola può aiutarci, può donarci la luce e la forza di cui abbiamo bisogno. È questa Parola che ci accompagna nei frangenti diversi dell’esistenza, anche in quelli più drammatici. Se non possiamo sempre godere di quella luce prodigiosa che splende sul volto di Cristo, abbiamo tuttavia il dono di questa luce discreta, sempre a disposizione, per rischiarare il nostro sentiero. È questa Parola che ridesta il nostro legame con Dio quando esso viene trascurato, quando perde forza perché contiamo solo su noi stessi, sulle nostre risorse ed energie. È questa Parola che consola e porta speranza, ma anche scandaglia le profondità del nostro essere, ci fa avvertire vergogna per il male commesso. È questa Parola che ci mette davanti alle esigenze dell’Alleanza con Dio, ai comandamenti da osservare per amore. Quando i momenti benefici di manifestazione terminano, quando non possiamo contemplare la gloria di Dio, questa Parola è la guida sicura che trasfigura la nostra esistenza e ci permette di amare come Gesù, fino alla croce.

Siamo cresciuti nella preghiera? (2)

La preghiera rischia di venire sempre dopo.

Prima c’è il resto, poi – se si può – anche la preghiera. Inoltre facciamo fatica a capire il significato della preghiera. Perché pregare? Perché siamo figli di Dio, discepoli di Gesù. Questa relazione merita d’essere curata e coltivata.
In ascolto e in dialogo. Che cosa ci dà la preghiera? Non qualcosa, ma qualcuno: lo Spirito Santo. Etty Hillesum nel suo meraviglioso Diario scrive: «Non saremo noi, o Signore, un giorno a chiamarti in causa e a dirti: “Dov’eri Tu?”, ma sarai Tu un giorno a chiamarci in causa e a dirci: “Dov’eri tu o uomo?”». Lo Spirito è il dono di Dio ai suoi figli, ai credenti in Gesù Cristo, all’umanità intera. Gesù ci ha promesso il dono dello Spirito. È una promessa di cui ci fidiamo fino in fondo. Il dono dello Spirito costituisce la risposta più importante di Dio Padre, l’Abbà grande e buono, alle nostre invocazioni e ai nostri bisogni. Più di tutto e dentro a tutto Dio vuole donarci se stesso: il suo amore personale, la sua presenza consolatrice, la sua forza rinnovatrice, il suo Spirito. Senza la preghiera, come guardare alla sofferenza e alla morte? Ma la morte non è l’ultima parola: essa non è separazione, ma comunione suprema, atto supremo di amore; il Padre accoglie la consegna che il Figlio fa di se stesso. La risurrezione è l’inevitabile esito di questa morte, non più fallimento ma compimento. Tutto questo non è solo per Gesù, è anche per noi.

Siamo cresciuti nella preghiera? (1)

È possibile ritrovare un po’ il gusto della preghiera?

Continua il cammino di quaresima. Stiamo per giungere alla meta: la Pasqua di Gesù.
Una piccola domanda: durante questo tempo dello Spirito siamo cresciuti, migliorati nella preghiera? Sì, proprio nella preghiera perché la preghiera è un atto rivoluzionario. In un certo senso è facile pregare: il pensiero si eleva spontaneamente a lui, soprattutto nei momenti di difficoltà o in certe occasioni significative, belle, particolari. È più facile parlare della preghiera che pregare; parlare di Dio che a Dio… Un modo semplice di pregare è quello di contemplare il volto bello di Gesù, per lasciarsi conquistare: leggendo qualche passo del vangelo, ripetendo le frasi lette, recitando delle formule di lode e ringraziamento. Papa Francesco ha invitato tutti ad avere con sé sempre un piccolo vangelo da portare in tasca, o nella borsa, per poter leggere qualche piccolo passo durante la giornata. «Lì è Gesù che ci parla».

Luce sul cammino

La Quaresima è un tempo santo, un tempo di revisione, un tempo nel quale riesaminiamo la nostra coscienza spirituale mediante l’ascesi e il digiuno…
Se non esaminiamo la nostra coscienza, se non prendiamo distanza dalle brutture della nostra vita interiore, se, così facendo, non scopriamo la verità di noi stessi, non sentiremo il bisogno di Cristo.

La Quaresima è un tempo santo, un tempo di revisione, un tempo nel quale riesaminiamo la nostra coscienza spirituale. Mettiamo un freno alla mente che straripa di fantasie e di sospetti che stordiscono la coscienza tanto da renderci incapaci di vedere il male. Nella stagione del digiuno quaresimale dovremmo desiderare molto la Parola di Dio. E per questo che i padri hanno sempre messo insieme digiuno e preghiera. Continua questo cammino.
Non lasciamo spazio alla stanchezza, ma continuiamo con perseveranza e dedizione.

Via Crucis

Vogliamo sostare, col nostro cuore, dinanzi a Gesù che vive la sua passione e muore in croce, e implorare di poter comprendere un pochino di più l’insondabile mistero del suo dolore e del suo AMORE.
Gesù non ha spiegato il male del mondo, il dolore, la sofferenza ma li ha presi su di sé vivendoli da FIGLIO affinché ogni nostra esperienza di angoscia, o mancanza di fede e di speranza, potesse diventare – attraverso di Lui – una VIA per conoscere il volto del Padre. Ci doni il Signore Gesù di lasciar entrare nella nostra vita la sua morte per amore, affinché entrando in noi, porti il sapore della RISURREZIONE, che è il compimento di tutta la vicenda umana. La contemplazione del Suo dolore, che per noi è la sapienza della croce, ci permette di capire il senso del nostro dolore. Assomigliare a Cristo in ogni circostanza, fosse anche quella del dolore, è, in modo proprio, una vocazione.

Camminiamo insieme

Tempo per rinnovarsi nell’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo

Fin dai primi secoli di vita della Chiesa la Quaresima era il tempo in cui coloro che avevano udito e accolto l’annuncio di Cristo iniziavano, passo dopo passo, il loro cammino di fede per giungere a ricevere il Battesimo a Pasqua. Successivamente anche i penitenti e poi tutti i fedeli furono invitati a vivere questo itinerario di rinnovamento spirituale, per conformare sempre più la propria esistenza a Cristo. I Vangeli di questo tempo forte aiutano il credente a rinnovarsi nell’incontro con Cristo per amarlo e seguirlo di più. La Quaresima possa essere il tempo propizio per riscoprire la nostra fede in Gesù salvatore, vero uomo e vero Dio.

Possa essere per ciascuno di noi, meglio ancora per le nostre famiglie unite, occasione per rafforzare la propria fede, per aumentare la consapevolezza di quanto sia importante la presenza del Signore nelle scelte della vita quotidiana. Possa essere la Quaresima occasione propizia per riscoprire e valorizzare la fede come cammino insieme, di comunità cristiana.
Il convergere di coloro che sentono le stesse cose, che vivono la stessa fede.

Conversione alla Realtà

«Quando venne la pienezza del tempo». Con queste parole Paolo annuncia il mistero dell’incarnazione. Il Dio cristiano è il Dio della storia: lo è a tal punto, da decidere di incarnarsi in uno spazio e in un tempo precisi. Impossibile dire cosa abbia visto Dio di particolare in quel tempo preciso tanto da eleggerlo come il momento adatto per l’incarnazione. Di certo la presenza del Figlio di Dio tra noi è stata la prova definitiva di quanto la storia degli uomini sia importante agli occhi del Padre. L’epoca in cui Gesù è vissuto non si può certo definire l’età dell’oro: piuttosto la violenza, le guerre, la schiavitù, le malattie e la morte erano frequenti nella vita delle persone quanto lo sono oggi. Eppure in quel frangente della storia umana, nonostante le sue ombre, Dio ha visto e riconosciuto “la pienezza dei tempi”. L’ancoraggio alla realtà storica caratterizza dunque la fede cristiana. Non cediamo alla tentazione di un passato idealizzato o di un’attesa del futuro dal davanzale della finestra. È invece urgente l’obbedienza al presente, senza lasciarsi vincere dalla paura che paralizza, dai rimpianti o dalle illusioni. L’atteggiamento del cristiano è quello della perseveranza: «Se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza». Questa perseveranza è il comportamento quotidiano del cristiano che sostiene il peso della storia personale e comunitaria. Nelle difficoltà, come in ogni inizio, si assiste a tanto entusiasmo, coraggio, determinazione, propositi e umanità. Poi questo slancio iniziale va via via scemando, cedendo il passo alla stanchezza, alla sfiducia, al fatalismo, alla chiusura in sé stessi, alla colpevolizzazione dell’altro e al disimpegno. Ma la fede non è una bacchetta magica. Quando le soluzioni ai problemi richiedono percorsi lunghi, serve pazienza, la pazienza cristiana, che rifugge da scorciatoie semplicistiche e consente di restare saldi nell’impegno per il bene di tutti e non per un vantaggio egoistico o di parte. Non è stata forse questa “la pazienza di Cristo”, che si è espressa in sommo grado nel mistero pasquale? Non è stata forse questa la sua ferma volontà di amare l’umanità senza lamentarsi e senza risparmiarsi? Come comunità cristiana, oltre che come singoli credenti, dobbiamo riappropriarci del tempo presente con pazienza e restando aderenti alla realtà. Sentiamo quindi urgente il compito di educare alla verità, all’impegno, alla costanza perché ci sono problemi che non possono essere risolti in breve tempo e con poco sforzo. Di quanta pazienza è capace il nostro cuore nel costruire soluzioni per la vita delle persone, delle famiglie e della comunità?