Emozione e “sentire”: essere empatici

L’uomo percepisce le emozioni e impara a nominarle perché incontra qualcosa o qualcuno che gli fa da specchio e permette il processo di riconoscimento. Chiamiamo questa dinamica “empatia”, che non significa semplicemente “essere nei panni dell’altro”, ma più profondamente scoprire che io sento l’emozione dell’altro perché è come la mia e, reciprocamente, codifico la mia perché la percepisco nell’altro.
Tale processo, inoltre, è veramente maturo quando passa attraverso il riconoscimento, la riflessività e la consapevolezza cognitiva. Tramite l’empatia è possibile percepire l’esperienza e il vissuto dell’altro pur restando all’interno della propria prospettiva personale. Allo stesso tempo, mentre si impara a sentire come sente l’altro, si scopre la sua trascendenza, irriducibile nella sua alterità, al punto che sarà sempre impossibile sostituirsi realmente al suo vissuto. È come se, attraverso l’atto empatico, il soggetto avesse la possibilità di assumere il punto di vista dell’altro, senza però confondersi in lui. È fondamentale, quindi, ricordarsi che l’alterità è necessaria proprio per la costruzione e riconoscimento della propria identità: l’Io si dà sempre con un Tu. L’altro è misura e condizione di giudicabilità, non come atto negativo, ma come occasione di confronto e riflessione. Questa consapevolezza ha sempre orientato la spiritualità cristiana, soprattutto l’approccio mistico al mistero di Dio: la forma d’amore che unisce il Creatore alla creatura, infatti, non è mai di tipo fusionale. Ciò significa che il prezzo del rapporto con Dio, per un cristiano, non è mai l’annullamento di sé, come invece avveniva in altre forme di misticismo antico o avviene oggi in alcune proposte spirituali. La forma del legame cristiano di carità è sempre un’«unione nella (non oltre la) differenza».

Emozione ad essere uomo: aspetto cognitivo

Parlare oggi di emozioni significa interrogarsi sul significato più profondo (antropologico) dell’uomo. In prospettiva pedagogica e pastorale, questo invito si fa sempre più urgente e parlare di emozioni significa parlare dell’uomo, della sua vitalità, delle sue caratteristiche e di quello che lo costituisce, non esaurendosi in particolari abilità o specifiche competenze. Queste non hanno un mero compito strumentale, dal momento in cui sono parte dell’uomo e sono antecedenti della sua capacità razionale.
L’uomo è fatto di emozioni, ne compongono l’interiorità e queste sono processi della conoscenza, intesi sul piano funzionale come guida del comportamento. Nonostante la nostra storia occidentale stia uscendo solamente negli ultimi decenni da secoli di tabuizzazione del vissuto emotivo, la mentalità biblica è decisamente aperta a questo discorso: Sansone che fa fuori mille uomini con una mascella d’asino come arma, il popolo che piange di commozione quando sente pronunciare, dopo decenni, la legge di Dio che credeva dimenticata, Giobbe che si lamenta per quasi 40 capitoli, Giona che fa il risentito, Gesù che grida come un matto nel tempio e piange a dirotto quando muore Lazzaro (ecc.).
La Bibbia è un testo coloratissimo di emozioni e la storia della Salvezza non può fare a meno del temperamento dei suoi eroi. Per questo, il cammino che è stato proposto al grest ha voluto ribadire la necessità di riconoscere, nominare, esprimere e comprendere le emozioni, per armonizzarle all’esercizio del pensiero e al comportamento nelle relazioni.

All’Oratorio parte l’esperienza del Grest

Si spalancano i cancelli del nostro oratorio per ripartire con questa bella esperienza educativa.
L’ambiente sarà particolarmente affollato. Il vociare di bambini, ragazzi e adolescenti sarà la musica di sottofondo che caratterizzerà le giornate calde di questa seconda parte di giugno.
Da parte mia sento forte la necessità di aumentare l’impegno e la preparazione per garantire un’esperienza che sia nello stesso tempo gioiosa e valida per tutti coloro che vi prenderanno parte, tanto più che in tanti si sono iscritti a questa proposta della Parrocchia (al momento più di 120 tra ragazzi e ragazze).
Motivo di orgoglio, ma anche di maggior responsabilità nei confronti di queste nuove generazioni e dei loro genitori che si fidano e si affidano alla comunità cristiana.
Batticuore sarà il tema di questa esperienza: il mondo delle emozioni, che caratterizzano il vissuto di ogni persona, caratterizzeranno le varie e molteplici attività.
A tutti voi chiedo di sostenere questa attività con una costante preghiera allo Spirito Santo.

Prendersi cura

Non c’è nessuno che, in un modo o nell’altro, non sia stato colpito da questa ondata pandemica: ci siamo tutti scoperti più fragili e vulnerabili.
Oscilliamo tra fragilità e resilienza, tra pessimismo e speranza, tra solitudine e prossimità.
E prendiamo sempre più coscienza che ci vuole coraggio per non rimanere travolti da una crisi di queste dimensioni. Viviamo un tempo in cui osare prendersi cura non è più una fra le tante opzioni, ma è divenuta la scelta indispensabile.
È in questa ottica che si è svolta l’attività estiva della Parrocchia denominata Grest 2021.
Questa esperienza che ha coinvolto tante persone, è una storia di grande intenzionalità educativa, che nel corso del tempo si è distinta per l’originalità dei contenuti proposti e la mentalità progettuale fortemente voluta nei materiali progettati.
Siamo tutti consapevoli dell’importanza del contesto di Oratorio per la crescita e formazione dei ragazzi, soprattutto, in questo tempo di Pandemia, dell’urgenza e della necessità che le nuove generazioni ritrovino spazi di socialità, di gioco, di svago, di amicizia, di relazioni e di vita, grazie all’incontro fisico tra le persone: vere protagoniste di ogni attività.
La scelta di questa iniziativa ha voluto proprio significare tutto questo.
Più di un marchio di fabbrica o di un bollino di qualità, è stato un tratto distintivo di una comunità che continua la scelta di prendersi cura delle giovani generazioni!
Nel contesto attuale, già dall’estate scorsa, ci si è resi conto come sarà sempre più necessaria e urgente una collaborazione con le molteplici e diverse agenzie educative.
Ecco allora che l’opera educativa diventa azione comunitaria in cui ci si incontra, si collabora per compenetrarsi e sostenersi vicendevolmente: ambiti in cui costruire relazioni efficaci.
Impegnarsi nella costruzione del “Noi” organizzando luoghi caldi e strategie di prossimità in cui si possano sperimentare relazioni positive onde stimolare il potenziale delle persone a beneficio delle nuove generazioni.
In questa ottica diventerà sempre più importante pensare attività che richiedano l’ausilio di Agenzie educative per una presenza di adulti specializzati.

Grazie di cuore

È una parola tanto breve, tanto piccola ma sempre vera, profonda e piena di grandi significati.
È la più semplice e magica parola che illumina qualsiasi anima e sa valorizzare pienamente tutto quello che ogni persona compie.
Grazie è uno sguardo attento, apprezzando naturalmente quello che merita di esserlo.
È tutto questo perché nasce dal luogo più intimo di una persona: il suo cuore.
Grazie è tutto ciò che vogliamo dirci al termine delle tre intense settimane del Grest.
Grazie ad ogni volto, ad ogni persona che ha partecipato a questa attività.
Come spesso ci ricordiamo, ciascuno è una ricchezza per tutti: sia per le cose belle che doniamo, sia anche per le nostre fragilità e i nostri limiti. Grazie per tutto quello che si è e si dona.
Grazie perché una persona cresce e impara anche dagli sbagli propri e altrui.
Grazie a tutti coloro che hanno dedicato il loro tempo, la loro disponibilità.
La Parola di Dio ci ricorda che il “Signore ama chi dona con gioia”.
Ciascuno è stato un dono di gioia, un sorriso per tanti altri. Grazie