Gesù Cristo Re dell’universo (1)

La festa di Gesù Cristo Re dell’Universo, che si celebra nell’ultima domenica dell’anno liturgico e prima di riprendere il nuovo anno con la prima domenica di Avvento, costituisce il coronamento delle feste della Chiesa, orientando e centrando l’attenzione del cristiano su Gesù redentore e Salvatore dell’uomo, che siede nella gloria alla destra del Padre, Re dei re e Signore dei signori.
La solennità di Cristo Re venne istituita da Papa Pio XI nel 1925, in un tempo storico contrassegnato da dittature e tirannie. Scrisse il Papa nella Lettera Enciclica Quas Primas: “Perché più abbondanti siano i desiderati frutti e durino più stabilmente nella società umana, è necessario che venga divulgata la cognizione della regale dignità di nostro Signore quanto più è possibile. Al quale scopo Ci sembra che nessun’altra cosa possa maggiormente giovare quanto l’istituzione di una festa particolare e propria di Cristo Re …. Pertanto, con la Nostra apostolica autorità istituiamo la festa di nostro Signore Gesù Cristo Re, stabilendo che sia celebrata in tutte le parti della terra …”.

Domenica 21 novembre: Giornata diocesana del Seminario

La Giornata diocesana del Seminario è una giornata significativa per tutta la diocesi di Lodi. In questo giorno desideriamo porre il Seminario al centro dell’attenzione. I seminaristi hanno bisogno di essere sostenuti nella preghiera, nell’affetto e nell’aiuto per le spese necessarie alla nostra formazione. Ricordare il Seminario (e chi vi abita) significa anche fare memoria del fatto che i preti sono indispensabili per la vita della Chiesa. Siamo invitati, quindi, a pregare il Signore perché mandi operai nella sua messe. Occorre anche pregare affinché la vocazione del Signore sia riconosciuta e accolta. Non solo da chi è chiamato ma anche da chi lo circonda come la comunità parrocchiale e la famiglia.

Domenica 21 novembre, siamo invitati a pregare e sostenere la comunità del Seminario. Affidiamo al Signore questi nostri fratelli e chiediamo al Signore della Vita di arricchire la nostra Chiesa nuove vocazioni al sacerdozio.

Giovedì eucaristico

Dal vedere alla contemplazione, all’adorazione

Per adorare bisogna saper vedere. Lo scienziato si avvicina alla natura con uno sguardo indagatore, scopre moltissimi segreti, ma spesso non arriva all’adorazione, chiuso in un conoscere che non gli permette di andare oltre l’esperimentabile. Bisogna avere occhi per vedere oltre, per intuire una Presenza, cogliere un’Azione, e così arrivare a contemplare: allora il creato e l’uomo che lo abita, appariranno nel loro splendore, riveleranno una presenza e un’azione insospettata, porteranno a quella gioiosa adorazione.


Dalla conoscenza di se stessi e di Dio all’adorazione

Conoscere noi stessi come Dio ci vede e conoscere Dio è la via che porta all’adorazione.
Nel dialogo con la Samaritana Gesù dice: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: «Dammi da bere!», tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”; è questa conoscenza, dono di Dio, che introduce ad adorarlo. Gesù le dice: “Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo… Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano”. Non c’è adorazione senza conoscere chi è Dio e chi siamo noi. Non si tratta di una conoscenza astratta, da di quella che man mano che ti addentri in essa, te ne senti affascinato, conquistato e non puoi che adorarlo. Nell’ultima cena Gesù ripetutamente richiama di aver introdotto alla conoscenza-rivelazione di lui e del Padre: “Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».” Questo rapporto profondo tra conoscenza e amore, di cui parla Gesù, ci porta a scoprire il significato più profondo dell’adorazione.

Domenica 21 novembre: Giornata mondiale della gioventù (2)

La missione di testimoni della luce

E’ nelle ultime pagine del testo che Francesco chiede ad ogni giovane di non “piangerti addosso” perché c’è una missione da compiere, facendosi testimone di quello che si vive in ogni cuore: la fuga da Dio, il riconoscere comunque “un fuoco ardente” che è più forte di noi, sentirsi figli di un padre e quindi piccoli, aprirsi ad una prospettiva completamente nuova.

Alzati e testimonia la tua esperienza di cieco che ha incontrato la luce, ha visto il bene e la bellezza di Dio in sé stesso, negli altri e nella comunione della Chiesa che vince ogni solitudine. Alzati e testimonia l’amore e il rispetto che è possibile instaurare nelle relazioni umane, nella vita familiare, nel dialogo tra genitori e figli, tra giovani e anziani. Alzati e difendi la giustizia sociale, la verità e la rettitudine, i diritti umani, i perseguitati, i poveri e i vulnerabili, coloro che non hanno voce nella società, gli immigrati.

Alzati e testimonia il nuovo sguardo che ti fa vedere il creato con occhi pieni di meraviglia, ti fa riconoscere la Terra come la nostra casa comune e ti dà il coraggio di difendere l’ecologia integrale.

Alzati e testimonia che le esistenze fallite possono essere ricostruite, che le persone già morte nello spirito possono risorgere, che le persone schiave possono ritornare libere, che i cuori oppressi dalla tristezza possono ritrovare la speranza. Alzati e testimonia con gioia che Cristo vive! Diffondi il suo messaggio di amore e salvezza tra i tuoi coetanei, a scuola, all’università, nel lavoro, nel mondo digitale, ovunque.

Domenica 21 novembre: Giornata mondiale della gioventù (1)

“Vorrei ancora una volta prendervi per mano”: è la prima frase che Francesco scrive nel messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù, celebrata a livello diocesano il 21 novembre 2021, incentrata sul tema: “Alzati! Ti costituisco testimone di quel che hai visto”. Il Papa invita i giovani a soffermarsi sulla conversione di Paolo sulla via di Damasco, su quell’”Alzati” che Gesù pronuncia e che ancora oggi è un invito più vivo che mai.

La riflessione del Papa parte dalla conversione di Saulo, folgorato sulla via di Damasco.

Gesù lo chiama con il suo nome perché conosce chi è, conosce l’odio che prova verso i cristiani ma il Signore vuole far conoscere la sua misericordia. “Sarà proprio questa grazia, questo amore non meritato e incondizionato, la luce – scrive – che trasformerà radicalmente la vita di Saulo”. Lui al sentire il suo nome chiede: “Chi sei, Signore?” Una domanda che tutti siamo chiamati a porci. “Non basta aver sentito parlare di Cristo da altri, è necessario parlare con Lui personalmente. Questo, in fondo, è pregare”.

“Non possiamo dare per scontato che tutti conoscano Gesù, anche nell’era di internet”.

A Saulo arriva il “dolce rimprovero” di Gesù che attende il suo ritorno.
“Nel cuore di ognuno c’è come un fuoco ardente: anche se ci sforziamo di contenerlo, non ci riusciamo, perché è più forte di noi” e c’è anche se possiamo sembrare irrecuperabili.
Attraverso l’incontro personale con Lui è sempre possibile ricominciare. Nessun giovane è fuori della portata della grazia e della misericordia di Dio. Per nessuno si può dire: è troppo lontano… è troppo tardi… Quanti giovani hanno la passione di opporsi e andare controcorrente, ma portano nascosto nel cuore il bisogno di impegnarsi, di amare con tutte le loro forze, di identificarsi con una missione!

Saulo diventato cieco, inizia davvero a vedere, sceglierà di chiamarsi “Paolo” che significa “piccolo” ma, sottolinea Francesco, non è “un nickname” o un “nome d’arte” è la presa di coscienza di un cambiamento, di una prospettiva nuova.

Oggigiorno tante “storie” condiscono le nostre giornate, specialmente sulle reti sociali, spesso costruite ad arte con tanto di set, telecamere, sfondi vari. Si cercano sempre di più le luci della ribalta, sapientemente orientate, per poter mostrare agli “amici” e followers un’immagine di sé che a volte non rispecchia la propria verità. Cristo, luce meridiana, viene a illuminarci e a restituirci la nostra autenticità, liberandoci da ogni maschera. Ci mostra con nitidezza quello che siamo, perché ci ama così come siamo

Giornata mondiale della povertà (3)

“La povertà non è frutto del destino, è conseguenza dell’egoismo”.
Per questo Papa Francesco propone la via construens: “Dare vita a processi di sviluppo in cui si sviluppano le capacità di tutti, perché la complementarità delle competenze e la diversità dei ruoli porti a una risorsa comune di partecipazione”. La soluzione, insomma, è molto più semplice di quanto ci si possa aspettare. Il Papa ribadisce la sua idea di fondo: la cultura dell’incontro come forma privilegiata per guardare al futuro in maniera efficace e carica di speranza costruttiva. “Ci sono molte povertà dei «ricchi» che potrebbero essere curate dalla ricchezza dei «poveri», se solo si incontrassero e conoscessero! Nessuno è così povero da non poter donare qualcosa di sé nella reciprocità”.

Giornata mondiale della povertà (2)

L’insegnamento di Papa Francesco, come è nel suo stile quando parla dei poveri, non indulge alla retorica, ma punta dritto verso il riconoscimento delle urgenze da affrontare.
Il Messaggio pone in primo piano la ricerca delle cause della povertà, per individuare poi le iniziative necessarie per approdare a una possibile soluzione. Riguardo il primo aspetto, la denuncia è forte e puntuale: “Sembra farsi strada la concezione secondo la quale i poveri non solo sono responsabili della loro condizione, ma costituiscono un peso intollerabile per un sistema economico che pone al centro l’interesse di alcune categorie privilegiate. Un mercato che ignora o seleziona i principi etici crea condizioni disumane che si abbattono su persone che vivono già in condizioni precarie”. Insomma, sostiene il Papa, oltre a dover subire la povertà, i poveri devono anche farsi carico di esserne i responsabili! Pretesa assurda, generata da una prepotente alterigia di individui protesi solo al raggiungimento di una sfrenata ricchezza senza alcun principio etico e sociale.
Il richiamo ai Governi e alle Istituzioni mondali perché si sentano investiti della responsabilità a costruire un mondo migliore sulla giustizia è quanto il Messaggio di questa Giornata Mondiale sottolinea: “Se i poveri sono messi ai margini, come se fossero colpevoli della loro condizione, allora il concetto stesso di democrazia è messo in crisi e ogni politica sociale diventa fallimentare. Con grande umiltà dovremmo confessare che dinanzi ai poveri siamo spesso degli incompetenti”. La povertà, insomma, non è un’idea astratta nè i poveri non sono frutto di fantasia; piuttosto la loro massiccia presenza nella società pretende l’esigenza di soluzioni frutto di una “progettualità creativa”.

Giornata mondiale dei poveri (1)

“I poveri li avete sempre con voi”. Con questa semplice espressione di Gesù, pronunciata pochi giorni prima degli eventi della passione, morte e risurrezione, si può sintetizzare il pensiero del Signore sui poveri.
Davanti ai discepoli scandalizzati perché una donna aveva sprecato una somma ingente versando il profumo del vaso di alabastro sul capo di Gesù, questi afferma che il primo povero a cui dover porre tutta l’attenzione dovuta, è proprio a lui. Il Figlio di Dio non solo chiede di riconoscere in lui la persona che rappresenta tutti i poveri, si identifica come il più povero tra i poveri.
“Il volto di Dio che Egli rivela, è quello di un Padre per i poveri e vicino ai poveri”.

Laboratorio di Presepi

In tutte le domeniche di Novembre, in oratorio, al pomeriggio, dalle ore 15.30 alle ore 18.00, viene organizzato un Laboratorio di Presepi. Usando diversi materiali verranno costruiti più presepi. Poi verranno consegnati a Tonino Cataldo e messi in esposizione per tutto il mese di Dicembre e i primi giorni di Gennaio al Mortorino, insieme ad altre opere artistiche.
Incoraggiamo i bambini e i ragazzi a prendere parte a questa iniziativa.
Invitiamo calorosamente anche i genitori nel motivare e accompagnare i propri figli. Ringrazio le persone che si sono rese disponibili e se altri vogliono dare un aiuto nei pomeriggi domenicali sono ben accetti.