Educare insegnando

Molte realtà che potrebbero sembrare inattuali o reazionarie rispetto alle idee dominanti oggi, parole come insegnamento, educazione, trasmissione e tradizione acquistano il loro peso e diventano eloquenti, urgenti per la nostra convivenza. 
È stato scritto: “Il sapere viene prodotto per essere venduto e consumato, valorizzato in un nuovo tipo di produzione… si arriverà alla mercificazione del sapere”.
La presenza di maestri rappresenta una resistenza a questo andamento e sempre risultano capaci di creare occasioni per far presente le necessità e i bisogni dello spirito umano che non possono essere dimenticati. Ecco allora la altissima dignità dell’insegnare: occorrono uomini e donne che sappiano fare segno, che si facciano portatori e trasmettitori di segni. L’insegnante è colui che consegna segni, simboli, chiavi ermeneutiche per interpretare la realtà e la vita.
È colui che indica l’orizzonte, che “orienta”, che aiuta a discernere il luogo in cui sorge la luce. Nella tradizione sapienziale ebraica la sapienza è l’arte di saper dirigere la vita e il sapiente è colui che insegna a tener saldo il timone della nave della vita. Il sapiente è un esperto della vita e le sue parole potranno essere come dice Qoelet pungoli, stimoli alla ricerca, e pietre miliari, indicatrici di cammini: suggeriscono ma non impongono, non tacciono ma neppure urlano. 
Insegnare significa porre gesti espressivi che siano portatori di senso. E non dimentichiamo che il senso va colto nella sua triplice accezione di significato, orientamento, gusto.
Il significato ci porta a comprendere la realtà, il mondo, l’orientamento ci fornisce la direzione da prendere nella vita, e ci indica il fine dell’esistenza e il gusto-sapere ci rimanda all’estetica vitale per l’umanizzazione. Insegnare ha a che fare con la vita, è un lavoro di generazione che cerca di educare, di condurre fuori da… verso. Sì, verso la libertà creativa. 
Non è facile il rapporto educazione-insegnamento perché non si può educare senza insegnare e l’educazione senza insegnamento è vuota e degenera in retorica morale: purtroppo si può insegnare senza educare. “L’educazione è il punto in cui si decide se amiamo abbastanza il mondo per assumere le responsabilità, anzi per salvarlo dalla rovina”. C’è una urgenza sull’educazione e sull’insegnamento: cercare, scavare a fondo, non temere la complessità e la diversità e diventati esperti trasmettere la sapienza, la conoscenza insegnando sempre a porre domande.