La memoria dei nostri morti e della la Pasqua di Cristo

La festa dei santi e la memoria dei morti sono due volti di un unico mistero di comunione: alla luce della risurrezione di Cristo, la santità e la morte sono entrambe esperienza di comunione. Fare memoria dei morti alla luce dei santi significa proclamare che la morte non spezza la comunione, ma è il suo compimento: i legami e i volti custoditi nel tempo non vanno perduti, ma restano saldamente radicati e trasfigurati in Gesù Cristo.
Celebriamo il giorno dei morti con la definizione della chiesa “commemorazione dei fedeli defunti”. La commemorazione è molto di più di una semplice memoria, perché l’espressione dice letteralmente un fare memoria insieme e allo stesso tempo un ricordo solenne e profondo, perché la “commemorazione” è un atto pubblico, di tutti. E’ la comunità di fede che si raduna per fare memoria del volto, del nome, della vita di chi non c’è più. “Commemorare” dice che questo è un atto intenzionale e profondo con cui facciamo memoria di una vita sottraendola alla perdita, all’oblio, certi della promessa di Cristo: “Questa è la volontà di Colui che mi ha mandato: che non perda nessuno di quanti Egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno”. Sottrarre i defunti dall’oblio della morte non è solo un affetto o un profondo desiderio umano, ma autentico atto di fede inscritto nel cuore di ogni essere umano. Fare memoria significa partecipare alla missione di Gesù Cristo di “non perdere nessuno” di tutti gli uomini e le donne che Dio gli ha affidato, per custodire ogni volto, ogni nome e ogni storia nell’abbraccio eterno della risurrezione. La memoria dei morti è dunque parte inscindibile dalla memoria di Cristo, dal “memoriale della sua Pasqua”. Dall’inizio della storia umana, tutti i popoli ricordano i propri morti, alcune civiltà sono giunte ad elaborare un culto dei morti. Noi cristiani no, il nostro culto si rivolge solo al Signore, per i morti eleviamo preghiere di intercessione con cui a Dio chiediamo la pace e la purificazione per chi non è più tra noi. Ma oltre la preghiera di intercessione, la nostra commemorazione dei morti è un atto Pasquale, dove il ricordo si trasforma in Eucarestia, in rendimento di Grazie per il dono che quella persona è stata. Nella fede confessiamo una comunione reale con i nostri morti, ed è per questo che comunione dei santi e comunione dei morti sono un unico e grande mistero. Nelle preghiere di intercessione che la Chiesa pronuncia ad ogni celebrazione eucaristica sentiamo il celebrante proclamare a nome di tutti: “Ricordati, Signore, dei nostri fratelli e delle nostre sorelle che sono morti …; ricordati di Tutti i Defunti dei quali tu solo hai conosciuto la fede”. Fare memoria dei morti all’interno della Messa significa posare il dramma e la speranza della morte umana nel punto esatto in cui la morte è stata vinta. In ogni Messa celebrata costantemente in ogni parte del mondo e per Tutti gli uomini, la morte di ogni persona viene sottratta al suo isolamento tragico e innestata nella Pasqua di Cristo. L’Eucarestia è sempre un atto di comunione con ogni essere umano: attorno all’altare, i partecipanti alla S. Messa si ritrovano “insieme” alla Chiesa del cielo, alla folla immensa dei santi e di “tutti coloro che si sono addormentati nella speranza della risurrezione”. Poniamo sull’altare il nome di ogni singola persona che portiamo nel cuore, certi che nell’abbraccio del Risorto nessuna vita va perduta. Sull’altare, dove la terra incontra il cielo, le nostre lacrime si fanno Eucarestia, speranza e rendimento di grazie perché la morte non ha l’ultima parola: in Cristo siamo già partecipi della Vita Eterna.