Pentecoste (3)

All’interno del gruppo dei discepoli di Gesù Cristo la Pentecoste inizia a perdere il significato ebraico per assumere invece un senso più specifico, legato alla discesa dello Spirito Santo.
In questo senso, viene inteso come la nuova legge donata da Dio ai suoi fedeli e che segna la nascita della Chiesa a partire dalla comunità di Gerusalemme.
Secondo quanto raccontato negli Atti 2,1-11, in occasione della festa di Pentecoste, mentre i discepoli di Gesù si trovavano tutti nello stesso luogo, sentirono un forte rumore e un vento impetuoso che invase la casa in cui si trovavano. I discepoli videro qualcosa che assomigliava a lingue di fuoco che si separavano e andavano a poggiarsi sul capo di ciascuno di loro. Tutti i presenti furono invasi dallo Spirito Santo e iniziarono a parlare in altre lingue prima di allora sconosciute.
A seguire, lo Spirito Santo è disceso poi sugli stranieri non circoncisi che si trovavano nella dimora del centurione Cornelio e ascoltavano il Verbo, prima di essere battezzati nel nome di Dio.
Nel discorso tenuto nella casa di Cornelio, Pietro afferma che Gesù Cristo è il mediatore della pace e del perdono che ci sono stati rivelati durante la sua missione terrena.
Solamente dopo la sua resurrezione, si rivela anche in quanto giudice naturale e universale.
Proprio come il giudizio del Signore, anche la mediazione di pace e perdono è per tutti. 
Mentre Pietro pronunciava queste parole, lo Spirito Santo discese su tutti quelli che ascoltavano la Parola, donandosi sia agli stranieri che iniziarono a parlare della Gloria di Dio, e sia agli Ebrei convertiti che riuscivano a comprendere le loro lingue.

Opere di restauro complesso parrocchiale

La nostra Parrocchia ha tra le mani due progetti riguardanti il recupero della nostra Chiesa.
Progetti “corposi” e di una certa portata economica, ma necessari per salvaguardare un patrimonio religioso, culturale e artistico che appartiene a tutti noi.
Un bene che abbiamo ricevuto in consegna da coloro che ci hanno preceduto e che abbiamo l’obbligo morale di consegnare, in ottimo stato e ben funzionale, a coloro che verranno dopo di noi.
Un primo progetto riguarda le opere di rifacimento della copertura, dei serramenti di facciata della chiesa e chiesina. Spese a cui vanno aggiunti anche gli oneri della sicurezza e parcella al professionista che
seguirà i lavori.
Un secondo progetto riguarda l’adeguamento impianto elettrico e nuova illuminazione generale chiesa e chiesina. Impianto audio e video.
Questi due progetti, a breve, saranno presentati al Vescovo per poter ottenere il permesso a procedere nei lavori. Nella domanda di richiesta, tra le varie voci, ce ne sarà una nella quale dovremo specificare le modalità concrete e credibili con cui pensiamo di poter affrontare e sopportare economicamente questi interventi. A proposito della copertura e dei serramenti chiederemo alla Vescovo di potere avere il contributo annuo della CEI (pari al 70 per cento circa della spesa). Per il progetto elettrico si sta valutando una possibilità di contributo che non coprirà, qualora ci fosse risposta positiva, la totalità delle spese.
In questo periodo è necessario valutare le modalità, e qui entra in campo la disponibilità, la sensibilità e la partecipazione di tutti noi, per poter dare una base di garanzie economiche nel momento in cui procederemo con la domanda di richiesta lavori alla Curia Diocesana.
Concretamente iniziamo col compiere questi primi passi.

  1. Verranno contattati, in questi giorni, alcune persone del nostro paese, che hanno attività. Sarà chiesto a loro se vogliono contribuire (con offerta libera, se lo desiderano) a questi progetti. Oltre a compiere un gesto di generosità, di attenzione e affetto verso questo nostro (di tutti) patrimonio potremo dare, se lo desiderano, un risalto al loro corposo aiuto economico.
  2. Solleciteremo ogni singolo membro di questa comunità a fare offerte libere (punto di riferimento don Giuseppe).
  3. Ogni primo fine settimana (sabato e domenica) di ogni mese (a partire da Giugno) effettueremo una raccolta straordinaria all’uscita della Chiesa, al termine delle Celebrazioni. Persone volontarie, con una cassettina, daranno la possibilità a chi lo desidera, di lasciare una propria offerta (tante piccole donazioni permettono grandi risultati).
  4. Si organizzeranno lotterie a premi

Inoltre verrà preparato un cartellone che riporti tante lampadine quanto ammonta il costo dell’intervento sull’impianto elettrico e luminarie. Ogni lampadina ha il valore simbolico di € 10. Quando si raccoglie questa cifra, verrà accesa una lampadina. Strada facendo tutti potremo renderci conto come procede la raccolta. Per quanto riguarda le coperture, si penserà un’altra forma di informazione.
Primi passi a cui se ne potranno aggiungere altri. Evidentemente suggerimenti e consigli sono sempre importanti e utili. Ciascuno di noi, secondo le proprie possibilità, si senta parte di questi progetti.
La Chiesa e la Chiesina sono patrimoni che appartengono a tutti noi.
Fin da ora vi ringrazio per la vostra sensibilità e partecipazione (ne sono certo).

Pentecoste (2)

L’uso del termine Pentecoste per gli ebrei si riferisce alla festa che nell’Antico Testamento è conosciuta come “festa della mietitura e delle primizie” (Es 23,16), “festa delle settimane” (Es 34,22; Dt 16,10; 2 Cr 8,13), “giorno delle primizie” (Nm 28,26).
La Pentecoste è per tradizione la festa per l’inizio del raccolto.
La sua celebrazione avviene il cinquantesimo giorno dal “giorno dopo il sabato” di Pasqua, così come viene descritto nella Sacra Bibbia (Lv 23,11).
Nei tempi antichi, la stagione del raccolto iniziava con l’offerta di un covone d’orzo mentre invece l’offerta di un pane prodotto con il grano ne contrassegnava la fine. Il legame della Pentecoste con la festa agricola era molto forte, infatti la legge mosaica si rivolgeva essenzialmente a una popolazione agricola e si adattava alla perfezione ai suoi particolari bisogni e abitudini.
In un secondo momento inizia a delinearsi un significato completamente nuovo, mai apparso prima nelle Scritture, che veniva attribuito dagli ebrei alla festa.
La Pentecoste si trasforma nella commemorazione della Legge sul monte Sinai e sostituiva la festività che ricordava il cinquantesimo giorno dell’uscita dall’Egitto.
Seguendo questa interpretazione, gli ebrei moderni trascorrono la vigilia della festa leggendo la Legge o altre Scritture appropriate.

Pentescoste (1)

Pentecoste è un termine greco che significa “cinquantesimo giorno”.
Si tratta di una festa cristiana che celebra l’effusione dello Spirito Santo e la nascita della Chiesa. La celebrazione cade in occasione del cinquantesimo giorno dopo Pasqua.
Pentecoste è anche un antico nome greco che si riferisce alla festività ebraica di Shavuot, che rappresenta una festa di ringraziamento.
La celebrazione liturgica della Pentecoste risale al I secolo, anche se non ci sono prove certe che già a partire da tale data venisse osservata dai cristiani, a differenza della Pasqua.
La solennità della Pentecoste conclude tutte le festività del Tempo pasquale.

Maestro, dove dimori?

L’Eucaristia è stata istituita da Gesù per essere celebrata, obbedendo al suo comando.
“Fate questo in memoria di me”. Ma, fin dall’inizio, il Pane consacrato è stato conservato anche tra una celebrazione e l’altra. Questa presenza del Signore è sempre stata oggetto anche di particolare venerazione e di adorazione. Come Lui stesso ci ha detto, “è con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”, e in tanti modi. Ma nel Pane consacrato è presente anche con il corpo che ha ricevuto da Maria, crocifisso e risorto a motivo del suo amore divino e umano, per il Padre e la nostra umanità.
E, allora, è bello saperlo lì, visitarlo con la mente e con il cuore, ma anche fisicamente quando è possibile. Un caro ricordo è quello di alcune mamme e nonne che, indicando ai loro bambini e nipotini la Chiesa parrocchiale, chiedono loro di mandare un “bacino” a Gesù eucaristia.
E commuove vedere degli adulti che, passando davanti alla Chiesa, si fermani, entrano, si inginocchiano pensando soprattutto a Gesù presente nel Tabernacolo.
Ancora più bello quando viene “esposto” per essere adorato dalla comunità cristiana, come insegna, desidera, raccomanda la Chiesa, in modo particolare con la Parola e l’esempio degli ultimi Papi. Senza l’adorazione la nostra opera non adempie la sua missione.
Capire l’Eucaristia significa capire l’Amore con cui il Signore Gesù l’ha promessa e istituita per tutti noi a nostro beneficio.

Dobbiamo aver cura delle nostre parole,imparando da Maria, che ha saputo esprimersiin modo umile, pacifico, determinato

Si sta per concludere il Mese di Maggio. Ci ha visti coinvolti come comunità parrocchiale, nelle sere da lunedì a venerdì, presso la Grotta, per pregare insieme il santo Rosario. Una buona presenza per questo nostro mese mariano. Abbiamo vissuto un esercizio di preghiera e di contemplazione unanime.
Vogliamo concludere evidenziano le parole di Maria. Lei parla sei volte, nel Vangelo. Due volte quando l’Angelo le annuncia la nascita del Bambino e lei risponde: “Com’è possibile? Non conosco uomo”.
Obiezione sensata e razionale. Quale che sia il messaggio, la ragione non viene meno e deve chiedere, chiedere, chiedere. E poi, subito dopo la risposta dell’Angelo, risposta coerente con la sua fede e con la realtà delle cose, perché davvero, come dice l’Angelo, Elisabetta, che tutti credevano sterile, sta aspettando un bambino, lei Maria risponde: “Eccomi”. Eccomi ci sono, non mi sottraggo. Poi ancora Maria parla con le parole del Magnificat, cosmico inno di lode al tempo che viene, rovesciamento del potere del mondo a favore degli umili. Umile è attributo che deve riconoscere il mondo, nessuno può darselo.
Poi, ancora, Maria parla dopo aver perso Gesù ragazzino per tre giorni: “Perché ci fai questo?”, chiede. Una domanda piena di dolore e di affetto. Se amiamo possiamo chiedere, anche a Dio, sempre.
E poi parla alle nozze di Cana e sollecita la manifestazione al mondo del Messia: “Non hanno vino”, non hanno la gioia. E poi, le ultime sue parole ai servi, a noi, a tutto il mondo: “Fate quel che vi dirà”.
Fidatevi, seguitelo, innamoratevi di Lui. Parlare così. Seguendo razionalità, e poi attenzione al bisogno del mondo, gioia come bisogno fondamentale dell’uomo. Infine con lei: “Fate quello che vi dirà”.
Sequela umile, pacifica, determinata, fino alla fine. Forse così si può parlare.

Qual è il significato dell’ascensione?

S. Giovanni nel quarto Vangelo, pone il trionfo di Cristo nella sua completezza nella Resurrezione. Del resto anche gli altri evangelisti dando scarso rilievo all’Ascensione, confermano che la vera ascensione, cioè la trasfigurazione e il passaggio di Gesù nel mondo della gloria, sia avvenuta il mattino di Pasqua, evento sfuggito ad ogni esperienza e fuori da ogni umano controllo.
Quindi i testi evangelici invitano a collocare l’ascensione e l’intronizzazione di Gesù alla destra del Padre, nello stesso giorno della sua morte. Egli è tornato poi dal Cielo per manifestarsi ai suoi e completare la sua predicazione per un periodo di ‘quaranta’ giorni. Quindi l’Ascensione raccontata da Luca, Marco e dagli Atti degli Apostoli, non si riferisce al primo ingresso del Salvatore nella gloria, quanto piuttosto l’ultima apparizione e partenza che chiude le sue manifestazioni visibili sulla terra. Pertanto l’intento dei racconti dell’Ascensione non è quello di descrivere il reale ritorno al Padre, ma di far conoscere alcuni tratti dell’ultima manifestazione di Gesù, una manifestazione di congedo, necessaria perché Egli deve ritornare al Padre per completare tutta la Redenzione: “Se non vado non verrà a voi il Consolatore, se invece vado ve lo manderò” (Gv. 16, 5-7).
Il catechismo della Chiesa Cattolica dà all’Ascensione questa definizione: “Dopo quaranta giorni da quando si era mostrato agli Apostoli sotto i tratti di un’umanità ordinaria, che velavano la sua gloria di Risorto, Cristo sale al cielo e siede alla destra del Padre.
Egli è il Signore, che regna ormai con la sua umanità nella gloria eterna di Figlio di Dio e intercede incessantemente in nostro favore presso il Padre. Ci manda il suo Spirito e ci dà la speranza di raggiungerlo un giorno, avendoci preparato un posto”.

Chiusura anno catechistico

Cari Ragazzi, catechisti e tutti: oggi nella S. Messa dell’Ascensione del Signore celebriamo la fine dell’anno catechistico, durante il quale ognuno di noi ha scoperto qualcosa di bello e importante per la propria vita e per la propria fede. Ringraziamo insieme Gesù per i ragazzi e le ragazze che hanno preso parte a questo cammino che la Comunità parrocchiale ha offerto a loro in aiuto ai loro genitori.
Quando si fanno tratti di strada, qualcosa si raccoglie sempre: i frutti che sono nati, di quelli già evidenti e di quelli che ancora nascosti stanno maturando nel cuore di ognuno di loro. Grazie Gesù per i momenti di gioia vissuti specialmente durante le celebrazioni dei sacramenti della confessione, cresima e eucaristia e per la professione di fede 14enni. Grazie per i genitori che hanno collaborato nel cammino di fede dei loro figli. Grazie per i catechisti che si sono fatti compagni di viaggio in questo anno.
Qualcosa resterà nel cuore dei ragazzi e spero anche nei genitori certi che non siamo soli.
Siamo sicuri che lo spirito Santo che è sceso su tutti noi farà il lavoro più importante. Ricordando a tutti che Gesù non va mai in vacanza, preghiamo affinché durante l’estate le famiglie si ricordino di ritrovarsi riunite nella S. Messa domenicale in qualsiasi luogo chiesa perché Lui è sempre lì che ci attende.

Ascensione del Signore

Con la solennità dell’Ascensione di Gesù al Cielo si conclude la vita terrena di Gesù che con il suo corpo, alla presenza degli apostoli, si unisce fisicamente al Padre, per non comparire più sulla Terra fino alla sua Seconda venuta (Parusìa) per il Giudizio finale.
Questa festività è molto antica e viene attestata già a partire dal IV secolo.
Per la Chiesa cattolica l’Ascensione si colloca di norma 40 giorni dopo la Pasqua.
Nel Credo degli Apostoli viene menzionata con queste parole: «Gesù è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine».

QUAL È IL SENSO BIBLICO DELLA PAROLA ASCENSIONE?

Secondo una concezione spontanea e universale, riconosciuta dalla Bibbia, Dio abita in un luogo superiore e l’uomo per incontrarlo deve elevarsi, salire. L’idea dell’avvicinamento con Dio, è data spontaneamente dal monte e nell’Esodo. A Mosè viene trasmessa la proibizione di salire verso il Sinai, che sottintendeva soprattutto quest’avvicinamento al Signore; “Delimita il monte tutt’intorno e dì al popolo; non salite sul monte e non toccate le falde. Chiunque toccherà le falde sarà messo a morte”. Il comando di Iavhè non si riferisce tanto ad una salita locale, ma ad un avvicinamento spirituale; bisogna prima purificarsi e raccogliersi per poter udire la sua voce. Non solo Dio abita in alto, ma ha scelto i luoghi elevati per stabilirvi la sua dimora. Anche per andare ai suoi santuari bisogna ‘salire’. Così lungo tutta la Bibbia, i riferimenti al “salire” sono tanti e continui e quando Gerusalemme prende il posto degli antichi santuari, le folle dei pellegrini ‘salgono’ festose il monte santo. “Ascendere” a Gerusalemme, significava andare a Iavhè, e il termine, obbligato dalla reale posizione geografica, veniva usato sia dalla simbologia popolare per chi entrava nella terra promessa, come per chi ‘saliva’ nella città santa.
Nel Nuovo Testamento, lo stesso Gesù “sale” a Gerusalemme con i genitori, quando si incontra con i dottori nel Tempio e ancora “sale” alla città santa, quale preludio all’”elevazione” sulla croce e alla gloriosa Ascensione.

Professione di fede vicariale dei 14enni

 Ci saranno anche quattro ragazzi della nostra Parrocchia: 

Rachele Lucchini, Andrea Casali, Alan Moschetti e Luca Maestri.

Consegno a questi ragazzi/e quattro verbi: chiedete, amate, evitate, servite, per riaffermare, riscegliere la vostra fede: questo è la professione di fede.
Chiedete tanto. C’è uno stile di vita con un preoccupante obiettivo: ‘volare in basso’. Alla vita si chiede il minimo indispensabile di impegno, quasi una ‘minimum tax’. Coltivate grandi e vere passioni. Lasciate un segno della vostra presenza.
Amate la vostra Parrocchia. Fatene la vostra seconda casa. Frequentate e amate questa comunità cristiana. Cogliendone però il cuore, il centro che è questa stupenda chiesa: qui c’è Lui, l’amico che non delude, che ci accompagna da quando nasciamo a quando moriamo.
Un amico che vi vuole bene sempre, che vi vuole liberi e felici.
Evitate le cattive compagnie. Eric Fromm così descrive le cattive compagnie: Per cattive compagnie non mi riferisco solamente a gente cattiva, viziosa o distruttiva; di quelle si dovrebbe evitare la compagnia perché la loro influenza è velenosa e deprimente. Mi riferisco soprattutto alla compagnia di persone amorfe, di gente la cui anima è morta, sebbene il corpo sia vivo; di gente i cui pensieri e le cui conversazioni sono banali; che chiacchiera anziché parlare e che esprime opinioni a cliché invece di pensare. (Da «L’arte di amare»). Amate la compagnia di chi vi fa pensare, di chi vi propone ideali grandi di libertà, di giustizia, di universalità. E siate voi una buona compagnia!

Servite con gioia. Madeleine Delbrêl scrive: Io penso che tu ne abbia abbastanza Signore della gente che, sempre, parla di servirti con piglio da condottiero, di conoscerti con aria da professore, di raggiungerti con regole sportive, di amarti come si ama in un matrimonio invecchiato. Un giorno in cui avevi voglia d’altro, hai inventato S. Francesco e ne hai fatto il tuo giullare. Lascia che noi inventiamo qualcosa per essere gente allegra che danza la propria vita con te.
Che brutto vedere giovani egoisti che pensano sempre a loro stessi, ai loro interessi, ai loro hobby e riducono la casa ad un albergo con tanti diritti e neanche un dovere, che della parrocchia e dell’oratorio sono soltanto clienti, che si servono dell’oratorio ma mai servono l’oratorio!
Siate invece pietre vive di questa comunità! Trafficate i talenti che avete e siate generosi!
Ho trovato scritto: Entrare nel mondo, togliere solo un ciottolo dal sentiero dove altri passeranno e poi scomparire… non avremo vissuto invano… Grazie per la vostra scelta di fede e buon cammino!