Santissimo nome di Maria (2)

Sant’Agostino scriveva che per fare il cristiano sul serio ci voglio tre virtù. La prima è l’umiltà, la seconda l’umiltà, la terza l’umiltà. Questo ci dice questo grande Dottore della Chiesa: sempre l’umiltà. Io vorrei chiedere con voi a Maria di renderci veramente umili, precari della nostra vita, dipendenti da Dio come lei. E questa umiltà mi piacerebbe che la vedessimo soprattutto in tre ambiti: verso se stessi, verso il prossimo e verso la storia. L’umiltà verso noi stessi è tanto importante: non siamo supereroi e non possiamo “violentare” la vita costringendoci a essere sempre all’altezza di risolvere tutti i problemi. Se noi pensassimo questo cadremmo nel delirio. Manca l’umiltà nella nostra vita. Mancanza di umiltà verso se stessi è anche intristirsi sognando stili di vita che non possiamo permetterci. Allora dire quello che siamo è umiltà. Quanto è bello avere una idea domestica di noi stessi, un’idea non troppo alta, un’idea semplice, familiare. Siamo delle creature, confessiamolo! Siamo abituati a confessare i peccati ma abituiamoci anche a dire “sono una semplice creatura”. Quindi l’umiltà verso noi stessi… che Maria ci aiuti a viverla.
Poi c’è l’umiltà verso il prossimo che è tanto grande: significa veramente smetterla di manipolare gli altri. Se io sono creatura anche l’altro ha il diritto di essere creatura. Gli altri non esistono per diventare come li vogliamo noi. Questo grande comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso” va proprio in questa direzione, cioè riconosce agli altri gli stessi diritti che hai tu. Gli altri hanno diritto di sbagliare, sono limitati come lo sono anche io. Quanto è bella questa umiltà, ci permette di vivere in pace, di eliminare le tensioni, i litigi, le fratture. E poi l’umiltà verso la storia. La storia non è il luogo del mio personale eroismo, ma è il luogo della santità di Dio. La storia contiene il racconto della sua fedeltà nei nostri confronti.
Spesso invece la maltrattiamo con il vittimismo: “La vita non mi ha dato ciò che meritavo, la vita è stata ingiusta con me…”. Non è possibile vivere così. Che il Signore ci aiuti ad eliminare la lamentela: “Dovevo fare strada io, non questo, non quell’altro buono a nulla”.

L’umiltà che piace a Dio, che lo fa innamorare della creatura, è legata all’essere serva, “ha guardato l’umiltà della sua serva”. Quindi i nomi di Maria sono chiari per la sua vocazione: “piena di grazia” e “serva”. Nella Bibbia, il termine “serva” non ha nessun significato dispregiativo. Pensiamo al “servo” di Isaia, che è “eletto da Dio”. Oppure a un amministratore delegato di una casa, anche questo nella Bibbia è detto “servo”. Attualizzando allora, chi è il servo? È la persona di fiducia, non è un burattino senza testa. Maria è serva in questo senso, è la donna di fiducia di Dio. Dio si fida di Maria perché è umile.
L’arroganza non ispira fiducia, l’umiltà di chi vive nella verità sì. Questo ispira fiducia.
E questa alleanza tra umiltà e affidabilità ci deve accompagnare nella nostra vita. Nella Chiesa, il vero cristiano affidabile è colui che si confessa peccatore, chi non finge, chi parla senza problemi della sua pochezza. E allora per servire il Signore ed essere suoi affidabili amici, io direi di specializzarci tutti in umiltà. Iscriviamoci a questo corso quest’anno; quello dell’umiltà del Vangelo.
Perché è la più grande competenza per poter lavorare nel Regno di Dio.

Santissimo nome di Maria (1)

Non sappiamo esattamente quale sia il significato etimologico del nome “Maria”. Alcuni studiosi pensano sia un nome egiziano, perché è il nome che la Bibbia attribuisce alla sorella di Mosè. E come “Mosè” è un nome egiziano potrebbe esserlo anche quello della sorella. In questo caso significherebbe “eletta”, “diletta”. Secondo altri è di origine ebraica e potrebbe derivare da molte radici: “amara”, però sembra
impossibile perché come nome femminile è proprio brutto, non è una cosa bella. Potremmo continuare, i significati sono tantissimi, addirittura fino a sessanta. In ebraico il nome è Myriam, la pronuncia aramaica al tempo di Gesù era Mariam, e “Mariam” viene avvicinato a “Mar – Signora”. Maria significherebbe quindi “la signora”, un nome di grande dignità. Ma il vero significato del nome di Maria è quello determinato da Dio stesso. Dio conosce ciascuno di noi per nome, secondo la personalissima vocazione di ciascuno di noi. Qual è il nome di Maria per Dio? Ce lo dice il saluto dell’angelo: “Ave Maria, piena di grazia”. Maria è la piena di grazia, cioè colei che ha trovato grazia presso Dio e si è totalmente aperta al suo dono, in modo che Dio può compiere perfettamente il suo disegno nella sua vita: “concepirai un figlio, lo darai alla luce, sarà grande e il suo Regno non avrà mai fine”. Ecco la Signora. E ancora, Maria stessa definisce il suo nome rispondendo alle parole dell’angelo: “Eccomi, sono la serva del Signore”.
È signora perché ha accettato di essere serva, e questo lo ha accettato nella mitezza e nell’umiltà.

Potremmo chiedere tante grazie a Maria. Io con voi vorrei chiedere la grazia che ci guidi a trovare il nostro nome. Che ci aiuti a trovare il nostro nome, quello con cui Dio ci chiama, che corrisponde alla nostra personale vocazione e sarà certamente a immagine del suo, cioè indicante una via di umile e totale apertura all’amore, nella forma che Dio vorrà. Dio ha guardato all’umiltà della sua serva ed è un’umiltà che va riferita a beatitudine della povertà: “Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno”.
Chi sono? Chi erano questi poveri al tempo di Gesù? Coloro che non potevano avanzare diritti ma vivevano per la bontà del datore di lavoro. Poveri erano i contadini a giornata, erano i braccianti precari a vita.
I poveri in spirito sono coloro che decidono di farsi precari davanti a Dio, cioè di dipendere ogni giorno da lui senza avanzare pretese. I poveri del Vangelo sono quelli che implorano: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Allora Maria, che si definisce con questo nome “serva”, è umile perché ha scelto lei di dipendere dal Padre e di non avere pretese verso il Figlio. Per questo motivo il Cielo l’ha amata.
Maria era spiritualmente una precaria senza rivendicazioni.

Apertura dell’anno catechistico

La casa costruita con il Signore

Settembre: tempo di ripresa.
Riprende la scuola per i ragazzi e le ragazze. Inizia l’anno pastorale per la nostra comunità cristiana. È tempo di ricominciare il cammino della catechesi che vede coinvolte le famiglie: genitori e figli. Per questo tutta la famiglia è invitata domenica 18 settembre alla messa delle ore 10.30 per dare l’avvio, in modo autenticamente cristiano, al cammino della catechesi. Messa che vede la partecipazione della comunità intera, tra cui i catechisti, i ragazzi delle varie classi con accanto a loro (non in fondo alla chiesa) i loro genitori.

AL TERMINE DELLA CELEBRAZIONE, NEL CORTILE DELLA CANONICA, ISCRIZIONE DA PARTE DEI GENITORI DEI PROPRI FIGLI ALLA CATECHESI.

Non concedere tutto, ma entusiasmare

Ciò detto, non possiamo negare che i problemi di motivazione non siano in crescita.
Ma anche qui bisogna fare delle distinzioni, perché parlare di motivazione significa affrontare un atteggiamento comportamentale molto complesso. Inoltre sarebbe errato drammatizzare i soliti problemi di crescita dei giovani, perché diventare adulti non è mai stato facile per nessuno in nessuna epoca.
Studi recenti hanno confermato che i problemi di motivazione nei giovani possono essere generati, paradossalmente, dal benessere attuale. È dimostrato che minori sono i limiti imposti nella nostra società del consumo, maggiore è il grado di demotivazione nei giovani. È ormai accertato che la motivazione allo studio è correlata con gli influssi della famiglia e della scuola. È importantissimo, sin dalla tenera età, abituare il bambino a risolvere delle situazioni autonomamente. In età scolastica il giovane deve potere risolvere i compiti da solo, va incoraggiato, assistito in caso di necessità, ma non servito e tutelato.
Secondo gli specialisti si può già fare molto per la motivazione di un giovane se, come genitori, si osservano per esempio delle semplici regole:

  • regolare il consumo di cibo e di bevande (specialmente dolciumi);
  • non fare regali troppo spesso e troppo cari;
  • non concedere delle paghette e dei premi troppo alti in denaro,
  • responsabilizzare per incarichi e aiuti nei lavori domestici,
  • limitare il consumo di televisione, computer, videogiochi e cellulare.

Bisogna, per farla corta, educare i giovani a darsi delle regole, prendersi delle responsabilità per guadagnarsi la propria autonomia.
Che non è l’autonomia costruita dai genitori e regalata ai figli, ma quella guadagnata da giovani con la propria fatica e l’esperienza, con i propri sbagli e con le proprie soddisfazioni.
L’augurio che rivolgo a tutti coloro che si troveranno ad iniziare un nuovo anno scolastico è quello di affrontarlo con positività e fiducia, perché educare e formare correttamente gli scolari di oggi significa costruire il domani di tutti noi.

Passato e presente a scuola

Un luogo comune troppo spesso usato a sproposito afferma che gli allievi di oggi “non sono più quelli di una volta”, che “sono poco motivati e senza iniziativa”. Su una tavoletta d’argilla di 5000 anni fa un maestro della Mesopotamia scrisse in caratteri cuneiformi: ” La gioventù di oggi è pigra, cattiva e senza scrupoli”. Nell’antica Grecia i giovani che erano ammessi alle scuole imparavano a leggere, scrivere, calcolare, cantare, recitare e a fare dello sport. Secondo il parere di una personalità indiscussa a quei tempi, Aristofane, gli allievi d’allora ” sono fiacchi e senza carattere, mancano sovente alle lezioni, la loro
motivazione è debole e la disciplina durante l’insegnamento lascia a desiderare”.
Nel Medioevo le migliori scuole venivano organizzate nei monasteri dove il latino la faceva da padrone. Poi nacquero le scuole “pubbliche” nelle città: si insegnava lo stretto necessario (leggere, scrivere e far di conto) a chi poteva permetterselo. Un monaco domenicano descrisse i propri allievi come “ridicoli, pieni di problemi comportamentali e difficilmente motivabili”.
Ai giorni nostri la scuola è diventata un’istituzione incaricata dallo Stato di trasmettere alle giovani generazioni una cultura molto complessa. Essa è inoltre il luogo deputato per la maturazione delle future prospettive sociali dei giovani. Il lavoro pedagogico, a differenza del passato, si è fortemente specializzato.
Gli allievi sono osservati attentamente, il linguaggio è cambiato e le difficoltà che possono incontrare sono definite in modo preciso da specialisti. Bisogna quindi evitare l’abuso di giudizi molto imprecisi sui giovani come purtroppo succede, perché sono definizioni generalizzanti, assai comode, che hanno una lunghissima tradizione e, soprattutto, sono ingiuste verso la stragrande maggioranza dei giovani stessi.

Cambiamenti necessari (13)

La meta è somigliare a Cristo (b)

In fondo, se osserviamo solo la nostra vita e ci confrontiamo fra di noi, rischiamo di dire che andiamo bene, che rispetto a tanti altri siamo decisamente migliori e quindi siamo a posto, stiamo pure seduti e sdraiati, dormiamo sugli allori. Se invece ci confrontiamo con Cristo, se abitualmente teniamo fisso lo sguardo su di lui, è spontaneo riconoscere la nostra inadeguatezza, il nostro limite, la nostra differenza da lui. Non ci confrontiamo con altri più deboli e più limitati di noi, ci confrontiamo con il modello ideale, con il fine ultimo: ci confrontiamo con Gesù Cristo e tendiamo alla somiglianza piena e perfetta.
In paradiso saremo perfettamente configurati a Cristo. Detto in un altro modo: non arriveremo in paradiso senza essere perfettamente configurati a Cristo; non entriamo nella gioia del Signore così come siamo, ma arriveremo alla pienezza della vita quando saremo come dovremo essere.
Il discorso anche ultra terreno del Purgatorio intendeva proprio sottolineare questo cammino di perfezione, di somiglianza piena; come dire ai tempi supplementari, come grazia di Dio. Se non sei riuscito in questa terra ti è concessa ancora un’altra possibilità, ma finché non sei come il Cristo non entrerai.
E non è frutto del tuo sforzo essere come Cristo, ma è docilità alla grazia di Dio che trasforma, che come un sapiente vasaio dà forma alla nostra vita. Il motore principale della nostra conformazione a Cristo è il desiderio; desiderate ardentemente essere come Cristo, desiderate con tutte le forze la configurazione a lui. Non chiede molta fatica, il desiderio è frutto di amore, se amate il Cristo desiderate essere come lui e
non vi costerà fatica cambiare il vostro carattere e le vostre reazioni istintive. Se non amate il Cristo, non desiderate essere come lui e vi costa fatica ogni minimo cambiamento; vi illudete di stare bene come siete, vi accontentate e vi rovinate la vita. La somiglianza con Cristo è risultato di amore, non di sforzo, ma di slancio affettivo. Forse nella nostra vita spirituale manca proprio questo slancio affettivo, questo desiderio di amore, perché è l’amicizia profonda che rende la persona simile all’amico.
Quando si vuole bene a uno, senza nessuna fatica gli si assomiglia, si prendono i modi di dire, gli atteggiamenti, si imita l’amico per amore, non perché qualcuno te lo comanda.
Così è anche la nostra vita spirituale: per amore di Cristo desideriamo essere come lui, ci slanciamo verso di lui e facilmente arriva alla meta chi ama intensamente e desidera questa conformazione.
Trasfigurati per grazia, passo dopo passo ci configuriamo a Cristo e la nostra vita quotidiana, le nostre relazioni, ne guadagnano enormemente. Questo cammino di cambiamento migliora la nostra vita e
quelli che vivono con noi se ne accorgeranno.

Cambiamenti necessari (12)

La meta è somigliare a Cristo (a)

La somiglianza con Cristo è il fine ultimo di ogni nostro cambiamento.
Non cambiamo tanto per cambiare, nel senso che non ci muoviamo a caso.
La nostra vita spirituale è un itinerario che ha come punto di partenza il battesimo e come punto di arrivo la piena somiglianza con Cristo. La trasfigurazione nella nostra vita assume piuttosto i connotati della conformazione; si tratta di formare la nostra vita sul modello di Cristo: uniti a lui per essere come lui, per essere veramente figli che assomigliano veramente al Padre e noi conosciamo il Padre attraverso il Figlio e quindi la nostra imitazione riguarda Cristo.
Non è una imitazione a pappagallo, semplicemente come ripetizione banale di gesti suoi, è molto più fine come discorso: si tratta di dare forma interiore alla nostra personalità perché abbia le caratteristiche di Cristo. Si tratta dunque di conoscere meglio lui, di tenere fisso lo sguardo su Gesù autore e perfezionatore della nostra fede. Egli è il principio, è colui che ha messo in moto la nostra vita spirituale, egli è il fine a cui tendiamo, egli è colui che porta a compimento la nostra vita.
Insistendo sui cambiamenti potremmo correre il rischio di concentrarci su noi stessi, di guardare troppo a noi. Forse non è questo il rischio che corriamo nel senso di fare troppo l’esame di coscienza su di noi; però l’osservazione un po’ più approfondita del nostro stato di salute spirituale ci farebbe bene.
Non è però la concentrazione su di noi la strada corretta, è lo specchio della giustizia che ci aiuta e lo specchio della santità divina è Gesù stesso.
Guardarci nello specchio di Cristo ci permette di avere una giusta idea di noi stessi.

Angolo dell’usato

Nella Casa della Parola e della carità, entrando, nella stanzetta di sinistra, è stata allestito un ANGOLO DELL’USATO.
Per il momento si può accedere alla domenica mattina dalle 9.30 alle 11.30.
Quanto viene recuperato o donato, di qualsiasi genere, si mette in vendita e il ricavato andrà per le opere parrocchiali.

«Prese il pane, rese grazie». Il tutto nel frammento

Quante cose sa dirci un pezzo di pane! Basta saperlo ascoltare. Purtroppo il pane ci sembra scontato: è talmente «quotidiano» da non attirare il nostro sguardo. Non si apprezza, si usa; non si guarda, si mangia. Lo consumiamo automaticamente, senza badarci. Con la 17a Giornata per la Custodia del Creato desideriamo sottolineare alcuni aspetti fondamentali del pane, mettendoci in ascolto del Signore.

Ascolta la voce del creato

Preghiera ispirata dal Messaggio del Santo Padre Francesco per la Celebrazione della Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del Creato (1° settembre 2022)

Padre nostro, il dolce canto del creato Ti loda, rendendoci attenti alla Tua presenza nel mondo naturale.
Ti ringraziamo per averci chiamato all’alleanza con l’ambiente, specchio del Tuo amore creatore,
dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino.
Signore nostro Gesù Cristo, Verbo incarnato, Ti adoriamo e Ti benediciamo,
riconoscendo che tutto è stato fatto per mezzo Tuo e senza di Te nulla è stato fatto di ciò che esiste.
Nella grande cattedrale del creato, fatti voce del grandioso coro cosmico di tutte le creature,
lodiamo il Padre che per mezzo Tuo, nella potenza dello Spirito Santo, fa vivere e santifica l’universo.
Spirito Santo, Tu ci chiami ad unire alla lode l’umile confessione dei nostri peccati ecologici,
facendo risuonare nell’intimo della coscienza l’accorato appello di Gesù:
“Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino”.
Tu ci inviti alla conversione ecologica, a un nuovo rapporto con il Padre, con gli altri e con il creato,
rispondendo con i fatti al grido amaro della terra che geme e ci implora di fermare i nostri abusi;
a quello delle innumerevoli specie che si stanno estinguendo;
a quello dei più poveri che soffrono più fortemente l’impatto di siccità, inondazioni, uragani
e ondate di caldo;
a quello dei nostri fratelli e sorelle di popoli nativi, i cui territori vengono invasi e devastati;
a quello dei nostri figli che ci chiedono di fare tutto il possibile per limitare il collasso degli ecosistemi del nostro pianeta.
Invochiamo i Tuoi santi doni sui vertici, perché possano unire la famiglia umana per affrontare decisamente la doppia crisi del clima- limitando l’aumento della temperatura “convertendo” i modelli di consumo e di produzione, nonché gli stili di vita,
in una direzione più rispettosa nei confronti del creato e dello sviluppo umano integrale di tutti i popoli
e della riduzione della biodiversità, bene comune globale da salvare insieme.
Beata Vergine Maria, Regina di tutto il creato, facci piangere con il grido amaro del creato, perché noi e le generazioni future possiamo gioire con il dolce canto di vita e di speranza delle creature. Amen!