Pregare vuol dire…

Abbiamo diversi modi per pregare. Lungo i secoli la Chiesa ha avuto modo di approfondire le modalità le modalità della preghiera che, quasi sempre, riduciamo alla richiesta, alla preghiera di domanda. Non è così. Se la preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio, dono di Dio che viene a incontrare l’uomo, relazione personale e viva col Padre in Cristo, nello Spirito Santo che abita nel cuore, assume diverse modalità.

Chiedere

Al Dio che benediciamo e adoriamo rivolgiamo la nostra preghiera di domanda. E occorre chiedere come si chiede a un padre che sa già di cosa abbiamo necessità, chiedere sapendo che Dio ci dona sempre ciò che desideriamo, anche se non è sempre ciò che chiediamo.

Chiedere con insistenza e fiducia, sapendo che mai la preghiera del fedele è stata disattesa. Possiamo chiedere perdono, in un atteggiamento di sincero pentimento quando prendiamo consapevolezza del nostro peccato. Possiamo chiedere aiuto per un soccorso, per un bisogno spirituale e materiale. Non sempre il Signore risponde come vorremmo e, soprattutto, Dio non ci tratta da incapaci; ci sostiene nelle cose che possiamo fare, ci rende capaci e ci fa trovare delle soluzioni, ci aiuta ad affrontare i problemi e, quando questi ci paiono insormontabili e irrisolvibili, ci porta a capire che la nostra gioia non consiste necessariamente nel risolvere quel problema .

Adorazione missionaria

Vogliamo trovarci insieme come comunità cristiana per metterci in ginocchio, per dire che riconosciamo la presenza del Signore, unico maestro e salvatore: come il pubblicano del Vangelo, non abbiamo nulla da rivendicare; anzi ci riuniamo per adorare, per ringraziare, per ascoltare quanto oggi vuole dirci il Signore. Siamo piccoli discepoli, talvolta spaesati in questo mondo dal quale non vogliamo solo difenderci, ma al quale ci sentiamo da inviati.

Il Signore oggi riscalda il nostro cuore e ci manda il suo Spirito perché illumini ogni passo delle nostre giornate.

Stasera ore 17 e ore 21.

Pregare vuol dire…

Abbiamo diversi modi per pregare. Lungo i secoli la Chiesa ha avuto modo di approfondire le modalità le modalità della preghiera che, quasi sempre, riduciamo alla richiesta, alla preghiera di domanda. Non è così. Se la preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio, dono di Dio che viene a incontrare l’uomo, relazione personale e viva col Padre in Cristo, nello Spirito Santo che abita nel cuore, assume diverse modalità.

Adorare

Un altro modo di pregare è quello dell’adorazione. La parola stessa, adorare, indica il gesto di portarsi la mano alla bocca, in segno di meraviglia e di stupore o per tacere, in segno di timore rispettoso davanti alla grandezza di chi abbiamo dinnanzi. Adorare è un gesto adulto e virile di umiltà, di chi riconosce il primato di Dio, di chi riconosce il suo ruolo e la sua immensa forza. Si entra in adorazione davanti al mistero della presenza di Cristo dell’Eucaristia, ma anche davanti a un panorama che non ci riempie solo di bellezza e di stupore, ma che ci fa giungere alla soglia della vertigine di Dio.

Beata Vergine del Rosario

E’ spontaneo passare dalla preghiera dell’Angelus a quella del Rosario. Le Ave ne formano la trama. Il metodo di meditazione dei misteri, evocati brevemente, e che formano la base del rosario, è strettamente legato al modo, con cui le tre piccole frasi dell’Angelus rievocano il mistero dell’Incarnazione. Fra le preghiere e le devozioni in onore di Maria, il rosario è certamente la più popolare, e nello stesso tempo una delle devozioni in cui c’è più spiccato il senso della Chiesa. La preghiera del rosario orienta a Cristo, per mezzo di Maria. La Vergine aiuta a penetrare e a vivere il mistero di Cristo, come ella lo ha vissuto. La semplicità del rosario, la sua atmosfera di pura ed evangelica contemplazione, quando i misteri sono meditati come le parti di un solo tutto, fanno del rosario una via facile per estendere la contemplazione liturgica a tutta la vita quotidiana, e per ricondurre continuamente tutta la nostra vita alla sua fonte celeste.

Stasera alle ore 21 recita del Santo Rosario meditato.

Pregare vuol dire…

Abbiamo diversi modi per pregare. Lungo i secoli la Chiesa ha avuto modo di approfondire le modalità le modalità della preghiera che, quasi sempre, riduciamo alla richiesta, alla preghiera di domanda. Non è così. Se la preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio, dono di Dio che viene a incontrare l’uomo, relazione personale e viva col Padre in Cristo, nello Spirito Santo che abita nel cuore, assume diverse modalità.

Benedire

Il primo modo di pregare, e forse anche il principale, è quello della benedizione.  Benedire è dire bene, dire-del-bene di Dio che abbiamo sperimentato essere un Padre premuroso. Benedire significa individuare il lato luminoso delle cose, la parte positiva degli eventi, non dare nulla  per scontato. Si riesce a benedire solo dopo avere fatto esperienza dell’opera di Dio per noi.  Dio non ci risolve i problemi, né impedisce che la nostra vita incontri momenti di fatica e di difficoltà ma se abbiamo conosciuto e creduto nel grande progetto d’amore che Dio ha su di noi, ci viene spontaneo parlare di lui e della sua opera e dirne del bene.

Comunità Sanfioranese – Ottobre 2020

E’ arrivato il nuovo numero di Comunità Sanfioranese!
All’interno di questo numero:

  • L’editoriale di Don Giuseppe: l’amore apre alla pienezza delle relazioni
  • L’apertura del nuovo anno pastorale
  • Gli appuntamenti di Ottobre, mese missionario
  • La consegna delle benemerenze civiche
  • I sanfioranesi premiati dal Rotary Club di Codogno
  • Il ricordo di Don Angelo Vida
  • …e tante altre notizie e fotografie!

Gli abbonati riceveranno la propria copia nelle loro abitazioni.
I non abbonati possono acquistarlo in edicola.

Alzo gli occhi verso i monti… da dove mi verrà l’aiuto?

Nella maggior parte delle religioni, il monte, per la sua altezza misteriosa, è considerato come il punto in cui il cielo e la terra s’incontrano. Nell’Antico Testamento, il monte è visto come una creatura come tutte le altre: Jahve è il Dio dei monti e delle valli (1Re 20, 23.28). Con Cristo, Sion cessa di essere “l’ombelico del mondo” (cf Ez 38,12) perché Dio non vuole più essere adorato su questo o su quel monte. Nel colloquio con la samaritana, infatti, Gesù non contrappone il tempio “ortodosso” di Gerusalemme a quello “scismatico” sul monte Garizim, ma esce da questa contrapposizione annunciando l’ora in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità (cf Gv 4, 20-24).

Luoghi di culto

Se il monte alto permetteva di incontrare il Signore, la dispersione delle alture presentava il pericolo dell’idolatria (Ger 2,20; 3,23), ecco perché Sion fu un rifugio sicuro e incrollabile (cf Gl 3,5; Sal 125,1).
Dio in persona ha stabilito il suo re in Sion, il suo monte santo (cf Sal 2, 6) nel luogo stesso dove Abramo sacrificò il figlio. Su questo monte santo i fedeli devono ascendere e ritornare continuamente, cantando i salmi delle ascensioni, dal salmo 120 al 134, nella speranza di rimanervi per sempre con il Signore (cf Sal 15,1; 64,2).
A differenza del Sinai, che rimane nel passato e non trova più posto, nella letteratura escatologica sarà il Sion a essere privilegiato: Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli e ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno tutti i popoli e diranno: Venite, saliamo sul monte del Signore (Is 2, 2s). Su questo monte preparerà un grande banchetto per i dispersi radunati e per gli stranieri (Is 25, 6-10; 27,13; 66,20; 56, 6s). Anche Zaccaria profetizza che, mentre il paese sarà trasformato in pianura, Gerusalemme, pur rimanendo al suo posto, si eleverà tranquilla e sicura e tutti dovranno salirvi sempre ogni anno per adorare il re, il Signore (14,10; 14,16ss).

Qualità del monte come creatura di Dio

– Stabilità

Se gli uomini passano, i monti restano. Questa esperienza fa vedere i monti come simbolo della giustizia fedele di Dio: La tua giustizia è come le più alte montagne (Sal 36, 7). I Patriarchi paragonano la benedizione paterna superiore alla stabilità dei monti antichi (cf Gen 49,26; Dt 33,15).

Queste creature, però, non devono essere divinizzate: Prima che i monti fossero, da sempre tu sei Dio (Sal 90). Il Creatore che pesò i monti con la stadera e i colli con la bilancia (Is 40,12) è colui che li tiene saldi con la sua forza (Sal 65, 7); li sposta a piacer suo (Gb 9,5) e dona lo stesso potere al più umile dei credenti: In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile” (Mt 17,20).  Tutti quindi proclamino: O voi, monti e colli, benedite il Signore! (Dan 3,75;  Sal 148,9).

– Potenza

Alto sopra le pianure che le calamità sovente sovrastano, il monte offriva un rifugio a Lot in pericolo (Gen 19,17);  il giusto perseguitato sale sul monte per rifugiarvisi come l’uccello (Sal 11,1; Mt 24,16). Il giusto, elevando gli occhi ai monti, otterrà l’aiuto soltanto da Jahve (Sal 121,1s), diversamente confiderebbe in una creatura che è solo simbolo di potenza orgogliosa come Babilonia, dominatrice del mondo (Ger 51,25). Isaia grida che ogni altura dev’essere umiliata e solo Dio esaltato (cf 2,12-17).

– Umiltà ed esultanza

Il salmo 89 canta che nel nome del Signore il Tabor e l’Hermon esultano (v. 13). Quando il Signore visita la terra, i monti prorompano in grida di gioia (Is 44,23), saltellino dinanzi alle sue grandi opere (Sal 29,6), lascino scorrere sui loro fianchi il vino nuovo e maturi il frumento sino alla loro vetta (Am 9,13; Sal 72,16). Geremia osserva: Guardai, ed ecco che tremano (4,24) dinanzi a colui che può consumarli con il fuoco (Dt 32,22), così da diventare fumanti, dice il salmo 104,32; fondono come cera osserva il Salmo 97,5. E infine, l’Apocalisse profetizza che alla fine dei tempi spariranno: Il cielo si ritirò come un rotolo che si avvolge, e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto (6,14; cf 16,20).

Prima domenica dell’ottobre missionario: ELETTI

Il tema del mese missionario che iniziamo oggi è caratterizzato da una forte spinta vocazionale: il Signore  ci chiama a contribuire alla realizzazione del suo progetto di salvezza per tutti gli uomini. In questa prima domenica la parola che ci guida è: Eletti. Siamo chiamati da Dio a lavorare nella sua vigna e vogliamo rispondere con generosità: “Eccomi, manda me”. Siamo eletti dal Signore come “tessitori di fraternità”,  perché la sua vigna possa produrre buoni frutti e il suo Regno di giustizia, di amore e di pace possa crescere giorno per giorno anche con la nostra disponibilità e il nostro prezioso contributo. Preghiamo perché nella nostra comunità si rinnovino i legami fraterni e perché dall’eucarestia possiamo ricevere la forza per essere messaggeri di fraternità nelle nostre case, nei nostri ambienti di vita e di lavoro, ma anche profeti di fraternità per il mondo intero.