Il nome ‘Michele’ è quasi una professione di fede e significa “Chi è come Dio?”. Nel libro dell’Apocalisse, è colui che difende la Donna e il Figlio da lei partorito. É immagine del popolo di Dio, della Chiesa, di Maria. Vengono usate parole altisonanti per dire che Michele è il portabandiera del bene che difende i giusti e sfida il potere del male che si annida negli imperi opprimendo e scatenando guerre. Ci troviamo di fronte a tante paure che affliggono molte persone; ci sono nuove povertà; c’è bisogno di sicurezze; ci si sente insicuri; spesso sono compromesse le relazioni sociali e ci si rifugia nel privato, a volte anche in forme di isolamento. La vita ecclesiale ha come caposaldo l’incontro, cioè il sentirsi convocati, radunati dal Signore. Non è pensabile che un cristiano viva da solo. Ricordare San Miche è una bella occasione per pregare Dio e mettere nelle sue mani noi, la nostra comunità, la nostra storia e le nostre famiglie attraverso la mediazione dell’Arcangelo Michele. Il Signore stesso aveva raccomandato ai suoi “chiedete e otterrete, bussate vi sarà aperto”. Ebbene vogliamo invocare San Michele perché ci aiuti a superare il senso di insicurezza che spesso ci attanaglia e ci impedisce di esprimerci pienamente. Abbiamo bisogno di guardare in avanti, coscienti dei nostri limiti, ma fiduciosi in un avvenire decisamente migliore. All’intercessione di San Michele affidiamo le nostre famiglie: sono i luoghi dove siamo trattati meglio e sono i luoghi dove abbiamo imparato ed impariamo ad amare, a rispettarci, ad aiutarci, all’essere sensibili specie verso coloro che fanno più fatica a reggere le prove della vita. Sono i luoghi dove sperimentiamo nei gesti di tutti i giorni la bellezza del camminare insieme. Spesso sono stati anche i luoghi dove è nata la nostra fede in Dio grazie ai valori cristiani passati a noi nelle scelte quotidiane dei nostri cari. A San Michele chiediamo la grazia di saper cogliere gli appelli dei più poveri, di chi cerca lavoro per poter vivere una vita dignitosa per sé e per chi gli sta attorno, di chi vive situazioni di disagio e fragilità, di chi vive ai margini ed è dimenticato da tutti.
A San Michele chiediamo la forza della speranza che ci fa guardare oltre le prove, certi che Dio non ci ha dimenticati, ma continua a parlare, a guidarci, a consolarci, a indicarci le strade da percorrere. Non basta vivere di ricordi o di nostalgie per un passato che ormai non c’è più. Non basta aver ricevuto dei sacramenti e relegare il nostro rapporto con Dio a gesti occasionali, spesso troppo isolati e privi di senso. Non basta nemmeno rifugiarsi in un attivismo sfrenato per non pensare. Oggi abbiamo bisogno di leggere la nostra realtà per cogliere le sfide, farle nostre: in esse Dio ci sta parlando. Va vissuta la vera vita cristiana, fatta di ascolto, di preghiera personale e comunitaria, di gesti di carità, di uno stile di vita evangelico. I santi, gli angeli e gli arcangeli sono al nostro fianco. Spetta a noi fidarci di più di Dio che non smette di compiere autentici miracoli.