Uno in Cristo, uniti nella missione

Cari fratelli e sorelle!
Per la Giornata Missionaria Mondiale del 2026, ho scelto il tema «Uno in Cristo, uniti nella missione». Dopo l’Anno giubilare, desidero esortare tutta la Chiesa a proseguire con gioia e zelo nello Spirito Santo il cammino missionario, che richiede cuori unificati in Cristo, comunità riconciliate e, in tutti, disponibilità a collaborare con generosità e fiducia. Riflettendo sul nostro essere uno in Cristo e uniti nella missione, lasciamoci guidare e ispirare dalla grazia divina, per «rinnovare in noi il fuoco della vocazione missionaria» e avanzare insieme nell’impegno di evangelizzazione, in «un’epoca missionaria nuova» nella storia della Chiesa.

  1. Uno in Cristo. Discepoli-missionari uniti in Lui e con i fratelli e le sorelle. Al centro della missione c’è il mistero dell’unione con Cristo. Prima della sua Passione, Gesù ha pregato il Padre: «Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi» (Gv 17,21). In queste parole si svela il desiderio più profondo del Signore Gesù e, al tempo stesso, l’identità della Chiesa, comunità dei suoi discepoli: essere una comunione che nasce dalla Trinità e che vive della e nella Trinità, a servizio della fraternità tra tutti gli esseri umani e dell’armonia con tutte le creature. L’essere cristiani non è anzitutto un insieme di pratiche o idee: è una vita in unione con Cristo, nella quale siamo resi partecipi della relazione filiale che Egli vive con il Padre nello Spirito Santo. Significa dimorare in Cristo come i tralci nella vite (Gv 15,4), immersi nella vita trinitaria. Da questa unione scaturisce la comunione reciproca tra i credenti e nasce ogni fecondità missionaria. Per questo la prima responsabilità missionaria della Chiesa è rinnovare e mantenere viva l’unità spirituale e fraterna fra i suoi membri. In tante situazioni noi assistiamo a conflitti, polarizzazioni, incomprensioni, sfiducia reciproca. Quando questo accade anche nelle nostre comunità, ne indebolisce la testimonianza. La missione evangelizzatrice, che Cristo ha affidato ai discepoli, richiede anzitutto cuori riconciliati e desiderosi di comunione. (…) Infine – ma non per importanza – l’essere «uno in Cristo» ci chiama a tenere sempre lo sguardo rivolto al Signore, perché Egli sia davvero al centro della vita personale e comunitaria, di ogni parola, azione, relazione interpersonale, così da farci dire con stupore: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Questo sarà possibile nell’ascolto costante della sua Parola e nella grazia dei Sacramenti, per essere pietre vive della Chiesa, chiamata oggi a raccogliere le istanze fondamentali del Concilio Vaticano II. (…). Infatti, come afferma San Paolo, «noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore» (2Cor 4,5). Ribadisco perciò le parole di San Paolo VI: «Non c’è vera evangelizzazione se il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, non siano proclamati». Tale processo di genuina evangelizzazione comincia dal cuore di ogni cristiano per espandersi a tutta l’umanità. Pertanto, quanto più saremo uniti in Cristo, tanto più potremo compiere insieme la missione che Egli ci affida.
  2. Uniti nella missione. Perché il mondo creda in Cristo Signore. L’unità dei discepoli non è fine a sé stessa: è ordinata alla missione. Gesù lo afferma con chiarezza: «Perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). È nella testimonianza di una comunità riconciliata, fraterna e solidale che l’annuncio del Vangelo trova la sua piena forza comunicativa. In questa prospettiva, merita di essere ricordato il motto del Beato Paolo Manna: «Tutta la Chiesa per la conversione di tutto il mondo». (…) Nessun battezzato, infatti, è estraneo o indifferente alla missione: tutti, ciascuno secondo la propria vocazione e condizione di vita, partecipano alla grande opera che Cristo affida alla sua Chiesa. Come ha più volte ricordato Papa Francesco, l’annuncio del Vangelo è sempre un’azione corale, comunitaria, sinodale. Per questo, essere uniti nella missione significa custodire e alimentare la spiritualità di comunione e collaborazione missionaria. Crescendo ogni giorno in tale atteggiamento, impariamo con la grazia divina a guardare i nostri fratelli e sorelle sempre di più con occhi di fede, a riconoscere con gioia il bene che lo Spirito suscita in ciascuno, ad accogliere la diversità come ricchezza, a portare i pesi gli uni degli altri e a cercare sempre l’unità che viene dall’Alto. Tutti infatti abbiamo insieme una sola missione da «un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (Ef 4,5-6). Questa spiritualità costituisce la forma quotidiana del discepolato missionario. Essa ci aiuta a recuperare una visione universale della missione evangelizzatrice della Chiesa, superando la frammentazione degli sforzi e le divisioni faziose – “di Paolo”, “di Apollo” – tra i seguaci dell’unico Signore (1Cor 1,10-12).
    L’unità missionaria, ovviamente, non va intesa come uniformità, ma come convergenza dei diversi carismi per lo stesso scopo: rendere visibile l’amore di Cristo e invitare tutti all’incontro con Lui. L’evangelizzazione si realizza quando le comunità locali collaborano tra loro e quando le differenze culturali, spirituali e liturgiche si esprimono pienamente e armonicamente nella stessa fede. Incoraggio perciò le istituzioni e le realtà ecclesiali a irrobustire il senso di comunione missionaria ecclesiale e a sviluppare con creatività le vie concrete di collaborazione tra loro per e nella missione. (…)
  3. Missione dell’amore. Annunciare, vivere e condividere l’amore fedele di Dio. Se l’unità è la condizione della missione, l’amore ne è la sostanza. La Buona Novella che siamo inviati ad annunciare al mondo non è un’ideale astratto: è il Vangelo dell’amore fedele di Dio, incarnato nel volto e nella vita di Gesù Cristo. La missione dei discepoli e della Chiesa intera è il prolungamento, nello Spirito Santo, di quella di Cristo: una missione che nasce dall’amore, si vive nell’amore e conduce all’amore. Tant’è vero che il Signore stesso, nella sua grande preghiera al Padre prima della Passione, dopo aver invocato l’unità dei discepoli così conclude: «L’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,26). Gli Apostoli poi evangelizzarono spinti dall’amore di Cristo e per Cristo (cfr 2Cor 5,14). Allo stesso modo, lungo i secoli, schiere di cristiani, martiri, confessori, missionari, hanno dato la vita per far conoscere questo amore divino al mondo. Così, la missione evangelizzatrice della Chiesa continua sotto la guida dello Spirito Santo, Spirito d’amore, sino alla fine dei tempi. (…) Impegniamoci tutti a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione e i doni ricevuti, alla grande missione evangelizzatrice, che è sempre opera dell’amore. Le vostre preghiere e il vostro sostegno concreto, specialmente in occasione della Giornata Missionaria Mondiale, saranno di grande aiuto per portare il Vangelo dell’amore di Dio a tutti, specie ai più poveri e bisognosi. Ogni dono, anche il più piccolo, diventa un atto significativo di comunione missionaria. Rinnovo perciò ancora il mio sentito grazie «per tutto quello che farete per aiutarmi ad aiutare i missionari in ogni parte del mondo». E per favorire la comunione spirituale, vi lascio, insieme con la mia benedizione, questa semplice preghiera:
    Padre santo, donaci di essere uno in Cristo, radicati nel suo amore che unisce e rinnova. Fa’ che tutti i membri della Chiesa siano uniti nella missione, docili allo Spirito Santo, coraggiosi nel testimoniare il Vangelo, annunciando e incarnando ogni giorno il tuo amore fedele per ogni creatura. Benedici i missionari e le missionarie, sostienili nella fatica, custodiscili nella speranza!
    Maria, Regina delle missioni, accompagna la nostra opera evangelizzatrice in ogni angolo della terra: rendici strumenti di pace, e fa’ che il mondo intero riconosca in Cristo la luce che salva. Amen.

Dal Vaticano, 25 gennaio 2026, Leone PP. XIV