Il servizio del giudizio (3)

Non è assolutamente così: quella del giudizio è una fondamentale necessità antropologica (tutti noi abbiamo bisogno del giudizio, per vivere e la cosa a cui aspiriamo di più è essere approvati, il che implica l’essere giudicati), e la buona notizia dell’annuncio cristiano è che c’è un Dio che giudica tutto, con verità e con amore. Se non fossimo certi di questo, saremmo disperati, come tutti gli altri uomini, per le ingiustizie e le storture del mondo. Paolo dice che «noi abbiamo il pensiero di Cristo», perciò l’uomo spirituale «giudica ogni cosa» senza essere giudicato, se non da Dio. Dunque il primo e più importante servizio che i cristiani rendono al mondo è proprio il giudizio. Se viene meno questa dimensione culturale del fatto cristiano si dissolvono anche quelle, ad essa coessenziali, della carità e della missione. Naturalmente ciò non significa affatto ridurre la presenza cristiana a una funzione di mera proposizione verbale, o teorica, della dottrina: il giudizio è una cosa molto concreta, consiste forse più di gesti che di parole, ma occorre che siano sempre gesti consapevoli delle proprie ragioni. Il cristianesimo è un fatto critico, cioè un insieme di esperienze e di gesti “pubblici”, cioè visibili da tutti e incontrabili da chiunque lo voglia, che di per sé pongono domande e “mettono in crisi” l’ambiente sociale in cui si pongono.

Il servizio del giudizio (2)

La parola crisi, onnipresente nel nostro linguaggio (tutto è in crisi, c’è la crisi di tutto), viene abitualmente spesa con la connotazione negativa di “rottura di un equilibrio, di una stabilità”, “destrutturazione”, “perdita di valore”, che ha il suo esito finale nella catastrofe o nel collasso di un sistema. Solo a partire da questo senso negativo se ne recupera, in modo quasi paradossale, una accezione positiva, ma solo in modo secondario: così si parla ad esempio di “crisi di crescita”, un po’ come si dice che un organismo può uscire temprato da una malattia o da una difficoltà.
In realtà la crisi ha un valore positivo che sta nella sua origine, che è appunto legata alla categoria di giudizio. Crisi è infatti il giudizio che separa, cioè che “discrimina”: il vero dal falso, il bene dal male, il bello dal brutto … È un procedimento fondamentale del vivere umano: anche quando uno si mette semplicemente a riordinare la casa, tanto per dire, opera una “crisi”, nel senso che separa le cose da tenere e quelle da buttare, eccetera. Il problema è che noi oggi siamo condizionati dall’essere immersi in un ambiente culturale in cui sul concetto stesso di giudizio grava un pesante fraintendimento, e di conseguenza una diffusa diffidenza. “Giudicare” equivale per molti a “condannare”, “rifiutare”, o “respingere” e non è raro che anche all’interno della Chiesa vi sia chi lo considera un comportamento essenzialmente antievangelico.

Il servizio del giudizio (1)

Il Papa nel discorso ai membri del Collegio Cardinalizio e della Curia romana il 21 dicembre 2020 si è lungamente soffermato sul significato della parola “crisi”. L’ha definita come: “… un fenomeno che investe tutti e tutto. È presente ovunque e in ogni periodo della storia, coinvolge le ideologie, la politica, l’economia, la tecnica, l’ecologia, la religione” . Mi pare che le parole del Papa indichino a tutti noi una dimensione ed un valore permanente della crisi, che siamo invitati a considerare non come un ostacolo o una disgrazia, ma come un fattore costitutivo della condizione umana.
Quindi non si riferiscono solo al momento che stiamo vivendo.
Si potrebbe, in ottica religiosa, considerare la crisi di quel cristianesimo, che si potrebbe chiamare ambientale, che tutti gli anziani hanno conosciuto bene nell’Italia degli anni della loro infanzia e giovinezza. Il “mondo cattolico”, come si usava dire con una espressione forse generica ma che corrispondeva, nel sentire di tutti, ad una realtà sociologica molto concreta e molto presente, ormai non c’è quasi più. Ne sopravvivono certamente delle parti, o delle parvenze, che fanno sì che ancora molti non si accorgano pienamente di ciò che è avvenuto – perché vivono in una sorta di “bolla” cristiana – ma basta considerare l’anagrafe del clero e quella dei praticanti per aver chiaro che tra pochissimi anni la situazione italiana sarà simile a quella degli altri paesi europei, dove il cristianesimo ormai è pressoché invisibile.

L’Eucaristia è il più grande dono offerto a tutti

La divina presenza reale del Signore, questo è il primo fondamento della devozione e del culto al Santissimo Sacramento. La pietà eucaristica non è fondata nel sentimento, ma nella fede.
Altre devozioni, forse, nel proprio esercizio spesso tendono a stimolare maggiormente il sentire, ma la devozione eucaristica precisamente si basa esclusivamente sulla fede, sulla fede pura.
Pertanto, “questo culto di adorazione si fonda su un motivo serio e solido, che l’Eucaristia è già sacrificio e sacramento insieme, e si distingue dagli altri non solo perché comunica la grazia, se non perché racchiude stabilmente il suo stesso Autore.
L’Eucaristia è il più grande tesoro della Chiesa offerto a tutti affinché tutti possano ricevere attraverso essa abbondanti grazie e benedizioni.
Adorare Gesù nel Santissimo Sacramento è la risposta di fede e di amore a Colui che, essendo Dio, si è fatto uomo, si fece nostro Salvatore, ci ha amati fino a donare la sua vita per noi e continua ad amarci di amore eterno.
Il culto eucaristico è sempre di adorazione. Anche la comunione sacramentale implica necessariamente l’adorazione.
Questo ricordava Benedetto XVI: “Nessuno mangi questa carne senza prima adorarla … peccheremmo se non la adorassimo”.
In un altro senso, l’adorazione è comunione, non solo sacramentale, ma sostanzialmente spirituale.
Pertanto, vediamo che l’adorazione non è qualcosa di facoltativo, opzionale, che si può o non si può fare, non è una devozione in più, ma è necessaria, è un dolce obbligo d’amore.
L’adorazione non è un lusso ma una priorità.
Chi adora da testimonianza d’ amore, dell’amore ricevuto e dell’amore ricambiato, e molto di più da testimonianza della propria fede.

L’Immacolata

I segni che ci parlano di Lourdes

È questa la rivelazione che Maria fa a Bernardette durante l’ultima apparizione… E a questo punto noi ci riempiamo di gioia, contemplando il dono che Dio ha fatto a una figlia del nostro popolo, della nostra famiglia. L’ha resa immune da ogni colpa di peccato!
Cosa vuol dire? Dice la liturgia: “Il Signore si è preparata una degna dimora”.
È un’immagine bellissima.
In vista della nascita di Cristo, Dio ha preparato questa dimora, questo grembo purissimo, Maria.
In Maria noi scopriamo un’altra cosa interessante.
Troviamo la nostra vocazione alla santità… ad essere anche noi santi e ‘immacolati’!
Cioè… persone che accolgano la volontà del Padre… che si lascino abitare sempre di più dalla parola di Gesù… che si lascino guidare dallo Spirito!
Ecco la dimensione trinitaria della nostra vita!
Il Signore non si impressiona: sa che siamo peccatori… è decisivo che noi abbiamo fiducia in lui e che con la stessa fiducia da caduti ci rialziamo per… ricominciare!
Maria, la donna piena della grazia e della simpatia di Dio, ci conservi un cuore puro, come quello che piccoli, capace di attendere e accogliere i regali di Dio.

Il Santuario

I segni che ci parlano di Lourdes

Ogni costruzione materiale, Chiese, Santuari, Cappelle, richiamano alla ‘vera costruzione’, non di mattoni o di pietre, ma di persone che è la… CHIESA!
La volontà del Signore è che non si edifichino solo chiese bellissime, ma che si costruisca la ‘comunità
dei credenti’.
La Chiesa è la dimora del Signore… dove il Signore continua a ricolmare di favori la famiglia pellegrina sulla terra: il Pane… la Parola… il Perdono… la Pace… la Preghiera…
Sono i ‘doni’ indispensabili per costruire la ‘Chiesa dei credenti’… che diviene la vera dimora di Dio nella vita! Noi siamo il ‘Tempio dello Spirito”, “la dimora dell’Altissimo”, “le membra di Cristo”.
Noi siamo la ‘pietre vive’… che fanno il ‘tempio spirituale’ nel ‘tempio materiale!
Quindi… quando il Signore chiede anche a noi di costruire la Chiesa, ci chiede di costruire una comunità vera che ha al suo centro Cristo Signore… che si raduna in Chiesa… che viene guidata dalla Parola… che celebra i sacramenti… e che poi ‘esce’ per vivere la carità!
Maria, madre della Chiesa, sia nei nostri banchi con noi, come nel cenacolo degli apostoli, e ci faccia crescere nell’unità, nella fraternità e nella pace.

Cirillo e Metodio: i giganti dell’evangelizzazione nell’Europa dell’Est

Originari di Salonicco (Grecia), i due fratelli furono zelanti evangelizzatori popoli slavi nel corso del IX secolo e dichiarati nel 1980 compatroni d’Europa da Giovanni Paolo II, per quella loro straordinaria capacità di inculturare la fede in ambienti pagani di cultura diversa da quella greco-romana. A loro si deve l’invenzione di quella peculiare scrittura che va sotto il nome di “cirillico”, alfabeto che servì per tradurre in lingua slava la Bibbia.
A chi non si ferma a ciò di cui parlano tutti, dietro il profilo di san Valentino, si scorge il giganteggiare dei due fratelli greci Cirillo e Metodio che evangelizzarono ampie regioni dei Balcani, e che la Chiesa ricorda lo stesso giorno, attribuendo anzi alla loro memoria liturgica il rilievo di “festa”.
Una giornata nella quale la gioia della Chiesa si intreccia con la storia e la costruzione dell’Europa.
L’identità europea certamente non sarebbe la stessa senza il contributo di questi due protagonisti di un’avventura missionaria con pochi eguali nell’espansione del cristianesimo.  I due fratelli contribuirono in modo decisivo a estendere a Est l’idea cristiana di uomo e di società creando le condizioni per il consolidarsi di una civiltà che – pur assai differente per lingua e tradizioni – nel nome della comune fede si sente come profondamente unita a quella diffusa nell’Europa occidentale. «La loro opera – scrive Wojtyla – costituisce un contributo eminente per il formarsi delle comuni radici cristiane dell’Europa, quelle radici che per la loro solidità e vitalità configurano uno dei più solidi punti di riferimento, da cui non può prescindere ogni serio tentativo di ricomporre in modo nuovo e attuale l’unità del continente».

La penitenza

I segni che ci parlano di Lourdes

“Penitenza, penitenza, penitenza…”. Per ben tre volte Maria ripete questa parola-chiave dell’itinerario di fede. È il ‘cuore’ del messaggio di Lourdes.
PENITENZA: una parola che ha in sé un mucchio di significati e che si riferisce a più svariate situazioni.
Vuol dire nella traduzione pratica: CONVERSIONE… cioè ‘cambiamento radicale’ che parte… dalla scoperta del Signore… dalla coscienza del peccato… dalla decisione di riprendere un cammino diverso… La coscienza del peccato, nasce dalla coscienza dell’amore di Dio nella vita.
Non dalla ricerca a partire da se stessi… MARIA, la donna della riconciliazione, ci metta nel cuore il desiderio di purificazione e di ricostruirci nuovi nel dono del perdono di Gesù.

Beata Vergine di Lourdes

La memoria della beata Vergine Maria di Lourdes, da trent’anni, per volontà di San Giovanni Paolo II, incrocia la Giornata mondiale del malato. Questo incontro tra la Maternità di Maria e la sofferenza è accompagnata dalla preghiera e dalla penitenza, richieste che sono venute dalle apparizioni di Maria alla Grotta. Si intitola «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso». Porsi accanto a chi soffre in un cammino di carità il Messaggio di Papa Francesco per la XXX Giornata Mondiale del Malato. Il Pontefice ricorda “i progressi che la scienza medica ha compiuto soprattutto in questi ultimi tempi; le nuove tecnologie hanno permesso di approntare percorsi terapeutici che sono di grande beneficio per i malati; la ricerca continua a dare il suo prezioso contributo per sconfiggere patologie antiche e nuove;
la medicina riabilitativa ha sviluppato notevolmente le sue conoscenze e le sue competenze”.
Lanciando tuttavia un monito e invitando a trattare sempre il malato come persona portatrice della propria dignità. “Tutto questo, però, non deve mai far dimenticare la singolarità di ogni malato, con la sua dignità e le sue fragilità. Il malato è sempre più importante della sua malattia, e per questo ogni approccio terapeutico non può prescindere dall’ascolto del paziente, della sua storia, delle sue ansie, delle sue paure.
Anche quando non è possibile guarire, sempre è possibile curare, sempre è possibile consolare, sempre è possibile far sentire un atteggiamento che mostra interesse alla persona prima che alla sua patologia”.

L’acqua

I segni che ci parlano di Lourdes

Ci capita di notare nelle visite ai santuari di trovare sempre una fontana con il segno dell’acqua… Sappiamo che importanza ha l’acqua di Lourdes. Dalla piccola cavità provocata dal rassodamento a terra di Bernardette, sgorga una piccola sorgente di acqua fresca e benedetta.
Come mai l’acqua? Cosa fa l’acqua? L’acqua lava, disseta, ristora… ma soprattutto fa crescere… è fonte di energia, di vitalità…
“Chi ha sete venga a me e beva”, ha detto Gesù. “Io sono l’acqua viva”, ha ripetuto Gesù. L’acqua nuova per noi è quella del Battesimo… E l’acqua delle piscine a Lourdes, ci ricorda come siamo stati ‘lavati’ in Cristo, al punto che l’uomo vecchio non esiste più per dare spazio all’uomo nuovo del Vangelo… Oggi la nostra attenzione va diretta al Battesimo, il sacramento dell’acqua che ci santifica, ci salva, ci purifica, ci rigenera… Maria, la donna dell’alleanza, ci faccia riscoprire il nostro appartenere a Dio in Cristo nell’esperienza del popolo dei ‘salvati’, dei ‘redenti’, dei ‘battezzati’.