Cambiamenti necessari (8)

Scoprire che cosa dobbiamo cambiare

I piccoli passi sono il segreto di un autentico cambiamento; è necessario imparare e allenarsi a fare piccoli passi di cambiamento. È chiaro che non intendo per cambiamento semplicemente fare delle cose diverse. Ho fatto l’esempio del posto in chiesa, ma cambiare posizione a destra o a sinistra, davanti o dietro, non ha nessun rilievo morale per la nostra vita. È solo un indizio di staticità, di abitudine che non pensa e non vuole, ma si adagia nell’abitudine ripetitiva. Allenarsi a piccoli cambiamenti ha come scopo rendersi capaci di cambiamenti più seri. Il cambiamento di cui sto parlando è quindi un cambiamento morale interiore, un cambiamento di mentalità, un cambiamento relativo al modo di vedere, di giudicare, di comportarsi. Sono quei cambiamenti profondi, difficili se non impossibili alle nostre forze, ma necessari, perché non siamo perfetti, perché abbiamo ancora alcune, forse molte carenze, atteggiamenti difettosi. È necessario curarli, cioè cambiare. I piccoli passi sono un allenamento; le piccole passeggiate allenano per fare qualche lunga escursione. Dopo un anno di non nuoto, quando d’estate si ricomincia a nuotare, poche bracciate stancano; alla fine della stagione con un po’ di allenamento si riesce a nuotare più a lungo e con meno fatica. Avviene in tutto così e quindi gli allenamenti ai piccoli cambiamenti sono di aiuto per poter cambiare di più, per poter cambiare ciò che è male, ciò che dobbiamo cambiare. Quando io voglio fare piccoli cambiamenti mi alleno, mi abituo, mi preparo a quei cambiamenti morali necessari nella mia vita che chiedono una forza ben maggiore. I cambiamenti necessari riguardano infatti il mio carattere, riguardano quegli atteggiamenti di fondo che mi sono connaturati, perché ho sempre fatto così, perché è il mio carattere, perché sono fatto così e non ci posso fare niente. Chi però vive con noi si accorge che sono fatto male e quel modo di fare che ripeto sempre non è buono; chi ha a che fare con me mi patisce, sente che ho dei difetti. Io me ne accorgo meno, ma proprio perché me ne accorgo poco, ma i difetti li ho, do fastidio a quelli con cui vivo. Se cominciassi a pensare questo potrei allenarmi a qualche cambiamento.

Beata Vergine Maria Regina (2)

È una gioia per noi poter onorare la Madonna con il titolo di regina e contemplare il momento della sua incoronazione. Maria è regina perché madre di Gesù, re dell’universo, salvatore di tutti gli uomini. Mi vengono in mente i dipinti del Beato Angelico raffiguranti l’incoronazione, in cui l’atteggiamento di Maria è lo stesso che ella ha nel momento dell’Annunciazione: Maria si inchina per ricevere la corona, come si inchina per ricevere l’annuncio dell’Angelo. E una somiglianza piena di significato, perché colei che viene incoronata è l’umile serva di Dio, anzi è proprio la sua umiltà che viene incoronata. Maria regina ci ripete l’affermazione del Magnificat: “Dio ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili”. E così la Madonna ci fa scoprire il senso della nostra umiltà. L’umiltà non è abbassamento senza scopo, non è rinuncia ad ogni dignità, anzi è la strada verso la vera dignità, verso la gloria che Dio vuol darci e che può essere soltanto la gloria degli umili di cuore, la gloria di Gesù, umile di cuore. Ogni volta che nella Messa diciamo: “Per Cristo, con Cristo, in Cristo, a te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria” pensiamo che questa non è una gloria superba, è una gloria umile, la gloria dell’amore che si è dato fino alla fine. Chiediamo a Maria, rallegrandoci con lei della sua gloria e della sua umiltà, di riempire il nostro cuore di fiducia in lei. Infatti, proprio perché la sua è una gloria umile, Maria regina si mette ancora al servizio di tutti i suoi figli. È regina per liberarci da ogni ingiustizia, da ogni angoscia, da ogni difficoltà. La profezia di Isaia proclama: “Tu hai spezzato il giogo opprimente, la sbarra che pesava sulle spalle, il bastone dell’aguzzino”. È il simbolo del regno del Messia e anche della regalità di Maria: spezzare ogni giogo pesante, dare la libertà del cuore nella dolcezza, nella gioia. Questo è quanto la Madonna fa ogni giorno per tutti quelli che con fiducia si affidano a lei.

Beata Vergine Maria Regina (1)

Dovuta a papa Pio XII che la istituì con la lettera Enciclica Ad caeli Reginam nel 1954, la festa della Regalità di Maria Vergine nel calendario liturgico era inizialmente prevista il 31 maggio, a conclusione del mese mariano per eccellenza. 
Oggi, si celebra sette giorni dopo il 15 agosto e questa collocazione va letta come uno speciale prolungamento della celebrazione dell’Assunzione, con cui si contempla Colei che, assisa accanto al Re, splende come Regina. La data del 22 di agosto è dovuta a papa Paolo VI che, con l’attuazione delle norme generali per l’Anno Liturgico e il nuovo Calendario Romano, ha felicemente collocato la regalità di Maria a breve distanza dalla sua Assunzione in Cielo, facendola diventare una logica conseguenza del dogma promulgato da papa Pio XII nel 1950.
Dal punto di vista umano è difficile attribuire alla Vergine un ruolo di dominio e regalità, lei che si è proclamata serva del Signore. Per gli Atti degli apostoli Maria dopo l’Ascensione si trova in mezzo agli Undici raccolta con essi in preghiera; ma non è lei che impartisce ordini, bensì Pietro. E tuttavia proprio in quella circostanza ella costituisce l’anello di congiunzione che tiene uniti al Risorto quegli uomini non ancora irrobustiti dai doni dello Spirito Santo. Maria è Regina perché è madre di Cristo, il Re, e distribuisce regalmente e maternamente quanto ha ricevuto dal Re poiché lo stesso Cristo ha disposto che ogni grazia passi per le sue mani di Regina.
Per questo la Chiesa invita i fedeli a invocarla non solo col dolce nome di madre, ma anche con quello ossequioso di regina.

San Bernardo, tenero cantore di Maria (2)

Il 20 agosto la Chiesa celebra la memoria liturgica di San Bernardo di Chiaravalle, grande dottore della Chiesa e soprattutto tenero cantore della Madonna.
Il suo esempio susciti in ciascuno il desiderio di abbandonarsi con fiducia alla materna protezione della Vergine Santa, consolatrice degli afflitti.
Cogliendo uno degli aspetti più importanti della vita e della spiritualità di san Bernardo di Chiaravalle, papa Francesco lo richiama all’attenzione dei credenti come modello cui volgere lo sguardo e i passi, lui che nel XII secolo, percorre l’Europa per ristabilire pace e unità, illuminando la Chiesa con scritti ed esortazioni.

L’intercessione di Maria

San Bernardo pregava per l’intercessione di Maria, costantemente si rivolgeva a Lei. In una delle sue preghiere più famose indica Maria come una stella, un punto di riferimento. Questo vale in tutte le circostanze, ed è un invito che rivolge a tutti quanti noi: Maria come guida, come esempio, come modello da seguire. Lei è il canale della grazia da parte di Dio, alla quale possiamo sempre rivolgersi fiduciosamente per chiedere aiuto. Guarda la stella, invoca Maria. San Bernardo di Chiaravalle ci invita a guardare dunque a Maria come ad una stella che ci può guidare nel cammino verso la meta, verso il Signore. Questa è la sua lunga preghiera alla Vergine:

“Chiunque tu sia, che nel flusso di questo tempo ti accorgi che, più che camminare sulla terra, stai come ondeggiando tra burrasche e tempeste, non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella, se non vuoi essere sopraffatto dalla burrasca! Se sei sbattuto dalle onde della superbia, dell’ambizione, della calunnia, della gelosia, guarda la stella, invoca Maria. Se l’ira o l’avarizia, o le lusinghe della carne hanno scosso la navicella del tuo animo, guarda Maria. Se turbato dalla enormità dei peccati, se confuso per l’indegnità della coscienza, cominci ad essere inghiottito dal baratro della tristezza e dall’abisso della disperazione, pensa a Maria. Non si allontani dalla tua bocca e dal tuo cuore, e per ottenere l’aiuto della sua preghiera, non dimenticare l’esempio della sua vita. Seguendo lei non puoi smarrirti, pregando lei non puoi disperare. Se lei ti sorregge non cadi, se lei ti protegge non cedi alla paura, se lei ti è propizia raggiungi la mèta”.

San Bernardo, tenero cantore di Maria (1)

Il 20 agosto la Chiesa celebra la memoria liturgica di San Bernardo di Chiaravalle, grande dottore della Chiesa e soprattutto tenero cantore della Madonna.
Il suo esempio susciti in ciascuno il desiderio di abbandonarsi con fiducia alla materna protezione della Vergine Santa, consolatrice degli afflitti.
Cogliendo uno degli aspetti più importanti della vita e della spiritualità di san Bernardo di Chiaravalle, papa Francesco lo richiama all’attenzione dei credenti come modello cui volgere lo sguardo e i passi, lui che nel XII secolo, percorre l’Europa per ristabilire pace e unità, illuminando la Chiesa con scritti ed esortazioni.

La vita e la vocazione

Nato nel 1090 a Fontaine, in Francia in una nobile famiglia, nel 1111, insieme ai cinque fratelli e ad altri parenti e amici, si ritirò nella casa di Châtillon per condurvi una vita di ritiro e di preghiera. L’anno seguente con una trentina di compagni diventa monaco ed entra nel monastero cistercense di Cîteaux, fondato quindici anni prima da Roberto di Molesmes. A 25 anni viene inviato nella regione di Champagne a fondare una nuova abbazia, il monastero di Chiaravalle.
Per Bernardo, proclamato santo nel 1174, la vita monastica deve essere scandita dal lavoro, dalla contemplazione e dalla preghiera avendo due riferimenti: Gesù e Maria.
“Quando discuti o parli – scrive – nulla ha sapore per me, se non vi avrò sentito risuonare il nome di Gesù. Maria conduce a Gesù”.


“Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze pensa a Maria, invoca Maria. Ella non si parta mai dal tuo labbro, non si parta mai dal tuo cuore; e perché tu abbia ad ottenere l’aiuto della sua preghiera, non dimenticare mai l’esempio della sua vita. Se tu la segui, non puoi deviare; se tu la preghi, non puoi disperare; se tu pensi a lei, non puoi sbagliare…”

(San Bernardo di Chiaravalle Sermones in Cantica Canticorum XV)”

Cambiamenti necessari (7)

Lo Spirito creatore di novità

La novità viene dal cuore ed è opera sua. Abbiamo bisogno di un cuore nuovo, abbiamo bisogno di un intervento creatore di Dio e in Gesù Cristo la nuova alleanza si è realizzata. Con il dono
dello Spirito Santo la legge è diventata interiore; la legge di Gesù è una grazia, non una norma,
ma un dono di capacità. Lo Spirito Santo, Dio in persona, entra nella nostra vita e ci rende come dobbiamo essere. Questo è il cambiamento fondamentale, è opera dello Spirito Santo, è opera di grazia, è una creazione nuova. Noi possiamo ringraziare Dio perché questa nuova creazione già
è stata; il Signore ha già operato in noi questa novità, ha creato la capacità di vivere come a lui piace. Da parte nostra allora c’è la reazione; all’azione di Dio corrisponde una reazione nostra,
nel senso buono del termine. È una azione di bene, è la creazione di qualcosa di nuovo e proprio in forza di quella novità noi possiamo reagire, rispondere all’amore con l’amore.
Qui si pone il nostro impegno di cambiamento: essere nuovi secondo il dono di grazia che egli ci ha fatto, rispondere a quella grazia con il nostro impegno, con il nostro desiderio di unione a lui.
Il nostro modo di cambiare lentamente la nostra vita, per renderla simile alla sua, sta nell’imparare da lui, nel mettersi dietro di lui. Ecco la novità: ci è data come grazia e ci è chiesto come impegno di seguire il Maestro e di imparare da lui.
Cambiare giorno per giorno la nostra mentalità significa imparare la sua mentalità.
Cambiare le nostre idee, il nostro modo di vedere, è possibile perché lo Spirito in noi è creatore. Abbiamo la possibilità di pensare come Gesù, dobbiamo vivere questa possibilità; possiamo avere la mentalità di Cristo, vogliamo averla e questo è il nostro cammino di crescita, di cambiamento.
La conversione di Pietro, di tutti i discepoli, è un cambiamento necessario lungo tutta la vita:
piccoli passi che ci portano alla piena somiglianza con Cristo.
Viviamo la nuova alleanza, viviamola concretamente cambiando la nostra mentalità, lasciando
che il maestro interiore ci formi veramente per farci diventare come dobbiamo essere, per farci
diventare come il Figlio, per essere trasfigurati come il Figlio.

Cambiamenti necessari (6)

Lo Spirito creatore di novità

Il grande cambiamento è opera di Dio, non siamo noi uomini che riusciamo a fare cambiamenti
significativi, anche perché i nostri cambiamenti sono semplicemente fare delle cose diverse.
Cambiamo qualche cosa nel senso che spostiamo un po’ gli oggetti, ma la sostanza della nostra vita rischia di rimanere sempre la stessa; da soli non riusciamo a cambiare veramente.
È Dio che interviene nella nostra vita e opera il grande cambiamento che è una creazione nuova.
Il profeta Geremia ha il coraggio di annunciare una nuova alleanza. Quello che noi chiamiamo il Nuovo Testamento, come raccolta dei libri che contengono la rivelazione piena di Gesù Cristo, era già annunciato nell’Antico. Geremia si rende conto che l’alleanza del Sinai, l’antica alleanza, pur essendo buona, non produce gli effetti desiderati. Il Signore ha amato di amore eterno il suo popolo, lo ha guidato, lo ha beneficato, lo ha preso per mano, lo ha accompagnato, eppure gli israeliti non hanno vissuto quella alleanza che gli ha dato. Ne serve un’altra, ci vuole un cambiamento, ci vuole una novità e il profeta, a nome di Dio, annuncia una nuova alleanza.
Non però nel senso che cambia le regole, le clausole del contratto, ma cambia proprio tipo di alleanza. È una realtà diversa, originale, che prima non c’era: “Metterò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore”. La novità, il grande cambiamento, è che la nuova alleanza è dentro il cuore, la novità è cioè il cambiamento del cuore: “Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo”. Allora, quando avranno un cuore nuovo, sarà possibile una buona relazione, una nuova autentica relazione di affetto fra la persona umana e il Signore Dio. Questo non è possibile solo con il nostro impegno, con i nostri sforzi: non sono le nostre preghiere che conquistano Dio.

San Rocco, il pellegrino

San Rocco è nato a Montpellier fra il 1345 e il 1350 ed è morto a Voghera fra il 1376 ed il 1379 molto giovane a non più di trentadue anni di età. Secondo tutte le biografie i genitori Jean e Libère De La Croix erano una coppia di esemplari virtù cristiane, ricchi e benestanti ma dediti ad opere di carità. Rattristati dalla mancanza di un figlio rivolsero continue preghiere alla Vergine Maria dell’antica Chiesa di Notre-Dame des Tables fino ad ottenere la grazia richiesta.
Intorno ai vent’anni di età perse entrambi i genitori e decise di seguire Cristo fino in fondo: vendette tutti i suoi beni, si affiliò al Terz’ordine francescano e, indossato l’abito del pellegrino, fece voto di recarsi a Roma a pregare sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo. Bastone, mantello, cappello, borraccia e conchiglia sono i suoi ornamenti; la preghiera e la carità la sua forza.  
Certo è che nel luglio 1367 era ad Acquapendente, una cittadina in provincia di Viterbo, dove ignorando i consigli della gente in fuga per la peste, il nostro Santo chiese di prestare servizio nel locale ospedale mettendosi al servizio di tutti.
Tracciando il segno di croce sui malati, invocando la Trinità di Dio per la guarigione degli appestati, San Rocco diventò lo strumento di Dio per operare miracolose guarigioni.
L’arrivo a Roma è databile fra il 1367 e l’inizio del 1368, quando Papa Urbano V è da poco ritornato da Avignone.
È del tutto probabile che il nostro Santo si sia recato all’ospedale del Santo Spirito, ed è qui che sarebbe avvenuto il più famoso miracolo di San Rocco: la guarigione di un cardinale, liberato dalla peste dopo aver tracciato sulla sua fronte il segno di Croce. Fu proprio questo cardinale a presentare San Rocco al pontefice: l’incontro con il Papa fu il momento culminante del soggiorno romano di San Rocco. La partenza da Roma avvenne tra il 1370 ed il 1371.
Varie tradizioni segnalano la presenza del Santo a Rimini, Forlì, Cesena, Parma, Bologna.
Certo è che nel luglio 1371 è a Piacenza presso l’ospedale di Nostra Signora di Betlemme. Qui proseguì la sua opera di conforto e di assistenza ai malati, finché scoprì di essere stato colpito dalla peste. Di sua iniziativa o forse scacciato dalla gente si allontana dalla città e si rifugia in un bosco vicino Sarmato, in una capanna vicino al fiume Trebbia. Qui un cane lo trova e lo salva dalla morte per fame portandogli ogni giorno un tozzo di pane, finché il suo ricco padrone seguendolo scopre il rifugio del Santo.
Dopo la guarigione San Rocco riprende il viaggio per tornare in patria. Le antiche ipotesi che riguardano gli ultimi anni della vita del Santo non sono verificabili. È invece certo che si sia trovato, sulla via del ritorno a casa, implicato nelle complicate vicende politiche del tempo: San Rocco è arrestato come persona sospetta e condotto a Voghera davanti al governatore.
Interrogato, per adempiere il voto non volle rivelare il suo nome dicendo solo di essere “un umile servitore di Gesù Cristo”.
Gettato in prigione, vi trascorse cinque anni, vivendo questa nuova dura prova come un “purgatorio” per l’espiazione dei peccati. Quando la morte era ormai vicina, chiese al carceriere di condurgli un sacerdote; si verificarono allora alcuni eventi prodigiosi, che indussero i presenti ad avvisare il Governatore. Le voci si sparsero in fretta, ma quando la porta della cella venne riaperta, San Rocco era già morto: era il 16 agosto di un anno compreso tra il 1376 ed il 1379.

Assunzione-Resurrezione

Il mistero della risurrezione è al centro di questa festa. L’aspetto particolare sta nella partecipazione di una creatura alla pienezza della vita risorta che è propria del Signore Gesù.
L’Assunzione di Maria al cielo in anima e corpo corrisponde infatti alla sua risurrezione e glorificazione: è la Pasqua di Maria, ma in dipendenza da quella del Figlio Gesù.
Come rappresentante perfetto dell’umanità e ideale del discepolo cristiano, Maria è segno di speranza e garanzia di salvezza per ogni creatura.
Ella, donna storica e discepola fedele, vive nella sua dimensione terrena l’incontro con Dio che la accoglie gloriosamente nella sua dimensione celeste. In lei la Chiesa contempla la propria primizia e il destino a cui è chiamata. Nel testo dell’Apocalisse un intermezzo lirico canta la vittoria del figlio della donna: il testo poetico rispecchia un inno liturgico cristiano che celebra il trionfo pasquale di Cristo e la sconfitta del “principe di questo mondo”.
La vittoria del Messia significa la rovina di Satana, evocato come “accusatore”, cioè il nemico che ostacola il progetto divino: per mezzo del sangue dell’Agnello, cioè grazie al mistero pasquale del Cristo morto e risorto, i fedeli hanno avuto ragione dell’avversario demoniaco.
La Chiesa che contempla l’Assunzione della Beata Vergine Maria vede in lei il compimento reale della salvezza: la creatura umana partecipa davvero alla gloria divina e Maria rappresenta perfettamente la bellezza dell’umanità redenta.

Cambiamenti necessari (5)

Il metodo dei piccoli passi

Attenzione, perché l’equivoco sta qui: o tutto o niente.
Qualche volta mi accendo di desiderio e decido che devo fare tutto, poi mi accorgo benissimo di non
riuscirci e allora lascio perdere: se non posso fare tutto… allora non faccio niente.
In realtà la soluzione è quella dei piccoli passi, al tutto ci si arriva con un passo per volta.
Dall’oggi al domani non si ottiene la pienezza della salvezza, cioè noi non rendiamo al massimo da un giorno all’altro, ma la meta finale si raggiunge giorno per giorno, passo dopo passo.
Il segreto della trasfigurazione nella nostra vita sta nei piccoli passi costanti nella direzione giusta che chiedono impegno quotidiano di piccoli cambiamenti.
Ma cos’è questa piccola cosa, cosa c’entra questo piccolo cambiamento con la santità?
Una piccola cosa così è come non fare niente, quindi non faccio niente.
Qui è l’inganno: rifiuti i piccoli passi perché ti sembrano troppo piccoli, ti accontenti del niente e resti sempre fermo. In realtà verso la meta ci si arriva proprio a piccoli passi; ce ne vogliono tanti di piccoli passi, ma ogni giorno bisogna farne uno.