Buon Natale (2)

In fondo, celebrare il Natale vuol dire decidersi per una scelta fondamentale, irrevocabile, che ha poi ripercussione su tutte le altre scelte: quella della realizzazione dell’umanità, di ogni uomo. Quando si chiede a un bambino: «Che cosa farai da grande?». Difficilmente il bambino risponde: «Voglio diventare un uomo!». Il Natale ci racconta il mistero di Dio che si veste di umanità. L’uomo ha bisogno di andare con umiltà a Betlemme per ritrovare sé stesso, perché mai come ora è messa in discussione la verità circa la persona umana. Gesù è la luce che rivela il senso del rapporto con Dio, con gli altri, con sé stessi e con il creato. La luce della fede aiuta ad andare oltre una ragione che si è autolimitata a misurare il verificabile e consente alla libertà di aderire intimamente al bene. L’essenziale non è cosa ci ha portato, ma cosa siamo disposti a recepire da questo Natale. Dio diventa persona umana perché noi, finalmente, impariamo a riconoscere la nostra origine e la nostra mèta. Deve essere splendida la vita e grande la nostra dignità, se Dio assume la fragilità della nostra condizione umana! Ecco perché è festa per tutti, oggi.
Anzi i frutti del “Festeggiato”, Gesù, si estendono a tutto il genere umano: nessuno è più solo e in balìa del presente! Nei pensieri per la crisi economica, nel conformismo delle spese, nella gioia del ritrovarci con i nostri cari, sapremo “aprire le porte” al Signore che viene?

Buon Natale (1)

«Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo…». È l’annuncio degli angeli ai pastori, la buona novella del Natale che ogni anno si rinnova per noi. Ma cosa significa riconoscere che Gesù è nato? Ed è nato per noi? Ogni nascita evoca anzitutto l’emozione di poter uscire. Anche Gesù “esce”. Esce dal grembo di Maria, come è uscito dal seno del Padre. Questo suo duplice uscire ha due ragioni profonde: Gesù esce dal Padre per rivelarLo a noi; esce, poi, dal grembo di Maria per essere uno di noi, solidale con noi. Celebrare il Natale di Cristo significa allora aprirci a questa duplice e consolante verità.

Ma non solo. Vivere il Natale implica che pure noi entriamo dentro questo movimento esodale. Come? Lasciando le nostre umane sicurezze per partecipare alla novità di Dio; abbandonando il peso di un passato che ci tiene prigionieri per vivere l’avvenire di Dio; superando, infine, quelle posizioni che ci separano gli uni dagli altri e impediscono la comunione e la fraternità.

«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». È Dio che si fa conoscere, che si esprime, si comunica, che dona il suo Spirito. È Lui la Parola viva, donata a chi vuole incontrare, conoscere, amare il Signore. È Lui la Parola sulla quale si fonda un rapporto autentico con il Signore e che permette una comunione nuova nel segno della tenerezza e della misericordia. Com’è importante la Parola! Il nostro parlare come si esprime? Si comprendono il contenuto e la valenza di ogni parola? Quando si dice: «Ti odio» o: «Violenza, distruzione, guerra», che cosa si trasmette? Invece, quando si pronunciano parole come: «Amore, amicizia, fraternità, gioia, comunione», che cosa si produce in chi ascolta? Il nostro parlare ha il potere di distruggere l’altro o di creare armonia e serenità. Dovremmo sentirci come Cristo, Parola vivente che realizza e crea armonia e vita; diventare come Cristo, Parola incarnata e vivente del Padre. Il Salvatore offre e dona una vita nuova, non una vita qualsiasi, ma la stessa vita di Dio, che ora può circolare nell’esistenza dell’uomo; non una vita limitata al corso, in parte breve, del tragitto umano, ma una vita che sfocia nell’eternità per diventare pienezza in Dio; non una vita amorfa, insulsa, condannata alle sue angustie, ma dilatata dall’amore, dal perdono, dalla benevolenza di Dio Padre.

Attendiamo il Signore (2)

È bello attendere la novità di Dio nella vita: non vivere di attese, che poi magari non si realizzano, ma vivere in attesa, cioè desiderare il Signore che sempre porta novità. Sempre! Lui non si ripete mai. È importante saperlo attendere. Non si attende Dio con le mani in mano, ma attivi nell’amore, “La vera tristezza – ricordava Don Tonino Bello – è quando non attendi più nulla dalla vita”. È brutto questo! Essere morto in vita. Noi cristiani siamo chiamati a custodire e diffondere la gioia dell’attesa: attendiamo Dio che ci ama e siamo attesi da lui. Vista così, la vita diventa un grande fidanzamento. Non siamo lasciati a noi stessi, non siamo soli.
Siamo visitati, già ora. Dio ci visita e attende di stare con noi per sempre. Oggi, domani, sempre. Se tu lo cacci via, il Signore rimane alla porta, aspettando, che tu lo lasci entrare un’altra volta. Non scacciamo mai il Signore dalla nostra vita! Lui è sempre in attesa di stare con noi.
Vi auguro di vivere questo ultimo tratto di Avvento così, come tempo di novità consolante e di attesa gioiosa.

Attendiamo il Signore (1)

L’attesa, che caratterizza l’Avvento, mi suggerisce che ci deve essere ancora qualcos’altro oltre ai problemi che dobbiamo affrontare quotidianamente e che a volte sembrano prevalere fino a soffocarci. Le letture del tempo di Avvento ci propongono testi forti e pagine degli antichi profeti, che vogliono aprire il nostro cuore alla speranza. “Se tu squarciarsi i cieli e scendessi“(Is 63,19). È una delle invocazioni più belle e significative in cui trova espressione questo desiderio profondo che è nel nostro cuore: possa Dio spalancare il cielo, che non di rado è coperto sopra di noi e ci appare chiuso, perché la nostra vita diventi più luminosa e più gioiosa.
La stupenda liturgia dell’Avvento, con i suoi testi e le sue preghiere, è la risposta al nostro anelito che ci sia una vita a cui Dio dà la sua impronta. Sono soltanto belle promesse che ogni anno ascoltiamo e poi non cambia nulla? Perché il mondo non cambia? Perché sembra che a volte la situazione peggiori sempre più? Sono solo pie consolazioni le nostre di credenti? No, proprio perché facciamo l’esperienza di un mondo in tutta la sua imperfezione, abbiamo il bisogno dello sguardo su un altro mondo, per non disperare.
E già ora il mondo cambia, quando si apre il cielo sopra di noi. Nei giorni bui e oscuri scende una luce e nella nostra paura viene la fiducia. Quando viene Dio, la nostra vita ritrova senso e direzione. Allora non cambia semplicemente il mondo, ma siamo noi stessi che, con la luce che lui ci porta, viviamo in modo diverso. E il mondo non ci appare più ostile e minaccioso.
Con lui, nella nostra umanità, ci sentiamo avvolti dalla sua presenza e vicinanza.
Quando il cielo si apre, si spalanca anche il nostro cuore, perché si apra a Colui che solo può placarlo.

Gesù, unico e vero adoratore del Padre (2)

Poiché aderire alla Verità, cioè alla Rivelazione, che è la parola e la vita di Gesù, trascende le capacità della nostra persona, è necessaria l’azione dello Spirito Santo, come fu necessaria l’opera della Spirito perché una donna diventasse la Madre di Dio.
Lo Spirito, facendoci aderire alla Verità che è Cristo, per ciò stesso ci introduce nella sua adorazione del Padre: l’adorazione cristiana è quella ispirata e nutrita dalla rivelazione di Cristo sotto l’azione dello Spirito Santo. Nell’adorazione non siamo noi gli attori, noi entriamo nell’adorazione di Gesù, facendo nostri i suoi “sentimenti”, egli che “pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere
come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini, …. facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
L’iniziazione all’adorazione è lasciare che egli entri in noi, e noi possiamo guardare al Padre, al mondo e agli altri con gli stessi suoi occhi.

Gesù, unico e vero adoratore del Padre (1)

L’adorazione, intesa in senso cristiano, non è primariamente una semplice azione umana, ma opera di Cristo: è lui il vero e unico adoratore; con la sua incarnazione e la sua Pasqua ha redento l’uomo e ha associato a sé l’umanità nell’adorazione al Padre.
Nel vangelo di Giovanni leggiamo che la donna samaritana, ad certo punto del colloquio, introduce il tema dell’adorazione: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Fermiamo la nostra attenzione sull’espressione “adorare in spirito e verità”.
La parola “Verità” nel quarto Vangelo indica la Rivelazione, che si identifica con le parole e la persona di Gesù: ormai possiamo adorare il Padre solo “nella Verità”; cioè in Gesù Cristo. Il Verbo incarnato infatti è “pieno di grazia e verità”, è “la via, la verità, la vita” e per mezzo di lui “vengono a noi la grazia e la verità”: ormai il “luogo” della nostra adorazione è la persona del Verbo incarnato. Gesù dice anche che noi dobbiamo adorare il Padre “in Spirito”.

Novena di Natale

La Novena di Natale si celebra nei nove giorni precedenti la solennità del Natale cioè a partire dal 16 dicembre fino al 24.
Varie sono le metafore che alimentano la gioia dell’attesa nella Novena: Gesù verrà come luce, come
pace, come rugiada, come dolcezza, come novità, come Re potente, come dominatore universale, come bambino, come Signore giusto. La Novena vuole suscitare un atteggiamento nel credente: fermarsi ad adorarLo. La novena di Natale, pur non essendo “preghiera ufficiale” della Chiesa, vuole costituire un
momento molto significativo nella vita della nostra comunità cristiana.

Natale è sempre più vicino: prepariamo il presepe nelle nostre case

Uno dei simboli più rappresentativi del Natale è sicuramente il presepe che ormai da svariate epoche nel periodo natalizio viene accuratamente allestito nelle nostre case. Purtroppo però negli ultimi anni con l’arrivo della nostra generazione non viene più riconosciuta l’importanza e il valore del presepe, che invece viene considerato da Papa Francesco come un vangelo del tutto “vivo” che trabocca dalle Sacre Scritture. È proprio il Papa stesso ad invitarci a sostenere quella che è una stupenda tradizione, cioè quella di allestire il presepe in compagnia della propria famiglia nei giorni che precedono il Natale.
Anch’io incoraggio a mettere nel centro della nostra casa, nel luogo dove maggiormente si raccoglie la famiglia, il presepe. Lo scopo principale di questo simbolo natalizio è quello di rappresentare la nascita del Bambino Gesù nato per salvare tutti noi e di non perdere di vista il vero significato del Natale. 

Con la speranza nel cuore (3)

Continua il cammino di Avvento e continuiamo a raccogliere semplici pensieri da condividere.
Vivere il tempo di Avvento significa anche prendere coscienza della inesorabilità dello scorrere del tempo… Abbiamo lasciato alle nostre spalle mesi che non avremmo mai immaginato di vivere nella nostra esistenza. Ci sentiamo fragili, incerti e sfiduciati per le situazioni che si sono create.
Tra le diverse realtà messe a dura prova da questa crisi sanitaria, c’è anche il tema sulla fede, la vita pastorale della nostra comunità parrocchiale. Non voglio fare l’analisi della situazione pastorale, ma alcune domande durante il cammino di Avvento me le devo fare, anche per rimotivarmi e darmi le coordinate su cui costruire il mio percorso di fede. Che cosa significano per me l’Avvento e il Natale? Cosa dice alla mia vita un itinerario spirituale come quello che mi propone la mia Parrocchia? Cosa spero quest’anno dall’Avvento e dal Natale? Posso rispondere solo se affronto la mia verità, se entro in me stesso e nel silenzio faccio spazio a queste domande. Cosa prende attualmente la mia vita? Quali sono le mie sofferenze? Quali sono le mie insoddisfazioni?
Qual è il mio desiderio più grande? Conosco la mia situazione personale… Le mie difficoltà di fede e le mie resistenze interiori. Che cosa vorrei sentirmi dire? Devo trovare una risposta, perché questo tempo diventi per me un tempo benedetto. Il cammino dell’Avvento è un cammino di
speranza come annuncio/celebrazione, esperienza viva di una Presenza.

Con la speranza nel cuore (2)

Abbiamo bisogno oggi più che mai di speranza, per gestire con fiducia il tempo presente così difficile che stiamo vivendo a livello personale, sociale ed ecclesiale, e superare così scoraggiamenti, paure e nostalgie inutili.
A volte si sente dire che l’uomo contemporaneo ha bisogno più di speranza che di fede, ma la speranza che tiene, quella che è apertura permanente alla novità, nasce proprio dalla fede nel Dio che è entrato nella nostra storia di uomini e donne.
Ecco, per me l’Avvento, è mettermi in un atteggiamento di abbandono in Dio, per accogliere nella vita Colui che è la nostra speranza; Colui che dà senso ai nostri giorni spesso difficili e travagliati come quelli che il mondo intero sta vivendo.