Un anticipo dello splendore divino

Il 6 Chiesa agosto di ogni anno la Chiesa celebra la Trasfigurazione del Signore, anticipo della gloria pasquale del Cristo risorto e profezia della gloria a cui sono destinatari i cristiani. La Trasfigurazione canta la bellezza del volto di Dio, come scriveva nel VII secolo il monaco Anastasio Sinaita: “Realmente, o Pietro, è davvero bello stare qui con Gesù e qui rimanervi per tutti i secoli. Che cosa vi è di più felice, di più prezioso, di più santo che stare con Dio, conformarsi a lui, trovarsi nella sua luce? Certo ciascuno di noi sente di avere con sé Dio e di essere trasfigurato nella sua immagine. Allora esclami pure con gioia: È bello per noi restare qui, dove tutte le cose sono splendore, gioia, beatitudine e giubilo. Restare qui dove l’anima rimane immersa nella pace, nella serenità e nelle delizie; qui dove Cristo mostra il suo volto, qui dove egli abita col Padre.

Ecco che Egli entra nel luogo dove ci troviamo e dice: oggi la salvezza è entrata in questa casa.

La Trasfigurazione nell’anno liturgico fra Oriente e Occidente

La liturgia della Chiesa contempla il mistero della Trasfigurazione al cuore del tempo estivo, il 6 agosto. I cristiani d’Oriente iniziarono a celebrare questa festa nel V secolo, considerandola come la Pasqua dell’estate: sembra che questa data sia stata fissata in connessione con la festa successiva dell’Esaltazione della Croce perché, secondo alcune tradizioni, la Trasfigurazione avrebbe avuto luogo quaranta giorni prima della morte in croce di Cristo; ciò spiegherebbe la sua collocazione al 6 agosto in relazione al 14 settembre.

Questa festa sarebbe poi entrata nel calendario della Chiesa d’Occidente alla metà del IX secolo: i monaci di Cluny, con l’Abate Pietro il Venerabile, avrebbero contribuito in modo decisivo alla diffusione di questa celebrazione, ma sarà papa Callisto III a iscriverla nel Calendario romano nel 1457, per rendere grazie della vittoria di Belgrado sui Turchi, avvenuta il 6 agosto 1456.

Così la Trasfigurazione abbraccia il già e non ancora: ci sono le grandi figure del passato d’Israele che in Cristo trovano pienezza di compimento, c’è il presente dei discepoli, destinatari di una manifestazione trinitaria, c’è l’anticipazione del mistero pasquale di Gesù e la pregustazione della gloria per quanti aderiscono a lui. La sua Trasfigurazione è profezia della nostra, poiché nella fede sappiamo che il Signore “trasfigurerà il nostro corpo di miseria per conformarlo al suo corpo di gloria” (Filippesi 3,21)