Fidarsi di Dio è dargli il nostro assenso

La Fede è la virtù teologale per la quale il cristiano crede in Dio, gli dice “sì”, si fida di lui. La parola di Dio è la perla preziosa dalla quale si riceve il dono della Fede, un battito nuovo nel cuore che è riempito di quell’amore e di quella fiducia che consentono all’uomo di aprirsi alla ricchezza del mistero.

Quel “sì” nasce da un incontro, quello di Dio creatore con l’uomo sua creatura, e questo incontro è caratterizzato da una relazione che si innesta in un quotidiano che diventa straordinario. Davanti alla parola di Dio l’uomo professa il suo credo perché riconosce che essa è degna di Fede per la sua vita, contiene una promessa, una proposta, la possibilità di una vita nuova piena di luce e di amore, dove si possono sperimentare la Fedeltà e la paternità di Dio.

La Fede: dalle virtù cardinali a quelle teologali

Le virtù teologali non sono separate da quelle cardinali: la pratica delle seconde può guidare naturalmente alle prime, che però restano sempre un dono gratuito di Dio.

L’uomo virtuoso, felice di praticare le virtù umane, se si spinge a una continua ricerca del bene, si radica nelle virtù teologali, che si riferiscono direttamente a Dio. Se le virtù umane sono acquisite mediante l’educazione e gli atti di perseveranza nel vivere il bene, quelle teologali dispongono i cristiani a vivere in relazione con la Santissima Trinità. Queste virtù sono dono gratuito di Dio.

La Fede

La Fede non è mai una cosa che si vede, è una cosa di cui ci si accorge mangiando, vivendo. Potremmo dire che la Fede ha sempre a che fare con l’esperienza. La Fede non è un’informazione su Dio. La Fede dice una relazione tra me e Lui. E la relazione è stabilita da Lui, è una relazione d’amore. Qualunque cosa accada, io ho l’intima certezza che Lui mi ama. Questa è la nostra forza, questa è la Fede che ha vinto il mondo.

Se c’è la Fede, succede che tutte le componenti della nostra vita sono amalgamate, dialogano tra di loro tanto da formare un tutt’uno, non un miscuglio di cose accostate e indigeste, ma un qualcosa di buono da mangiare. Quando non abbiamo la Fede, non abbiamo un motivo valido per cui tutto quello che c’è dentro la nostra vita valga la pena. Ecco perché, a un certo punto, la nostra vita diventa insopportabile, perché non riusciamo più a far quadrare il cerchio, non riusciamo più a tenere insieme tutte le contraddizioni che sono presenti dentro, e ci diciamo che siamo condannati a non essere felici perché la nostra vita è troppo imperfetta per poter contenere la felicità. La nostra felicità non dipende mai dalla vita in sé, non dipende mai da quello che c’è o meno dentro la nostra vita, ma da come essa è tenuta insieme. Noi invece ci sentiamo sempre un po’ in ritardo, un po’ sbagliati al posto giusto nel momento sbagliato, e viviamo costantemente il dramma di non sentirci amati, riconosciuti.

La felicità è questo senso di pienezza, è lasciarci raggiungere da un Amore che ci dice: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt 3,17). È una dichiarazione di amore di Dio nei confronti di ogni uomo, perché noi siamo tutti battezzati in Cristo Gesù. La vita eterna è lasciarsi raggiungere da Dio che dice:

“Tu sei l’amato, in te ho posto la mia fiducia”. Quando qualcuno ti dice: “Tu sei l’amato”, ti sta dando un’appartenenza. Tutti noi abbiamo bisogno di un’appartenenza, e soltanto la fiducia sprigiona dentro di noi le potenzialità della nostra umanità. Non il dovere, non il giudizio, ma la fiducia. Dio si fida di noi! Se sfogliassimo un po’ il Vangelo, ci accorgeremmo che quando Gesù deve spiegare la logica degli ultimi tempi e il regno di Dio, usa immagini molto simili fra loro: parla di affittuari: “Uno aveva una vigna e poi la dà in affitto e se ne va; aveva una casa, l’affida ai servi e se ne va lontano”. A prima vista può sembrare uno sfruttamento lavorativo del tipo: “Io ho la vigna, la faccio lavorare a te, poi torno e voglio i frutti”. Invece la verità è un’altra: questo dare e partire è un atto di fiducia. Uno che ti lascia le chiavi di casa e se ne va, è un uomo che si sta fidando di te. La nostra esistenza è un Dio che ci lascia le chiavi di casa e ci dice: “Tu non sei il padrone, ma io ti tratto come se tu fossi mio figlio e ti do fiducia”.

Le virtù teologali

Le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.

L’oscura parola “teologale” accanto a “virtù” significa una cosa molto semplice: queste virtù vengono date da Dio e non sono dotazione dell’armamentario caratteristico del nostro essere umani. Eppure nella prassi normale del nostro vivere capita che certe volte entriamo in un circuito di sensi di colpa prodotto proprio dalla Fede, dalla Speranza e dalla Carità. Tutto ciò si attiva perché pensiamo, senza rendercene conto, che la Fede, la Speranza e la Carità siano sforzi nostri, umani; e siccome il più delle volte non riusciamo a vivere a pieno la dinamica di questi tre doni, ci sentiamo in colpa, ci sentiamo mancanti.

Virtù teologali significa che stiamo parlando di un dono, e non di un dono qualunque ma di un dono del Cielo stesso. Nessuno in realtà è capace da solo di Fede, o di Speranza, o di Carità. Al massimo, umanamente, noi siamo capaci di fiducia, che è faccenda diversa rispetto alla Fede, siamo capaci di ottimismo, che è cosa diversa dalla Speranza, e siamo capaci di bene, che è materia diversa dalla Carità. Non basta la nostra fiducia nella vita per rispondere a tutto quello che tante volte la vita ci riserva.

A volte, si ha bisogno di un di più: questo di più è la Fede. Non basta avere una visione ottimistica delle cose per rimanere sempre in piedi, abbiamo bisogno di un di più che ci collochi in un orizzonte di senso più profondo, più alto, e questa è la Speranza. Non basta il bene per essere felici, abbiamo bisogno di una Carità più grande, più profonda, che ci liberi dalla logica umana del contraccambio e ci metta in quella divina della gratuità: ecco la virtù teologale della carità. Questo è il motivo per cui, quando ci accorgiamo di non avere questi tre doni, invece di star male e di sentirci in colpa, dovremmo fare la cosa più semplice al mondo: domandarli. La Fede è credere che Dio mi ama. La Speranza è sapere che al fondo di tutto ciò che esiste c’è un bene. La Carità è sapere che prima di tutto, prima di ogni altra cosa c’è l’amore.