Qualcuno ha ancora voglia di pensare?

Una delle frasi più azzeccate è quella coniata da Giovannino Guareschi: “Pensar non nuoce”. Anzi, fa bene alla salute, sia fisica che spirituale. E, fino a prova contraria, pensare non è proibito, anche se molti si accaniscono a dissuaderti dal compiere tale esercizio, eccessivamente “faticoso” per te, ed estremamente pericoloso per loro. Si sono inventate delle macchine per pensare, di cui tutti vanno orgogliosi, ma si guarda con sospetto chi ha conservato il gusto di pensare con il proprio cervello. C’è sempre chi cerca di convincerti che si vive benissimo – anzi, decisamente meglio – senza la seccatura di tenere in funzione il cervello, ossia la fabbrica delle idee. “Il santuario del pensiero” va collocato dentro di noi. Soltanto che è un santuario troppo spesso disertato. Le devozioni, ormai, si vanno a fare altrove. Si preferisce andare ad acquistare le idee al supermercato. Si fa più in fretta, costa meno, e si evitano noie.
Delega: Alcuni individui si sottraggono totalmente alla fatica di pensare in proprio e finiscono per disattivare il cervello ricevuto in dotazione, per delegare al giornale, alla radio, alla televisione, alla piazza, alla mentalità corrente, al partito, al gruppo, il compito – troppo impegnativo – di pensare al loro posto. Se il cervello non lo si tiene costantemente in funzione, finisce per guastarsi, incepparsi definitivamente. E, se qualche volta, vien voglia di accenderlo, ci si accorge che non risponde più agli impulsi. Inesorabilmente “fuori servizio”.
Pensare “diverso”: Per reagire al conformismo, all’omologazione di massa, bisogna ritrovare la capacità e il gusto di rimettere in moto i meccanismi inceppati e arrugginiti del nostro cervello, ritrovare la voglia di pensare in proprio, in maniera “artigianale”, senza affidarsi alla catena di montaggio delle idee standard. Recuperare il gusto di pensare in solitudine, pensare “diverso”. Assaporare la gioia ineguagliabile di sfornare un pensiero originale, dare valutazioni personali a proposito di fatti, situazioni, avvenimenti assortiti. Per far questo, è indispensabile sentirsi liberi dai condizionamenti della propaganda invadente, della pubblicità martellante. Liberi dalle mode, dalle ideologie imperversanti. Occorre trovare il coraggio
di dichiararsi in disaccordo con la mentalità dominante. Si tratta di uscire dal coro producendo la nota dissonante rispetto al consenso programmato.
C’è chi parla e poi pensa… Per “pensare diverso” bisogna che la bocca rimanga rigorosamente chiusa per un certo tempo. Il tempo, necessario, della riflessione. Si diceva di un uomo politico francese:
“Non dice quello che pensa e non pensa a quello che dice”. La voce severa del Crocifisso dell’altar maggiore ammonisce don Camillo: “Se invece di parlare e poi pensare a quello che hai detto, tu prima pensassi a quello che devi dire e poi parlassi, eviteresti di pentirti di aver detto delle sciocchezze”.
Recuperare la pensosità: in un sonetto della Vita Nova, Dante consegnava le sue impressioni ricavate dal passaggio per Firenze dei pellegrini diretti a Roma per il primo Anno Santo della storia: “Deh, pellegrini, che pensosi andate …”. Sarebbe bello immaginare che i pellegrini, tornati a casa, riprendano a frequentare il santuario del pensiero. La distinzione fondamentale non è tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti.