La croce simbolo d’amore

Il dialogo tra Gesù e Nicodemo, che avviene per scelta di quest’ultimo nella notte, si rivela colmo di luce per l’esistenza del discepolo. Orienta, infatti, il suo sguardo verso la croce e, attraverso di essa, gli rivela in modo del tutto inatteso l’amore di Dio che si è manifestato in Cristo Gesù.
«In modo del tutto inatteso», perché di per sé la croce evoca tutt’altro. Parla di dolore straziante, inflitto come castigo a chi ha avuto l’ardire di ribellarsi ai dominatori. Parla di crudeltà perché condanna ad una lenta e pubblica agonia. Parla, nel caso di Gesù, di una tremenda ingiustizia perché inflitta a chi aveva solo fatto del bene. Del resto anche il serpente di bronzo, eretto da Mosè, richiamava più il pericolo mortale che la guarigione offerta attraverso di esso. Ma allora, che cosa ha trasfigurato la croce al punto di farne un simbolo di salvezza? Solo l’amore, l’amore con cui Gesù l’ha abbracciata. Grazie ad esso noi scopriamo le reali intenzioni di Dio verso l’umanità: non vuole giudicarla e condannarla, ma salvarla perché la ama. È per amore che Gesù ha accettato di essere debole, di consegnarsi alle mani degli uomini, per mostrare di essere disposto a dare la vita per noi.
È per amore che sulle sue labbra non sono affiorate espressioni di astio o di vendetta, ma solo parole di misericordia e di perdono. È per amore che ha affrontato l’oscurità estrema della morte per sconfiggerla una volta per tutte. Tuttavia quante volte noi stessi abbiamo considerato tutto questo scontato! Quante volte la nostra vita si è di fatto allontanata da questa dichiarazione d’amore! Quante volte abbiamo preso come punti di riferimento non la croce, ma i nostri poveri criteri di saggezza umana! Quanto tempo abbiamo sprecato consacrando le nostre energie a obiettivi che non valevano!