La sorpresa di essere amati

C’è vergogna e amarezza quando si devono riconoscere i propri sbagli, soprattutto quando abbiamo sotto gli
occhi gli effetti devastanti del nostro comportamento. Perché è inutile nascondercelo: proviamo vivo il senso della nostra responsabilità e della nostra dissennatezza. Quale cumulo di sofferenza abbiamo provocato, quante rovine abbiamo causato! Tutto questo avrebbe potuto facilmente essere evitato se solo ci fossimo lasciati guidare da Dio, dalla sua parola! Il suo amore è più forte del peccato, dell’infedeltà, dell’ingratitudine degli uomini. È una scoperta imprevista, che induce a riprendere coraggio e fiducia.
Ma l’amore di Dio non dev’essere affatto dato per scontato. Anzi, secondo la logica umana è inspiegabile e paradossale. Dio avrebbe tutto il diritto di rompere una volta per tutte l’alleanza con noi popolo ingrato!
Perché non lo fa? Perché il suo amore è fedele, nonostante tutto, e si è legato all’umanità in modo indissolubile. Il pentimento per il male commesso, un’esperienza dolorosa, è sostenuto dalla certezza di essere accolti ancora una volta. La fiamma della nostalgia, che induce a tornare a Dio, viene alimentata costantemente dalla memoria: «Mi si attacchi la lingua al palato se lascio cadere il tuo ricordo».

Il primo monte della passione…

Si tratta di un’altura che sta di fronte a Gerusalemme, quasi in contrasto con il Monte del Tempio su cui è costruita la città. Quasi a sottolineare lo scontro tra Gesù ed i suoi nemici: lo scontro tra verità e falsità, fra bene e male, fra luce e tenebre.

Il monte degli Ulivi, da cui Gesù ha pronunciato il suo discorso sul giudizio universale, compare una terza ed ultima volta nel suo Vangelo introducendo la passione, che è vista per l’ultima volta come lo svolgersi di un unitario progetto di Dio. Un progetto che va fino alla risurrezione ed alla missione della Chiesa. Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Allora Gesù disse loro: “voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: “Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge, ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea”. (Mt 26,30-32) In questo modo Matteo mette in chiaro quanto aveva già lungamente detto con gli annunci della passione: la croce non è un incidente di percorso, è invece la meta del cammino di Gesù narrato nel Vangelo. La croce è parte integrante del Vangelo, del messaggio di salvezza che Gesù è venuto a portare. Per questo il racconto della passione viene legato organicamente alla narrazione precedente, soprattutto attraverso questa prima parte di racconto, che è assieme già Passione ed ancora introduzione alla Passione vera e propria.
In questa terza parte dedicata da Matteo al Monte degli Ulivi, abbiamo due fatti cruciali che introducono globalmente la passione: l’ultima cena e la preghiera nell’orto del Getsemani.
Sono gli ultimi due aiuti che Matteo ci offre per comprendere e vivere la croce e la risurrezione. È in questa luce di speranza ed insieme di oscuri presagi di morte che Gesù si avvia verso il Monte degli Ulivi, verso l’Orto del Getsemani per prepararsi all’ultimo confronto con i suoi nemici. Sarà una notte di prova e di scandalo, ma anche una notte che prepara all’alba della
risurrezione. Una notte da affrontare con uno spirito di preghiera, come il cristiano dovrebbe sempre affrontare la croce. Sono le ultime parole rivolte da Gesù ai discepoli, una raccomandazione che Matteo rivolge ad ognuno di noi: Vegliate e pregate per non cadere in tentazione.
Lo spirito è pronto ma la carne è debole. (Mt 26, 41)

Il monte degli Ulivi

Si tratta di un’altura che sta di fronte a Gerusalemme, quasi in contrasto con il Monte del Tempio su cui è costruita la città. Quasi a sottolineare lo scontro tra Gesù ed i suoi nemici: lo scontro tra verità e falsità, fra bene e male, fra luce e tenebre.

È infatti dal Monte degli Ulivi (Mt 21,1) che comincia l’ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme e l’annuncio. “Benedetto colui che viene nel nome del Signore” (Mt 21,9 e 23,39). Apre e chiude il confronto tra Gesù e i suoi avversari.
Nuovamente il Monte degli Ulivi (Mt 24,3) offre la cornice per il lungo discorso di Gesù sulla venuta del Regno di Dio e sul giudizio finale. È infine il Monte degli Ulivi (Mt 26,30) il luogo dove la Passione avrà inizio, dove le funeste previsioni di tradimento e di morte fatte da Gesù cominceranno a compiersi.
Lì Gesù verrà consegnato nelle mani degli uomini e comincerà quella salita verso il monte del Tempio ed il calvario che segneranno le tappe basilari, ma non definitive, della sua Passione, perché il terzo giorno risusciterà.
La riflessione su questo Vangelo che ruota intorno al Monte degli Ulivi ci introduce quindi alla comprensione del senso della Passione, e ci invita a guardarla non come un semplice fatto del passato, ma come il centro della storia.
Nella passione il futuro del mondo è stato segnato per sempre.

Grazie a te…

Lunedì 8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, comunemente conosciuta come Festa delle Donne, è una ricorrenza importante per riflettere sul suo vero valore e sulla condizione della donna nel mondo, su quanto ha dovuto lottare contro le disparità e i soprusi subiti nel corso di secoli.

Dalla “Lettera alle donne” di Giovanni Paolo II

Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.

Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del «mistero» alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna-consacrata, che sull’esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio, aiutando la Chiesa e l’intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

Sospensione della catechesi

L’ingresso della Lombardia nella fascia di rischio arancione rafforzato, che prevede la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, costringe anche la nostra parrocchia a sospendere la catechesi e gli incontri con i genitori che generalmente precedono i Sacramenti. I catechisti cercheranno di mantenere il più possibile un contatto con i ragazzi soprattutto per le classi che riceveranno un Sacramento e la cui preparazione purtroppo è ridotta ai minimi termini. Cercherò per quanto possibile di recuperare in presenza almeno gli incontri con i genitori.

Don Giuseppe

Un Gesù violento

Che strana capacità ha l’uomo di dimenticare le cose più meravigliose, di abituarsi al mistero! Ricordiamo ancora una volta, in questa Quaresima, che il cristiano non può essere superficiale. Pienamente inserito nel suo lavoro ordinario, deve, nello stesso tempo, essere pienamente in Dio, perché ne è figlio.

Non sembra che il gesto di quel giorno corrisponda ad un momento in cui il Messia ha perduto il controllo di se stesso. Anzi, sembra si tratti di un’azione decisa in tutta coscienza, con determinazione, con la consapevolezza del rischio a cui si esponeva. La violenza di Gesù ha una ragione: quello che è in causa è troppo importante per accettare compromessi. È in gioco il buon nome di Dio, la sua identità, la relazione autentica con lui. I traffici che avvengono nel tempio deturpano il luogo designato all’incontro con Dio, fanno credere che anche Dio, in fondo, sia in vendita e che basti qualche ricca offerta per ammansirlo e tirarlo dalla propria parte. Riducono il luogo dell’incontro ad una “bottega” in cui ognuno si serve a piacimento, secondo i suoi gusti, una sorta di supermarket del sacro legato alle bizzarrie, alle nevrosi, alle opinioni di ciascuno.

Mettere le mani su Dio o accettare di lasciarsi cambiare da lui?

Che strana capacità ha l’uomo di dimenticare le cose più meravigliose, di abituarsi al mistero! Ricordiamo ancora una volta, in questa Quaresima, che il cristiano non può essere superficiale. Pienamente inserito nel suo lavoro ordinario, deve, nello stesso tempo, essere pienamente in Dio, perché ne è figlio.

Quel giorno Gesù sapeva bene che avrebbe provocato un terribile trambusto. E che prima o poi gliel’avrebbero fatta pagare. Eppure non ha rinunciato a intervenire con forza e determinazione. Nel quadro previsto dal culto, la presenza nel tempio di commercianti di animali e di cambiamonete era del tutto giustificata. A Dio non si poteva offrire in sacrificio che un animale perfetto e quindi il fedele ebreo non se lo poteva portare da casa, col rischio che si azzoppasse per strada. Donare al tempio una moneta pagana, che recava in sé l’effigie dell’imperatore o quella di una qualche divinità, appariva un vero e proprio abominio. Allora perché Gesù se la prende tanto con le persone che risultavano funzionali alla liturgia? Perché con la loro attività danno vita a un terribile equivoco, che costituisce un vero oltraggio al buon nome di Dio.
In effetti fanno credere che Dio sia in vendita e che con offerte generose e cospicui sacrifici lo si possa in qualche modo comprare. La loro invadenza, poi, il loro modo di richiamare i possibili acquirenti, riduce la «casa di Dio» a un «mercato». Gesù non è un ingenuo e non approva questa strana alleanza tra l’altare e il denaro, che finisce per sporcare l’immagine di Dio.
Se è vero che la “macchina” del tempio ha bisogno di soldi per funzionare, è altrettanto vero che non si può far credere che l’alleanza con Dio e i riti che la esprimono siano alla mercé di chi può spendere. Ma Gesù quel giorno non ha solo liberato il luogo sacro da animali e da bilancini per pesare le monete, egli ha spazzato via dalle nostre esistenze tutto ciò che può inquinare il rapporto con Dio: la nostra pretesa di ridurre la preghiera e i diversi riti che l’accompagnano ad una transazione commerciale che apre un credito nei confronti di Dio; l’illusione di basare il nostro rapporto con lui su alcune prestazioni che ci danno diritto ad un trattamento di favore; la possibilità di mettere le mani su di lui, di piegarlo alla nostra volontà, se non altro attraverso la nostra insistenza. Dio, invece, è libero e il suo amore è del tutto gratuito. Non solo: con Gesù ogni costruzione sacra decade dal suo ruolo.
Il vero tempio di Dio, infatti, è lui. L’unico altare è la croce. E lui è, contemporaneamente, il sacerdote e la vittima perché offre se stesso per la salvezza dell’umanità. Chi vuole dunque entrare in comunione con lui ha una sola strada da percorrere: vivere
secondo il Vangelo di Gesù, offrire se stesso nella liturgia quotidiana dell’esistenza.

Egli perdona tutte le tue colpe

24 ore per il Signore

Nonostante il perdurare della pandemia, Papa Francesco ha stabilito che anche quest’anno, il 12-13 marzo, in prossimità della IV Domenica di Quaresima, venga celebrata l’iniziativa 24 ore per il Signore.
Il tema scelto è un versetto del Sal 103,3: «Egli perdona tutte le tue colpe».
Anche noi, cioè la nostra comunità parrocchiale, cercherà di vivere questo tempo di grazia, soprattutto con iniziative,
celebrazioni nella giornata di sabato 13 marzo. Le proposte saranno pubblicate nei prossimi giorni.

Siamo tutti fratelli? Vivere la fratellanza oggi (3)

Proviamo a suggerire alcune attenzioni perché la fraternità diventi uno stile nella nostra comunità e nella nostra vita.

Impariamo a chiedere aiuto. Tutti abbiamo bisogno dell’altro, nessuno si salva da solo. Liberiamoci dal dover dimostrare di essere autosufficienti, non temiamo di mostrare le nostre fragilità, le nostre debolezze e i nostri bisogni, mettiamo la nostra vita nelle mani degli altri. Vale la pena di rischiare.

Gli affari degli altri. La paura di “farci gli affari degli altri”, o il timore che gli altri pensino che stiamo curiosando nella loro vita, spesso ci blocca. Siamo sinceri: il rispetto della privacy spesso diventa un alibi, una nobile giustificazione al nostro immobilismo. Prendiamo coraggio e chiediamo: «Come stai? Hai bisogno?». Se nasce dal desiderio di prendere per mano un fratello o una sorella, se è il posarsi di uno sguardo d’amore, questa domanda non è mai fuori posto: non ci stiamo facendo gli affari degli altri, ci stiamo interessando della vita di un nostro fratello, stiamo cercando spazio nel suo cuore e nella sua casa, e gli stiamo offrendo spazio nella nostra.

Crediamoci. Non stanchiamoci di credere in un mondo dove è possibile vivere come fratelli, dove è possibile creare legami che sappiano andare oltre il proprio tornaconto personale, che non servano per alimentare solo il proprio benessere. Sappiamo bene che di fronte ad alcune sfide non possiamo fare nulla da soli: non riusciamo a costruire un mondo più giusto, non siamo in grado di abitare con rispetto la Terra che ci è data in custodia, non riusciamo a realizzare la solidarietà. Da soli non riusciamo neppure a costruire noi stessi: perché è l’incontro con l’altro che definisce la nostra identità. Non lasciamoci prendere dal fatalismo e facciamo la nostra parte. Costruiamo il Regno.

Lasciamoci sconvolgere. A volte serve uno shock, e la vita non ce li risparmia! L’incontro con una situazione di estrema povertà, il dolore acuto in uno sguardo, una malattia, un lutto, una testimonianza che ci turba: lasciamo che questi episodi risveglino la coscienza a volte intorpidita e innestino cambiamenti nelle abitudini. La povertà, il dolore, la fragilità, mettono in crisi le nostre certezze e scuotono le nostre coscienze: cogliamoli come un momento di grazia! Sono un’occasione per uscire da noi stessi e tornare a vedere l’altro, immagine dell’Altro.

In servizio. Il servizio è uno stile, non un compito da eseguire: non deleghiamolo agli uffici preposti. Non si tratta solo di essere efficienti e di formare buoni operatori, ma di far proprio lo stile di ascolto del prossimo. Può sembrare scontato, ma nella prassi spesso è così: l’obiettivo è educare ad un ascolto autentico dell’altro. È un cammino.

Tutti! Non perdiamo troppo tempo a chiederci: chi è mio fratello? Ci è stata semplificata la vita, semplicemente ricordandoci che siamo tutti fratelli. Tutti. Quel tempo, quelle energie, investiamole nel fare passi che vadano incontro a chi abbiamo vicino, tenendo la porta aperta a chi arriva da lontano. Quante volte inneschiamo meccanismi di giudizio, di difesa, di salvaguardia, e prendiamo le distanze! Ricordiamoci che Gesù è andato incontro a tutti. E i discepoli a volte non erano d’accordo. Ma hanno continuato a seguirlo. Certo, ci viene chiesto molto. Ma nessuno ha mai creduto che incarnare il Vangelo fosse comodo. Ed è vero, sono tempi duri per la fratellanza, ma noi sappiamo che il Signore continua a fidarsi di noi. Fidiamoci di lui.

Figli nel Figlio…

Nella trasfigurazione traspare quel mistero di pienezza di vita che Gesù possiede, una pienezza di vita determinata dal suo legame col Padre, la fonte della vita. Questo è il mistero di Gesù. In ogni uomo, in realtà c’è un mistero: quel che vediamo con gli occhi della carne è sempre e solo la superficie.
Bisogna imparare a cogliere la profondità dell’uomo con gli occhi della fede. E sono questi occhi a scoprire che anche la nostra vita vive un’eguale comunione con Dio, la fonte della vita. Anche noi siamo figli e come tali “prediletti” dal padre.
La vita divina che il Padre ci comunica trova in noi l’ostacolo del peccato. Dio comunica attraverso il suo Spirito questa pienezza di vita, ma il peccato interrompe la comunicazione; noi viviamo una vita dimezzata. La trasfigurazione ci rivela in Gesù ciò che noi possiamo essere, ciò che siamo chiamati ad essere se ci manteniamo uniti a Dio, la fonte della vita. Alla fine saremo anche noi luminosi, anche noi avremo una pienezza di vita come Gesù. Ma il cammino è ancora lungo e impegnativo, tutto il percorso che i discepoli faranno fino alla Pasqua non è altro che un’immagine del cammino che l’umanità deve ancora percorrere per raggiungere la pienezza della salvezza. Basta discendere dal monte della trasfigurazione per rendersene conto.

Perché la nostra vita è così debole ed oscura, il nostro volto non è luminoso come il tuo, non siamo ancora capaci di annunciare la risurrezione, anzi, neppure comprenderla? La risposta è sempre la stessa, semplice e diretta, la risposta che spiega perché non accogliamo la pienezza di vita che il Padre ci dona e non lasciamo che traspaia al di fuori di noi.
Perché nonostante il ripetuto annuncio che Gesù ci fa del nostro essere figli del Padre questa figliolanza non porta a piena maturazione i suoi frutti.