L’Adorazione non è devozione isolata che isola la persona

È bene chiarire che mai il culto, che manifesta la fede e l’amore di Dio, si deve separare dall’amore ai fratelli. Molte volte si ascoltano critiche circa l’adorazione perché dicono che spinge ad un intimismo, ad un isolarsi dal resto e la si antepone all’ azione caritativa che cerca Dio nell’altro.
A questa critica si risponde che questo genere di divisione, o “questo o l’altro” o “contemplazione o azione”, non viene da Dio. Così come è certo che bisogna avvertire che se non c’è bontà nel cuore non esiste vero culto gradito a Dio, come anche di rifiutare ogni intenzione di divisione fra due aspetti fondamentali della vita in Cristo: la contemplazione e l’azione. E così lo insegnò il Signore nella sua vita in terra. La semplice azione che manchi del suo fondamento e impulso contemplativo è effimero attivismo umano. Portiamo al mondo ciò che prima abbiamo ricevuto da Dio nell’adorazione. “Contemplare e portare ciò che si è contemplato” diceva san Tommaso D’Aquino, e Santa Madre Teresa di Calcutta: “Noi Missionarie della Carità trascorriamo per primo la nostra Ora Santa davanti al Santissimo per poi trascorrerla con Cristo nel povero”.
L’ Adorazione porta all’azione feconda. Non c’è che dimenticare che la missione è racchiusa nell’Eucaristia e che dopo averci chiamato a sé, il Signore ci invia nel mondo.
L’adorazione è sempre incontro trasformante e di pienezza del cuore.