I verbi del Natale

Per sapere come vivere il Natale basta prendere sul serio i verbi del racconto evangelico, mirabile sintesi dell’esperienza della fede nella sua essenzialità.

Andare.

Un verbo di movimento che caratterizza tutti i credenti, a partire da Abramo. Non si tratta, però, di un percorso qualsiasi. Ha una meta, un punto di riferimento, ed è stato l’annuncio angelico a fornirlo. Dietro questo mettersi in cammino c’è dunque l’ascolto di un messaggio, quello che l’angelo ha portato nella notte. «Oggi è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore». Ed è sempre l’angelo che permette di identificare il “segno”: un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia. Se i pastori si muovono, se affrontano il freddo della notte è perché vogliono “vedere l’avvenimento che il Signore ha fatto conoscere”.

Famiglia di Nazareth

Dio ha voluto che suo Figlio venisse ad abitare in mezzo a noi per compiere la sua opera di salvezza a favore dell’umanità e ha scelto di compiere tale progetto con la collaborazione di due creature: una donna, Maria, e un uomo, Giuseppe. Il verbo della vita è stato generato in una famiglia ed è all’interno di essa che è cresciuto come uomo; è qui che Egli deve avere imparato alcune di quelle qualità umane, che probabilmente saranno state proprie di Giuseppe – come l’impegno nel lavoro, la resistenza alla fatica, il rispetto della legge, l’onestà, l’umiltà, il silenzio – di Maria – come l’attenzione agli ultimi, il rispetto per le persone, lo spirito di servizio. Da un lato, guardando all’umanità di Gesù, comprendiamo quanta importanza Dio nutre nei confronti dell’uomo; dall’altro, guardando al periodo vissuto da Gesù nella casa di Nazareth, comprendiamo la grandezza della famiglia. Quella di Gesù, Maria e Giuseppe è una famiglia “singolarissima” ma non per questo meno significativa per le nostre famiglie. Essa si pone come modello al quale devono ispirarsi le nostre famiglie. Indichiamo alcuni elementi: vi è in essa un invito alla fiducia; nessun potere mondano può annullare il progetto di Dio e la sua volontà di salvezza. Il Signore guida la storia e, nel rispetto delle libere scelte dell’uomo, conduce tutto con pazienza verso il bene e verso il compimento del suo disegno. Il secondo elemento riguarda il valore della vita quotidiana, Matteo nota che Gesù “andò ad abitare in una città chiamata Nazareth”, località oscura della Galilea. Qui Gesù trascorre la maggior parte della sua vita: questo fatto ha suscitato stupore, se si pensa alla grandiosità della sua missione. Questo è lo stile di Dio; fare grandi cose per la via dell’umiltà, del nascondimento, della apparente inutilità. Un ultimo elemento riguarda la vita familiare. Ogni membro di una famiglia che voglia rispettare il progetto di Dio, è chiamato a “uscire da sé” a porsi in primo luogo le domande sul bene dell’altro, facendo propria l’esortazione di Paolo a “gareggiare nella stima vicendevole”.

Visualizza articoli

Tutte le famiglie dovrebbero applicare alcune “regole” di vita, che ricorda san paolo e che appartengono all’intera comunità cristiana: amore, bontà, misericordia, rispetto vicendevole, sopportazione, perdono: tutto nella ricerca della volontà di Dio e di una vita fondata sul Vangelo. L’ascolto comune della Parola e la preghiera fatta insieme costituiscono la sorgente e l’alimento di relazioni belle e significative.

alle ore 16.00

Recita dei vespri e momento di adorazione comunitaria: “Pregando con le famiglie”

S. Stefano

Dopo avere contemplato nel mistero del Natale il Verbo che si è fatto carne per rivelarci il vero volto di Dio e renderci partecipi della stessa vita divina, il giorno seguente la liturgia ci invita a rallegrarci per la nascita al cielo del suo primo martire secondo il Vangelo, il diacono Stefano. Egli appartiene a quella immensa schiera di testimoni che giunge fino ai nostri giorni.

Nel racconto del suo martirio ritroviamo tutto ciò che Gesù aveva predetto: “Sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo”. Il Maestro aveva parlato chiaro e aveva dipinto ai suoi un quadro netto di ciò che si dovevano aspettare: denuncia ai tribunali giudaici e pagani, condanne alla tortura e alla pena capitale, tradimenti da parte dei familiari, odio generalizzato e feroci persecuzioni.

Con questa festa abbiamo l’occasione di constatare come in lui si realizzi in pieno la parola di Gesù: la persecuzione è occasione di testimonianza. Il libro degli Atti mostra con chiarezza come Stefano assuma nella morte gli stessi sentimenti del Crocifisso e ripeta perfino le stesse sue parole: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”. Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: “Signore, non imputare loro questo peccato” .

È così anche per la nostra testimonianza. Certamente essere testimoni della Parola che si fa carne significa condividerne la debolezza nella logica di una morte che dona la vita. Ma ciò che deve trasparire dalla nostra testimonianza è lo stesso sguardo di Stefano, uno sguardo che indica la meta della nostra vita, la comunione con il Signore Gesù, e che si trasforma in quella compassione che strappa il cuore dell’uomo alle tenebre del peccato.

Buon Natale!

Il Natale torna in mezzo a noi, e torna come un giorno amico degli uomini. Ed è bene che torni perché abbiamo bisogno di giorni che siano amici degli uomini, amici della vita. Sì abbiamo bisogno di giorni più sereni, che siano di vera rinascita della vita. Abbiamo bisogno del giorno del Natale perché il buio dei nostri giorni sia illuminato da quella luce che rischiarò la notte dei pastori. Non sempre i giorni passati ci sono stati amici. Penso a tutto ciò che abbiamo attraversato e ancora oggi con questa Pandemia. Alle persone che ci hanno lasciato, ai loro familiari colpiti dal lutto e che ancora piangono nel dolore del distacco, alle persone che hanno avuto bisogno di cure per la loro “positività” e per tutti coloro che sono segnati dal timore, dalla preoccupazione dell’ora presente e dalle minacce possibili, per la salute, per gli affetti e per il lavoro. Ricordiamole e ricordiamoci tutti insieme nelle Messe di Natale. Sono giorni ancora difficili.

In questo Natale vogliamo rivolgere a Dio una particolare preghiera perché possiamo superare questo momento e guardare con maggiore serenità il futuro. Abbiamo bisogno che il Natale torni. Viene l’angelo e ancora una volta ci ha annunciato che Dio ha mandato il suo Figlio sulla terra. Sì, il Signore, che veglia su di noi, si è commosso nel vedere la debolezza nella quale viviamo e non ha esitato a chiedere al suo Figlio di lasciare il Paradiso per venire sulla terra. È questo il senso profondo del Natale: Dio che si commuove di amore per noi al punto di preferire una stalla al Paradiso. Fermiamoci un momento a considerare questo evento. Aveva ragione l’antico canto dell’Adeste fideles, ossia “Fermatevi genti”, guardate questo mistero. Dio che per amore dell’uomo, pur di starci vicino, lascia il cielo e viene in una stalla. Quello che è ancor più straordinario, quel che è davvero misterioso, è la grandezza di questo amore. Dio si è fatto mendicante di amore per toccarci il cuore. E sa bene che se non lo accogliamo i nostri giorni saranno amari e tristi. Perché c’è una solitudine amara in tanti cuori? Perché abbiamo chiuso la porta del cuore all’amore che è venuto a cercarci. E se nei cuori non c’è l’amore, c’è la violenza e la cattiveria. Ma ecco Natale. E noi, di fronte all’annuncio che ci viene fatto di un Dio che si fa bambino, ci diciamo l’un l’altro: “Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. Sì, andiamo sino a Betlemme! Andiamo fino a Betlemme e abbiamo fatto nelle nostre case il presepe. Andiamo fino a Betlemme e veniamo ogni domenica alla messa, perché ogni domenica è Natale, ogni altare è la mangiatoia. Non dimentichiamolo.

Infatti, sull’altare, vediamo la stessa cosa che videro i pastori: essi videro un bambino avvolto in fasce, noi vediamo quello stesso bambino avvolto nel pane e nel vino. E come i pastori anche noi ci inchiniamo e veneriamo il nostro Salvatore. E i nostri giorni saranno benedetti. E sentiremo anche noi la gioia che provarono loro. C’è una gioia del Natale. Cos’è questa gioia? È  il sentimento profondo che non siamo più abbandonati, che c’è qualcuno, il Signore, che ci ama a tal punto da lasciare il cielo e venirci accanto. È la libertà di non essere più schiavi di noi stessi, di non pensare che se sbagliamo è finita. L’amore di Dio è molto più grande del nostro peccato, molto più forte delle nostre debolezze. Sì, la gioia del Natale è sapere di essere amati, e per sempre. Lo compresero bene quei pastori. Per questo se ne partirono da quella stalla pieni di gioia. Sapevano di aver trovato in quel Bambino l’amore, l’amore di un Dio che non ha esitato a scendere tra gli uomini e che per facilitare l’incontro non ha scelto di essere un uomo potente ma un bambino. Chi ha paura di un bambino? Ecco Dio si è fatto piccolo perché noi divenissimo grandi nell’amore. “Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”

Amiamoci gli uni gli altri: il Natale è tutto qui, accogliere nel cuore l’amore di Dio e cercare di viverlo ogni giorno.

Le S. Messe di Natale

Quest’anno le S. Messe di Natale saranno un momento di massima attenzione alla sicurezza per il fatto di essere solitamente molto frequentate. Ricordiamo che la nostra chiesa dovrà continuare a mettere a disposizione solo 54 posti. Per partecipare alla Messa sarà necessario essere muniti di autocertificazione. Restano in vigore la misurazione della temperatura e l’igienizzazione delle mani. Vi chiediamo di collaborare e seguire le indicazioni del volontari riguardo all’assegnazione dei posti.

Per la Vigilia

ore 18.00 S. Messa Solenne Natale vespertina della vigilia
ore 20.30 S. Messa Solenne Natale della Notte

Per il Natale del Signore

ore 08.30 S. Messa Solenne Natale dell’aurora
ore 09.30 S. Messa Solenne Natale del giorno
ore 10.30 S. Messa Solenne Natale del giorno