Apertura del XIV Sinodo Diocesano (3)

La ricezione di un Sinodo

Un’assemblea sinodale si svolge in un periodo determinato, con alcune sessioni dove i partecipanti hanno il tempo e la possibilità di confrontarsi su diversi temi di vita ecclesiale. Al termine dei lavori, alla Chiesa diocesana verrà consegnato un libro sinodale che, nell’interpretazione più diffusa, non è un libro il cui autore unico è il vescovo, semmai è un documento che, sotto la guida del pastore, un’intera assemblea sinodale consegna alla Chiesa locale. Terminato un Sinodo, comincia il tempo in cui la grazia e le decisioni di questo avvenimento si spandono nella vita della Chiesa. Non si tratta di norme da applicare freddamente alla vita delle parrocchie, ma di una grazia che chiede di distendersi sempre di più. Perché – non dimentichiamolo mai – un Sinodo non è un conciliabolo di gente che negozia decisioni, ma un evento dello Spirito. E lo Spirito sarà presente materialmente nella vita di tante comunità dove magari solo pochi membri sono stati fisicamente presenti all’assemblea sinodale, ma che comunque partecipano della sua grazia. Così comincerà il delicato momento dell’accoglienza di un Sinodo perché non rimanga lettera morta. La ricezione di un Sinodo non è mai obbedienza passiva, ma continua opera di interpretazione e di attualizzazione delle sue norme e del suo spirito. Perché un Sinodo è un momento importante nel cammino di una Chiesa, un momento che va accolto e fatto proprio, ma non è l’estenuazione della sua vita. Dopo aver incontrato il Risorto, si scopre che Gesù 8 è sempre un po’ altrove: bisogna compiere un viaggio, tornare in Galilea, ricordare le parole che lui ha pronunciato, applicarle ad una missione che non si poteva prevedere in anticipo. Ma il ricordo di una comunione, di un cammino che si è percorso insieme, renderà i cristiani chiaroveggenti: saranno capaci di intuire le tracce di Dio su un terreno quotidiano che spesso ci sembra così anonimo e così spoglio.

Apertura del XIV Sinodo Diocesano (2)

La Chiesa è di tutti

Chi sta in alto vede le cose che noi non vediamo. Egli ci crede. Non per nulla quelli che stanno in alto hanno anche il dovere di guidare, e quelli in basso il dovere di obbedire. Lo Spirito però non investe soltanto le cime: si china propizio anche nel fondo delle valli, scopre i casolari e le spelonche degli eremi, e vi pone talvolta, compiacendosene, la sua abitazione. Non è sempre un ospite tranquillo. Ecco che spalanca i cuori, come il vento cui assomiglia, spalanca le finestre, consuma come un fuoco invisibile le cinte e le palizzate di una piccola cultura da manuali. (…) Certo, chi sta in alto, sulla nave, vede meglio, vede tutto. La rotta della nave è nel suo sguardo che spazia. Ma pure il marinaio della stiva, il mozzo, l’ultimo… colui che non ha diritto di mostrarsi sopra coperta, può avvertire gli scricchiolii. Non è necessario che gli diano retta quelli di lassù. «Tu sogni: straparli». «Avete ragione: torno laggiù!». Ma se ci sarà una falla, ci metterà l’anima a chiuderla, perché la Chiesa è anche un po’ sua, perché anch’egli è di Cristo. «Miei sono i cieli e mia è la terra. Miei sono gli uomini: i giusti sono miei e miei i peccatori. Gli angeli sono miei: anche la Madre di Dio e tutte le cose sono mie: anche Dio è mio e per me, poiché il Cristo è mio, e tutto è per me» (san Giovanni della Croce). (don Primo Mazzolari)

Apertura del XIV Sinodo Diocesano (1)

La grazia della sinodalità

Introducendo il primo Sinodo dedicato alla famiglia (e la solennità di San Giuseppe ha avviato l’anno della “famiglia amoris laetitia”), Papa Francesco ha osservato che il sinodo «non è un parlamento, dove per raggiungere un consenso o un accordo comune si ricorre al negoziato, al patteggiamento o ai compromessi, ma apertura allo Spirito Santo (ecco l’unico metodo sinodale!), con coraggio apostolico, umiltà evangelica, orazione fiduciosa affinché sia Lui a guidarci» (5 ottobre 2015).
La sinodalità inerisce alla struttura fondamentale ed essenziale della Chiesa, come la prassi orientale, risalendo alle origini, eloquentemente insegna: «Essere Chiesa è essere comunità che cammina insieme. Non basta avere un Sinodo, bisogna essere Sinodo. La Chiesa ha bisogno di un’intensa condivisione interna» (Francesco al Sinodo greco-cattolico ucraino, 5 luglio 2019).

Il logo che accompagnerà la Chiesa di Lodi verso il XIV Sinodo

In primo piano l’immagine di San Bassiano, ci sono i profili della Basilica dei XII Apostoli e del duomo, segni unificanti della comunità.
“Insieme sulla Via”, che è Gesù, tra memoria e futuro! 


Si va componendo il mosaico del cammino verso il Sinodo XIV della Chiesa di Lodi. A convocarci e a condurci fino alla fine confidiamo che sia lo Spirito Santo. L’indicazione delle tappe con alcune espressioni di sintesi ne accompagnano la preparazione e la celebrazione e sono richiamate nel logo del Sinodo.
Esso evidenzia la ricchezza delle esperienze, degli strumenti e del lavoro che confluisce nell’evento, interpellando nuovamente tutti alla preghiera e alla condivisione al fianco di quanti vi rappresenteranno l’intera diocesi. Il tratto classico delle figure e delle forme ci riporta al patrimonio artistico e al gusto tradizionale della cultura locale, significativamente richiamata dal profilo essenziale della basilica dei XII Apostoli e della cattedrale, quali segni unificanti della comunità cristiana nel territorio lodigiano. Spicca in primo piano, con atteggiamento dinamico e accogliente, l’immagine del vescovo San Bassiano, attorniato dalle persone e dalle case in armonico incontro e in cammino con loro nel tempo. Centrale, e volutamente sospesa fra cielo e terra, la Croce gloriosa orienta con sicurezza i nostri passi.
Una circonferenza aperta avvolge l’icona, dando rilievo alla terra, alle persone e alle cose chiamate ad aprirsi sempre al Vangelo, che è per tutti.